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Maignan dopo il rigore parato a Kvaratskhelia in Napoli-Milan
, 19 Aprile 2023

San Mike Maignan


Il francese è più delle sue parate.

Kvaratskhelia posiziona il pallone sul dischetto. Lo mette proprio sul gesso, non leggermente più avanti come fanno la maggior parte dei rigoristi, quasi come un tic nervoso. Non guarda mai il suo avversario, Mike Maignan. In tutti i duelli ai limiti del mitologico che la cinematografia far west ci ha regalato, la sfida di sguardi è sempre fondamentale. Kvara la rifiuta, guarda solo il pallone. Uno sguardo basso, tanto serio quanto spaventato. Forse teme di scoprire nel volto del portiere francese un sorriso sicuro e compiaciuto che lo destabilizzerebbe ulteriormente. Maignan, tuttavia, non sorride: è assorto in una concentrazione che emana sicurezza. Si soffia le mani, poi le alza in alto per sembrare ancora più grosso di quello che è. Non le abbasserà più, le terrà protese verso il cielo fino all’ultimo momento, in modo che siano già distese per la parata. Kvara parte e tira incrociando il suo destro, Maignan lo intuisce e para splendidamente. Non offre neanche una seconda possibilità ai suoi avversari, dato che la respinta va direttamente in angolo.

Si rialza da terra senza battere ciglio, come fosse tutto nella norma, alza un dito verso il cielo come ringraziamento. Tutti i compagni abbracciano il loro leader difensivo, in particolare Tomori, che fino a un momento prima aveva temuto che il suo tocco di mano avrebbe potuto macchiare la gigantesca prestazione difensiva del Milan nel doppio confronto. Sono loro, i compagni di Maignan, che esultano come se avessero segnato. Lui no. Non si scompone minimamente. Non perde la concentrazione e, da grande comunicatore quale è, richiama tutti a riposizionarsi perché c’è un calcio d’angolo da difendere, e poi altri 15 minuti di apnea.

Nel nostro immaginario, il frame della parata su Kvaratskhelia è andato subito a collocarsi accanto a quella su Di Lorenzo sei giorni prima. La parata che aveva fatto vedere al mondo calcistico internazionale tutta la grandezza di Maignan tra i pali. Uno scatto fulmineo a togliere il pallone da sotto la traversa che aveva reso chiaro a tutti che era lui, Maignan, il fuoriclasse dei rossoneri. Insieme a Rafa Leao ovviamente, che già nella partita di andata aveva servito l’assist a Bennacer e che in quella di ritorno ne ha servito un altro, dopo una cavalcata di 60 metri che è sembrata un omaggio alla giocata che Gullit, 35 anni anni prima, aveva fatto su quello stesso prato, in faccia al giocatore di cui quel prato ora porta il nome. Una serpentina leggera e potente come una discesa su una pista di neve, destinata probabilmente a entrare nella storia del Milan.

Di Maignan, dal canto suo, da una settimana si discute se non sia già il portiere più forte nella storia del club. Sono discorsi vaghi e che non possono trovare una conferma oggettiva. Va detto, però, che Maignan si sta affermando come un portiere decisivo e molto appariscente, capace di entrare negli highlights del Milan di Pioli tanto nella corsa scudetto dello scorso anno, con quelle parate su Pellegri e Cabral, quanto in questo cammino in Champions League. Contro il Tottenham, nel ritorno degli ottavi di finale, si era trovato davanti a una situazione velenosa dopo 90 minuti di inoperosità quasi totale. Un colpo di testa di Harry Kane secco, davanti a cui si è fatto trovare pronto, respingendolo con un guizzo da grande portiere e impedendo di prolungare la sfida nei supplementari.

Nella partita di andata con il Napoli c’è stata la parata su Di Lorenzo che ha fatto il giro dei social e in quest'ultima il rigore parato che ha sollevato i suoi dal lungo assedio finale della squadra di Spalletti. Parate che, col senno del poi, suonano anche come un monito: se vuoi segnare al Milan non basta solo tirare, devi essere in grado di sorprendere Maignan. E nei momenti di maggiore intensità emotiva non è una cosa per tutti. Persino sul gol della bandiera di Osimhen, il francese era arrivato a toccare il pallone, però troppo potente e difficile per essere respinto.

