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Jack Grealish in campo
, 6 Aprile 2023

Jack Grealish è diventato imprescindibile


Il 2023 ci ha consegnato la miglior versione del trequartista inglese.

È il ventiseiesimo minuto in corso di Manchester City-Liverpool. La squadra di Guardiola è sotto 1-0, svantaggio arrivato 10 minuti prima per mano del solito Salah. Il City ha un calcio d’angolo e porta praticamente tutta la squadra nei pressi dell’area di rigore avversaria. Lo batte Kevin De Bruyne, male, senza precisione e forza, venendo respinto dalla difesa verso il centrocampo. Lì John Stones, da ultimo uomo, commette una sbavatura: un colpo di testa che permette ai Reds di verticalizzare in poche frazioni di secondo su Salah, che punta la metà campo del City completamente sgombra di uomini. L’attaccante egiziano apre il gas e punta, indisturbato, la porta difesa da Ederson.

Sembra tutto inevitabile e scritto: la più facile delle transizioni fiammanti del Liverpool di Klopp. I giocatori del City inseguono il contropiede da loro causato con una corsa disperata, ma sembra tutto inevitabile per il raddoppio. Invece quando Salah arriva al limite dell’area il suo tentativo di assist, un po’ blando per la verità, per Diogo Jota che lo aveva seguito parallelamente viene intercettato da un avversario per poi finire comodo tra la mani del portiere.

Pericolo incredibilmente sventato, il pubblico dell’Etihad tira un sospiro di sollievo e applaude. Forse ancora più forte del solito, perché l'autore del recupero incredibile non è chi ci si aspetterebbe. È stato Jack Grealish, che aveva inseguito la corsa dell’attaccante con determinazione, reggendo il suo passo e, anzi, dimostrandosi in grado di andare ancora più veloce e senza neanche tradire una qualche espressione di stanchezza per lo sforzo compiuto. La telecamera indugia su di lui. È tranquillo in volto, come se fosse tutto nella norma, il suo taglio di capelli ondeggia con il suo passo sopra l’elastico che indossa.

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Chiunque avrebbe esultato come avesse segnato un gol, lui non fa una piega. Torna a occupare il suo posto sull’esterno sinistro, prendendosi il cinque di qualsiasi compagno incroci verso quella direzione. Esattamente 54 secondi e 10 passaggi dopo, Grealish ritocca il pallone, servendo a Julian Alvarez l’assist per il gol del pareggio. Il primo dei quattro che il City rifila ai rivali in quel pomeriggio.

Con quelle due giocate nell’arco di un minuto, Grealish ha cambiato la storia della partita. È una buona esemplificazione sia della mentalità che ha raggiunto sia dell’impatto che ha nella squadra di Guardiola. Ci dice molto più di lui come giocatore questa sequenza che le sue solite giocate da highlights. I dribbling nello stretto, i colpi di tacco, le virate, i tiri a giro con il destro dopo essere rientrato verso il centro del campo. Jack Grealish, con Guardiola, è diventato nel giro di un anno e mezzo carismatico e importante quanto lo era all’Aston Villa. Senza fare neanche tanto rumore, lasciando che le luci della ribalta se le prendessero comunque Haaland e De Bruyne. Solo i più ottimisti innamorati del suo talento possono non dirsi sorpresi.

https://twitter.com/ManCity/status/1642285717261787137
Nella partita con il Liverpool ha trovato anche il gol.

Quando il City ha deciso di investire quei 100 milioni di sterline per prenderlo dall’Aston Villa, molti si sono chiesti se ne valesse la pena. C'erano dubbi su cosa avrebbe potuto portare di nuovo nella rosa di Guardiola, dove c’era abbondanza nel ruolo. Inoltre, tutto indicava che fosse Foden il talento su cui puntare. La cifra spesa era molto alta per un giocatore che si era messo in luce nel contesto protetto in cui era cresciuto, in una squadra che basava le proprie fortune in campo esclusivamente sul suo talento cristallino e il suo carattere competitivo, tanto trascinante quanto irriverente, che facevano di lui un giocatore di culto.

Grealish stesso ha ammesso quanto sia stato difficile calarsi in una realtà totalmente diversa: “Sono arrivato al City dopo essere stato all'Aston Villa per tutta la vita e non ho mai dovuto cambiare. Non mi rendevo conto di quanto sia difficile adattarsi a una squadra e a un allenatore diversi". Il trasloco da Birmingham a Manchester era l'abbandono dalla propria comfort zone: non essere più il centro di un progetto tecnico ma doversi ricostruire all’interno di un contesto più variegato e competitivo; non avere più i riflettori addosso ma dover inseguire i fasci di luce e sfruttarli a pieno.

