
I 5 gol con cui ricorderemo lo Scudetto del Napoli
La stagione eccezionale del Napoli è passata attraverso una serie di gol irripetibili.
A cura di Federico Sborchia, Michele Cecere, Damiano Primativo e Simone Tommasi.
Il Napoli ha vinto lo Scudetto con cinque giornate d'anticipo. Nelle ultime settimane ha potuto permettersi anche il lusso di rimandare la festa, deflagrata giovedì notte in tutta la città. Ha dominato il campionato grazie al lavoro di Luciano Spalletti, che ha organizzato una squadra cinica e divertente allo stesso tempo. Un Napoli aggressivo quando c'è da recuperare il pallone e colmo di ricami se deve iniziare la manovra.
Eppure è stato anche l'anno di gol incredibili. È stata dura tenere fuori gol come quello di Osimhen contro la Roma all'andata, o quello di Raspadori alla Juventus di qualche settimana fa. Ma per ovvi motivi abbiamo potuti sceglierne solo cinque da far entrare in classifica, divisi tra gesti tecnici assoluti, azioni che raccontano la collettività del Napoli e qualche gol importante per la corsa al titolo.
Osimhen vs Juventus, 13 gennaio 2023
Quando la Serie A si interrompe per il Mondiale in Qatar il Napoli è primo in classifica, imbattuto e in una striscia di 11 vittorie consecutive. Per molti la sosta è la cosa peggiore che possa capitargli, qualcosa che fa il gioco delle inseguitrici che potrebbero approfittarne per mangiucchiare al Napoli un po' del vantaggio competitivo accumulato in un autunno di fuoco. E infatti alla prima partita dopo la sosta il Napoli perde 1-0 contro l'Inter a San Siro.
Quattro giorni più tardi, dopo una vittoria buona ma ancora un po' rugginosa contro la Sampdoria, un giornalista chiede a Spalletti: "Non teme che questa squadra abbia un po' di ansia?", ricevendo come risposta: "L'ansia la faremo venire a lei nelle prossime partite".
Cinque giorni dopo, alla terza partita dopo la sosta, il Napoli batte 5-1 la Juventus. «La più grande vittoria della storia recente del Napoli», come l'ha definita Michele Cecere. Una partita che poteva riaprire il campionato, che in caso di vittoria avrebbe riportato la Juventus — lanciatissima e proveniente da 8 vittorie consecutive senza subire gol — a -4 punti dal Napoli, e che invece ha finito per certificare che tra il Napoli e tutte le altre inseguitrici quest'anno era giusto che ci fosse un margine di quell'ordine lì, di 10 punti almeno.
Il Napoli ha divorato la Juventus con violenza dimostrandosi superiore per chiarezza di pensiero, per qualità tecnica, per intensità agonistica. L'ha divorata con la stessa attitudine famelici con cui Victor Osimhen vive le partite. Qui il suo colpo di testa è aggressivo soprattutto in confronto alla remissività di Alex Sandro e Kostic, che nemmeno ci provano a contendergli il pallone. Osimhen si incinta tra di loro e scarica il cross di Kvara in rete con una dose di violenza leggermente superiore al necessario, come una di quelle volee a ping pong servite su un piatto d'argento.
Per tutta la partita Osimhen è stato un rebus irrisolvibile per i difensori bianconeri. Ha segnato il gol dell'1-0 avventandosi su una respinta corta di Szczesny; ha ridicolizzato Bremer in occasione dell'assist servito a Kvara per il 2-0, e in generale costretto la difesa juventina a giocare su un'intensa mentale insostenibile, mandandola di fatto fuori giri. Questo gol di testa che vale il 4-1 è la certificazione della bromance nata tra Kvaratskhelia e Osimhen, ma anche una dimostrazione dello strapotere di Osimhen nel gioco aereo — uno degli aspetti in cui il nigeriano è più migliorato quest'anno.
