Illustrazione della Roma Campione d'Italia
, 1 Maggio 2023

La Serie A femminile ha un nuovo padrone


La Roma ha vinto lo scudetto spezzando l'egemonia della Juventus.

Illustrazione in copertina a cura di @gnapossofadisegnetti

La vittoria, forse più sudata del previsto, per 2-1 contro la Fiorentina di Patrizia Panico ha reso ufficiale un verdetto già annunciato: la Roma femminile è campione d'Italia. Trova quasi un suo simbolismo che il gol decisivo lo abbia segnato Elisa Bartoli, classe '91, romana e romanista, cresciuta nella storica Roma Calcio Femminile e tornata a casa nel 2018, anno di nascita della AS Roma femminile.

Per Bartoli, di professione terzino, i tre gol in stagione sono stati tutti pesanti come macigni. Aveva segnato a fine settembre, nel secondo turno preliminare di Champions League, agguantando il pareggio con lo Sparta Praga a dodici dal termine, prima del gol-vittoria di Haavi. Aveva segnato a ottobre a Sassuolo, regalando la vittoria alle giallorosse in pieno recupero. E ora ha segnato contro la Fiorentina, sua ex squadra, di nuovo in rete dopo sei mesi, a ratificare una stagione dal sapore straordinario.

Senza esagerare con la retorica, il gol di Bartoli ha chiuso un'era nella Serie A, quella dell'egemonia della Juventus. Dopo la stagione 2016-2017, ovvero da quando la Fiorentina, prima tra i grandi club maschili a creare una sezione femminile, era sbarcata in Serie A vincendo subito il campionato, lo scudetto è sempre stato appannaggio esclusivo della Vecchia Signora. Cinque anni di dominio bianconero, divenuto progressivamente incontrastato: dalla vittoria del 2018 nello spareggio scudetto contro il Brescia, quella dell'anno seguente difendendo un solo punto di vantaggio sulla Fiorentina, il titolo assegnato congelando la classifica nell'anno del lockdown, e lo schiacciante trionfo del 2021, con la Juve a punteggio pieno a fine stagione e un +14 maturato in ventidue partite sul Milan secondo. Fino allo scorso anno, ennesimo scudetto vinto da Girelli e compagne, con cinque punti di vantaggio proprio sulla Roma, impostasi come competitor da non sottovalutare.

C'è un nuovo sceriffo in città

Forse c'è un nuovo sceriffo in città, o forse più banalmente è solo finito un monopolio. Stefano Braghin, responsabile della Juventus Women nonché capo-delegazione della Nazionale, lo aveva percepito con una dichiarazione non troppo opportuna: "Tutto il sistema calcio femminile spinge per un ricambio dopo anni di dominio da parte nostra". Frase discutibile, che fa trasparire un senso di frustrazione, dopo una giornata di campionato dove la Roma passeggiava per 6-1 su un'Inter incerottata e la Juventus rimontava da 0-3 a 4-3 contro la Fiorentina, provando a rimanere aggrappata alla corsa scudetto. Si era alla vigilia dello scontro al vertice tra bianconere e giallorosse, e in casa Juve c'era la consapevolezza di essere alla fine del regno. C'è comunque una verità di fondo: è solo positivo che la Serie A femminile veda più duellanti di livello per il titolo. Ma non c'è bisogno di scadere nella dietrologia.

Nelle ultime due stagioni, l'unico vero scoglio della Roma è stato proprio la Juventus. Anche quest'anno, dove l'andamento della Roma si è rivelato eccezionale su tutti i fronti. Un ostacolo all'apparenza insormontabile, quasi più psicologico che tecnico. Nella regular season, le giallorosse avevano infilato 16 vittorie su 18: le uniche sconfitte erano state entrambe per mano della Juve, sia a settembre a Vinovo che a dicembre al Tre Fontane. Persino la vittoria ai rigori in Supercoppa non sembrava aver tolto quella sensazione di soggezione che le bianconere, pur alle prese con un annata non semplice, erano capaci di incutere.

