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Considerazioni sparse su "Il caso Alex Schwazer"


Quella di Alex Schwazer non è una semplice storia di sport: è una storia di redenzione, di potere e di speranza.


- Alex Schwazer è un personaggio di cui si conoscono molto di più i fallimenti, piuttosto che i successi, quando ancora l'atletica aveva lui come unico faro. A partire dalla sua vittoria nella 50 chilometri di marcia nelle Olimpiadi di Pechino 2008, per l'atleta altoatesino comincia un'altra vita: la solitudine del vincente, la paura di non potersi ripetere. Ed è da qui che nella serie inizia il percorso dentro l’oscuro mondo del doping: quello sistematico e nazionale che riguarda la Russia, o le pratiche illecite di Conconi e Ferrari. Un tunnel nel quale Schwazer cade consapevolmente, con l'impressione di non avere vie d'uscita. La confessione al mondo poco prima di Londra 2012 suona come una liberazione, in un momento in cui manifesta alla madre anche pensieri suicidi. Se c'è un punto positivo da sottolineare nella serie è intanto il sapiente utilizzo delle testimonianze familiari, che hanno saputo raccontare momenti delicati e fino adesso inediti. Quella di Schwazer è stata a lungo anche una storia di depressione: argomento raramente trattato con sufficiente delicatezza, ma che ormai riguarda sempre più sportivi;

- Decidere in seguito di essere allenato da Sandro Donati, uno dei più grandi paladini dell’antidoping, è allo stesso tempo la scelta più giusta e più sbagliata che potesse compiere Schwazer. La volontà di proseguire la sua carriera con la ricerca di una redenzione fa a cazzotti con la scomodità del “Prof”, personaggio da sempre inviso al Coni per le sue numerose battaglie, in primis contro le pratiche di emotrasfusione di Conconi, o anche per casi di broglio come il mezzo metro aggiunto nella gara di salto in lungo a Evangelisti nei Mondiali di atletica di Roma 1987. La sensazione di unità e umanità che traspare dalla collaborazione Schwazer-Donati è evidente e va oltre lo sport: oltre a essere suo allenatore, è stato una spalla forte su cui appoggiarsi anche nei momenti difficili, come quelli che riguardano il secondo riscontro di positività nel 2016 e tutto l’iter giudiziario che ne segue. Anche il lavoro dell'avvocato Brandstatter va oltre la causa legale da portare avanti;

- Quando poco prima delle Olimpiadi di Rio 2016 Schwazer viene trovato nuovamente positivo parte la corsa all’accerchiamento e c’è chi grida alla radiazione definitiva. L’atleta, assieme al suo allenatore, sostiene immediatamente la sua innocenza e ipotizza la manomissione delle provette, entrambi certi dell’intervento truffaldino degli organi di controllo. La gestione di Wada e Iaaf e l'acrimonia degli avversari di Donati somigliano più a una storia di mafia che a una storia di sport: la volontà di persecuzione di un atleta e l'intenzione di insabbiare ogni prova di innocenza fanno rabbrividire. Si comprende come il destino dello sport non sia più in mano alle federazioni, ma agli uomini di potere, che spesso corrompono o vengono corrotti;

- La pretesa di trovare una verità che riabiliti Schwazer agli occhi dell’opinione pubblica è lampante, e lo si capisce dalla distribuzione mondiale della serie. Far conoscere il caso a più paesi ci libera da un provincialismo che da sempre contraddistingue il pensiero sugli episodi di doping in Italia e può dar spazio a un nuovo filone di rivelazioni legate alla corruzione nel mondo dello sport. Questa docu-fiction impone di dare anche un giudizio sui fatti accaduti: per chi scrive è evidente la volontà di eliminare definitivamente Donati – colpendo Schwazer - dal mondo dell’atletica, visti i suoi problematici trascorsi con Wada, Iaaf e Coni. Il marciatore era il bersaglio perfetto, visti i precedenti. La manomissione delle provette in laboratorio, con un meccanismo complesso (che sarebbe potuto essere spiegato più dettagliatamente per i profani in materia scientifica) sembra ormai acclarata da più indizi, come dimostra il Tribunale di Bolzano. Grave come le più alte cariche internazionali non abbiano neanche cercato di celare un complotto contro Schwazer, con occultamenti riscontrati in più episodi anche nelle aule della giustizia: il controllo antidoping il giorno di Capodanno, la comunicazione di una positività a pochi mesi dalle Olimpiadi senza la possibilità di preparare una buona memoria difensiva, la decisione spostata a Rio de Janeiro a pochi giorni dalla gara, il caso della conservazione del secondo campione di urina nei vari laboratori;

- La storia di Alex Schwazer meritava di essere raccontata e speriamo che arrivi anche ai più ardui sostenitori di un suo tradimento, così come a chi non ne conosceva gli sviluppi. Le quattro ore complessive di girato permettono di ricostruire dettagliatamente tutte le faccende che riguardano il marciatore, lasciando spazio a tutte le tesi: sia quelle colpevoliste che quelle innocentiste. Le immagini di repertorio, così come le testimonianze, misurano bene il clima che si registra attorno a questa vicenda complessivamente controversa, con lati ancora da chiarire. Senza cadere nella retorica, Netflix racconta un'ottima storia sportiva di discese e salite, pur consci che oggi la vera battaglia sarà ancora da svolgere nei tribunali. Poteva questa essere una delle ultime occasioni per Schwazer di raccontare la sua vita dentro e fuori la disciplina sportiva: si è riusciti a organizzare un racconto mai superficiale, intrattenendo lo spettatore, ponendolo in empatia con il protagonista. Il documentario è tutto da vedere, possibilmente in un'unica giornata se avete tempo e voglia. Impossibile a questo punto non sperare in una giustizia, che sembra chiaro da quale parte stare, oltre che in un più complicato ritorno alle gare per dimostrare ancora una volta come sia auspicabile uno sport slegato da logiche di potere.

  • Nato nel 1997 nella provincia toscana e laureato in Scienze della Comunicazione a Siena. Innamorato del calcio grazie alla partita del Torneo di Viareggio che si giocava una volta all'anno nel mio paese e alle VHS con le sfide della Juventus per intero. Tifoso dei bianconeri, dell'Hockey Follonica (squadra della mia città) e della vecchia Montepaschi Siena. Mi emoziona qualsiasi tipo di impresa sportiva e cerco di scoprire prima il lato umano e poi agonistico dei protagonisti nel mondo dello sport. In attesa di ricominciare a studiare, osservo, memorizzo e prendo appunti.

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