La tecnica di Osimhen in elevazione è uno strumento che il Napoli usa non solo per finalizzare, ma anche per risalire il campo a partire dalle verticalizzazioni della difesa. Con Spalletti Osimhen ha imparato a usare in modo tecnico ogni parte del suo corpo, e se oggi è un centravanti abile a cucire la manovra e nel gioco di sponda è anche per il modo in cui usa le parti più aeree del suo corpo per addomesticare palloni difficili. "Sulle verticalizzazioni può stoppare o controllare in modo orientato la palla usando la testa o il petto, con una sensibilità innaturale per parti del corpo così poco prensili", scrivevamo su Sportellate in un profilo a lui dedicato.
Kvaratskhelia vs Atalanta, 11 marzo 2023
È bastato il primo tocco della stagione per capire di che status avremmo ricoperto Khvicha Kvaratskhelia. Nelle prime due giornate di campionato aveva già segnato in tutti i modi: di testa, di destro e di sinistro. La sua stagione stava scorrendo un tunnel dopo l'altro, tra un assist di trivela e un passaggio no look. Come i grandi artisti, però, Kvaratskhelia ha provato a immortalare tutta la grazia contenuta in un fisico apparentemente sgraziato, e anche se gli avversari hanno iniziato a raddoppiarlo la sua creatività non ne ha risentito.
A febbraio ha segnato un gol che conteneva una supremazia violenta contro il Sassuolo, in cui prima di segnare con una rasoiata diagonale aveva saltato tre difensori.
Forse non gli è bastato.
L'11 marzo il Napoli gioca in casa contro l'Atalanta ed è reduce dalla prima sconfitta – in casa contro la Lazio – dopo tre mesi. Dopo un primo tempo seccante, dove l'Atalanta di Gasperini aveva usato tutte le sue armi atletiche per sporcare il gioco del Napoli, anche il secondo tempo stava passando e l'aria del Maradona iniziava ad appesantirsi. Al 59' Zambo Anguissa intercetta l'ennesima palla vagante della sua stagione e il rimpallo finisce sui piedi di Osimhen. Il nigeriano protegge la palla come se si trovasse a una masterclass del lavoro sporco che un centravanti deve fare per potersi rendere utile alla squadra anche senza segnare, allontanando Demiral prima di servire Kvaratskhelia.
È un'azione che ormai conoscete già. Se ne è parlato molto per gli screenshot che ne sono derivati: Kvaratskhelia solo in area contro sette giocatori dell'Atalanta, allegoria del talento istintivo che distrugge la razionalità della marcatura. In realtà l'unico giocatore che Kvaratskhelia dribbla seccamente facendolo passare per un oggetto inanime è Toloi – che rimane inchiodato per qualche secondo dopo il tiro di Kvara, come se la terra stesse per inghiottirlo in un remake della caduta di Jerome Boateng.
Ma è un gol che ci dice molto su come Kvaratskhelia riesca a manipolare gli avversari senza fare niente di che. Appena lo vedono puntare Toloi, gli altri due centrali – Scalvini e Demiral – corrono verso la porta e invece di uscire in pressione imitano i movimenti del capitano dell'Atalanta. La scivolata di Scalvini sulla prima sterzata mette sulla tela la paura che Kvaratskhelia incute con il solo peso della sua aura. Il suo dribbling non è docile come quello di un ballerino, e a me continua a ricordare quello più potente che estetico di Diego Milito.
Può sembrare contraddittorio definire il dribbling del giocatore più elegante del campionato come "anti-estetico". Eppure se c'è una cosa che abbiamo potuto imparare guardando giocare Kvaratskhelia è proprio questo: che nel suo calcio gli ornamenti non esistono, tutta la grazia di cui si ammanta è essenziale e quindi discontinua. Arriva quando serve. La potenza e l'arte insieme; la bellezza come esito spontaneo.
