Logo sportellate
L'allenatore del Bologna Thiago Motta.
, 31 Marzo 2023

Il Bologna è finalmente interessante


Thiago Motta ha risvegliato il club dal torpore degli ultimi anni.

Una volta decimo. Due volte dodicesimo. Una volta tredicesimo. Una volta quattordicesimo. Due volte quindicesimo. Sono i piazzamenti raggiunti dal Bologna dal suo ritorno in Serie A nel 2015. Una squadra mai veramente a rischio né mai veramente in lotta per qualcosa. Una permanenza in quella zona grigia e nebbiosa tra il decimo e il quindicesimo posto della Serie A – visivamente, potremmo identificarlo con lo stadio Bentegodi alle 18.30 di un lunedì di novembre – che sembrava destinata a durare in eterno. Se escludiamo poche eccezioni, difficilmente può venire in mente un giocatore del Bologna che abbia spiccato, una proposta tattica che abbia stupito, uno spunto di discussione particolarmente rilevante.

Quest'anno, però, sul Dall'Ara sembra essere finalmente tornato il sole. Il Bologna è in piena lotta per il settimo posto, diversi giocatori hanno attirato l'attenzione e lo stile di gioco dei rossoblu è stato diffusamente analizzato ed elogiato. Il merito di questa trasformazione va a Thiago Motta, subentrato a Mihajlovic dopo poche giornate e autore di una vera e propria rivoluzione. Il tecnico italo-brasiliano ha confermato ancora una volta le potenzialità che si vedevano in lui fin da quando allenava i ragazzini del PSG, mettendo a tacere gli stereotipi e le ironie sulla sua figura.

Come sta andando il Bologna?

La risposta a questa domanda è: piuttosto bene. La squadra è decima in classifica con 37 punti, gli stessi di Monza e Fiorentina e solo quattro in meno della Juventus, attualmente settima. Sono dieci sia le vittorie che le sconfitte, mentre i pareggi sono stati finora sette. Thiago Motta è subentrato alla settima giornata di questo campionato, quando il Bologna aveva uno score di una vittoria, tre pareggi e due sconfitte, ma soprattutto dava l'idea di una squadra in grande difficoltà e molto vicina al crollo.

Dopo le prime quattro partite di assestamento – con tre sconfitte e un pareggio – la squadra di Motta ha preso un ritmo di marcia sostanzialmente regolare, sporcato solo dal 6-1 di San Siro con l'Inter. Da metà gennaio, infatti, ha perso solo con le dirette concorrenti Torino e Monza, riuscendo anche a battere l'Inter al Dall'Ara e a fermare sullo 0-0 la Lazio. Rispetto alle prime giornate di questo campionato, sotto la guida di Mihajlovic, il Bologna di Motta ha un piglio totalmente differente. L'allenatore italo-brasiliano, infatti, ha subito compreso come il punto di forza della squadra che ha ereditato in corsa fosse il centrocampo e attorno a quello ha costruito la sua squadra.

A fine febbraio il Bologna di Motta ha sconfitto l'Inter in casa, come nella scorsa stagione.

Il Bologna continua a soffrire di alcuni difetti che si trascina da diverso tempo, faticando talvolta sia in fase difensiva che in fase realizzativa, ma Thiago Motta ha trovato la chiave per tamponare il più possibile le lacune della sua rosa. Ha cambiato modulo rispetto alla gestione precedente, tornando a quel 4-2-3-1 che Mihajlovic aveva ripudiato nelle ultime battute della sua carriera bolognese, ponendo maggiormente l'accento sul pressing alto e sulla riconquista del pallone in zone più avanzate, fasi in cui il suo centrocampo ha un ruolo fondamentale. Motta è poi riuscito anche a valorizzare maggiormente i singoli, che ora non sono più persi in quel grigiore che circondava i rossoblu negli ultimi anni.

C'è da dire che il percorso del Bologna non è finora stato privo di intoppi, soprattutto per la grande quantità di infortuni con cui ha dovuto fare i conti. Allo stato attuale, entrambe le punte di ruolo, Arnautovic e Zirkzee, sono fuori per infortunio e il loro primo sostituto, Barrow, si è già dovuto fermare due volte in stagione. Ma sono veramente tanti gli stop subiti dai giocatori del Bologna, al punto da spingere Motta a inventarsi soluzioni creative. In Bologna-Monza è stato costretto a inventarsi Ferguson – nominalmente un incursore – falso nueve, come era successo anche in Bologna-Fiorentina, in questo caso con Soriano; altre volte invece Thiago Motta ha deciso di schierare Sansone come punta. Inoltre sono entrati sempre più nelle rotazioni - per necessità - giocatori come Moro, Sosa, Aebischer, Kyriakopoulos e Lykogiannis.

