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, 16 Aprile 2023

Considerazioni sparse post Torino-Salernitana (1-1)


Un pareggio-brodino, nel bene e nel male: Torino e Salernitana valgono esattamente i punti che hanno in classifica.


- Torino e Salernitana, oltre al colore che dal colore delle casacche, sono accomunate dal non avere granchè da chieder a questo scampolo di stagione. Da una parte i padroni di casa nutrono oramai speranze europee prossime allo zero, dall’altra i campani aspettano solo l’aritmetica per sancire la salvezza. Ne esce un pareggio che serve a tutti e non serve a nessuno: la Salernitana è oramai abituata a questa politica da formichina, mentre il Torino da un lato interrompe un trend casalingo di sconfitte, ma dall’altra continua a rimandare l’appuntamento con la vittoria. In una giornata con tanti pareggi, questo 1-1 permette ad entrambe di conservare uno status quo che le vede in una situazione di classifica magari non entusiasmante, ma sicuramente sufficiente rispetto ai pronostici iniziali;

- E’ la partita dei Tonny: la apre Vilhena e la chiude Sanabria. Amici fantacalcisti, segnatevi il rendimento di questi due come interessanti slot secondari per le vostre rose: il centrocampista olandese (di origini angolane) conferma il suo vizio del gol andando a segno per la quarta volta stagionale, peraltro con una prodezza balistica, annoverando il Torino tra le sue vittime preferite, oltre a garantire la consueta intensità nelle due fasi. La punta granata in questa stagione ha battuto il suo record di marcature in Serie A mettendo a segno la sua nona rete e tornando al gol all’Olimpico. Se i numeri stagionali non sono da bomber, nel 2023 però il centravanti di Juric è il secondo attaccante più prolifico del campionato: in una squadra che soffre di sterilità offensiva cronica e che non ha un ricambio in quel ruolo (Pellegri si è nuovamente infortunato in riscaldamento), il paraguaiano è una novità positiva e per la prima volta potrebbe raggiungere la doppia cifra nel campionato italiano;

- La Salernitana sembra aver trovato il modo di mascherare i propri problemi difensivi: la retroguardia ospite spesso non era sembrata impeccabile in passato, costringendo Memo Ochoa a diversi miracoli, mentre stavolta l’estremo difensore ha dovuto effettuare solamente due parate importanti. Quella di Paulo Sousa sembra in fin dei conti una squadra più attenta di quella vista con Nicola, che ha il grosso merito di non uscire dalle partite: d’altro canto però i campani non osano più di tanto, basti pensare che il gol è figlio dell’unico tiro in porta realizzato oggi, e non è casuale che sul prato dell’Olimpico arrivi il sesto pareggio consecutivo. La salvezza arriverà a suon di questi piccoli passi, ma per ambire a qualcosa di più servirebbe qualche squillo che ad oggi non c'è: resta il fatto che questi due ultimi punti, raccolti con prestazioni positive con Inter e Torino, hanno una valenza che sarebbe inopportuno sottovalutare;

- Il Torino veniva da 2 sconfitte interne consecutive: il trend negativo viene interrotto, ma questo pareggio sembra più un brodino che non può lasciare soddisfatti i granata. I motivi dello scarso rendimento casalingo si potrebbero ricercare su più livelli: quello del gioco, dove i granata quando si trovano davanti a squadre chiuse difficilmente riescono ad incidere, e quello ambientale, perché la tifoseria granata, pur presente, non riesce a trovare francamente entusiasmo per una squadra che da anni, se va bene, si piazza a metà classifica. I granata hanno tre punti in più dell’anno scorso nonostante abbiano perso la loro spina dorsale (Bremer, Pobega, Mandragora, Lukic,Brekalo, Belotti) , ma la matematica non sembra esser sufficiente ad esaltare un pubblico che non vede quella progettualità che garantirebbe un salto in avanti. L’annoso problema delle ambizioni di Cairo insomma trova riscontro proprio tra le mura dell’Olimpico, dove il Toro dovrebbe costruire le sue fortune: si può scegliere che lato della medaglia guardare, ma la sensazione è che si tratti di stagioni della marmotta;

- Capitolo singoli: tra i padroni di casa il MVP è senza dubbio Radonjic, che dopo le sfuriate seguite al derby sembra essere tornato sui livelli di inizio stagione, anche se manca di lucidità sotto porta. Positivi anche Sanabria e Miranchuk, che costruiscono l’azione del pareggio, mentre più di un dubbio riguarda il centrocampo, dove il duo Ilic/Ricci, a prescinder dall’infortunio del secondo, sembra davvero leggero, e si fa sentire la mancanza dei muscoli e della gamba di Mandragora e Lukic, salutati in estate ed in gennaio. Tra gli ospiti, continua il buon momento di Bradaric sulla fascia, e a centrocampo Nicolussi Caviglia, Kastanos e Vilhena sembrano decisamente più solidi e intensi dei loro dirimpettai. Juric e Paulo Sousa non hanno giocato a non prenderle, ma le loro squadre hanno dimostrato i pregi e i limiti rappresentati perfettamente dall'aritmetica delle loro classifiche.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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