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I giocatori del Wigan festeggiano la FA Cup del 2013, vinta per 1-0 sul Manchester City.
, 11 Maggio 2023

Quando il Wigan sconvolse l'Inghilterra


Storia di uno dei più grandi upset nella storia della FA Cup.

Shaun Maloney è il classico giocatore scozzese che sembra invecchiare a una velocità diversa da quella dei comuni mortali. In Premier League se ne sono visti tanti di giocatori così: con il viso squadrato, l’espressione vagamente torva, i capelli diradati e il passo stranamente lento per un campionato così veloce. Maloney ha qualcosa di speciale: è nato in Malesia e ha giocato a tennis con Andy Murray prima di entrare nelle giovanili del Celtic. In Scozia si era messo in mostra come un bell’esterno: uno di quelli più eleganti che rapidi. Generalmente parte dalla sinistra ma si vede subito che ha qualche libertà in più. Al Celtic era rimasto quasi dieci anni – interrotti da un’esperienza molto negativa all’Aston Villa – ed era diventato quasi un simbolo prima di passare, ormai ventottenne, al Wigan.

Il suo modo di giocare tradisce pienamente la sua appartenenza a un'epoca passata.

L’11 maggio 2013, Shaun Maloney ha 30 anni ed è nel tunnel di Wembley, in procinto di scendere in campo per la finale di FA Cup. Sugli spalti c’è il proprietario, Dave Whelan, ex giocatore del Blackburn che nel 1960 si era rotto una gamba proprio giocando una finale di FA Cup. Whelan aveva rilevato il Wigan nel 1995, quando era in terza divisione, scalando le categorie e arrivando fino al debutto in Premier League nel 2004. La finale arriva in un momento insolito: la UEFA aveva dato a Wembley la finale di Champions e ciò aveva costretto la FA ad anticipare la finale, facendo sì che le due squadre dovessero scendere in campo con ancora delle partite di Premier da giocare.

Per il City la collocazione nel calendario non è poi troppo rilevante: il Manchester United ha già stravinto il titolo e, anzi, le voci che circolano danno Mancini già sull’orlo del licenziamento per la deludente stagione. Il Wigan di Roberto Martinez, al contrario, ha ancora tanto da giocarsi: è terzultimo e tre giorni dopo dovrà andare in casa dell’Arsenal per giocarsi la salvezza.

Roberto Martinez e Roberto Martinez a bordocampo durante la finale di FA Cup tra Wigan e Manchester City.

Il confronto di stile tra i due è impressionante: Mancini, con la sua solita eleganza, indossa una camicia bianca, con sopra cravatta e maglione neri nascosti da una giacca a sua volta nera. Martinez, forse meno avvezzo, indossa anche lui una camicia bianca ma sopra ha accompagnato con una cravatta a righe oblique con toni azzurri e un completo grigio topo. Ha una rosa bianca appuntata sulla giacca e avvolta in un nastrino azzurro. Mastica una gomma per gestire la tensione; sembra quasi un cosplay di Mr. Bean.

Paradossalmente, però, il più teso dei due allenatori sembra proprio Mancini, come se le sedici posizioni e i quaranta punti di differenza tra le due squadre non esistessero. Forse perché non ha null’altro da giocarsi o forse per paura di perdere il posto, Mancini mette in campo tutti i migliori giocatori nel suo 4-4-2 di riferimento. Persino il portiere Costel Pantilimon, che aveva giocato tutte le partite dei turni precedenti, viene accantonato in favore del titolare Joe Hart.

Dalla squadra che ha vinto il titolo un anno prima sono cambiati solo due giocatori.

Il Wigan di Martinez, invece, gioca con un 3-4-3 molto simile a quello con cui lo abbiamo conosciuto da CT del Belgio. In porta ci va lo spagnolo Joel Robles, con davanti una linea a tre formata da Emmerson Boyce, Paul Scharner e Antolin Alcaráz. Ai lati ci sono due mezze ali per via dei numerosi infortuni che hanno colpito la squadra: a destra James McArthur e a sinistra Roger Espinoza. A centrocampo ci sono Jordi Gomez e James McCarthy. Davanti a loro Shaun Maloney partirebbe come teorico esterno sinistro ma si trova spesso al centro, con McManaman aperto a destra e Arouna Koné a fare da centravanti.

