
Considerazioni sparse sulla finale Scudetto Volley Femminile
La pallavolo è quel gioco in cui si gioca 6 contro 6, ed alla fine vince Conegliano: ma stavolta non è stato per niente scontato.
- La pallavolo femminile è quel gioco in cui si gioca 6vs6, e alla fine vince Conegliano: la famosa frase di Lineker sulla Germania è facilmente mutuabile, per il volley, alla squadra veneta, vera e propria cannibale delle ultime stagioni, che con la vittoria in gara 5 di ieri sera centra il suo sesto scudetto. Un’annata incredibile per le atlete di Daniele Santarelli, con addirittura 4 trofei vinti: oltre al triplete italiano (campionato, Supercoppa e Coppa Italia), le pantere sono anche salite sul tetto del mondo vincendo il Mondiale per Club. Un bottino galattico, in cui se proprio si vuole cercare un neo bisogna ricorrere all’eliminazione in Champions League, che però non può inficiare il percorso incredibile fatto da Wolosz e compagne;
- E dire che qualcuno parlava di ridimensionamento: lo dicevano in molti, in realtà facendo riferimento ad addii pesanti, su tutti quello di Paola Egonu, ma anche quelli di Rapha Folie e Sylla (trovate dall’altra parte della rete proprio in finale scudetto) e di Megan Courtney, giocatrici che avevano fatto parte di un ciclo lunghissimo e vincente. In realtà si è trattato di un ricambio verso un ciclo nuovo, ed in questo il club di Maschio e Garbellotto ha mostrato tutta la sua competenza e la sua solidità, mettendo a punto una squadra calibrata alla perfezione, magari con nomi meno illustri delle precedenti ma costruita perfettamente sulle caratteristiche di chi la componeva: sono arrivate giocatrici più giovani ma già in rampa di lancio come Lubian e Plummer, cambi di lusso come Squarcini e Gray, si è puntato sull’esperienza garantita da Robinson-Cook e il totem Egonu è stato sostituito da Bella Haak in uno scambio di opposti che alla fine si è rivelato vincente (proprio in finale di Mondiale per Club, contro Egonu, l’opposta svedese ha vissuto una serata straordinaria). Insomma, Conegliano è un club forte indipendentemente da chi veste la sua maglia: la squadra è cambiata per 9/14esimi, e ha vissuto forse la stagione migliore degli ultimi anni. Alla faccia del ridimensionamento…;
- A sognare di scucire lo scudetto dalle maglie gialloblù c’era la Vero Volley Milano: un consorzio in crescita da anni, che da un biennio è oramai l’avversario in finale per le venete, e che forse questa volta più di tutte le altre si è avvicinato all’impresa. Le milanesi hanno costretto l’Imoco ad arrivare a gara 5 per aver la meglio: di più, si sono portate avanti 2-1 nella serie scudetto, con il match point da giocare in casa, e forse proprio lì sta il rimpianto maggiore. Nella splendida cornice della Vero Volley Arena piena all’inverosimile, il club della presidentessa Marzari ha perso l’occasione sportiva della vita, probabilmente soffrendo la pressione, perdendo 0-3 e rimandando a gara 5 il verdetto, per giunta fuori casa: ha però vinto una scommessa ben più grande, dimostrando che il volley può funzionare anche nelle grandi città, riempire i palazzetti proprio nella semifinale di Champions tra Milan ed Inter, in nome di un progetto ben costruito e strutturato. Non finisce qui, perché la Vero Volley sta alzando l’asticella: per l’anno prossimo è già fatta proprio per Paola Egonu, e si sussurra di un arrivo in panchina del mostro sacro cinese Jenny Lang Ping, oltre alle pesanti conferme di chi è stato cardine di questa buonissima season (Folie, Sylla, Orro su tutte): certo, bisogna ricordare l’ottimo lavoro svolto in questa stagione da Marco Gaspari e le grandissime prestazioni di Jordan Thompson, che lasciano una pesante eredità a chiunque sia in arrivo sotto la Madonnina;
- Lo sport è bello per le storie che sa raccontare, ed allora raccontiamo quella di Sarah Fahr Chi avesse visto solamente la serie finale, non avrebbe pensato che la centrale livornese potesse arrivare da un doppio, tragico, intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore: dopo il primo infortunio, appena rientrata in campo, Fahr aveva avuto una ricaduta del medesimo infortunio, ed era dovuta tornare sotto i ferri per ripetere tutto da capo. Chiunque si sarebbe lasciato abbattere, non lei, che piano piano ha ricominciato la riabilitazione, con una abnegazione fuori dal comune, e passo dopo passo è tornata ad esser prima giocatrice, e poi decisiva addirittura negli equilibri di una finale scudetto. Chissà durante il suo calvario quante volte avrà sperato in questo lieto fine: lo sport ci spiega che le favole esistono, ma che per renderle reali, prima di tutto, bisogna non smettere di crederci, anche quando il destino ti costringe ad un anno ai box ed un duplice, tremendo, infortunio;
- Daniele Santarelli, ancora una volta, si conferma un grandissimo allenatore: anche la sua è una favola, perché quando ha ricevuto in eredità la panchina da Davide Mazzanti non aveva esperienze da primo allenatore, ed i dubbi sul suo conto non mancavano. Il coach di Conegliano non solo li ha fugati, ma li sta letteralmente spazzando via a suo di risultati che portano la sua firma, sia con la maglia Imoco sia con quella della nazionale serba, con cui si è laureato campione del mondo. La mossa di ieri, in cui inserisce una Alexa Gray praticamente mai usata, che poi si rivelerà la carta vincente in una situazione disperata (sotto di un set a zero e a -6 di parziale) non può esser catalogata come un colpo di fortuna: quanti avrebbero avuto il coraggio di inserire una atleta che aveva giocato pochissimo sino a quel momento proprio in gara 5 di finale scudetto? Quanti soprattutto, pur senza darle troppo campo, avrebbero saputo tenerla sulla corda ed allenata ad esser decisiva nel momento clou? La storia vincente di Conegliano ha sicuramente tante firme, ma oggi come mai quella di Daniele Santarelli è scritta con la penna indelebile.

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