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, 16 Maggio 2023

Considerazioni sparse post Inter-Milan (1-0)


Simone Inzaghi issa la bandiera nerazzurra sulla Madonnina e conquista meritatamente la finale di Champions League.


- Interessante la scelta iniziale di Pioli che, tornando al centrocampo a due per provare a fare una partita più aggressiva e pressare alta l'Inter, sceglie di abbassare Krunic come collante tra difesa e centrocampo per aiutare nel palleggio, lasciando più spazio alle qualità di Tonali, a cui viene chiesto di coprire da solo più della metà del campo, grazie alle sue caratteristiche fisiche, con Theo Hernandez perennemente alto. Approccio diverso per Inzaghi che, forte del doppio vantaggio dell'andata, sceglie una tattica più attendista, almeno nella prima mezz'ora, con Diaz e Leao nel ruolo "sorvegliati speciali" per il raddoppio sistematico, e Di Marco pronto ad affondare sulla sinistra con le sue ripartenze, approfittando pure di uno spaesato Messias, preferito curiosamente a Saelemaekers nell'undici iniziale;

- Sponda Milan, i migliori sono Maignan, che sul goal può meno di quanto sembri e Thiaw: quest'ultimo la risposta a chi sostiene per partito preso, più che a ragion veduta, che in certe partite debbano giocare i calciatori d'esperienza, quando basta semplicemente mettere in campo quelli forti. Ciò che fa riflettere, piuttosto, è vedere un calciatore della sua età uscire coi crampi dopo un'ora di partita. In avanti, Leao viene cercato poco e a sua volta non fa molto per esserlo, probabilmente anche a causa del recente infortunio, ma quando si accende riesce sempre a rendersi pericoloso. Difficile capire perché i compagni lo lascino tanto solo, dato che sfondare centralmente è impossibile, con Diaz che soffre il gap fisico rispetto ai centrali e a destra c'è un calciatore che, semplicemente, non è adatto a giocare a questi livelli;

- Nell'Inter, è facile scegliere Lautaro Martinez come migliore in campo dopo la rete segnata, ma la verità è che l'argentino non si limita a umiliare Kalulu e compagni, con l'aiuto di Lukaku, in occasione del goal del vantaggio, ma gioca una partita di grande generosità e intelligenza, attaccando lo spazio fino allo sfinimento. Se la sua squadra dovesse compiere l'impresa di vincere la finale contro una squadra tra Real Madrid e Manchester City, visto i criteri normalmente usati per il Pallone d'oro, non ci sarebbe nulla da eccepire nel vedergli alzare al cielo il prossimo. Oltre a lui, si è fatto notare Dumfries nel tenere a bada senza dannarsi troppo uno spento Theo Hernandez, così come i centrali difensivi quasi mai in affanno e il solito, onnipresente, Barella coadiuvato dalle geometrie di Calhanoglu, in periodo decisamente positivo;

- Nel doppio confronto, al netto della differente possibilità di scelta quando si è tratta di cambiare qualcosa, la sfida tattica tra i due allenatori è stata vinta nettamente da Simone Inzaghi, che si conferma "Re di Coppe", vista la vittoria della Supercoppa e la finale già raggiunta anche in Coppa Italia. Se l'andata era stata archiviata in pochi minuti, questa sera l'allenatore nerazzurro ha trasmesso ai suoi la pazienza di contenere la sfuriata iniziale avversaria, per poi crescere progressivamente e colpire quando avrebbe fatto più male. Dall'altra parte, il tecnico rossonero ha dapprima insistito in alcuni errori, come quello di sacrificare Brahim in mezzo, contro una difesa a tre molto fisica, poi non ha nemmeno provato a rimediare, aspettando di subire il goal di svantaggio prima di cambiare qualcosa e precludendo le chances di un risultato positivo per il morale, dato il finale di campionato che attende la sua squadra;

- In tal proposito, dopo avere fatto una specie di "ALL IN" su una competizione dal coefficiente di difficoltà fuori dalla propria portata, invece di mettere al sicuro il quarto posto, Pioli è ora sulla graticola perché rischia di mancare anche l'obiettivo stagionale più importante: la qualificazione alla prossima edizione della Champions League. Comunque vadano le cose, visto anche il nervosismo in panchina (vedasi la discussione con Kjaer al momento della sostituzione di Thiaw), l'impressione è che il ciclo dell'allenatore rossonero, rinnovato frettolosamente ad ottobre, rischi di finire con questa stagione. Gode invece il tecnico interista, fino ad un mese fa in discussione nonostante la sua squadra non fosse quasi mai mancata a livello di gioco, ma a tratti solo di concretezza, che con cinque punti di vantaggio proprio sui rossoneri potrà preparare la (difficilissima) finale di giugno con grande tranquillità.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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