
Considerazioni sparse post Cremonese-Fiorentina (0-2)
La Cremonese lotta, ma è la Fiorentina a mettere la finale nel mirino.
- Curve piene, coreografie, fumogeni lanciati nei minuti iniziali, persino il filtro telecamera che Mediaset manda per errore in uno dei primi replay della gara: lo Zini di Cremona per questa seconda semifinale di Coppa Italia rimanda a un'atmosfera molto anni '90. Con una gradevole spruzzata di aroma britannico, che mostrando una sfida tra l'ultima e la nona in classifica fa molto FA Cup e molto poco Superlega;
- Il primo tempo della Fiorentina è tambureggiante, l'unico gol firmato nella frazione da Cabral non spiega bene l'enorme divario tra le due squadre in campo. Sia in termini di qualità, ed era prevedibile, sia per quanto riguarda i ritmi. La Cremonese sembra bloccata, intimorita, la viola invece appare determinata a centrare l'obiettivo alla portata. Unico, antico difetto: i gigliati si piacciono molto sottoporta, forse troppo;
- Italiano ripropone alcune varianti tattiche di sapore guardiolesco, già viste contro l'Inter: una costruzione dal basso a 3 con un centrale e i due terzini, mentre l'altro difensore si alza e si associa al play Amrabat. Un 3-2-2-3 che permette ai viola di portare sempre tanti uomini in avanti e ricreare in ogni zona una superiorità numerica locale, agevolata dalla caratura tecnica di giocatori sempre capaci di saltare l'uomo. Cremonese in bambola, ma Ballardini scuote i suoi nella ripresa, alzando il baricentro della squadra e mettendoli in condizione di creare più di qualche problema a un attento Terracciano;
- Gli ingressi di Dessers e Buonaiuto all'intervallo portano i grigiorossi a scombinare la partita, o quantomeno a provarci. Diverso è il piglio, diverso è il ritmo portato, in una prima metà di ripresa dove i viola senza ballare troppo tirano il fiato e concedono qualcosa. Ma la capacità della Fiorentina di riaccelerare bruscamente fa la differenza: la tripla (ennesima) occasione confezionata al 71' porta al rosso di Aiwu e al rigore trasformato da Nico Gonzalez, che chiude la partita;
- Cabral, con un gol segnato e un rigore propriziato, continua il suo periodo da Re Mida: ogni pallone toccato diventa oro. Lo step enorme, sul piano psicologico prima ancora che tecnico, compiuto dal brasiliano negli ultimi due mesi è qualcosa di sorprendente. Stando solo alle reti, siamo a quota 8 in 11 partite. Salto notevole, per un'attaccante che prima di Braga ne aveva siglate appena 6 in oltre un anno. Forse più di tutti l'emblema di una Fiorentina completamente ritrovata sotto l'aspetto mentale, e all'apparenza capace di raggiungere ogni risultato.
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