La partita si sviluppa in un modo che è difficile da interpretare. Dopo neanche un minuto il City sembra già pronto a esondare: Yaya Touré trova David Silva nel mezzo spazio destro. Lo spagnolo gioca a muro con Aguero e prova un’imbucata sulla destra, forse aspettandosi una corsa dell’argentino. Il Kun non parte ma a farlo è Zabaleta, che prende il fondo e crossa al limite dell’area. Ad arrivare sul pallone è proprio David Silva, che calcia addosso a McCarthy. Passa un altro minuto e Boyce e Alcaráz atterrano Aguero al limite dell’area. Tevez si prende la punizione e calcia sulla barriera ma la respinta finisce sul piede di Yaya Touré, che calcia al volo costringendo Joel Robles alla sua prima parata. Il portiere spagnolo si mostra fiducioso e dice ai compagni che è tutto sotto controllo.

Tuttavia, quello che poteva sembrare un preludio al dominio del City, non è che una brevissima fase. All’ottavo minuto Boyce sfila un pallone dai piedi di Aguero e lo manda sui piedi di Maloney, che apre velocemente sulla destra per McManaman. L’esterno viene spesso cercato dai suoi compagni per la capacità che ha di creare superiorità e a farne le spese per primo è Gaël Clichy. McManaman, infatti, riesce a proteggere il pallone dalla pressione del francese e a girarsi, scaricando per Arouna Koné e tagliando verso l’area. Koné viene aggredito da Zabaleta ma riesce a resistere e a imbucare per il suo esterno. McManaman si trova quindi lanciato in area, dove riesce a mandare a terra Nastasić rientrando sul sinistro e a calciare, senza però prendere la porta.

Diversi anni dopo, Roberto Martinez rivelerà al Telegraph come McManaman facesse fatica a gestire la tensione delle partite. «Diventava molto nervoso: non dormiva e poi non riusciva a tradurre in partita le buone cose fatte in allenamento», dice Martinez. «Nella settimana prima della partita contro l'Huddersfield [per il quinto turno di FA Cup] si era allenato molto bene e sapevo che si aspettava di giocare; perciò, gli ho detto che sarebbe andato in panchina. È rimasto sorpreso ma ha dormito bene e la mattina dopo gli ho detto che avrebbe giocato. È stato il migliore in campo e da allora è sempre cresciuto».

Effettivamente, la partita di McManaman è veramente eccezionale e non a caso molti dei suoi compagni lo cercano regolarmente. Per quasi tutto il primo tempo, il pallone viene mandato velocemente in verticale, con aperture direttamente del portiere Robles o passando dalle sponde di Arouna Koné, che spesso si abbassa a giocare il pallone spalle alla porta. Non raramente il Wigan fa circolare il pallone tra i suoi centrali, cercando poi lanci in diagonale o in verticale.

L’approccio del City non è poi troppo diverso. I giocatori arretrati tendono a tenere poco il pallone. L’obiettivo è far arrivare il pallone a David Silva, o, secondariamente, a Nasri il più velocemente possibile. Entrambi i rifinitori del City godono di grandi libertà: possono muoversi tranquillamente dentro il campo, giocando spesso molto vicini. Le combinazioni tra i due sono spesso molto utili ma il City fatica a sfruttarle e, anzi, finisce spesso per sbilanciarsi, lasciando spazi tra le linee in cui Maloney riesce a inserirsi benissimo.

L’unica grande occasione del City arriva proprio grazie a una combinazione tra Silva e Nasri sulla sinistra. Il francese si trova infatti isolato sulla sinistra contro Boyce e decide di tornare indietro per cercare l’appoggio di Clichy. Quando il suo compagno gli si avvicina, però, Nasri fa solo finta di servirlo, mandando a vuoto Boyce; si gira verso l'interno e serve la sovrapposizione interna di Silva. Lo spagnolo riceve puntando la linea di fondo e riesce, di prima, ad appoggiare per il taglio di Tevez che, in scivolata, calcia in porta. Solo un miracolo di Robles, che ci mette il piede destro, evita il gol.

Proprio negli spazi lasciati dal City, tuttavia, Arouna Koné riesce ad avere il tempo per raccogliere un rimpallo, pulire il pallone e servirlo per l’accorrente Antolín Alcaráz. Il centrale paraguayano riesce a resistere alla pressione e a girarsi, imbucando per il solito McManaman che, per alcuni secondi, semina il panico nell’area di Hart.

