Un'immagine della rissa esplosa durante Real Madrid - Partizan
, 28 Aprile 2023

Foto della rissa di Madrid che sembrano quadri rinascimentali


In Real Madrid-Partizan i giocatori se le sono date di santa ragione.

Breve contesto di quello che al WiZink Center si è trasformato in un instant classic di EuroLeague, seppure in un senso diverso da quello che di solito si attribuisce alle gare che diventano iconiche, eterne, apprezzabili anche a decenni di distanza. Real Madrid-Partizan Belgrado, gara 2 dei playoff di Eurolega 2023. Le serie, al meglio delle 5, porterà la vincitrice a giocarsi le Final 4 alla Zalgirio Arena di Kaunas nel terzo weekend di maggio. Le prime due gare e l’eventuale quinta si giocano nella capitale spagnola: il Real, terzo al termine della stagione regolare, si è garantito il fattore campo nel decisivo turno a eliminazione; il Partizan, dopo un inizio difficoltoso, è insieme al Maccabi Tel Aviv la squadra più in forma del torneo, trovando la quadratura del cerchio nel momento decisivo della stagione. Gara 1 si trasforma in una masterclass di Želimir Obradović, il coach più vincente della storia delle competizioni europee di pallacanestro: qualsiasi arma a disposizione di Chus Mateo, storico assistente sulla panchina dei Blancos e alla sua prima stagione da capo allenatore, viene disinnescata da un roster complessivamente meno profondo e più povero di talento ma, banalmente, allenato molto meglio.

Gara 2 sembra seguire lo stesso leitmotiv, e all'intervallo il Partizan è in vantaggio di 14 punti. In altre parole, i serbi nella prima gara e mezzo hanno ribaltato il fattore campo e messo il Real Madrid con le spalle al muro: perdere la seconda gara consecutiva in casa significherebbe dover vincere entrambe le sfide alla Stark Arena di Belgrado, non proprio l’arena più facile da espugnare. Il Madrid deve a tutti i costi vincere per andare in Serbia sull’1-1, ma per farlo Mateo non può nemmeno contare su Walter Edy Tavares, totem difensivo capoverdiano infortunatosi nel primo tempo di gara 1. Ci vorrebbe una reazione d’orgoglio e di nervi da parte dei Merengues, e invece...

E invece gli ultimi due quarti non regalano alcuna remuntada e a 1:45 dalla fine della partita il punteggio è 80-95. C'è una rimessa laterale per il Partizan: la effettua Dante Exum e riceve Mathias Lessort. Guerschon Yabusele, ala francese del Real, si avvinghia a Lessort commettendo chiaramente fallo, non sanzionato però dalla terna arbitrale. È il primo momento in cui la rabbia dei giocatori del Madrid oltrepassa la soglia di guardia. Da lì in poi tutto precipita. Dieci secondi più tardi Sergio Llull sferra un pugno all'addome di Punter mentre quello porta palla, accendendo la rissa definitiva.

In pochi minuti le immagini di quei corpi aggrovigliati nella lotta hanno riempito le timeline di tutti i social. Immagini di figure attorcigliate le une alle altre, le mani sulle facce, le braccia intorno ai colli, le bocche contorte dallo sforzo e dall'ira. I giocatori di Real Madrid e Partizan trasformati nei personaggi di certa pittura sacra, posseduti da una tensione drammatica incontenibile. Abbiamo selezionato le migliori foto della rissa del WiZink Center che somigliano a dipinti rinascimentali.

Battaglia di Ostia, Raffaello, 1514.

Un momento della rissa scatenatasi durante Real Madrid - Partizan

In uno dei classici dell'arte cinquecentesca, Raffaello (e allievi) dipingono la vittoria dei cristiani contro una flotta saracena, i cui sopravvissuti vengono portati in catene davanti al Papa e costretti a inginocchiarsi in segno di sottomissione. Un po' quello che sembra fare Gabriel Deck con Dante Exum, al centro nella foto qui in alto: costringerlo a inginocchiarsi spingendolo giù per la spalla destra.

