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, 2 Aprile 2023

Considerazioni sparse post Giro delle Fiandre


Tadej Pogačar vince per la prima volta una gara segnata da cadute e dal vento, attaccando a ripetizione sui muri fiamminghi e battendo Van Der Poel.


- La settimana santa del ciclismo comincia con il Giro delle Fiandre, un otto volante, una giostra fin dai primi chilometri: il gruppo parte a una velocità esagerata – più di cinquanta di media oraria – tanto che la fuga riesce ad andare in porto solo dopo 100 chilometri. L’alta velocità, la strada bagnata e le cadute, tante cadute, segnano le prime quattro ore di corsa. Cadute per distrazione, per l’asfalto umido, ma anche per gesti spericolati come quello di Filip Maciejuk della Bahrein Victorius che a 140 dall’arrivo, nel tentativo di portarsi in testa al gruppo, passa a lato della strada, centra una pozzanghera celata da uno strato d’erba, sbanda verso destra e si abbatte su tutto il gruppo, proprio come una palla da bowling sui birilli. A farne le spese Tim Wellens della Uae, costretto al ritiro, e lo stesso Maciejuk squalificato dalla direzione gara per condotta sconsiderata;

- Mathieu Van Der Poel, Wout Van Aert e Taej Pogačar, il vincitore annunciato doveva essere uno di questi tre e così è stato: Tadej Pogačar fa il Tadej Pocagar e mette a ferro e fuoco il Paterberg e l’Oude Kwaramont. La facilità con cui parte sull’Oude Kwaramont a 50 chilometri da Oudenaarde, si lascia alle spalle un brutto cliente come Van Der Poel e va a riprendere uno a uno i corridori del gruppo di testa ormai sparpagliati, è da applausi. Azione simile a quella dello scorso anno, ma lì Van Der Poel era rimasto incollato, quest’anno non c’è nulla da fare. Pogačar taglia il traguardo da solo con 16 secondi di vantaggio sull’olandese. È il terzo corridore a centrare la doppietta Tour-Fiandre dopo Eddy Merckx e Louison Bobet e a vincere quattro classiche monumento prima dei ventiquattro anni. Fare paragoni è rischioso, ma davanti allo sloveno è davvero difficile non scomodare proprio Eddy Merckx;

- Van der Poel mette in scena la solita gara corsara tutta potenza, ma nel finale probabilmente paga la grossa disattenzione dei primi chilometri di corsa quando il forte vento ha spezzato il gruppo in due tronconi, mandano l’olandese e la sua squadra a più di 40 secondi dal gruppo principale e costringendo la Alpecin a un faticoso lavoro di cucitura del buco a più di 200 chilometri dall’arrivo. A farne le spese Krag Andersen, elemento che sarebbe stato utilissimo nel finale. Lato Wout Van Aert: la tanto temuta e attesa azione dello squadrone Jumbo non arriva. Nascosti nella prima parte di gara, l’unico a rimanere a disposizione di Van Aert è lo scudiero Cristophe Laporte. Il belga conferma tuttavia quanto visto ad Harelbeck, una gara che passa più o meno sulle stesse strade del Fiandre: nonostante la vittoria finale, lì aveva fatto fatica a contenere le fiammate di Pogi e alla prova del Fiandre, è crollato del tutto.

- Difficile essere ciclisti “normali” nell’epoca Van Aert-Van Der Poel-Pogačar. Tra i mortali, grande prova di Mads Pedersen che conquista il terzo posto finale grazie a un attacco di forza a più di 100 chilometri dalla fine e aggiunge credito alla sua statura di corridore da classiche. Si arrende nel finale solo a Pogačar e a Van Der Poel. Grandissima gara anche di Matteo Trentin, fedele vedetta di Pogačar nel gruppo di testa, che chiude per la prima volta il Fiandre nella Top ten. Costretti al ritiro invece due possibili protagonisti come Matej Mohoric e Bini Girmai, causa cadute, avrebbero potuto senz’altro dire la loro;

- Quarantamila le persone stimate lungo le transenne del muro del Oude Kwaramont, un milione quelle sparse sui 273 chilometri del Giro delle Fiandre. Che bellezza e che brividi un pubblico così, su strade tanto epiche per una corsa dal sapore antico. Chissà quali emozioni nella testa di un atleta mentre passa in mezzo a queste ali di folla che attende da ore, al freddo e sotto la pioggia il passaggio delle bici solo per incitare gli atleti senza distinzioni di nazionalità. E che fortuna per il pubblico poter assistere a un ciclismo di livello così alto grazie alla triade Van Aert-Van Der Poel-Pogačar.

  • Chiara Finulli, milanese, classe 1992. Nutro una passione smodata per Tadej Pogačar e per il calcio in ogni sua forma: ogni volta che posso sono allo stadio o sulle strade di qualche corsa. Nel tempo libero lavoro sommersa tra i libri in una casa editrice.

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