Il 3-2 della scorsa settimana, tirato, sofferto, nervoso, strappato con l'incornata all'86esimo di Haug, dopo esser state due volte in vantaggio e due volte riprese, era il tassello mancante per la Roma, il vero sigillo allo scudetto prima ancora della certezza matematica. Il velo è caduto: nemmeno la Juventus vale questa Roma, nemmeno la Juventus può riprendere questa Roma.

Un progetto ambizioso

Come la maggior parte delle squadre che oggi popolano la Serie A femminile, la storia della Roma è recente, pur affondando le radici nel calcio femminile cittadino. Nata nel 2018 assorbendo la vecchia Res Roma, viene affidata alle cure di Betty Bavagnoli, già storica collaboratrice di Carolina Morace fin da prima dell'esperienza con la Viterbese maschile.

Bavagnoli era una delle allenatrici più qualificate in Italia, tra le pochissime abilitate ad allenare anche in Serie A maschile. Lei ha messo le basi, e ha vinto il primo titolo delle giallorosse, la Coppa Italia 2021. Poi il passaggio di mano in panchina, con l'assunzione della direzione tecnica dell'intero comparto femminile romanista, e l'arrivo come allenatore di Alessandro Spugna, mister preparato formato nei settori giovanili di Torino (maschile) e Juventus (femminile). Spugna centra il secondo posto nel 2022, che vale la qualificazione in Champions League. E quest'anno, prima la Supercoppa (battuta ai rigori la Juve), poi il quarto di finale di Champions, infine questo scudetto. Aspettando la finale di Coppa Italia.

Uno scudetto che non arriva dal niente, pur non essendo qualcosa di pre-annunciato ai nastri di partenza. La Roma è un progetto tecnico serio e con ambizioni di ampio respiro. Lo è nella sinergia di lavoro tra proprietà, la dirigenza femminile guidata da Bavagnoli e lo staff tecnico di Spugna, lo è per la valorizzazione delle giocatrici sul lato tecnico, lo è per la proposta di gioco in campo. Lo è anche per il rapporto stretto col pubblico: con la complicità dei risultati sul campo, la Roma è probabilmente la società che ha lavorato meglio nell'ottica della fidelizzazione del tifo.

La Roma fa un calcio di alto livello

Spugna ha proposto e consolidato in questi due anni un calcio moderno, posizionale, di tecnica e intensità, qualcosa di relativamente inusuale per la Serie A femminile, dove la Juve di Montemurro ora e Guarino prima vincevano con un gioco molto più basico e muscolare. Questa Roma è una squadra che ambisce al controllo del gioco tramite il possesso, dalla difesa aggressiva e sempre propensa a portare in avanti tante calciatrici, sia con che senza palla, sia in fase di palleggio che di pressione.

Nell'usuale 4-3-3 di partenza le posizioni rimangono molto fluide soprattutto a centrocampo, con grande qualità nell'interpretazione di principi solidi e semplici. Ci sono tante interpreti di livello assoluto, nel quadro di un organico che ha avuto innesti importanti in estate (e il cui esito non era scontato, si pensi a Giacinti reduce da un anno complicato tra Milan e Fiorentina). Ma probabilmente come semplice somma di individualità la Roma non è la squadra più forte del campionato.

Il valore aggiunto della Roma è un meccanismo tattico consapevole, ben rodato e oliato sotto la direzione di un allenatore competente. E un gruppo coeso, dove la proposta di gioco esalta le qualità individuali delle giocatrici. Glionna, Ceasar, Serturini, Greggi: tutte ragazze che in questi due anni hanno fatto il salto in avanti. Un successo emblematico, in quella che è stata la prima stagione professionistica per la Serie A femminile.


  • Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzia le complessità di un gioco molto semplice.

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