Non ci giureremmo, ma ci immaginiamo che la bocca di Zach LeDay, fascettato e parzialmente nascosto dal braccio destro di Gabriel Deck, sia chiusa. Da destra a sinistra le labbra dei protagonisti si dischiudono progressivamente, come se fosse concesso emettere suoni solo alla sinistra dei fotografi.

Resurrezione di Lazzaro, Caravaggio, 1609.

Un momento della rissa scatenatasi durante Real Madrid - Partizan

C'è un dettaglio cromatico che accomuna la figura di Sreten Radovic, l'arbitro alla sinistra dell'inquadratura, con quella di Cristo nel dipinto di Caravaggio: entrambi indossano un colore arancione sgargiante, entrambi dominano il lato sinistro della composizione meno denso di corpi. Ma concentriamoci sul volto di Radovic, e poi su quello del suo collega Oļegs Latiševs al centro della scena, parzialmente nascosto dalla zuffa in primo piano: possono esistere due atteggiamenti così diversi come quelli dei due arbitri? Radovic pare quasi godere della gazzarra di fronte ai suoi occhi, rimpiangendo di non avere tra le mani una birra e un secchiello di pop-corn per gustarsi con ancora maggior gusto la scena. Pare photoshoppato da un'altra dimensione, fermo come allo Stella di Squid Game, un passo indietro rispetto al turbinio di pugni e spinte dei quintetti in campo. L'altro, Latiševs, quarantaduenne lettone, punto di fuga creato ad hoc per la simmetria dello scatto, ha la bocca che è un buco nero capace di risucchiare tutti i suoni che le corde vocali dei giocatori attorno, troppo impegnati a mulinare braccia e gambe, vorrebbero emettere ma non riescono. Latiševs è alto 168 cm, pesa 71 kg. È più il senso del dovere o più l'incoscienza a spingerlo a mettersi in mezzo a corpi grossi il doppio di lui? (È anche recidivo, come mostrano alcuni suoi precedenti). Davanti a Latisevs, al centro della scena, il corpo di Gabriel Deck, unica figura posta in orizzontale in mezzo a tutte le altre in piedi. Come il corpo di Lazzaro appena resuscitato da Cristo.

Giocatori di morra a Roma, Aleksander Gierymski, 1874.

Llull e Punter in un momento dello scontro

Sergio Llull e Kevin Punter in un momento della loro sfida a morra cinese, una delle tante partite nella partita andate in scena ieri. Llull, uno dei veterani del Real, ieri a un certo punto del terzo quarto aveva provato a chiedere il sostegno vocale del WiZink Center per provare a rovesciare l'inerzia del match, ottenendo come risposta un “Laso! Laso! Laso!”, che è il coro che la tifoseria del Madrid usa per richiamare il coach della passata stagione, licenziato secondo dinamiche spiegabili con “Certe cose solo al Real Madrid”.

Compianto sul Cristo morto, Antoon van Dyck, 1629 circa.

Exum a terra dopo essersi infortunato durante la rissa

Il Compianto sul Cristo Morto, uno dei temi ricorrenti nell'arte medievale, rinascimentale e barocca. Dante Exum non è fisicamente morto, ma rischia di esserlo sportivamente: dopo che Yabusele lo ha rovesciato per terra con una mossa da wrestling, l'australiano pare essersi: rotto il tendine di una caviglia, fratturato un dito del piede e scheggiato alcuni denti. Exum aveva già dovuto saltare per la rottura del crociato anteriore del ginocchio sinistro l'intera stagione 2015/2016, e ha una cartella medica fin troppo colma per meritarsi anche questo.

Torneo in Piazza Santa Croce, Raffaello Gualterotti, 1589.

