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Eddie Howe e Joelinton festeggiano una vittoria in Premier League del Newcastle.
, 25 Aprile 2023

Il Newcastle non è solo una squadra ricca


La programmazione è stata cruciale nel successo dei magpies.

Quando a ottobre 2021 il Newcastle era stato rilevato dal Public Investment Fund, legato a doppio filo al governo dell'Arabia Saudita, i giornali italiani e internazionali si erano lasciati andare in una lista quasi infinita di giocatori e allenatori che la nuova dirigenza avrebbe voluto portare nel Tyneside. La potenza economica dei nuovi proprietari – stimati come i più ricchi del panorama europeo – aveva aperto a ogni scenario. Si era paventato una sorta di dream team che avrebbe vinto la Premier League già da subito, riempiendosi di top player – Tuttosport aveva parlato di De Ligt, altri di Bellingham e Kane – e con in panchina delle figure d’élite del panorama europeo.

Nella realtà il Newcastle non ha mai mostrato il suo strapotere economico. Dopo il rifiuto incassato da Unai Emery per la panchina ha puntato su Eddie Howe e tre mesi dopo aveva impiegato circa cento milioni sul mercato – cifre che sembrano enormi per gli standard italiani ma che sono assolutamente normali per quelli britannici – per rifondare e rinforzare la rosa e tirarsi fuori dalla zona retrocessione.

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Chi a ottobre si aspettava quegli investimenti faraonici è rimasto deluso ma il Newcastle non ha mai mostrato l’intenzione di operare in modo diverso rispetto a un normale club di Premier. Una scelta che si è rivelata vincente: nelle prime 28 partite della gestione Howe, il Newcastle ha raccolto 45 punti – il sesto miglior dato dell’intera Premier League – salvandosi tranquillamente e piazzandosi a metà classifica.

Assecondando la narrazione su un club che ha trovato il codice dei soldi infiniti, potremmo dire che il Newcastle ora si sta giocando la qualificazione in Champions solo in virtù della ricchezza dei suoi proprietari. La realtà, tuttavia, ci dice che questo resta un fattore solo parzialmente incisivo in un campionato in cui squadre neopromosse – Nottingham Forest, Fulham, Aston Villa negli ultimi anni – sono serenamente in grado di investire centinaia di milioni sul mercato, anche senza necessità di giocare in Europa.

Inoltre, le regole interne alla Premier impediscono investimenti incontrollati ai club.

Il Newcastle ha trovato la sua più grande fortuna in Eddie Howe: quella dell'ex manager del Bournemouth è stata, come già per la sua vecchia squadra, una scelta particolarmente centrata proprio per la sua capacità di costruire squadre con un'identità tattica ben definita. Sin dalle prime uscite, il Newcastle di Howe ha espresso un gioco brillante, fondato su una grande intensità in pressione e su un gioco estremamente verticale, dove la bravura nei tagli dei giocatori offensivi – Isak, certamente, ma anche giocatori ereditati dalle gestioni precedenti come Murphy, Joelinton, Willock e Almirón – diventa decisiva.

Nella partita in cui i Magpies hanno demolito ciò che rimane del Tottenham per 6-1, il quarto gol del Newcastle, segnato da Isak, è un manifesto del gioco di Eddie Howe. Il terzino sinistro Dan Burn accorcia su Kulusevski, togliendogli palla e facendola recuperare a Bruno Guimaraes che velocemente si gira e serve in corsa Willock sull’esterno sinistro, il quale trova un bellissimo lancio di esterno da dietro la linea di metà campo e taglia fuori Romero e Dier, mandando Isak solo davanti a Lloris. Il modo in cui il Newcastle è riuscito a ribaltare il campo con tre tocchi – pur con la complicità di un tremendo Tottenham – è rappresentativo del modo in cui la squadra di Howe è arrivata alla sua piena maturazione come squadra dalla marcata identità verticale.

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Un gol che probabilmente resterà negli highlights di questa stagione.

L’impalcatura difensiva, come detto, si regge su un pressing estremamente intenso – il Newcastle è terzo in Premier League per PPDA e per percentuale di azioni interrotte in pressione – in cui uno degli uomini chiave è senza dubbio Joelinton. Abbiamo conosciuto il brasiliano come un attaccante ma nella gestione Howe la sua posizione è stata arretrata fino alla linea dei centrocampisti. Il ripensamento del suo ruolo è forse uno dei più radicali che abbiamo visto negli ultimi 10 anni ma ha prodotto proprio gli effetti desiderati sia per l'organizzazione del Newcastle che per le qualità del brasiliano.