Era abbastanza scontato che non avrebbe ripetuto facilmente i numeri messi in mostra con la maglia del Villa. Essendo De Bruyne il rifinitore principe della rosa, era difficile immaginare che al City Grealish avrebbe raggiunto la doppia cifra di assist come nell'ultimo anno all'Aston Villa. E, infatti, la prima stagione è stato un tirocinio per Grealish, autore di soli 4 gol e 3 assist stagionali. "Non certo numeri da 100 milioni di sterline", direbbe, forse a ragione, qualcuno.

Un anno e mezzo e dopo, inizia a essere chiaro perché il City abbia preferito investire su di lui anziché su Harry Kane. La disciplina tattica, l’applicazione in fase difensiva e la capacità di attrarre due o tre giocatori avversari su di sé per creare spazio sono i concetti cardine per Guardiola. Grealish ci ha lavorato molto, assorbendo e perfezionando questi principi, integrandoli con il suo gioco fatto di estro e il suo carattere appariscente.

Quest'anno il suo bottino statistico è già a 4 gol e 5 assist, numeri in linea con quelli dell’Aston Villa pur senza avere la stessa centralità. È molto in fiducia: prova giocate difficili sia in rifinitura che in finalizzazione, anche aiutato da un contesto ricco quanto il suo gioco. Non a caso è il giocatore con più falli subiti al minuto in Premier League. Molti di questi calci di punizione sono “micro-partite vinte", piccoli tesori presi dopo un gioco di gambe pulito. Ha perfezionato anche questo lato del suo gioco, cercando il contatto senza esagerare nei tuffi, capendo qual è il momento giusto per cogliere davvero l’avversario in fallo. Qualche tuffo resta, ma ormai sembra più parte del contesto calcistico moderno che una cosa negativa che rischia di etichettarlo.

Se guardiamo le statistiche da un punto di vista superficiale verrebbe da dire che Haaland e il suo bottino di gol sono l’unica grande novità per il Manchester City rispetto alla scorsa stagione ma la realtà è più complessa di così. Guardiola vuole che le sue ali siano alte e larghe per distanziare gli avversari e bloccare i terzini rivali, creando spazio per i creativi giocatori centrali del City: in questo senso, Grealish è forse il giocatore più utile mai avuto da Guardiola nel ruolo di ala sinistra.

Guardiola ha spesso spronato Grealish a osare di più ed essere più aggressivo nelle situazioni di uno contro uno. Attaccare i terzini con più coraggio in modo da creare pericolo, invece di essere conservativo per timore di perdere palla. La sua capacità già citata di prendersi i falli è un appiglio fondamentale in situazioni di difficoltà, una scorciatoia che permette di guadagnare punizioni e spezzare il ritmo. Un occhio alle statistiche ci permette di dire quanto anche il maggior coinvolgimento di Grealish sia vitale nel gioco di Guardiola. Oltre ai falli subiti, è il giocatore del City con il maggior numero di conduzioni progressive (6.4 per 90') e dribbling tentati (4.6). Dribbla e conduce la sfera molto meglio di Mahrez e Foden e questa caratteristica lo rende quasi un unicum nel Manchester City.

Rispetto alla sua ultima stagione nell'Aston Villa, tocca circa gli stessi palloni e dribbla di più. È in flessione per quanto riguarda il contributo nella creazione di occasioni e il volume dei tiri, una cosa fisiologica visto che condivide il campo con più giocatori creativi rispetto a prima. Il portfolio delle giocate chiave resta, comunque, molto lungo. Quando si accentra preferisce i passaggi filtranti con l’esterno per imbeccare i movimenti perpetui di Haaland. In mezzo al campo sa rompere gli schemi con i suoi dribbling di suola. La sua giocata classica, quella che ricorre più spesso nelle sue compilation su YouTube, è il cross morbido con il destro a cercare un taglio in mezzo all’area dopo aver attirato l’attenzione della difesa su di sé.

Nel 2023 ha dimostrato di sapersi esaltare nelle partite importanti. La cosa che più fa la differenza nei discorsi sui grandissimi giocatori. È stato decisivo in entrambe le partite giocate contro l’Arsenal quest’anno. Nel primo confronto, in FA Cup, è stato protagonista del gol di Akè, non tanto per l’assist quanto per aver completamente manipolato l’attenzione degli avversari: Grealish mantiene il pallone incollato al piede nonostante il raddoppio di Saka e Tomiyasu, nascondendo le sue reali intenzioni finché non serve Akè al momento giusto cogliendo tutti di sorpresa (al minuto 2:10 del video qua sotto).