In più, tornando su Arnautovic, c'è stato anche il caso legato al suo impiego. Infatti dopo aver saltato diverse partite per infortunio e squalifica, l'austriaco è stato tenuto in panchina anche contro Torino e Lazio, nonostante stesse bene fisicamente. La sua reazione dopo il match con la Lazio aveva fatto pensare a un clima di tensione tra lui e Motta, ma il caso è rientrato ancora prima di nascere, anche grazie alle dichiarazioni dello stesso allenatore. In ogni caso, l'attenzione mediatica che si è creata attorno a questo episodio non ha certo fatto bene alla tranquillità dei rossoblu.

Marko Arnautovic con la maglia del Bologna
Dopo aver iniziato alla grande la stagione, l'attaccante austriaco sta vivendo momenti difficili (@livephotosport)

Come gioca il Bologna?

Come dicevamo, l'aspetto caratterizzante del Bologna di Thiago Motta è l'aggressività. I rossoblu sono una delle migliori squadre in Serie A per quanto riguarda le statistiche legate al pressing, che conducono tenendo alte le linee e tentando di recuperare la palla velocemente in maniera generalmente efficace. L'idea alla base di uno stile di gioco del genere è tenere la palla più lontano possibile dal proprio terzo difensivo di campo, dove il Bologna tende ad andare in difficoltà, soprattutto sui tagli centrali.

La squadra di Motta infatti subisce un numero di tiri in porta superiore alla media – 4,3 a partita, meglio solo delle attuali ultime cinque in classifica – ma, soprattutto, concede occasioni con un alto valore di xG agli avversari. In questa stagione il Bologna subisce 1,37 post-shot expected goals a partita – fanno peggio solo Spezia, Salernitana e Cremonese. Se Skorupski non fosse uno dei migliori portieri del campionato per quantità e percentuale di parate, Thiago Motta avrebbe un problema ben più grosso tra le mani.

Una volta spezzata l'azione avversaria con il pressing, il Bologna è molto abile a muoversi in transizione. Sembra, invece, mostrare più difficoltà quando deve costruirsi le azioni offensive con il pallone. La squadra di Thiago Motta tiene palla per un tempo superiore alla media della Serie A e lo fa con molti passaggi corti. Anche quando l'azione parte da Skorupski, i rossoblu privilegiano la costruzione dal basso, fatta sfruttando le qualità tecniche dei due centrali difensivi, Soumaoro e Lucumi, che hanno infatti statistiche molto positive per numero di passaggi e percentuale di passaggi riusciti. C'è da dire però che, mentre ha numeri molto positivi riguardanti i passaggi completati nei primi due terzi di campo, il Bologna ha molte difficoltà a forzare le difese nell'ultimo terzo di campo.

John Lucumi porta palla
Jhon Lucumi, assieme al suo compagno di reparto, è centrale in fase di costruzione. (Bologna FC)

In fase di possesso, l'azione va spesso a svilupparsi sulla destra per cercare Orsolini, l'unico che ha finora dimostrato di poter creare con costanza superiorità con il dribbling. Se si esclude lui, Motta non ha altri giocatori capaci di creare superiorità e forzare le difese avversarie. Questo si riflette inevitabilmente sulle opzioni a disposizione nell'ultimo terzo di campo. Infatti, il Bologna è la squadra che tira mediamente più da lontano di tutta la Serie A e, in generale, non ha numeri offensivi particolarmente brillanti. Con queste premesse, diventa chiaro come l'aggressività in non possesso sia fondamentale per produrre occasioni in transizione ed evitare di stagnare in situazioni, spesso sterili, di attacco posizionale.

Il Bologna ha quindi dei difetti sia in fase di rifinitura dell'azione, sia in fase di non possesso, quando il pressing salta. Un altro problema è poi sorto con l'assenza prolungata di Arnautovic, che veniva usato per risalire il campo con lanci lunghi quando i canali di gioco tradizionali erano schermati. Infatti, in fase di costruzione un ruolo fondamentale è rivestito dai due mediani, che con i loro movimenti e i loro scambi di posizione – anche con il trequartista – permettono all'azione di svilupparsi e poi di spostarsi verso le fasce. Se i due vengono sistematicamente schermati, il Bologna trova molte più difficoltà a sviluppare l'azione.

Chi sono gli uomini chiave?

