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, 26 Aprile 2023
3 minuti

Considerazioni sparse post Inter-Juventus (1-0)


L’Inter batte una squadra che non esiste.


- All’Inter basta un’attenta prestazione da minimo sindacale per sconfiggere una Juventus desolante, depauperata di ogni singola caratteristica tecnica e umana che servirebbe su un terreno da gioco. Il punteggio finale dice 1-0, ma la differenza tra le due squadre è stata ben più ampia. La Juventus non avrebbe segnato nemmeno se la partita fosse durata fino al 2025, anno di scadenza del contratto da 7 milioni annui di Allegri;

- È stata la mano di Bremer, direbbe Paolo Sorrentino. È stata proprio la sciagurata e sconsiderata mano di Bremer (pessimo anche stasera) nell’ultimo secondo dell’andata a tagliare in due la stagione bianconera. Fin lì, Allegri sembrava in qualche modo essere riuscito a mettere insieme i pezzi e a ricostruire un gruppo di certo mai brillante ma solido, ben centrato e tosto come l’acciaio. Quell’errore di Bremer, come un incantesimo, ha improvvisamente rotto la Juventus, tornata ad essere la squadra brutta e senz’anima di quest’autunno. Stasera non c’era nemmeno l’orgoglio di provarci fino alla fine. Il dato che parla di tre gol nelle sei partite successive tra campionato e coppe, tutti su mischioni da calcio d’angolo, dice tutto. Una squadra che non segna, che non crea calcio è una squadra che non esiste;

- A fine partita Allegri ha parlato di una buona prestazione della squadra e ci si chiede se voglia provocare o se abbia perso definitivamente lucidità. Allegri non puó non essere inchiodato alle sue enormi responsabilità. La formazione schierata nel primo tempo, senza punta, aveva l’aria della disperazione sin dal tunnel; l’approccio quasi turistico alla partita è stato inaccettabile. Anche sulla gestione dei singoli è lecito porsi dei dubbi. Ha senso accantonare per mesi Bonucci per schierarlo titolare in una serata così decisiva? Hanno senso queste passerelle di dieci minuti della controfigura di Pogba? Ha senso colpevolizzare ulteriormente Fagioli dopo l’errore di Reggio Emilia, rimuovendolo di fatto dalle rotazioni? Nel grigio, una notizia inconfutabile da registrare. Mattia Perin dovrebbe essere il portiere titolare della Juventus;

- Mentre Allegri naufraga nelle sue scuse, Simone Inzaghi, re di coppa, gongola. Mister Coppa Italia non si smentisce e tesse la sua solita tela. Dopo i tremori dell’andata, l’Inter gioca una partita di sicurezza e personalità, macchiata solo dal risultato finale decisamente troppo stretto. Quando la partita conta, l’Inter difficilmente sbaglia. Finalmente, le buone notizie europeee sembrano aver dato una spinta anche in terra italiana, dopo settimane di montagne russe, condite da qualche partita oggettivamente non fortunata. La squadra ha i suoi limiti tecnici, è un po’ in là con gli anni e non gioca un grande calcio. Peró Inzaghi ha saputo costruire una macchina affidabile e non era poi banale. L’infortunio dell’ombra di Skriniar, vero o finto che sia, puó essere la chiave di volta di questo finale di stagione, con la coppia Darmian-Dumfries in grande crescita a destra. Çalhanoğlu in regia sembra dare alla squadra dei ritmi diversi rispetto a Brozovic;

- È un vero peccato non vedere riconosciuti i giusti meriti ad un allenatore preparato come Simone Inzaghi, spesso crocefisso senza ragione alcuna da una stampa con cui fa fatica ad andare d’accordo, colpa anche di un carattere schivo che non lo aiuta davanti ai microfoni. Con tre coppe in bacheca, una finale di Coppa Italia e una semifinale di Champions da giocare, uno Scudetto perso al fotofinish in modo incredibile, il giudizio sul lavoro di Inzaghi in nerazzurro meriterebbe elogi più o meno paritari a quelli che riceve (meritatamente) Pioli dall’altra sponda di Milano. La narrazione invece appare ben diversa e dispiace. O meglio, spiaze, come direbbe lui.

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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