Nella sfida di Premier League contro i Gunners si è acceso negli ultimi venti minuti in maniera incontenibile, segnando il gol del 2-1. Il gol, arrivato accompagnando brillantemente l'azione dall'esterno per poi tagliare e concludere di prima in area, ha rilasciato in lui una dose extra di adrenalina: dopo aver segnato ha ulteriormente alzato i giri del suo gioco sfidando costantemente gli avversari; puntandoli, invitandoli a fermarlo facendogli fallo. Le due partite contro i Gunners sono solo due dei grandi momenti messi in scena quest’anno, arrivati proprio negli scontri diretti più importanti per la squadra, proprio come lo era la partita contro il Liverpool. "Penso che per tutta questa stagione abbia fatto molto bene", ha detto Guardiola dopo la partita coi Reds. “Questo è il Jack Grealish che i fan del Villa conoscono molto bene. Ci crede completamente [in quello che deve fare in campo] e il modo in cui si è comportato quando non giocava è stato perfetto. Ho adorato la standing ovation per lui dei tifosi”.

Grealish è sempre stato un giocatore affascinante dal punto di vista estetico. Vive ogni confronto come una sfida in cui tuffarsi. Ha la stessa grinta irriverente nei duelli individuali di Paul Gascoigne e un gusto per la cura dell'immagine che rimanda a David Beckham. Questo lo rende un giocatore magnetico, il più suadente tra i tanti talenti inglesi emersi negli ultimi anni. Non a caso ha da poco firmato con Puma la partnership più remunerativa di sempre per un calciatore britannico ed è in trattativa per essere brand ambassador di Gucci. È quel calciatore che vorresti giocasse nella tua squadra e che, quando fa qualcosa di grandioso da avversario, non ti fa arrabbiare quanto gli altri.

La sua spocchia in campo non è fine a sé stessa, la usa per plasmare la sua partita. È anche cresciuto caratterialmente, non si incaponisce più nei momenti della gara avversi come in gioventù. È evidente che si sta divertendo, che prova piacere ogni volta che può accarezzare il pallone. Non a caso, fuori dal campo emana un’immagine particolarmente serena e simpatica, che sia impegnato in una seduta di passaggi al volo con Foden o che si dedichi ad un bambino affetto da paralisi cerebrale.

Ha 27 anni, anche se, a guardarlo, ha ancora l’aspetto di un ragazzino, e il suo talento è indubbiamente maturo per lasciare il segno. A volte viene da pensare che sia un peccato che giochi nel City, dove ci sarà sempre qualcuno che gli ruberà la scena, e che se giocasse in un’altra qualsiasi grande inglese potremmo apprezzarlo meglio. Ma la scelta di lavorare con Guardiola si è rivelata la migliore: la sfida di cui aveva bisogno per far crescere aspetti meno appariscenti ma non per questo meno importanti del suo gioco. Non è più il Grealish di Birmingham: si è adattato al nuovo ecosistema, dimostrando una maggior cura per la palla e per i ritmi di gioco. È in grado di accelerare e rallentare quando serve, ma non ha cambiato ruolo e ha mantenuto la vena associativa con i compagni.

Il Grealish che stiamo vedendo, in fondo, è una versione più matura e in fiducia di quella del primo anno a Manchester, come se col tempo la stima che Guardiola nutre nelle sue qualità lo avesse messo a proprio agio. L’impressione è che non sia ancora finita qui: è sulla strada per diventare definitivamente un giocatore di culto. Come Gascoigne e Beckham, i due da cui ha preso più sfumature. Se continua così, presto il nuovo metro di paragone per i calciatori inglesi sarà lui.


  • Classe ’91, è nato a Milano e cresciuto a Torino. È il tipo di persona affascinato da tante cose culturali, forse troppe e guarda caso non sa mai scegliere la preferita. Ama sparire e riapparire tra le luci stroboscopiche e i suoni elettronici dei club. Si crogiola nel ridere e far ridere agli spettacoli di stand up, e resta sempre sorpreso dell’emozione che può regalare un uomo che calcia un pallone. Scrive di sport su Ultimo Uomo, Sportellate e qua e là. Conduce un podcast sul calcio inglese, Britannia. Scrive anche di musica, cinema e tanto altro. Collabora con Seeyousound International Film Festival.

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