Il ritorno del Milan in una semifinale di Champions League, sedici anni dopo l’ultima volta, ha decisamente il volto del suo portiere. Ed è per questo che si stanno cominciando a far discorsi sulla sua grandezza e sul suo valore. Primo tra tutti il paragone con Dida, il portiere che nell’immaginario milanista è più associato alle notti europee. I due sono legati anche oltre l’aspetto ideologico, visto che Dida è stato il preparatore del francese fino allo scorso luglio. Condividono la stessa esplosività negli interventi, quella caratteristica che nel biennio 2002-2004 aveva portato Carlo Pellegatti a coniare per il portiere brasiliano il soprannome “Dida Baghera la pantera”.

I riflessi di Maignan ricordano molto quelli del brasiliano, in particolare sui tiri da distanza ravvicinata. Poi ovviamente non ci si può sottrarre dal confronto con il suo predecessore diretto: Gianluigi Donnarumma. Col senno del poi sappiamo che il francese non è stato il primo rimpiazzo di Donnarumma disponibile sul mercato, ma un profilo ben individuato e scelto dalla dirigenza rossonera: «Notai Maignan durante la partita contro il Lille in Europa League. Vinsero 3-0 e dissi ai miei collaboratori che bisognava seguirlo» ha raccontato Pioli.

Gli sono bastate poche partite per far smettere di rimpiangere Donnarumma. Sin da subito si è dimostrato un punto di riferimento per i suoi compagni di reparto, che con lui hanno stretto un forte rapporto di fiducia e ammirazione. Dopo la partita con il Napoli, Tomori è andato i microfoni della televisione inglese e, a una domanda sull'argomento da parte di Thierry Henry, ha risposto: «Ci trasmette tanta calma». Aggiungendo poi: «È una grande presenza e fuori dal campo è sempre professionale. Parla tanto della partita e di cosa possiamo fare. È più che un portiere in un certo modo. Ci dà tanto anche quando abbiamo noi il pallone e poi fa interventi come quello su Di Lorenzo».

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Ieri, dopo un’uscita alta durante il recupero, proprio Tomori si era buttato per terra ad abbracciarlo. Lo ha stretto forte, appoggiando la sua testa a quella del portiere. Un’immagine fraterna che restituisce bene che tipo di figura sia per i compagni. L’uomo dello spogliatoio che risolve i problemi: il signor Wolf del Milan se fosse Pulp Fiction. Li risolve così bene che non si può fare altro che volergli bene e ringraziarlo, proprio come fa il personaggio interpretato dallo stesso Tarantino con quello interpretato da Harvey Kietel.

La stagione del Milan, non a caso, aveva preso una brutta piega quando Maignan è stato fuori per infortunio. Nel mese di gennaio i rossoneri sembravano spaesati e frustrati in campo, incapaci di tirare fuori energie positive e prendendosela spesso tra compagni, in particolare con Tatarusanu. L’insofferenza che i compagni hanno dimostrato in più occasioni verso il portiere di riserva dice molto su quanto Mike faccia la differenza in campo, anche in fase di possesso.

Una delle principali differenze tra il calcio contemporaneo e quello del passato riguarda il modo in cui parliamo del coinvolgimento dei portieri, l’abitudine che abbiamo nel valutarli anche per le loro qualità coi piedi. Dopo Manuel Neuer tutti i portieri hanno dovuto adeguarsi alla nuova richiesta di saper eludere la pressione e rompere le linee avversarie coi propri passaggi. Una abilità necessaria nel sistema tutto verticale di Pioli e, infatti, anche Donnarumma aveva dovuto migliorare nelle ultime stagioni, pur continuando a cadere di tanto in tanto in errori che mettevano in ombra i suoi progressi. Con l’arrivo di Maignan, il Milan ha avuto un’arma in più in questo senso, come dimostrano le volte in cui ha trovato gli scatti dei suoi compagni cinquanta metri più avanti. La sua sicurezza e le sue capacità in ogni aspetto del gioco danno al Milan una serenità tangibile.

