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, 3 Maggio 2023
2 minuti

Considerazioni sparse post Hellas Verona-Inter (0-6)


Un’Inter straripante gioca ad allenarsi con il Verona.


- In una trasferta storicamente complessa a maggior ragione con un Verona impegnato nella corsa salvezza, l'Inter è chiamata a rispondere alle vittorie di Juventus e Atalanta. I nerazzurri ci riescono piuttosto agevolmente dopo i primi venti minuti di studio. La squadra di Inzaghi esibisce un'ottima condizione atletica e una notevole fiducia nei propri mezzi. Il largo risultato consente anche delle utili rotazioni in vista della Roma e dell'euroderby;

- Difficile fare un nome nell'Inter questa sera. Giocano tutti estremamente bene. Da Lautaro e Dzeko, a Calhanoglu e Acerbi, passando per Dimarco e Brozovic. I ragazzi di Inzaghi dopo aver studiato gli avversari non rallentano più esibendo una condizione psicofisica clamorosa. Fa impressione la cattiveria mentale con cui continuano a produrre gioco per tutti i 90 minuti. Pressando a tutto campo il Verona dall'inizio alla fine della partita;

- Verona che ha due occasioni per sbloccarla sullo 0-0 ma trova un buon Handanovic prima e troppa imprecisione dopo. I ragazzi di Bocchetti poi mollano mentalmente e prendono due goal in back-to-back il secondo dei quali (Dzeko) è sanguinoso. Da lì si spegne la luce e rimane un allenamento a ritmi lievemente più serrati;

- Lautaro è anima e corpo di questa squadra. Il suo modo di giocare da regista avanzato, togliendo certezze ai marcatori e alternandosi tra un 9 classico e un 10 ispirato e un'intuizione importante a cui Inzaghi dovrebbe ricorrere più spesso. La classe di Dzeko a questa squadra serve troppo. L'idea doppio play Calha-Brozo non è male per niente;

- Inter che porta a casa tutto quello che voleva da questa partita e da questa giornata e può preparare con un briciolo di serenità in più l'importante trasferta di Roma. I ragazzi di Inzaghi sembrano in un ottimo periodo psicofisico e devono capitalizzare quanto più possibile, considerando che è ora che si deciderà il destino della stagione.

  • Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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