Joelinton non sarà un finalizzatore di alto livello ma è un giocatore con una grande associatività e una grande disposizione al gioco senza palla. In questa stagione ha oscillato tra il ruolo di mezzala del 4-3-3 e quello di esterno alto a sinistra – come nella partita contro il Tottenham – ma i suoi compiti sono sempre rimasti gli stessi: pressare furiosamente e poi portare la palla. In questa stagione Joelinton è tra i migliori centrocampisti della Premier League per duelli aerei vinti, blocchi, intercetti e contrasti ma anche per dribbling tentati e ha buoni numeri anche per le conduzioni progressive. Inoltre, la nuova collocazione ha cambiato il suo modo di approcciare l'area e lo ha portato a essere anche più efficace in finalizzazione, tanto che i suoi 5 gol stagionali in Premier League sono il suo dato migliore da quando è a Newcastle.

Il brasiliano, però, non è stato l'unico giocatore recuperato e rilanciato da Howe. Anche due giocatori apparentemente inadatti a una squadra con ambizioni europee, come Callum Wilson e Jacob Murphy, si sono dimostrati più validi del previsto.

Per entrambi il coinvolgimento in campo è nato essenzialmente da infortuni dei titolari nei rispettivi ruoli ma questo non ha impedito loro di prendersi dei meriti nella grande stagione dei magpies. Wilson aveva iniziato la stagione come titolare ma, in seguito all'acquisto di Isak, era diventato una sorta di dodicesimo uomo. L'infortunio dello svedese a settembre ha permesso a Wilson di ritornare in campo con continuità e segnare 11 gol in Premier League, rendendo questa la terza miglior stagione della sua carriera – la migliore in relazione ai minuti giocati – e consentendogli di ottenere la convocazione al Mondiale in Qatar. Un discorso simile, pur con un impatto meno tangibile, si applica a Murphy, impiegato per sostituire Almirón e creare caos nelle difese avversarie grazie alla sua velocità. I sue due gol nella partita contro il Tottenham lasceranno una traccia importante nell’eventuale qualificazione in Champions League.

Per inclinare la partita contro il Tottenham a Murphy sono serviti meno di due minuti.

Probabilmente il lavoro migliore, però, Howe lo ha fatto con Fabian Schär. Il centrale svizzero non era mai riuscito a imporsi nelle gerarchie del Newcastle sin dal suo arrivo nel 2019 – le 25 presenze nella stagione 21/22 erano il suo massimo prima delle 29 di questa – ma in questa stagione ha costituito, insieme a Sven Botman, una delle migliori coppie della Prenier League. Schär non è mai stato un difensore di primissimo piano ma buona parte della sua carriera si è costruita sulla sua incredibile pulizia tecnica.

Con Howe in panchina, lo svizzero è tornato centrale come mai prima d’ora e le sue qualità in possesso sono diventate subito determinanti. Grazie alla presenza di Botman, che generalmente si prende i compiti di copertura, Schär può aggredire meglio sull’uomo e occupare una posizione più avanzata, da cui può sfruttare anche il suo piede destro per cercare la traccia in diagonale sull’esterno opposto. Schär è uno dei difensori che ha trovato maggior coinvolgimento nella manovra offensiva del Newcastle.

La partita contro il Tottenham ha agito da lente di ingrandimento per quasi tutte le situazioni di gioco ideali dei magpies e queste non hanno fatto eccezione. Sul gol del 2-0 di Joelinton è proprio Schär a pescare il taglio da sinistra del brasiliano con un bellissimo lancio in diagonale da destra mentre il 3-0 di Murphy nasce da una pressione efficace dello svizzero su Son, portata ben oltre la metà campo.

Un gol manifesto dell'importanza di Schär nel Newcastle.