Osimhen vs Roma, 29 gennaio 2023
Riguardando la stagione di Osimhen, la prima sensazione – anche superficialmente – che uno ha è quella di un giocatore minimale, che poggia tutto su quei gol, apparentemente semplici, in cui trova nel posto giusto per avere un tiro semplice e pulito. Haaland in Premier League ci ha mostrato chiaramente come questo possa essere portato all’estremo, esprimendo un gioco semplificato, minimale e iper-efficace ma che ti costringe a ridisegnare squadre intere sulla necessità di contenerlo. Victor Osimhen alla Serie A ha fatto più o meno lo stesso effetto. I suoi costanti movimenti costringono le squadre a ridisegnarsi su di lui, a togliergli palloni, ad abbassarsi, a giocare sempre sul chi vive.
Questo dominio, che spazia tra l’atletismo, l’istinto e l’intelligenza, si coglie, in modo neanche troppo sottile, nel senso di paura che incute giocare contro di lui. I suoi gol, però, riflettono poco la presenza più forte ed esplosiva. I due gol contro la Roma ci spiegano bene perché Osimhen sia anche un dominatore tecnico. Il secondo, nella partita di ritorno tra Napoli e Roma, è un’espressione del suo dominio violenta come poche.
Dopo un quarto d’ora dall’inizio, con la Roma che sembrava molto più disposta della volta precedente a creare problemi, Zalewski si fa attrarre dal pallone sulla destra, facendosi infilare alle spalle da Kvaratskhelia, il quale crossa dal lato corto dell’area. Ibanez, che era accoppiato con Osimhen in area, lascia l’uomo per tentare l’anticipo ma liscia il pallone e il nigeriano se lo ritrova addosso.
Il modo in cui Osimhen si crea il tiro è, già di per sé, incredibile: nonostante sia in aria riesce a disporsi bene per orientare lo stop verso la porta. A quel punto ha tutto il tempo per controllare con la coscia e tirare. E tira incredibilmente forte, con un angolo stretto e la figura di Spinazzola a coprirlo. Il pallone entra con una potenza semplicemente impressionante: dà la sensazione che avrebbe potuto strappare via la rete, la porta e chiunque altro avesse pensato di mettersi sulla sua traiettoria.
Vedere quel gol dal vivo assomigliava a una finestra su un evento soprannaturale. Il dominio del Napoli su questo campionato è stato costante, evidente e, nei suoi picchi violento come la stagione di Osimhen, sublimata perfettamente in questo gol.
Osimhen vs Torino, 19 marzo 2023
“Tutti sono importanti, ad esempio il terzo gol, quello che risalta agli occhi di tutti è il tacco di Kvara e il cross di Olivera, grandissimo cross, ma se guardiamo prima guarda cosa ha fatto Di Lorenzo, un taglio in mezzo al campo che mette in condizione di sviluppare il gioco di là, a sinistra, per cui non è che sia limitata a Kvara e Osi è un po’ allargata a tutti”
Torino-Napoli è appena finita, gli azzurri hanno travolto i granata per 4-0 e sono temporaneamente a +21 sulle inseguitrici. È forse uno dei momenti di maggior strapotere, soprattutto numerico, degli uomini di Spalletti. Il tecnico toscano sta commentando in conferenza stampa i quattro gol della sua squadra e si sofferma sul terzo, che è il secondo segnato da Osimhen. “Tutti sono importanti” sottolinea, e in un momento in cui il Napoli è un fiume in piena che si sta abbattendo sul campionato e a finire in copertina sono spesso e volentieri le individualità che spiccano di più – come Kvaratskhelia e Osimhen - è un promemoria importantissimo.
Effettivamente il terzo gol del Napoli contro il Torino è l’emblema dell’importanza del collettivo e della fluidità del gioco della squadra. Un gol di squadra, nonostante la giocata di Kvaratskhelia. Sì, nonostante. È come vedere una parata di soldati che marciano in ordine, sincronizzati, in cui uno degli uomini che la compongono ad un certo punto fa un doppio salto mortale. Bellissimo. Ma fa strano.