Real Madrid - Partizan, un'immagine della rissa

La quiete dopo la tempesta, in una vista dall'alto come il punto di osservazione scelto da Gualterotti per rappresentare Piazza Santa Croce, a Firenze, nel giorno del matrimonio tra Ferdinando de' Medici e Cristina di Lorena. Yabusele è stato già scortato da un paio di donne (si dice sue parenti) negli spogliatoi, ancor prima che gli arbitri lo cacciassero ufficialmente fuori. Exum è già disteso nei pressi dei tabelloni pubblicitari sotto il canestro alla sinistra dell'inquadratura, chiedendosi com'è successo che il suo finale di stagione è stato rovinato da un paio di secondi di follia di un avversario per motivi incomprensibili. Tutti i giocatori qui sul parquet saranno espulsi (come previsto dal regolamento di EuroLeague nel caso in cui un componente della panchina calchi il terreno di gioco senza l'autorizzazione degli arbitri). Anche Anthony Randolph, in alto a destra, più interessato a scoprire nuovi anfratti delle proprie narici che a dirimere la contesa.

Bonus arte moderna: Giochi d'acqua, Pierre Bonnard, 1906-10.

Real Madrid - Partizan, Yabusele atterra Exum

Sei in spiaggia d'estate. Hai voglia di farti un bagno ma nessuna intenzione di tuffarti di corsa. Entri pian piano, gradualmente, avvisando i tuoi amici. "Non schizzate, per favore". Arriva il simpaticone di turno che, sentendosi Anita Ekberg nella vasca di Fontana di Trevi, immerge le mani nell'acqua e poi fa mulinare le braccia nella tua direzione.

Sei tutto grondante. Ti passi una mano sul volto e sfreghi gli occhi per toglierti la sensazione di salato dal viso. Con piccoli sputi impedisci alle gocce di entrare in bocca facendoti assaporare il liquido salmastro. Soprattutto: mediti vendetta. Hai fatto una richiesta gentile e non sei stato ascoltato, quindi l'emisfero razionale del cervello viene silenziato. Quello istintivo ed emozionale prende il sopravvento e non ti fa ragionare. "Adesso lo affogo!". Ti avventi sul tuo "amico", lo afferri da sotto le ascelle con entrambe le braccia e lo trascini sott'acqua finché non ti implora di risparmiarlo. Pochi secondi di cieca violenza, finché non torna a regnare la razionalità. La stessa violenza con cui Guerschon Yabusele si è avvinghiato a Dante Exum e l'ha trascinato giù con una mossa simile alla German Suplex. Giù non nel Mare Adriatico, ma sul duro parquet di un palazzetto di Madrid.

Real Madrid - Partizan, Yabusele atterra Exum

Il francese e l'australiano si erano affrontati diverse volte in carriera, sia in NBA (Celtics per Yabusele, Jazz per Exum) che in EuroLeague (Asvel e Real il primo, Barcellona e Partizan il secondo), ma in nessuna delle occasioni vi erano state avvisaglie di tanta antipatia reciproca.

Giustizia e Pace, Jacopo Palma il Giovane, 1620.

Real Madrid - Partizan, Fernandez e Obradovic discutono al termine della rissa

Rudy Fernandez e Zeljko Obradovic. Il capitano della squadra che ha scatenato tutto e l'allenatore degli aggrediti. Chi sa di averla combinata grossa e chi sa di dover calmare gli animi di un popolo intero che potrebbe rendere insostenibile la trasferta del Real Madrid in Gara 3. Ambasciatori non portano pena ma cercano di condurre alla pace dopo che la pena inflitta dalla storia, in questo caso dal giudice sportivo, è già abbastanza pesante per tutti. Rabin e Arafat a Washington, Jimmy Carter e Fidel Castro a Cuba. La parola fine non potrà metterla nessuno, tantomeno se si considera l'imminente gara 3 alla Stark Arena. Per qualcuno, Yabusele in primis, rischia di essere una macchia indelebile nel curriculum sportivo e reputazionale. Ma il cessate il fuoco è stato accordato.


  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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