L’unico a non aver brillato, nonostante un assist e qualche bella giocata, nella demolizione del Tottenham è stato forse il giocatore che si è preso più gli highlights della stagione del Newcastle: Miguel Almirón. Il paraguaiano è stato ampiamente il giocatore che ha regalato le giocate più belle della stagione e, soprattutto nel periodo precedente la pausa mondiale, ha trovato il miglior periodo di forma della sua carriera. È abbastanza facile ricondurre le sue performance a un momento di brillantezza estemporanea, d’altronde i suoi 11 gol stagionali – numeri mai avvicinati in Europa – vengono da appena 6 expected goals. Inoltre, non si può dire che abbia brillato sul piano della rifinitura – un solo assist da 0.09 expected assists per 90’ – ma Howe non ha mai rinunciato a lui per le sue capacità senza palla.

Almirón, infatti, si è adattato molto bene all’impianto di pressing di Howe e la sua capacità di tentare costantemente corse in profondità e tagli è stata vitale anche nell’allungare le difese avversarie. I gol che ha saputo aggiungere a questo lavoro sono anche la naturale espressione di un giocatore dalle qualità evidenti ma che, grazie al lavoro di Howe, ha saputo anche trovare maggior fiducia nelle proprie capacità.

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Almirón detta prima accenna il taglio, poi torna indietro, si associa e taglia, segnando un gol assurdo.

È chiaro che per trasformare una squadra di metà classifica in una capace di piazzarsi davanti a Liverpool, Tottenham e Chelsea un intervento da fuori è necessario. I 300 milioni investiti in 18 mesi dalla dirigenza del Newcastle sono una cifra importante – anche se, questo va sottolineato, non fuori scala per gli standard inglesi – ma a paragone con gli investimenti, di simile entità, di molte squadre hanno reso enormemente di più. Se si escludono Chris Wood, preso in emergenza per sostituire l’infortunato Wilson a gennaio 2022, e Matt Targett, attualmente una seconda linea, tutti i giocatori acquistati dalla nuova direzione sportiva del Newcastle stanno rendendo a un livello altissimo.

Guardando agli acquisti dello scorso gennaio, Kieran Trippier è attualmente il miglior esterno per passaggi chiave, expected assists e cross tentati in un campionato in cui militano gran parte dei migliori interpreti del ruolo. Per Bruno Guimaraes si può applicare un discorso simile: il brasiliano ha la grande qualità di assolvere a tante funzioni diverse, che vanno dal recupero palla alle conduzioni ai passaggi e, pur non essendo a un livello top in nessun aspetto, riesce a mantenere un floor incredibilmente alto.

Le compilation di Bruno Guimaraes includono una varietà enorme di giocate in entrambi gli estremi del campo.

Non è un caso che il principale momento di flessione della squadra – arrivato con tre sconfitte consecutive contro Liverpool, Manchester City e Manchester United – sia coinciso con la sua assenza dal campo per una squalifica. Al loro fianco si sono poi fatti vedere a livelli molto alti sia Nick Pope – il portiere meno battuto e con più clean sheets in Premier League – che Sven Botman. Tutti questi acquisti hanno pesato per circa un centinaio di milioni di cartellini sulle casse del club ma hanno portato dei giocatori funzionali e che, grazie al lavoro di Howe, si sono trovati immediatamente valorizzati. L’unico ad aver tardato a inserirsi è stato per paradosso anche l’acquisto più costoso della storia del Newcastle, quell’Alexander Isak che però è stato anche a lungo infortunato e ha trovato continuità solo nelle ultime settimane.

La strategia del Newcastle sarà meno esplosiva di quella di altri club con disponibilità infinite come Chelsea e PSG ma ha funzionato brillantemente nel costruire una squadra di alto livello in breve tempo. Oggi il Newcastle è terzo in classifica, ha disputato una finale di Coppa di Lega e ha ancora la miglior difesa della Premier League, risultati che nessun addetto ai lavori avrebbe pronosticato in estate.

La scelta della dirigenza dei magpies di puntare su profili vicini alla piena affermazione ma ancora sufficientemente grezzi da essere modellabili sulle idee del manager ha contribuito a creare un sistema che asseconda e valorizza il talento a disposizione, esaltando anche giocatori apparentemente inadatti a una squadra di alto livello. Eddie Howe, in questo senso, ha avuto una grande abilità nel costruire questo sistema e si è mostrato un manager brillante per la capacità di conferire un’identità chiara e riconoscibile alla sua squadra. La qualificazione alle prossime coppe europee ne è solo il giusto riconoscimento.  


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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