
Guida ai Playoff NBA 2023: Western Conference
La stagione regolare non ha fatto sconti a nessuno.
La critica e la narrazione sportiva, quella americana legata all'NBA in particolare, è affetta sempre più dal cosiddetto recency bias. Perciò la conclusione della stagione di Denver e Memphis, prime due classificate a Ovest, ha originato un sacco di interrogativi sulla tenuta di Nuggets e Grizzlies. I Lakers paiono un'armata infermabile, così come i Suns nelle 8 gare in cui Kevin Durant ha indossato la loro canotta, facendo intravedere lampi di onnipotenza cestistica. Gli Warriors sono pur sempre i campioni in carica, i Clippers sono pur sempre i Clippers e un attacco storico come quello di Sacramento è bilanciato da una difesa colabrodo. Mai come quest'anno l'Ovest ha proposto tanti altissimi e bassissimi in tutte coloro che sono arrivate ai Playoff. Certezze? Poche. Abbiamo provato a presentarne alcune, scegliendo un giocatore e un aspetto particolarmente interessante per ciascuna squadra.
Denver Nuggets vs Minnesota Timberwolves
I Nuggets faticano a proteggere il ferro
Concedere 29.9 conclusioni entro i 6 piedi non è un dato di per sé preoccupante. Se poi si lasciano anche convertire nel 67.6% dei casi (3° peggior dato NBA), la questione assume connotati più gravi. Nonostante ciò che possono dire le statistiche avanzate, Jokic continuerà a essere un target delle penetrazioni avversarie. Sarà necessario uno step ulteriore dei difensori sul perimetro: per Murray sarà una questione banalmente di gambe, mentre Caldwell-Pope e Gordon saranno i primi incaricati a settare il tono dei quintetti in toto, Michael Porter Jr incluso. Non è da escludere, in tal senso, aumento cospicuo del minutaggio del rookie Christian Braun per l’evenienza. In teoria, il miglior modo di usare Jokic in difesa è farlo salire aggressivo sul PnR, per obbligare il portatore a liberarsi della palla e dare al serbo più tempo per riaccoppiarsi con un attaccante. Il problema è che per fare cosi tutti gli altri devono massacrarsi di scramble switch, e gestire una o più serie così non è sostenibile.
Il giocatore da seguire: Jamal Murray
Come può una squadra che ha vinto la regular season avere ancora un margine di potenziale ancora inesplorato da scoprire in sede di play-off? Se il suo secondo miglior giocatore, Jamal Murray, ha accumulato, per distacco, le sue prestazioni più memorabili in una precedente edizione della post-season. Le serie della bolla nel 2020 di Murray sono ben impresse nella mente di tutti, anche e soprattutto perché quello è stato l’ultimo vero Jamal. Alla deadline 2021, con l’arrivo di Aaron Gordon, Denver è stata, per una decina di partite, una delle squadre potenzialmente più devastanti della storia dell’NBA. Contro Golden State, però, ecco il fattaccio: rottura del legamento crociato del ginocchio e stagione successiva saltata. Il rientro nel 2022/2023 è stato centellinato per avere un Murray a lucido in questo momento della stagione. Vedremo di nuovo quel Blue Arrow o una copia sbiadita? Tra una Denver da titolo e uno Jokic di nuovo da solo sull’isola, è questa la discriminante.
Le speranze di Denver sono di rivederlo così
Minnesota deve sforzarsi di far circolare il pallone
Il 39.2% da tre punti, secondo miglior numero dietro a quello dei Philadelphia 76ers, deve essere un dato preso con le pinze. Con Gobert in campo i tentativi e la conversione dei tiri dalla lunga distanza diminuiscono drasticamente. Dopo la trade che ha portato Mike Conley in cabina di regia, i 28.2 assist di media è il risultato di un’incostanza raramente vista. Con Towns sul perimetro ed Edwards ad attaccare il ferro la fluidità è ai massimi livelli NBA, con Gobert a gravitare e fagocitare le attenzioni al ferro è tutto un altro discorso. Se l’attacco di Minnesota riuscirà a non battere in testa, ecco che il viaggio di aprile potrà vedere un paio di fermate in più, dopo la vittoria nel Play-In contro OKC.
