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, 3 Maggio 2023

Considerazioni sparse post Sampdoria-Torino (0-2)


La Sampdoria lotta con e per la dignità, ma al Ferraris passa anche il Torino.


- Cominciamo dalla fine, con una rissa degna di una seconda categoria malandata, pessima conclusione di una partita che sino a quel momento era stata in fin dei conti tranquilla: la responsabilità è tutta di Pietro Pellegri, che dopo aver insaccato il 2-0 che chiude il match esulta provocatoriamente verso la curva avversaria, scatenando un putiferio. Nel saloon Marassi, anche alcuni granata condannano platealmente il compagno, come farà poi davanti ai microfoni Juric: non ce n’era nessun bisogno, e non bastano i trascorsi genoani o la rabbia accumulata per esser stato beccato durante il riscaldamento a giustificare un gesto tanto stupido, a maggior ragione visto il momento di difficoltà della gente blucerchiata. All’attaccante granata è andata bene che si era al 94’: probabilmente, con qualche minuto da giocare, le vendette fisiche non si sarebbero fatte attendere. Edit: anche l'attaccante ai microfoni, qualche ora dopo, si è scusato, e questo fa pensare si sia quantomeno accorto dell'errore;

- Al di là dell’episodio finale, al Ferraris i granata hanno di fatto meritato la vittoria: già nel primo tempo, Vanja Milinkovic Savic chiude con i guantoni immacolati ed il suo collega Ravaglia mette a segno almeno 2 interventi che limitano il passivo blucerchiato. Il vantaggio di Buongiorno è la logica conseguenza di un dominio territoriale, e la pennellata di Ilic non fa che suggellare una prestazione importante del centrocampista serbo, in netta crescita rispetto alle timide prestazioni offerte dal suo arrivo. Se però ci si aspettava la Samp rassegnata vista a Firenze, ci si sbagliava: i doriani restano in gara sino alla fine, dimostrando che l’operato di Stankovic va oltre al mantenimento della dignità ma si esplica anche sul campo, dove il tecnico serbo ha comunque dato un’identità ed una trama alla squadra, che però spesso va scontrandosi con la penuria qualitativa e tecnica degli attori;

- Che campionato sta facendo il Torino? La risposta è quella che ti dà il barista quando sa già cosa prenderai: il solito. Il solito campionato in cui il lavoro di Juric permette di allontanare da subito i pericoli salvezza, ma anche in cui è evidente come non si possano avere altre pretese rispetto ad una decorosa metà classifica, alternando ottime prestazioni a cadute inaspettate, soprattutto con le piccole a dire il vero. Si può guardare il bicchiere come si vuole: da un lato, il presidente Cairo ha garantito ai granata la stabilità di quella posizione ed il lavoro del tecnico croato è encomiabile (il Torino ha migliorato la propria classifica rispetto allo scorso anno nonostante le cessioni importanti dell’estate), dall’altra ogni tifoso granata sa che, finchè lui sarà il presidente, sarà il fatturato l’interesse principale del club. Chiedersi cosa sarebbe il Torino senza aver ceduto i suoi pezzi pregiati in ogni santa sessione di mercato, con l’exploit dell’ultima in cui la spina dorsale della squadra è stata falciata (Bremer, Mandragora, Praet, Belotti, e a gennaio pure Lukic) è francamente inutile: né carne né pesce, ed è forse proprio per questo che la tifoseria si sta disinnamorando di un progetto che non si sa più bene quale sia;

- A proposito di tifoserie, è commovente quello che sta accadendo a Genova, sponda blucerchiata: squadra ultima in classifica, club ostaggio di un criminale (se le altre testate e perfino il cronista Dazn si premura di non dirlo, noi per onorare il nostro nome e la nostra filosofia, le sportellate ogni tanto dobbiamo darle, forti e chiare), squadra deprimente, retrocessione certa, eppure la gradinata è colma di colore, supporto, affetto. E’ emozionante vedere come i tifosi blucerchiati non abbiano smesso di cantare un attimo: perché forse la storia della Samp di oggi dimostra che a volte ci si stringe di più quando si sta morendo con dignità che quando si vivacchia depauperandosi della propria anima (quello che Cairo sta facendo al Torino). Il fuoco con cui si scalda Marassi è quel falò della serie Netflix di Zerocalcare, fatto con pezzetti di carta che si spengono subito, ma proprio per questo induce a stringersi sempre più forte per sentire meno freddo. La foto sotto la curva e quell’orgoglio non sono trovate di circostanza, melense o nostalgiche: sono una lezione a tutto il mondo del calcio, ma soprattutto a chi copre situazioni che potrebbero uccidere una società così storica e gloriosa;

- Chiudiamo da dove abbiamo cominciato, da Pietro Pellegri. Il centravanti granata ha collezionato, in questo campionato, solamente 415’ di gioco, di cui pressochè nessuna presenza dall’inizio: in una delle poche in cui è sceso in campo da titolare, si è infortunato al calcio d’inizio, e non stiamo scherzando. La carriera di Pellegri è stata falcidiata dagli infortuni, e la punta ex Monaco è passata così dall’essere una giovane promessa, il più giovane esordiente in A ad essere un meme di sé stesso: Juric, memore del talento visto al Genoa, ha provato a dargli un’ulteriore possibilità, ma anche al Torino le ricadute sono frequentissime. Un peccato, perché ha solo 22 anni, e soprattutto perchè la media gol/minuti giocati di Pellegri è probabilmente tra le migliori tra gli attaccanti italiani: anche oggi con soli 15’ a disposizione, ha centrato il bersaglio. Probabilmente, come abbiamo detto prima per il Torino, anche per Pellegri non ha senso chiedersi cosa sarebbe se non passasse così tanto tempo in infermeria: certamente per prolificità, movimenti, prestanza fisica potrebbe esser un signor attaccante, ma con i se e con i ma la storia non si fa. Anche stavolta si parlerà di lui per qualcosa che non sono i gol.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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