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Proteste in Indonesia contro la partecipazione di Israele al Mondiale di calcio U20
, 29 Marzo 2023

Cosa succede al Mondiale Under 20?


Il torneo è a rischio dopo il rifiuto dell'Indonesia di ospitare la Nazionale israeliana.

Dal 20 maggio all'11 giugno di quest'anno in Indonesia si disputerà il Mondiale di calcio Under 20, che ritorna dopo quattro anni e l'edizione saltata per la pandemia. Alla competizione prenderanno parte 24 squadre, tra cui l'Italia, qualificata grazie alla semifinale raggiunta all'ultimo Europeo Under 19. Assieme agli Azzurri, la spedizione europea in Indonesia è composta da Francia, Inghilterra e, per la prima volta in assoluto, Slovacchia e Israele. Andrebbe tutto bene se non fosse che, a meno di due mesi dall'inizio, non c'è ancora una data per il sorteggio dei gruppi.

Ma perché non c'è? Non c'è perché l'estrazione dei gruppi - che avrebbe dovuto avere luogo venerdì 31 marzo - è stata posticipata a data da destinarsi dalla FIFA. Una decisione, questa, arrivata a seguito dell'annuncio del governatore di Bali, I Wayan Koster, di non voler accogliere la delegazione israeliana. Bali, infatti, avrebbe dovuto essere la sede del sorteggio ed è l'unica isola dell'arcipelago indonesiano non a maggioranza musulmana. Per questo motivo, era circolata l'ipotesi di far giocare le partite della fase a gironi alla nazionale israeliana proprio sulla piccola isola turistica.

Le proteste anti-israeliane in Indonesia
In Indonesia il clima è piuttosto teso riguardo alla partecipazione di Israele al Mondiale U20. (AP Photo/Achmad Ibrahim)

La decisione della FIFA arriva in un clima di crescente tensione riguardo alla partecipazione di Israele al Mondiale Under 20. Con l'avvicinarsi del sorteggio, infatti, sono stati sempre più frequenti gli episodi di proteste da parte della popolazione indonesiana, che chiede a gran voce il boicottaggio del Paese mediorientale, e Indonesia e Iraq hanno fatto intendere di non voler essere inserite nello stesso gruppo di Israele. La federcalcio indonesiana, in nome della buona riuscita dell'evento, sta cercando di gettare acqua sul fuoco ma le tensioni tra Indonesia e Israele e il boicottaggio sportivo di quest'ultimo, sono questioni con radici molto profonde.

I rapporti tra Indonesia e Israele

Indonesia e Israele, allo stato attuale, non hanno rapporti diplomatici ufficiali. Questa situazione va avanti sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando lo Stato di Israele era appena nato e il presidente dell'Indonesia era Sukarno. La visione anti-colonialista e non-allineata del leader indonesiano aveva fatto assumere al Paese una prospettiva fortemente pro-araba, portandolo a escludere ogni possibile apertura verso il nuovo Stato mediorientale. Tale approccio incontrava il favore della popolazione indonesiana anche perché quest'ultima è a forte maggioranza musulmana. Al giorno d'oggi, addirittura, l'Indonesia è lo Stato con il maggior numero di abitanti di religione musulmana al mondo.

Nel proseguio dello scorso secolo, soprattutto dopo la morte di Sukarno, si sono aperti numerosi canali non ufficiali di comunicazione tra i due Paesi ma, nonostante i tentativi di Israele, l'Indonesia si è sempre mantenuta ferma nel non voler allacciare rapporti ufficiali finché lo Stato mediorientale non avesse riconosciuto l'indipendenza della Palestina. Per l'Indonesia, normalizzare i rapporti con Israele vorrebbe dire anche violare la propria costituzione, oltre che incontrare lo sfavore dell'opinione pubblica. Infatti, il preambolo della carta fondamentale indonesiana stabilisce che l'Indonesia crede che "la libertà sia il diritto di ogni nazione" e che si "oppone al colonialismo nel mondo".

Una situazione politica così tesa ha inevitabilmente delle conseguenze sullo sport, come abbiamo potuto osservare in questi giorni. Ci sono però precedenti analoghi molto più antichi, di cui il più famoso risale al 1962. In quell'anno l'Indonesia di Sukarno si preparava ad ospitare i Giochi Asiatici nella capitale Jakarta, a cui avrebbe dovuto partecipare anche la delegazione israeliana. Il Paese ospitante si rifiutò però di far accedere al proprio territorio i rappresentanti di Israele, in segno di solidarietà con le nazioni arabe - lo stesso avvenne con la delegazione taiwanese in nome dei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese. I Giochi si disputarono comunque, ma l'Indonesia venne esclusa dai Giochi Olimpici di Tokyo dell'anno successivo.