Poi ci sono le prodezze in porta, la sicurezza che mette nelle uscite alte e la chimica che ha sviluppato con tutti i compagni di reparto. Il Milan ha passato gli ottavi contro il Tottenham schierando una difesa a tre con Thiaw e Kalulu assieme a Tomori, e offrendo una prestazione difensiva straordinaria. Nei quarti è tornata la difesa a quattro e al fianco di Tomori c’era Kjaer, un altro grande difensore dalla grande leadership e dal gioco aereo più sicuro rispetto a quello di Kalulu, un aspetto chiave per affrontare un fuoriclasse del gioco aereo come Osimhen. E, di nuovo, il Milan ha passato il turno grazie a un sistema difensivo organizzato e autorevole, che ha controllato il Napoli non concedendogli occasioni troppo pericolose: nella partita di ritorno il Napoli, escluso il rigore, non ha prodotto alcun tiro da più di 0.23 xG secondo i dati Sofascore. Maignan emana tanta sicurezza ai compagni quanto timore agli avversari.

Nell’ultima pausa per le nazionali, con la Francia, aveva fatto una parata da highlights al 90’ della partita contro l’Irlanda che sembrava simbolica dell’imminente passaggio di consegne tra Lloris e lui. Queste ultime partite di Champions hanno rafforzato la sensazione che Maignan sia davvero un fuoriclasse. Un portiere in grado di entrare nella partita perentoriamente anche negli ultimi minuti, in modo estemporaneo, senza nemmeno doversi scaldare i guantoni prima. Se nella gara di andata dei quarti era dovuto intervenire molte volte prima della parata su Di Lorenzo, nel ritorno quasi non è dovuto intervenire prima del rigore. Dopo quella parata su Kvara, però, si è talmente esaltato da uscire perentorio per bloccare o smanacciare quasi tutti i cross del Napoli – saranno 42 a fine partita. Non si è fatto sorprendere nemmeno dal tiro-cross, forse deviato da Ostigard, al 91’, la sua miglior parata a parte il rigore.

A dirla tutta la parata su Di Lorenzo nella partita di andata potrebbe persino aver condizionato le scelte del Napoli in finalizzazione. Ieri le uniche due volte che Kvaratskhelia è riuscito ad andare via a Calabria ed è arrivato a tu per tu con il portiere, ha deciso di calciare con potenza sparando, in entrambi i casi, il pallone alto, invece di cercare di piazzarlo con lucidità. Non ne avremo una controprova, ma la sensazione è proprio che Maignan sia diventato quel tipo di portiere che ti costringe a pensare più del dovuto a come batterlo.

Esattamente come Neuer contro Messi nella finale mondiale del 2014. Come Courtois contro il Liverpool nella finale di Champions League dello scorso anno. Quando un portiere riesce a entrare nella testa dell’avversario prima ancora che scocchi il tiro, vuol dire che ha un peso specifico differente in campo. Maignan lo ha. Per questo Kvara ha rinunciato a incrociare il suo sguardo prima di calciare il rigore. Per questo oggi ci si chiede quale posto occupi Maignan tra i migliori portieri del mondo, e non ci si sente troppo fuori luogo a pensare che forse è veramente lui, il migliore. Di sicuro negli ultimi sette giorni lo è stato, e tanto gli è bastato per entrare nella gloriosa storia del Milan con la sua contagiosa tranquillità.


  • Classe ’91, è nato a Milano e cresciuto a Torino. È il tipo di persona affascinato da tante cose culturali, forse troppe e guarda caso non sa mai scegliere la preferita. Ama sparire e riapparire tra le luci stroboscopiche e i suoni elettronici dei club. Si crogiola nel ridere e far ridere agli spettacoli di stand up, e resta sempre sorpreso dell’emozione che può regalare un uomo che calcia un pallone. Scrive di sport su Ultimo Uomo, Sportellate e qua e là. Conduce un podcast sul calcio inglese, Britannia. Scrive anche di musica, cinema e tanto altro. Collabora con Seeyousound International Film Festival.

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