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, 23 Aprile 2023

Considerazioni sparse post Milan-Lecce (2-0)


A San Siro va in onda il "Rafa Leao show" contro una squadra in grande difficoltà fisica.


- Si fatica a ricordare l'ultima rete del Milan arrivata su uno schema da palla inattiva, ma quella di Leao è veramente pregevole. Il cross di Tonali, dopo lo scambio con Messias, è perfetto per l'inserimento del portoghese sul secondo palo, che con uno stacco imperioso mostra a tutti che nel suo repertorio non ci sono soltanto corsa, dribbling e tocchi di fino, con buona pace di Gendrey che fino a quel momento era riuscito a tenerlo più o meno a freno. Sontuosa la prestazione dell'attaccante rossonero, che quando si diverte riesce a dare il meglio di sé, lasciandosi ogni tanto andare a qualche giocata per il pubblico. Il secondo goal, arrivato all'ennesima azione personale, è un colpo da biliardo che fa esplodere San Siro, prima di vederlo giustamente richiamare in panchina per preservarne l'integrità fisica;

- I capelli di Theo Hernandez sono illegali ovunque tranne che nella terra dei Trolls e sui campi di calcio. Dato che è di quest'ultima cosa che parliamo, la verità è che delle scelte estetiche del francese ce ne importa il giusto e quello che conta è soltanto ciò che fa vedere sulla fascia sinistra, dove Pioli gli chiede di stare sempre alto e lui non si fa pregare, portandosi dietro la difesa avversaria, che più volte è costretta a fermarlo con le cattive. Se l'esterno del Milan può permettersi di giocare in questo modo, per un'ora, è anche merito di Tonali, che nelle ultime settimane è tornato a giocare al top, tappando falle ovunque ce ne sia bisogno e dando conseguentemente sicurezza a tutta la squadra quando alza il baricentro;

- Se nel girone d'andata il Lecce si poteva considerare una delle sorprese positive del campionato, al di là di ogni ragionevole dubbio, gli ultimi due mesi la squadra salentina sembra l'ombra di quel gruppo che ci aveva abituato a fare risultato anche contro le "grandi", giocando pure un buon calcio. La squadra allenata da Baroni appare fisicamente appannata ed é costretta ad aspettare molto bassa per non trovarsi perennemente in ritardo sul pallone, cosa che comunque avviene spesso, coi centrocampisti superati in velocità dalle "frecce" rossonere, contenute a suon di falli solo finché è stato possibile. Una cosa è certa: in questa squadra, uno come Strefezza non dovrebbe mai stare fuori;

- Il risultato di oggi, figlio di una prestazione più che convincente da parte del Milan, è la riprova che per gestire fisicamente le forze della squadra col doppio impegno non è necessario stravolgerla e che la scelta di partire con la formazione migliore possibile, per pensare a proteggere i calciatori più importanti a match in corso, paga sempre di più rispetto ad un turnover esagerato. Questo è ciò che Pioli dovrà fare da qui a fine stagione per non vedere la sua squadra estromessa dalla lotta per il quarto posto, che col ritorno della Juventus nei piani alti si fa sempre più accesa, ma allo stesso tempo non rinunciare al sogno di riportare i rossoneri a Istanbul, diciotto anni dopo la "tragica" finale contro il Liverpool;

- In una serata che ha visto Maignan dormire sonni tranquilli, nella retroguardia rossonera non si è visto il migliore Kalulu, che a livello di ritmo partita sembra pagare un po' l'impiego ridotto nell'ultimo periodo, soprattutto nel ruolo di terzino destro. Bene Tomori e benino Thiaw, che però deve imparare a limitare la propria impetuosità per evitare di cascare nuovamente in errori gravi. Sufficiente la prova di Brahim Diaz, al contrario di Rebic che ha passato la serata (come spesso gli capita) a sbattere contro i difensori avversari, incaponendosi nei dribbling. Sponda Lecce, invece, difficile trovare qualcuno di sufficiente, ad esclusione di un Falcone bersagliato e incolpevole sui goal avversari. Discreta la prova degli esterni nella prima frazione, finché ha retto la gamba, per poi capitolare nell'ultima mezz'ora nonostante i cambi e del già citato Strefezza, che da subentrato ha fatto più di tutti i compagni di reparto in novanta minuti.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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