La cerimonia di inaugurazione dei GANEFO
In risposta all'esclusione dai Giochi Olimpici, l'Indonesia organizzò i Giochi delle Nuove Forze Emergenti nel 1963. (IPPHOS)

Boicottare Israele con il calcio

Come quasi tutti sapranno, la nazionale di calcio di Israele è parte della UEFA, la sua nazionale gioca contro le nazionali europee e le squadre israeliane prendono parte alla Champions League, così come all'Europa League e alla Conference League. Intuirne il perché è piuttosto facile. Tuttavia, Israele è stato un membro della confederazione asiatica, la AFC, dalla sua nascita fino alla metà degli anni '70, nonostante il clima politico in Medio Oriente fosse tutt'altro che disteso anche in quegli anni. La presenza di Israele nell'AFC è durata fino al 1974, quando una delle conseguenze della Guerra dello Yom Kippur dell'anno precedente fu la decisione di espellere Israele dalla confederazione, passata per 17 voti favorevoli contro 13 contrari.

In ogni caso, la permanenza di Israele nel calcio asiatico era stata tutt'altro che priva di intoppi. In occasione delle qualificazioni ai Mondiali del 1958, le prime con un percorso afro-asiatico non collegato a quello europeo, tutte le squadre che avrebbero dovuto affrontare Israele si ritirarono. Turchia, Indonesia, Egitto e Sudan rifiutarono tutte di sfidare gli israeliani, che si sarebbero ritrovati al mondiale senza toccare nemmeno un pallone. Intervenne quindi la FIFA, che si inventò uno spareggio con una delle eliminate europee per salvare la faccia. Anche il Belgio rifiutò e alla fine fu il Galles a recarsi a Ramat Gan e ad eliminare Israele dalla competizione.

Nel 1964, invece, Israele ospitò la sua prima Coppa d'Asia. Delle 17 squadre iscritte alle qualificazioni, 11 si ritirarono, lasciando strada libera a Hong Kong, Corea del Sud e India, e alla fine fu proprio Israele a vincere. Nell'edizione successiva la squadra israeliana si trovò nuovamente qualificata senza giocare alcuna partita a causa dei boicottaggi di Kuwait e Afghanistan. Due anni dopo si qualificò al suo primo e finora unico Mondiale e la FIFA decise di modificare le regole del sorteggio, in modo da poter evitare con certezza che la nazionale israeliana finisse nello stesso gruppo del Marocco.

Due giocatori israeliani a contrasto con un italiano durante la partita di Messico '70
A Messico '70 Israele incontrò anche l'Italia, fermandola sullo 0-0. (Photo by Rolls Press/Popperfoto via Getty Images/Getty Images)

Dopo l'espulsione dall'AFC, Israele rimase per vent'anni senza una confederazione d'appartenenza, non giocando alcuna competizione continentale e venendo ospitato alternativamente nei percorsi di qualificazione per il mondiale di Europa e Oceania. Proprio battendo Australia e Nuova Zelanda, Israele arrivò a un passo da Italia '90, venendo sconfitta nello spareggio Interzona dalla Colombia. Solo dal 1994, Israele è ufficialmente un membro della UEFA.

Il presente di Israele

Nonostante le possibilità di un incontro tra la squadra israeliana e la nazionale di un Paese che sostiene il boicottaggio di Israele siano ormai ridotte al minimo, non sono rari i casi di rappresentative che si siano rifiutate di giocare sul suolo israeliano negli ultimi anni. Sempre rimanendo nel calcio: nel 2018 fu l'Argentina a cancellare l'amichevole che avrebbe disputato in Israele prima della Coppa del Mondo, anche per le forti pressioni provenienti dall'opinione pubblica. La stessa cosa avvenne nel 2022 con l'Uruguay e, a livello di club, nel 2019 fu il Barcellona a rinunciare ad un amichevole contro il Beitar Jerusalem, squadra espressione dell'estrema destra ebraica.

Il calcio, ovviamente, non è l'unico sport coinvolto nelle tensioni. Agli scorsi Giochi Olimpici il judoka algerino Fethi Nourine si era ritirato dalla competizione pur di non incontrare un avversario israeliano. Soprattutto negli sport individuali i precedenti sono tantissimi e molti risalgono ad appena qualche anno fa.

L'inaspettata qualificazione di Israele alla fase finale del Mondiale Under 20 ha fatto riemergere, anche nel calcio, un problema che la FIFA non si aspettava di dover affrontare e che l'ha di fatto colta impreparata. Oltre a rinviare il sorteggio, la FIFA non ha per ora preso altri provvedimenti o espresso un'opinione a riguardo, anche se si parla già della possibilità di spostare il torneo in Argentina o, addirittura, (ancora una volta) in Qatar. Quello che è certo è che è impossibile scindere politica e sport, a prescindere da quanto possano dire la FIFA e le federazioni nazionali.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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