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, , 13 Aprile 2023

Considerazioni sparse su "Air"


Una pellicola iconica, recitata da un cast iconico, su un momento della storia sportiva iconico: Air volerà al botteghino.


- Le premesse ci sono tutte: storia vera ma narrata da una prospettiva originale, concentrata maggiormente sul "prima" e sul "dietro le quinte" di una delle operazioni di marketing più riuscite e fortunate della storia americana; un cast corale di altissimo profilo che, diretto da Ben Affleck, è stato selezionato di comune accordo col Convitato di Pietra Michael Jordan; la scrittura di Alex Convery che, unita al budget fornito dalla centenaria Warner Bros e da Amazon Studios, si prefigge di ricreare la visione della società afroamericana degli Eighties. Air - La storia del grande salto era un capolavoro annunciato, che non ha saputo deludere le attese per gli amanti del genere, gli adepti del Gioco e qualsiasi spettatore occasionale;

- Sonny Vaccaro - non potendo e volendo mostrare MJ - è l'incarnazione attoriale di His Airness: incallito scommettitore e, in quanto tale, non troppo fortunato; visionario ma recidivo nel puntare sui giocatori sbagliati; tenace, a tal punto di scavalcare l'agente e rivolgersi direttamente alla famiglia Jordan. E la sua fortuna è il suo mostrarsi debole, la sua mancanza di timore reverenziale nell'ammettere di essere, come le scarpe, "sovversive ed egoriferite". Matt Damon non avrà ripetuto le vette di Will Hunting, Invictus o Martian - tre interpretazioni che gli hanno aperto le porte alla cerimonia degli Oscar -, ma si conferma una delle star più versatili e duttili di Hollywood. Come "ogni scarpa è soltanto una scarpa sino a che qualcuno la indossa", un personaggio cinematografico rimane bidimensionale se manca una piena immedesimazione con esso. A Jimmy Fallon ha raccontato che le riprese hanno occupato 24 giorni di lavoro: in meno di un mese, la performance rimane di altissimo livello. Il regista Ben Affleck, alla prima impresa dietro la cinepresa che non sia definibile thriller o drammatica, veste inoltre i panni dello stravagante Phil Knight, CEO di Nike al confine del cringe e del compassionevole. Jason Bateman è Rob Strasser, direttore dell'area marketing dell'azienda con sede a Beaverton, Oregon, sul ciglio di un esaurimento nervoso a causa di una situazione familiare a dir poco problematica. Loro tre, come tutti gli altri protagonisti della pellicola, non sono mai veramente legati.E tale caratteristica non deve essere vista come una pecca: Air è l'emblema dell'individualismo esasperato che l'ultimo mezzo secolo ha eletto come filosofia di vita, perciò i profili tratteggiati adempiono perfettamente al ruolo ricoperto;

- Matt Damon, Ben Affleck, Jason Bateman, Chris Tucker, Chris Messina, Marlon Wayans: nessuno delude, tutti entusiasmano ma nessuno rimane impresso. Per bravura e per fortuna, però, Air - La storia del grande salto gode di una performance da Oscar di Viola Davis. Il personaggio di Deloris, madre di Jordan, rischiava di scadere nel patetico, ma l'attrice di The Help gli conferisce un'aura di autorevolezza e carisma davvero notevole. Non è un caso che Davis sia praticamente l'unica figura femminile inclusa nel cast da Ben Affleck: chi altra avrebbe potuto reggere il confronto con un soggetto così potente nel copione? Lo sbattere delle palpebre, il movimento degli occhi, l'apertura intermittente della bocca e l'andamento ondivago degli angoli della stessa: ogni minima variazione dell'espressione facciale di Deloris assume un preciso significato, contribuendo a dipingere una donna forte in quanto estremamente consapevole e responsabile;

- Iconico non coincide con perfetto e immacolato. Qualche pecca nel doppiaggio (Olajuwon e Isiah Thomas non sono improbi da pronunciare come negli USA), una colonna sonora decontestualizzata non tanto perché straniante ma in quanto poco aderente alla singola scena e al singolo dialogo (Born in the USA, ad esempio, è scelta come sfondo dei titoli di coda e non quando citata da Rob Strasser), un filo di retorica di troppo nell'ending necessariamente happy (state immaginando la consueta scena con festeggiamenti dell'intera sala, high five e comparse che si abbracciano festanti? Ebbene sì, l'annuncio della firma di Mike è esattamente come ve lo state immaginando...). Iconico significa conforme all'immagine del simboleggiato: allora ben vengano l'estetica anni '80 ai limiti del macchiettistico, ben vengano le ridondanze dialogiche sul puntare tutto su se stessi senza nemmeno contemplare la sconfitta e un possibile inciampo nel cammino, pena il fallimento totale. Ben vengano i riferimenti sin troppo espliciti a pose e oggetti realmente appartenuti ai soggetti rappresentati, esplicitati appena prima dei titoli di coda: l'obiettivo di Air era ostentare la vittoria della scommessa, la considerazione e l'autostima swag di Michael Jordan che hanno segnato un'epoca, una trattativa e un lavoro attorno alla pallacanestro ma che con la palla a spicchi ha poco a che fare che saranno prese a modello nel futuro da atleti professionisti di qualsiasi disciplina;

- Quanto Michael Jordan c'è in Air? No. La domanda è mal posta. Sarebbe da chiedersi quanto Air Michael Jordan ha acconsentito a mostrare, invece. La pellicola di Ben Affleck ha un protagonista che non mostra mai il suo volto, la cui voce si limita a un Pronto? con cui risponde al telefono nella penultima scena del film, che demanda ogni opinione e punto di vista alla madre Deloris. D'altro canto, però, chi avrebbe potuto interpretare Michael Jordan? Non è forse l'unico personaggio dall'aura intoccabile della storia contemporanea, un Crono che fagocita ogni tentativo di imitatio ed aemulatio? L'impressione che Air si è imposto di dare è quella che MJ sia oltre la pallacanestro, oltre il proprio viso, oltre tutto e tutti. Lui è sopra, superiore alla terra, appartenente all'eterea aria. O Air, se preferite. Contate quante volte si è scritto il titolo del film in questi paragrafi e quante si è scritto nome e cognome del #23 dei Bulls. Dovrebbe esserci riuscito.

  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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