Nel finale di primo tempo il City prova ad alzare i ritmi: Tevez riesce a trovare Zabaleta in area, il quale cerca il sinistro ma viene coperto da Scharner. Il pallone respinto prende una traiettoria strana e finisce sul lato dell’area dove, stranamente, è arrivato Gareth Barry. Si capisce che Barry non dovrebbe trovarsi lì dal modo, incredibilmente legnoso, in cui si sposta il pallone sul sinistro e cerca di calciare a giro, mandandola tra le mani di Robles. Una situazione simile è molto più congeniale a Nasri che, pochi minuti dopo, riceve sulla sinistra, rientra sul destro e calcia incredibilmente forte ma, purtroppo, non abbastanza angolato per battere Robles. Mancini, in panchina, parla con Brian Kidd, sembra più tranquillo di prima ma anche più infastidito. Il primo tempo si chiude poco dopo e il Wigan può tornare negli spogliatoi con qualche rammarico per lo 0-0.

Nelle prime fasi del secondo tempo il Manchester City sembra più vivo, anche se non particolarmente incisivo davanti. Con il passare dei minuti inizia a emergere un po’ di nervosismo. Poco prima dell’ora di gioco Mancini toglie Nasri e inserisce Milner. Il Wigan, dopo un primo tempo molto più proattivo, inizia ad abbassarsi e a cercare maggiormente qualche transizione. Su una di queste Maloney avrebbe la possibilità di servire McManaman in corsa ma viene steso da Zabaleta, che vede il primo giallo della partita. Poco dopo è lo stesso Zabaleta a mettere un cross in area su cui non riesce ad arrivare nessuno.

Per tutto il secondo tempo il City non riesce a trovare delle combinazioni nelle zone centrali, spingendo spesso per gli isolamenti e i cross dei suoi esterni salvo poi non riuscire a riempire adeguatamente l’area per sfruttarli. Al tempo stesso, nessuno dei giocatori del Manchester City riesce a gestire i duelli con Koné e McManaman, tanto che, al sessantacinquesimo, l'inglese riesce a entrare indisturbato in area e calciare, con il solo Kompany a fare da scudo alla porta. Forse proprio per avere maggiore copertura, Mancini toglie Tevez e inserisce Rodwell, passando a un 4-3-3. Con il passare dei minuti, però, la partita si indurisce sempre di più.

L’unico in grado di creare occasioni è il solito McManaman che, a 15 dalla fine, riesce a far ammonire Nastasić – sì, se vi ricordate di Nastasić alla Fiorentina forse siete vecchi – puntando l’area. La punizione che ne nasce, dal lato destro dell’area, non sarebbe adatta a un tiro ma Maloney ci prova lo stesso, prendendo la traversa. A Londra inizia una pioggia quasi torrenziale. Martinez cambia a centrocampo, mettendo Ben Watson al posto di Jordi Gomez. Mancini, dall’altra parte, è sempre più nervoso.

Il City continua a provarci: Touré riesce a trovare Clichy libero sulla sinistra ma il francese vede ancora una volta il suo cross anticipato. Barry recupera il pallone in uscita, lo riappoggia a Clichy che glielo restituisce e a quel punto cerca di cambiare gioco su Zabaleta. Il pallone di Barry, però, è corto e va verso Koné; McManaman, che ha già capito cosa fare, si lancia profondità e Koné lo serve di prima.

Ancora una volta il City va nel panico: McManaman non è in una situazione particolarmente pericolosa ma Zabaleta lo stende comunque. Quando Marriner fischia il fallo tutti hanno già capito cosa sta per succedere. Kompany è trasfigurato dalle urla e litiga con i giocatori del Wigan. Marriner tira fuori il secondo giallo, Zabaleta manda tutti a quel paese.

L’inerzia della partita cambia totalmente. Grazie al vantaggio numerico, Martinez invita i suoi a provarci: il Wigan porta quattro-cinque giocatori al limite dell'area come siamo abituati a veder fare al Manchester City – quello di Guardiola, però. I giocatori del Manchester City cominciano a perdere la testa: Barry stende Maloney sulla trequarti e si prende il giallo. Sugli spalti si vede volare una banana gonfiabile.