L’azione parte addirittura da dietro la linea di metà campo. Di Lorenzo batte una rimessa laterale su Anguissa e si lancia in avanti. Il camerunese gli torna la palla sulla corsa e il capitano del Napoli va, taglia il campo in diagonale come se quello fosse il suo ruolo, come se avesse sempre fatto nient’altro che la mezzala nella sua carriera e scarica su Kvaratskhelia, che ha quasi i piedi sulla linea laterale. Arriva il salto mortale nella parata di soldati. Il georgiano sterza e inizia a puntare l’area di rigore, ma improvvisamente piazza un filtrante di tacco per l’accorrente Olivera in sovrapposizione. Quando si dice avere gli occhi dietro alla testa.
L’uruguaiano crossa di prima. Non un controllo, non un’esitazione. Alza quanto basta la testa per vedere in mezzo all’area quello che già si aspetta di vedere. Nei 16 metri Osimhen ha il braccio alzato e ha iniziato a indietreggiare per sfuggire alla marcatura di Vojvoda. Il pallone parte. Si alza in aria. Inizia a spiovere sul secondo palo. Come fossero due piatti di una bilancia, mentre il pallone scende, Osimhen sale. Testa. Palo interno. Mano di Milinkovic-Savic. Suono della sfera contro la rete. Il gol in cui tutti sono importanti.
Simeone vs Milan, 18 settembre 2022
Che valore diamo alle coincidenze? Sono solo situazioni ordinarie che ingenuamente carichiamo di senso per sentirci meno insignificanti nelle dinamiche dell'universo? Oppure sono davvero dei glitch dello spazio-tempo, buchi neri dentro cui il tempo passato, il tempo presente e quello futuro co-esistono in un unico momento eterno?
Se questo scudetto del Napoli per molti è lo "Scudetto del destino", è perché è stato segnato da una serie formidabile di coincidenze. L'Argentina che vince il Mondiale nel corso della stagione, come era già avvenuto nel 1986 prima dell'annata del primo Scudetto; il Napoli che perde la prima partita dopo la sosta natalizia, giocata in trasferta il giorno del 4 gennaio, esattamente come nella stagione 1986-87. Giovanni Simeone che segna 3 gol nel suo campionato e tutti decisivi: la stessa quantità di gol che aveva segnato al Napoli con la maglia della Fiorentina nel 2017-18, nella partita che aveva distrutto il sogno scudetto della squadra di Sarri.
Quest'anno tra settembre e ottobre Simeone è stato toccato da una mano divina. Il 7 settembre ha segnato il gol del 3-0 in Napoli-Liverpool 4-1, tre minuti dopo essere entrato in campo al posto di Osimhen. Dieci giorni dopo segna questo gol al Milan, ed entro la fine del mese di ottobre segna ancora un gol all'Ajax, uno alla Cremonese e due ai Rangers. I gol stagionali di Simeone sono racchiusi tutti in questa piccola finestra di appena 50 giorni, a esclusione di quello che segnerà alla Roma il 29 gennaio. Eccetto i gol ai Rangers, sono tutti gol segnati dalla panchina. Eccetto i gol al Liverpool e all'Ajax, sono tutti gol pesanti, che valgono il vantaggio per il Napoli.
Contro il Milan a San Siro il Napoli vince la sua prima partita da grande squadra della stagione. Una partita controllata tecnicamente, ma in cui le occasioni più pericolose le costruisce il Milan. Simeone è entrato in campo da venti minuti quando, sul risultato di 1-1, lavora un pallone spalle alla porta trascinando fuori posizione Kalulu, scarica a sinistra per Mario Rui e attacca l'area per riprendersi il cross e segnare il gol decisivo. Un gol che proietta il Napoli in vetta alla classifica (che non perderà più) e che nella fitta rete di corsi e ricorsi storici in cui si è trovato coinvolto Simeone in questa stagione sembra la copia perfetta di un altro gol decisivo per uno scudetto, quello segnato da suo padre Diego Pablo in uno Juventus-Lazio della stagione 1999-00.
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