Il giocatore da seguire: Rudy Gobert
In una gara di simpatia e buona narrativa Rudy Gobert arriverebbe tranquillamente ultimo con margine: il recente pugno a Kyle Anderson durante un time out è solo l’ultimo esempio e probabilmente nessuno a Minnesota vorrebbe più vederlo. Come se non bastasse, i Timberwolves giocano meglio e vincono di più senza di lui, ma restano costretti a giustificare l’enorme investimento fatto su di lui in estate. Inevitabilmente i play-off restano l'occasione migliore per far cambiare idea a tutti.
Memphis Grizzlies vs Los Angeles Lakers
I Grizzlies devono evitare gli ingorghi
Morant è un finisher di altissimo livello, soprattutto in rapporto al telaio fisico donatogli da Madre Natura. Per sfruttare le sgasate al ferro di Ja, però, i Grizzlies devono fargli fisicamente spazio. Da questo punto di vista – e praticamente solo da questo, purtroppo per Memphis – gli infortuni di Clarke e Adams apriranno il pitturato alle evoluzioni di Morant. In stagione i quintetti di Jenkins sono stati attorno alla media NBA per triple tentate – 34.2, 12° valore – con risultati decisamente rivedibili – 35.1%, 23° valore. L’essere la miglior squadra a rimbalzo dopo Milwaukee potrebbe non bastare più avanti.
Il giocatore da seguire: Jaren Jackson Jr
Potevamo scegliere il controverso e contestato Dillon Brooks, chiamato a dimostrare con una postseason praticamente immacolata le dichiarazioni e gli atteggiamenti al limite della tracotanza mostrati in RS. I numeri nella propria metà campo sono fuori da ogni logica. Un breve esempio: 3.0 stoppate a partita, 43,6% concesso agli avversari quando contesta un loro tiro, 9,6% BLK% – quasi un possesso difensivo su 10 di Memphis si conclude con una stoppata di Jackson. Insieme a Claxton, guida la NBA per stocks – stoppate + palle rubate – ma le sue 254 sono arrivate in 13 partite e quasi 500’ in meno di gioco. Memphis senza di lui ha il 20° rendimento difensivo, con lui il 3°. Senza Morant ha dimostrato di saper elevare anche la propria influenza offensiva. Arma totale? Apparentemente sì, ma attenzione: i 5.9 falli su 100 possessi rischiano di costringere coach Jenkins a dover fare a meno di lui nei momenti tirati della partita. L’assenza di Clarke e Adams, la sua predisposizione al fallo e avere di fronte Davis sembrano gli ingredienti per la tempesta perfetta: può essere la serie che lo definisce come superstar ma può anche essere un upset, nel senso più negativo del termine.
Un piccolo compendio di cosa dovranno affrontare LeBron e AD.
I Lakers sono diventati maestri nella gestione dei falli
Nel finale di stagione regolare si ironizzava sul possibile primo turno coi Sacramento Kings, con la riedizione della serie del 2002, la questione arbitrale e i fischi contestati. 16.4 falli contro, 22.1 a favore, migliori dati in entrambe le voci nella Lega, sono numeri del 2023 e non di una ventina di anni fa: la capacità dei losangelini di mettere pressione al ferro avversario e di andare in lunetta sono indiscutibili. 28.3 liberi a partita sono un dato preoccupante, sì, ma per la gestione dei minutaggi avversari. Dopo l’ASG il ruolino di marcia è da titolo: 16-7, 2° record NBA. I Lakers arrivano sicuramente con molte motivazioni.
Il giocatore da seguire: Anthony Davis
7.9 liberi (11° in NBA), 12.5 rimbalzi di media (migliore in NBA), 2.0 stoppate (6° in NBA), 40 doppie doppie su 56 partite. Servono altre cifre grezze per determinare quanto Anthony Davis in condizione sia in grado di incidere? Per alcuni sprazzi di questa stagione era sembrato di rivedere la versione di Davis che la bolla di Orlando aveva offerto agli spettatori di Zoom per un paio di mesi. La squadra è ancora di LeBron ma attorno al Re c’è comunque troppo poco tiro per garantire una stabile pericolosità offensiva. Il lavoro ai fianchi di Davis sotto canestro sarà basilare. Rimane solo da capire quanto ne subiranno le conseguenze le difese avversarie e quanto la fragile muscolatura di Davis.
