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, 8 Aprile 2023

Considerazioni sparse post Torino-Roma (0-1)


Siamo sicuri che Josè sia bollito, sì? I giallorossi annullano il Torino e si prendono tre punti decisivi nella lotta Champions.


- Torino-Roma è la partita che, per contenuti e caratteristiche, probabilmente si avvicina di più all’intestazione di questa pagina: una lotta tra due squadre fisiche, che vedono il campo come un ring senza troppe cerimonie, una più per ritmo e intensità ed una più per massa e kg messi nel rettangolo verde. La partita, come prevedibile, non è bella, la Roma vince di misura: la squadra di Mourinho tiene alla grande il campo, e stavolta non la porta a casa in modo brutto sporco e cattivo, ma facendo prevalere la sua superiorità tecnica e, di fatto, impedendo ai granata di esprimersi. Tre punti meritati e, soprattutto, pesantissimi in chiave Champions;

- La Roma all’inizio “fa il Torino”, con un gegenpressing del tutto inusuale per i suoi crismi attendisti, e questa tattica porta al migliore dei risultati: i granata, sorpresi, nei primi 5’ sbagliano tre uscite per via della pressione avversaria, e la terza costa carissima, perché causa un rigore che, trasformato da Dybala (11 in stagione per lui), incanala la gara esattamente nei binari preferiti per la squadra di Mourinho. Nel secondo tempo, i giallorossi infatti semplicemente controllano, senza nemmeno dannarsi l’anima per difendere il vantaggio di misura: bastano la pulizia tecnica e la precisione del giro palla (che bravi El Sharaawy e Wjinaldum) , infinitamente superiore a quella dei granata, imprecisi e arruffoni, per addormentare la gara e congelare il punteggio. A questo si aggiunga la solita attenzione nelle letture difensive, dove giganteggiano i soliti Smalling e Cristante, e si capisce perché il Torino non abbia praticamente mai impensierito Rui Patricio. Il calcio è un gioco semplice, dice qualcuno: e ci sono serate come questa, in cui effettivamente lo è;

- Il Torino di stasera è tra i più brutti della stagione: Juric aveva rinunciato ai fedelissimi Linetty e Vlasic per il giovane Gineitis e Miranchuk, ma questi ultimi non incidono. A questo si aggiunga che Singo sembra decisamente inibito dalla posizione tattica di Spinazzola, e Buongiorno stavolta incappa in una serata decisamente deludente. Quanto di questo dipende dalla poca verve dei singoli e quanto dal canovaccio tattico imposto degli ospiti? Juric non trova contromisure, e mostra ancora una volta il suo limite maggiore: se il suo metallo pesante non va, trovare una variazione sullo spartito è, per questa squadra, un miraggio. Questa partita è il miglior spot per spiegare come mai i sogni di gloria, per i granata, finiscono qui;

- Mourinho mostra che, in termini utilitaristici e di confronto tattico, ne porta ancora a spasso tanti: la scelta di un atteggiamento “a specchio”, non solo nel modulo ma soprattutto nell’interpretazione, la posizione dei due trequartisti a portar via i braccetti, il falso nueve per non incappare nel duello fisico coi corazzieri granata, le letture difensive precisissime sui movimenti tipo dell’attacco di casa, sono mosse intelligenti e consapevoli di un disegno definito, alla faccia di chi dice che la Roma si difende e spera nella buona sorte. In più, la squadra sembra aver metabolizzato perfettamente alcuni concetti base, tra cui il saper difendere il vantaggio insieme (è l’ennesima volta in stagione che i giallorossi la sbloccano e tengono il risultato, qualcosa vorrà pur dire), costi quel che costi, e soprattutto adottando prestazioni diverse per farlo: talvolta un calcio sporco, talvolta un giro palla superiore (come stasera), talvolta l’attesa di una nuova breccia da trovare. La Roma di oggi è una squadra solida e cinica, che sa metter in campo la sua personalità, esattamente come il suo allenatore. Ora, buttarla sull’annosa diatriba giochisti risultatisti, siamo sicuri che tutte queste cose non facciano parte dell’arte di allenare?

- Non possiamo non dedicare una considerazione al grande ex di giornata, Andrea Belotti, che stasera si è visto l’intera gara dalla panchina. Neanche uno spicciolo, uno scampolo di gara , e non solo per evitargli una accoglienza prevedibile: la realtà è che il Gallo, nella Roma di oggi, non è riuscito ad imporsi, tanto che si vocifera il suo addio dopo una sola stagione. A voler infilare il dito, dritto per dritto, nella piaga, servirebbe eccome al Torino: lo stato dell’arte dell’attacco granata segnala una sterilità cronica, e se i trequartisti sono in ombra, i centravanti non riescon a tener botta, tra Sanabria che storicamente non ha numeri da bomber e Pellegri fuori forma e falcidiato da continui infortuni. Molto probabilmente la scelta estiva del Gallo è stata più che ponderata, ma altrettanto probabilmente in quei 90’ in panchina un pensiero ce l’avrà fatto.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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