
Cosa aspettarsi dal Giro d'Italia 2023
Si preannuncia una battaglia a due tra Roglic e Evenepoel: saranno decisive le tappe di montagna.
Finalmente ci siamo, sabato 6 maggio da Fossacesia Marina, lungo la costa abruzzese dei Trabocchi, prende il via il 106° Giro d’Italia che si concluderà il 28 maggio a via dei Fori Imperiali, a Roma, dopo 3.489,2 chilometri, 51.400 metri di dislivello e 7 arrivi in salita. La carovana rosa attraverserà 17 regioni, sforando solo una volta all’estero, in Svizzera, nella tappa con l’arrivo in salita fissato a Crans Montana nel cantone Vallese, il 19 maggio. I corridori dovranno affrontare ben tre prove contro il tempo, per un totale 75 chilometri, mai così tanti chilometri in una singola edizione, con una cronoscalata alla penultima tappa verso il Monte Lussari che potrebbe essere decisiva per decretare il vincitore della corsa.
Cosa aspettarsi quindi da questa edizione del Giro? Innanzitutto, il percorso promette bene. Oltre alle sopracitate prove contro il tempo, una a settimana, c’è grandissima attesa per le tappe di montagna a partire dalla 7a, il 13 maggio, la seconda più lunga di questo giro con i suoi 218 chilometri, con l’arrivo posto a Campo Imperatore a oltre 2000 mt di altitudine dopo una salita finale di 288,5 chilometri al 3,4% di media. Sono di qualche giorno fa le immagini e i video degli spazzaneve che lavorano a tutta sosta per liberare la strada dalla neve: il paesaggio in cui correranno si preannuncia mozzafiato. È la prima tappa con arrivo in salita ed è la classica giornata che non decreterà il vincitore del Giro, ma sicuramente dirà chi non lo vincerà.

Un'altra tappa alpina chiave, di cui abbiamo parlato poco sopra, è la 13a con la lunga ascesa di 34 chilometri al Colle del gran San Bernardo in Valle d’Aosta, ma soprattutto il ritorno dopo dieci anni delle Tre Cime di Lavaredo alla 19a tappa, potenzialmente decisiva per le sorti del vincitore. Prima della durissima ascesa finale di 9,5 chilometri a una pendenza media del 7,1%, i corridori dovranno affrontare il Passo Campolongo (3,9 km al 7%), il Passo Valparola (14,1 km al 5,6%), il Passo Giau (9,9 km al 9,3%) e il Passo Tre Croci (7,9 km al 7,2%). Nel 2013, su queste stesse pendenze Vincenzo Nibali, in una tappa epica sotto la bufera di neve, andò a conquistarsi il successo di tappa e si involò verso vittoria del suo secondo Giro della carriera.
Chi sono quindi i favoriti per la vittoria finale? Non ci sarà il campione in carica, l’australiano Jai Hindley, che conquistò la corsa rosa con un’azione di forza sulla Marmolada, l’ultima salita del Giro 2022, grazie a cui spezzò la resistenza di Richard Carapaz. Hindley per la prima volta in quattro anni non sarà alla partenza del Giro, perché come lui stesso ha dichiarato, quest’anno punta ad altri obiettivi.
Il momento decisivo dello scorso Giro d'Italia.
Non ci sono dubbi in ogni caso su chi siano i favoritissimi per la vittoria finale: da un lato Primoz Roglic, capitano della Jumbo Visma; dall’altro Remco Evenepoel, campione del mondo in carica, che guida la squadra belga della Quickstep. Da un lato c’è un ciclista esperto, con un palmares già ricco di vittorie nelle corse a tappe brevi, e che si fregia anche di tre Vuelta, ma che insegue invano da qualche anno anche la consacrazione in uno degli altri due grandi Giri: dopo qualche cocente delusione al Tour, su tutte la brutta sconfitta nella cronometro della penultima tappa nell'edizione 2020 che ha segnato l’esplosione ad altissimi livelli di Pogacar, lo sloveno si mette alla prova nella Corsa Rosa.
Quest’anno ha cominciato fortissimo, con la vittoria alla Tirreno Adriatico e al Giro di Catalogna, dove ha preceduto di soli 6" in classifica generale proprio Evenepoel. Dopo il trionfo in Spagna non ha più corso per prepararsi alla Corsa Rosa, con l’incognita della terza settimana, in cui storicamente ha fatto sempre fatica, che aleggia. Dalla sua ha sicuramente la squadra: la Jumbo Visma è una delle squadre più forti del panorama ciclistico e in particolare nelle corse a tappe. Nonostante le pesanti defezioni dell’ultimo minuto a causa del covid (Keldermann, Foss, Gesink e Van Emden), i gialloneri sono pronti a scortare il capitano fino a Roma.
Dal canto suo, Remco Evenpoel, il rivale annunciato, arriva al Giro fresco vincitore della sua seconda Liegi Bastogne Liegi. Nonostante la giovane età, anche lui ha nel palmares un grande giro, la Vuelta del 2022 e soprattutto la maglia iridata conquista in Australia. I tanti chilometri a cronometro in programma sono un’occasione troppo ghiotta per il campione belga per lasciarsela sfuggire: vista la giovane età, Evenepoel è anche il candidato principale per la maglia bianca.
Dietro i due favoritissimi ci sono poi tanti ciclisti che potrebbero fare bene, anche se nessuno sembra potersi inserire nel dualismo belga-sloveno. C’è Alexsandr Vlasov, capitano della Bora Hansgroe, la squadra di Hindley, che porta un roster davvero di primo livello con Lennard Kämna e Bob Jungels, c’è il sempreverde Damiano Caruso, che a trentasei anni, capitana la Bahrein Merida e alcuni giovani in rampa di lancio come Jonathan Milan, Andrea Zambanini e Santiago Buitrago. Ci sono poi due ex vincitori di un grande Giro, come Tao Geoghegan Hart e Geraint Thomas, che corrono entrambi nella Ineos. Mentre il secondo è ormai al tramonto della carriera, il primo che ha vinto il Giro nel 2020, dopo un paio di anni opachi sembra tornato su buoni livelli e arriva da vincitore del Tour of the Alps.
Nella squadra britannica, occhio anche a Filippo Ganna favorito numero uno nelle tre tappe a cronometro. Infine, tra i favoriti e forse il più atteso per un definitivo salto di qualità, c’è Joao Almeida, alla testa della Uae Emirates che schiera anche Jai Vine, protagonista di un finale di stagione 2022 ottimo ma che quest’anno ha rimediato una brutta caduta all’inizio dell’anno e torna in gara proprio alla Corsa Rosa. Buon Giro!
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