Anche Davis si è messo in mostra nel play-in
Sacramento Kings vs Golden State Warriors
L'attacco dei Kings è formidabile
Non volendo considerare le San Antonio, le Detroit e le Houston di questa stagione come delle squadre da NBA, ecco che i numeri difensivi di Sacramento sono i peggiori della Lega. Com’è possibile, per una squadra che ha chiuso al terzo posto a Ovest? Semplice: quello di Sacramento è un attacco a livelli siderali, che trova precedenti storici solo nei Warriors degli Hamptons Five. In Regular Season Sacramento è spesso riuscita a vincere facendone uno in più. Sacramento ha raccolto il miglior record in trasferta della regular season, Golden State il peggiore. Sarebbe un pronostico facile se dall'altra parte non ci fossero i campioni in carica.
Il giocatore da seguire: Keegan Murray
A essere generosi è il quarto giocatore più appariscente e “pesante” nell’economia di Sacramento. Fox, Sabonis e Huerter catturano l’attenzione di appassionati e occasionali e, purtroppo per il rookie da Iowa, la sua stagione e il suo apporto rischiano di passare troppo in sordina. La modalità “Win Now” dei Kings lo ha fatto preferire a giovani con potenziale maggiore per avere un usato sicuro e garantito nell’immediato. Keegan Murray doveva essere un ventiduennenne utile per le rotazioni da play-off nel giro di una decina di mesi e, alla fine, lo è diventato. 2.6 triple realizzate a gara, il 41.1% di quelle tentate: nessun giocatore al primo anno nella Lega ne aveva realizzate così tante. Non sappiamo con chi lo accoppierà Mike Brown nella metà campo difensiva ma anche da qui si scriveranno gli ultimi capitoli della storia più bella di questa stagione NBA.
Golden State soffre la pressione?
Nelle 41 partite conclusesi entro i 5 punti di scarto nel 2022/2023, Golden State è 20-21. Il 39.7% al tiro nei finali punto a punto è la terza peggior percentuale della Lega – o la peggiore, sempre tornando al discorso di come si vogliano considerare Houston e Detroit. Le 1.3 palle perse sono anch'esse il terzo peggior dato dopo quelli di Huston e San Antonio. In questa stagione i Warriors hanno sofferto pesantemente le partite più tese. Le lacune a rimbalzo hanno costretto Myers a doversi riprendere, strapagando, Gary Payton II alla Deadline di febbraio. Segnali tutt’altro che rosei, insomma. Rudy Tomjanovich è conosciuto ai più, alternativamente, per The Punch (1977) o per la massima pronunciata nel 1995: "Mai sottovalutare il cuore di un campione". Massima che possiamo far valere anche per questi Warriors.
Il giocatore da seguire: Andrew Wiggins
Nessuna cifra, nessun video, nessuno schema. Non avrebbe senso andare a valutare l’importanza di Wiggins nell’ecosistema Warriors di questa stagione. Non sappiamo nemmeno quando e quanto rivedremo quello che, se non fossero esistite gara-5 e gara-6 delle scorse NBA Finals, sarebbe stato il più accreditato a vincere il premio di MVP. Già solo il fatto che ci sia questa possibilità dovrebbe essere sufficiente. Nessuno sa ciò che ha passato negli ultimi mesi. Si dice che abbia preferito rimanere a monitorare e a sostenere il più vicino possibile le condizioni critiche del padre. Ora, di comune accordo, con la franchigia, è tornato a rivedersi a San Francisco. Se lo vedremo sul parquet sarà già una vittoria, a prescindere dalla lunghezza del percorso di Golden State.
Questo potrebbe essere il confronto più divertente
Phoenix Suns vs Los Angeles Clippers
Il quintetto migliore è dei Suns, ma poi?