Per parlare di uomini chiave nel Bologna di Thiago Motta, non si può non partire dal terzetto di centrocampo. Parliamo di terzetto, nonostante sulla carta siano due mediani e un trequartista, perché il reparto ha un livello di fluidità nelle posizioni molto alto e perché sono Ferguson, Dominguez e Schouten a costituire tutti assieme il cuore pulsante dell'undici di Motta. I tre sono fondamentali nella fase di pressing e, infatti, il compito di riconquistare il pallone appartiene essenzialmente a loro. I centrocampisti del Bologna hanno tutti ottime statistiche nei duelli e nel recupero palla, ma ognuno con le proprie peculiarità. Dominguez ripulisce i palloni conquistati, Schouten ha un ruolo più di protezione, mentre Ferguson offre più presenza nel terzo finale con i suoi inserimenti.

Il centrocampo del Bologna in pressing
Il centrocampo è il reparto che meglio esprime l'aggressività della squadra di Motta. (Tuttocampo.it)

Ci sono poi nel Bologna due giocatori che spiccano come vere e proprie individualità: Skorupski e Orsolini. Il portiere polacco ha continuato la crescita intrapresa nella scorsa stagione – al momento è quinto per percentuale di parate in Serie A – ed è diventato fondamentale per coprire gli errori in fase di non possesso. Orsolini, invece, è il vero e proprio catalizzatore della fase offensiva del Bologna. L'ex Ascoli riceve palla molto largo per poi accentrarsi, puntando il difensore o andando direttamente al tiro. In questa stagione è già arrivato a 7 gol e 3 assist, di cui rispettivamente 4 e 2 nelle sei partite prima dell'infortunio occorso a inizio marzo.

I nomi da fare però sono anche altri, come i due terzini titolari, Posch e Cambiaso. Soprattutto l'austriaco sta impressionando, sia per l'aggressività e la corsa che si sposano perfettamente con il gioco di Thiago Motta, sia per il contributo in fase realizzativa – finora ha raccolto quattro gol e un assist. Meritano una menzione anche i due centrali di difesa, Adama Soumaoro e Jhon Lucumi, soprattutto per il loro apporto in fase di costruzione del gioco, dove danno delle certezze che non tutti i centrali difensivi sono in grado di dare. Inoltre, per il futuro, è da tenere d'occhio Nikola Moro, centrocampista che ha già messo in mostra ottimi colpi nei minuti che ha avuto a disposizione.

Dove può arrivare Thiago Motta?

Il vero uomo chiave di questo Bologna è però quello che siede in panchina: Thiago Motta. Il lavoro fatto sulla veste tattica e sui singoli giocatori di questo Bologna, per di più arrivando a stagione iniziata, è veramente notevole. L'ex giocatore di Inter e PSG ha plasmato la squadra e le ha dato una direzione ben definita, contemporaneamente tenendo fede ai suoi principi tattici e adattandosi alle caratteristiche della rosa che si è trovato sottomano. I giocatori del Bologna sono valorizzati dalla mano di Motta e hanno costruito un ottimo rapporto con il loro mister.

Thiago Motta aveva già dimostrato di essere un allenatore promettente sia nella sua breve esperienza al Genoa che in quella dello scorso anno allo Spezia, che ha portato alla salvezza con una giornata d'anticipo. Motta ha però dovuto sfidare gli stereotipi sul suo conto, cavalcati anche da una stampa che non è mai stata benevola con lui, nemmeno quando indossava ancora gli scarpini. La sua famosa intervista in cui parlava del 2-7-2, cercando di relativizzare l'importanza dei moduli e dei ruoli nel suo calcio, è stata travisata e decontestualizzata, facendolo apparire come un folle visionario che pensava di schierare un centrocampo a sette. In realtà, Motta stava semplicemente leggendo un 4-3-3 partendo dalla fascia.

Il 2-7-2 di Motta come lo intendeva lui e come lo hanno spiegato i media
A destra quello che intendeva Thiago Motta, a sinistra come lo hanno travisato i media. (the18.com)

La stagione con lo Spezia e soprattutto quella attuale con il Bologna hanno migliorato la reputazione del Thiago Motta allenatore, che ha comunque dovuto affrontare diverse critiche quando ha accettato la panchina del Dall'Ara in sostituzione dell'esonerato Mihajlovic, soprattutto dopo che De Zerbi che si era rifiutato di subentrare all'allenatore serbo per rispetto della sua malattia. Motta ha costruito un Bologna che non è di certo perfetto, ma che ha una sua identità e sa sfruttare i suoi punti di forza. I rossoblu sono ancora in corsa per il settimo posto e sull'allenatore italo-brasiliano si stanno posando gli occhi di diverse squadre. Solo il tempo ci dirà se deciderà di aprire un nuovo ciclo a Bologna o spiccherà il volo verso altri lidi.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

pencilcrossmenu