Il Wigan continua a insistere e, quando mancano trenta secondi al novantesimo, McManaman riceve ancora sulla destra. L'esterno del Wigan accelera, tirandosi dietro Clichy che – senza palla – sembra più lento di lui – con la palla. McManaman entra in area, Clichy prova a tenerlo, poi forse lo spinge. Marriner dà solo un calcio d’angolo. Tiepide proteste ma non c’è il VAR – e, probabilmente, neanche il rigore. Martinez sorride amaramente e allarga le braccia.

Shaun Maloney ha giocato una partita fin qui molto elegante, i suoi tocchi di qualità hanno facilitato tantissimo l’uscita del pallone per il Wigan e un quarto d’ora prima aveva comunque preso una traversa incredibile. Ora però è sulla lunetta del calcio d’angolo. Non si capisce se si stia grattando il naso o stia chiamando uno schema. Guarda l’area, poi guarda un attimo la palla, poi più a lungo l’area.

Il recupero inizia proprio quando la palla si stacca dai piedi di Maloney. Il City mantiene una zona che lascia liberi tre uomini all’altezza del dischetto del rigore. Quando Maloney batte, uno di questi, Ben Watson, taglia verso il lato corto dell’area e va a saltare, incrociando perfettamente la traiettoria del pallone di Watson. Più che un colpo di testa è quasi una spizzata: il pallone passa sopra le mani di Hart ed entra sul palo lontano. Il Wigan è avanti.

Wembley sembra esplodere. Ben Watson, che sette mesi prima si era rotto la gamba giocando contro il Liverpool, urla come un pazzo ed esulta, scivolando sulle ginocchia. Maloney e McManaman cercano di tirarlo via; i compagni gli saltano addosso. Quando riemerge, Watson è in lacrime. Probabilmente lo è anche Whelan in tribuna. Martinez corre, con l’indice puntato verso il cielo.

Passa quasi un minuto prima che il pallone torni in campo. Mancini è devastato. Entra Dzeko al posto di Barry ma la partita è praticamente finita. Negli ultimi secondi i giocatori del Manchester City cominciano a lanciare palloni in area, quelli del Wigan spazzano tutto quello che trovano. Passano forse due minuti e Marriner fischia la fine. Il Wigan ha vinto.

I giocatori del Wigan, ricorda Martinez in un'intervista al Telegraph, non hanno mai festeggiato quella vittoria, vista la partita con l’Arsenal in programma tre giorni dopo: “Sul pullman di ritorno non c’era nessun alcolico […] e la maggior parte della preparazione della partita con l’Arsenal l’abbiamo svolta lì”. Per Mancini, invece, non ci sarà neanche una partita successiva, visto che, neanche due giorni dopo la partita, la dirigenza del City gli darà il benservito.

Tre giorni dopo la finale, all’Emirates, Shaun Maloney ha una punizione poco fuori dall’area di rigore. È una posizione non proprio ideale per un battitore destro ma la sua postura tradisce la sua intenzione di provare a prendersi quel tiro. Il Wigan, dopo quaranta minuti è sotto 1-0 dopo un gol di Podolski e con questo risultato sarebbe retrocesso. Maloney alla fine calcia in porta; lo fa di piatto, forse neanche benissimo, ma Podolski salta troppo poco e troppo tardi. Il pallone passa sopra la testa del tedesco ed entra a fil di palo. Szczesny ci mette la mano ma non riesce a spingerla fuori. Il Wigan pareggia.

È un pari che dura una ventina di minuti prima che Walcott porti nuovamente avanti l’Arsenal, con Podolski e Ramsey ad arrotondare il risultato. Il Wigan, tre giorni dopo il più grande successo della sua storia, retrocede in Championship. La festa a Wigan, però, non viene cancellata: una settimana dopo la partita con l'Arsenal, una squadra di Championship festeggia la FA Cup in mezzo a un mare di tifosi.

Nei dieci anni che sono passati da quella finale, il Wigan ha cambiato tre proprietari, finendo in amministrazione controllata e continuando a oscillare tra la Championship e la League One. Oggi è ultimo in Championship, già certo della quarta retrocessione in dieci anni. A gennaio, per tentare di risollevarsi, ha chiamato un allenatore scozzese che per alcuni anni ha lavorato con Roberto Martinez. Ha il viso squadrato e i capelli diradati. Si chiama Shaun Maloney.


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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