Phoenix ha tra le sue fila uno dei, qualora foste ingenerosi con lui, tre migliori giocatori del mondo; una coppia di stelle relativamente giovani che garantiscono attacco e difesa competentissime già adesso e un floor general che ha ormai perso un passo ma ancora in grado di influenzare il metro arbitrale e di far girare il pallone con la precisione di un orologio svizzero. Come potrebbe non essere la favorita al titolo? L'unico, gigantesco, dubbio che accompagna l'attesa per i Playoffs dei Suns è l'amalgama: con Kevin Durant in campo sono 8-0, con una difesa già ordinata ma con alcune lacune e un attacco che ha mostrato alcuni dei maestosi brani che potrebbe produrre con continuità. Abbiamo visto troppo poca Phoenix per fidarci ciecamente della struttura di Monty Williams: Paul-Booker-Durant-Ayton-Okogie è una closing lineup praticamente indifendibile, ma gli interrogativi sulla taglia a rimbalzo e la difesa perimetrale sono ancora da dipanare.
Il giocatore da seguire: DeAndre Ayton
La franchigia dell'Arizona ha scelto lui prima di Trae Young e Luka Doncic. Credevano che la coppia con Devin Booker potesse complementarsi alla perfezione: una guardia che creasse per sé stesso a livelli elitari e un centro che colmasse le sue lacune dal lato difensivo. Al suo secondo anno, DeAndre Ayton si è rivelato il giocatore dall'impatto più sorprendente nella cavalcata 2021 conclusasi a gara-6 delle Finals. Fino a che ha avuto benzina, il centro bahamense ha sostenuto la marcatura di Giannis senza sfigurare. Poi sono arrivate le dichiarazioni sibilline, la querelle in free agency e la firma sul max contract quasi controvoglia, messa solo perché l'ex proprietario ha avuto la decenza di pareggiare l'offerta degli Indiana Pacers. Con compiti e aspettative limitate in zona offensiva, Ayton è chiamato a innalzare i giri dell'intensità sotto canestro e negli switch difensivi. DeAndre sa essere un anonimo e frustrante comprimario una sera, un fattore determinante e decisivo quella dopo: se riesce a mantenere uno standard performativo alto per un paio di mesi, alla prossima Opening Night potrebbe trovarsi con un Anello in più alle dita.
I due migliori giocatori della serie nel loro momento migliore
L'ennesimo, fragoroso psicodramma Clippers
Fisicità sugli esterni. Profondità del roster. Pressione al ferro con tutti e 5 gli uomini in campo. Atletismo in tutte le taglie. Punti facili da raggranellare nelle situazioni di 2nd chance. Le armi dei Los Angeles Clippers sono molte, a ben vedere, sia nella serie coi Suns che nell'eventuale prosieguo. "Sì, ma c'è sempre scritto sulla maglia...", asserirebbe Federico Buffa. Non ce la sentiamo di smentire l'avvocato: l'infortunio a Paul George nelle ultime uscite di Regular Season dovrebbero tenerlo fuori per le prime due gare della serie. I perdenti per antonomasia dell'NBA sembrano aderire alla propria storia: in stagione George e Leonard hanno condiviso il parquet in 38 partite per un totale di 995'. Pochissimi, considerato che il progetto ruota – o, meglio, ruoterebbe: il condizionale, anche in questi play-off, è d'obbligo – intorno a loro.
Il giocatore da seguire: Russell Westbrook
Brodie è un giocatore ormai anacronistico, ancorato alla convinzione che un atletismo fuori scala e una competitività anormale siano sufficienti per essere vincenti nell'NBA contemporanea. Non ha mai sviluppato un tiro affidabile, l'impegno difensivo è intermittente, la riluttanza nel riciclarsi da bloccante in uno short roll è manifesta. Un agonista come Russ, tuttavia, potrebbe non calcare mai più un parquet NBA. Di fronte a lui l'amico-nemico Kevin Durant e il mai amato Chris Paul: cosa chiedere di più a una serie da sfavoriti in cui Westbrook sarà costantemente sul punto di esplodere, emotivamente e tecnicamente? Perché l'NBA, in fondo, è where amazing happens. Nel bene e nel male.
(Si ringrazia @andrea_snaddy, al secolo Andrea Snaidero, per la collaborazione)
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