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, 3 Aprile 2023

Considerazioni sparse post Sassuolo-Torino (1-1)


Idee chiare, qualità ed intensità: le squadre di Dionisi e Juric riescono ad allietare perfino un Monday Night in provincia (anche se il pareggio non serve a nessuno).


- Una classifica quasi identica, percorsi diversi: il Torino alterna spesso buone prestazioni a esami di maturità falliti, il Sassuolo arriva di gran carriera dopo un inizio di stagione deludente. Al Mapei Stadium poteva essere uno spareggio per le velleità d’Europa, ma si è chiuso con un pareggio che di fatto, in questo senso, scontenta tutti: il Sassuolo non ha allungato la serie stupefacente di vittorie, il Torino non ha centrato il colpo corsaro, ma le due squadre si sono affrontate a viso apertissimo, mettendo qualità ed intensità e dando vita ad un match più che gradevole. Se in classifica nessuno sorride, dopo stasera va detto che, rispetto alla prestazione, nessuna delle due squadre può uscire però insoddisfatta o ridimensionata: semplicemente, Sassuolo e Torino hanno messo in campo esattamente ciò che sono;

- Talento del Sassuolo contro forza d’urto del Torino: la gara non potrebbe restar più fedele a tali definizioni, perché i granata per intensità sovrastano i neroverdi, i quali però ogni volta che avanzano sembrano poter incidere. E se nel primo tempo a questi ultimi basta un guizzo di un Berardi sino a quel momento ectoplasmico, finalizzato da Pinamonti, per andare in vantaggio in barba al dominio territoriale ed al possesso palla, nel secondo la Juric Band trova un meritato pareggio con Sanabria rendendo giustizia al suo forcing. Nella battaglia filosofica, emerge anche un modo totalmente diverso, ma ugualmente pregevole, di interpretare il ruolo di centrocampista box to box: da una parte Frattesi che si sbatte, si propone, stavolta non si procura occasioni ma è uno stantuffo sempre presente, dall’altra Ricci che è alla continua ricerca di armonizzare il metallo pesante del calcio di Juric. Entrambi promossi a pieni voti, nonostante la diversità: e se li vedessimo insieme in azzurro?;

- Il cortomusismo sta di casa decisamente dall’altra sponda di Torino: i granata dominano in lungo e in largo per i primi 40’ e per buona parte del secondo tempo, producono occasioni in serie, prendono una traversa, in generale sono ben schierati in campo, ma di buttarla dentro manco a parlarne, e nel calcio qualcosa conta. A questo si aggiunga il minus-valore dato dall’avere Milinkovic-Savic tra i pali: il portierone serbo si macchia troppo spesso di micro-errori (quando non macro) come la respinta corta di stasera, che alla lunga costano parecchio alla causa granata. Il bicchiere mezzo pieno sta però nella rimonta, perché molte squadre dopo la beffa del primo tempo si sarebbero sfaldate: non sarà cinico, questo Toro, ma duro a morire sì;

- Questa sfida era pure una sfida tra i tridenti, ed i favori del pronostico per prolificità pendevano decisamente per quello di casa. In effetti l'attacco emiliano è imprevedibile e qualitativo, e semplicemente si ha sempre la sensazione che quando i tre davanti prendono palla, qualcosa di importante possa accadere: il grande merito di Dionisi è stato credere fermamente nella loro qualità, anche quando Berardi doveva riprendersi e Laurentiè doveva ambientarsi nel nostro campionato, ed ora questa scelta sta ripagando insindacabilmente. Va detto però che anche quello dei granata stasera è stato artefice di una prova convincente, perché Radonjic era in versione deluxe e Sanabria continua a buttarla dentro rinnegando la fama di bomber poco prolifico. Contando che Vlasic deve ritrovarsi e che mancavano all’appello Miranchuk e Pellegri, anche Juric può dirsi decisamente soddisfatto. Hanno creato i trequartisti, l’hanno buttata dentro i numeri 9: anche qui, è finita pari;  

- Cosa ci dice questa partita? Due cose. La prima, che forse ad entrambe manca qualcosa per l’Europa, e quel qualcosa sono continuità e maturità, dal momento che una squadra matura questa sera si sarebbe messa 3 punti in saccoccia con maggiore arguzia. La seconda, però, che le due squadre hanno, entrambe, un’identità definita, un gioco pregevole nelle loro diversità ed allenatori capaci di dare un senso alle loro rose ed alzare il livello tecnico dei loro giocatori: Dionisi e Juric, pur con i loro limiti, hanno “generato” realtà virtuose in questa Serie A, allietando perfino un Monday Night di Marzo in provincia.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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