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Bojan Krkic con la maglia del Barcellona.
, 24 Marzo 2023

Bojan Krkić è stato un sogno


Storia della carriera malinconica di Bojan, che si è appena ritirato.

Undici maglie, incorniciate, fanno da sfondo a un palco scarno, rialzato appena, sopra al quale troneggia uno schermo con scritto Gràcies, il grazie dei catalani. Le maglie non sono lì per presentare una nuova campagna acquisti faraonica, e nemmeno per celebrare il rinnovo di qualche importante giocatore della rosa. Quelle maglie stanno lì per scandire un viaggio nel tempo.

Tutte e undici portano lo stesso nome scritto sulla schiena, Bojan, e anche la loro disposizione non è casuale: per prima c'è la maglia del Barcellona, in questo caso declinata come Masia, e per ultima la maglia della nazionale catalana. In mezzo a queste maglie ci sono stati quindici anni di calcio, di gol, di record, di ambizioni, di delusioni e ancora record, ancora delusioni e ancora ambizioni.

Figlio di un ex calciatore serbo – che si è trasferito in Catalogna nella stagione 1988/1989 per giocare nel Club de Fútbol Joventut Mollerussa, nella Segunda Division – e di una donna léridana, Bojan Krkić Pérez nasce proprio a Lérida nel 1990. Grazie anche alla professione del padre Bojan ci mette davvero poco ad appassionarsi al calcio e ancora meno ad iniziare a giocare. I suoi primi passi li muove nel Bellpuig FC, una piccola squadra della provincia catalana di Lérida.

Nella zona, ovviamente, il Barcellona egemonizza la scena non solo in termini di affetto dei tifosi ma anche per ramificazione dello scouting: è così che Bojan viene presto notato dagli osservatori blaugrana e approda al Barça nel 1999, poco prima di compiere nove anni.

Il Barcellona per un giovane catalano può significare tante cose, ma forse nulla è appagante quanto l'orgoglio di poter frequentare la Masia, la mitica accademia giovanile che produce giocatori a ripetizione. Per migliorare dal punto di vista tecnico e – soprattutto – fisico, i talenti più promettenti vengono mandati a giocare con i compagni più grandi di età.

Questo è il destino che aspetta Bojan, un destino fatto di aspettative e precocità che lui contribuisce ad alimentare segnando 220 gol nella prima stagione nella categoria Benjamín A, giocando a sette. In otto anni di settore giovanile segnerà 423 gol: un record assoluto per la cantera blaugrana, il primo dei molti che Bojan infrangerà.

Bojan non ha ancora 17 anni ed è già uno dei giocatori più chiacchierati d’Europa. Nel frattempo ha già debuttato nel Barça B, segnando 10 gol in 22 partite e attirando l’attenzione di Frank Rijkaard, tecnico della prima squadra, che gli fa giocare alcune amichevoli estive e poi lo fa debuttare in Liga a settembre 2007 contro l’Osasuna. Bojan ha compiuto da meno di un mese 17 anni ed è il più giovane debuttante della storia del Barcellona (record che sarà poi battuto da Ansu Fati nel 2019).

Contro l’Osasuna entra come ala destra in un tridente con Henry e Ronaldinho: è praticamente la versione teen di Messi. Messi che nel giorno del debutto di Bojan è assente, ma che da quel momento diventerà una presenza costante e ingombrante nella carriera di Bojan al Barça. Bojan come nuovo Messi prima, Bojan come sostituto di Messi poi, Bojan come – solo – cugino di quarto grado di Messi alla fine.

In questo periodo della carriera Bojan inizia ad incastrarsi nell’equivoco tattico che poi lo condizionerà negli anni a venire: può giocare in tutti i ruoli del fronte d’attacco ma non (si) capisce se sia esattamente una punta, un trequartista o un’ala. Proprio da centravanti segna il suo primo gol in Liga, sfruttando un passaggio geniale di Messi (ancora lui) che lo mette davanti Viera del Villarreal e che lo trasforma nel più giovane marcatore in Liga della storia del Barcellona (record che verrà poi ritoccato, ancora una volta, da Ansu Fati). 

Al gol contro il Villarreal ne seguono 9 in Liga, uno in Champions e uno in Coppa del Re, per un totale di 12 gol in 48 partite ufficiali. Bojan è una stella, nemmeno maggiorenne gioca e segna nella squadra più elettrizzante del mondo. Ma già in questo periodo, però, qualcosa inizia a incrinarsi, come racconterà poi a Marca. Siamo sempre nella stagione 2007/2008, la sua prima in prima squadra, e a un certo punto Bojan viene invitato a inaugurare la palestra di un amico.

Terminati i discorsi e le celebrazioni, Bojan si vede travolto dagli astanti e inizia a sentire caldo e il respiro che si accorcia. Non ha altra soluzione che correre in bagno per spogliarsi. Secondo Bojan, è quello il momento in cui comincia la nausea che arriverà a perseguitarlo anche 24 ore al giorno. Bojan in seguito ha individuato la causa delle crisi nella sua spiccata sensibilità: «Ho sempre idealizzato il calcio e quando sono arrivato in una grande squadra, circondato da grandi campioni, la pressione mi ha sopraffatto».

Bojan comunque si tiene tutto per sé, gli unici a conoscere la sua condizione sono i genitori e il medico del Barça, che gli prescrive pillole alla caffeina per poter giocare quando gli attacchi di nausea si presentano in partita, scatenati anche dall'ansia per l'avvicinamento dell’Europeo 2008. 

Ovviamente un talento così precoce è attenzionato dal C.T. Aragones, che lo convoca già in febbraio per un’amichevole contro la Francia a Malaga. Bojan risponde alla convocazione e fino a che non entra negli spogliatoi dopo la ricognizione del campo sta bene, ma una volta sedutosi di fianco a Iniesta è preso da un attacco di nausea che lo lascia immobilizzato, incapace di dirigersi verso i lettini dei massaggiatori. Solo la vicinanza di Iniesta riesce a farlo aprire e a convincerlo a confessare la situazione che sta patendo ormai da mesi. Aragones e Hierro optano per rimandarlo a Barcellona, adducendo un attacco di gastroenterite come motivazione davanti ai media. 

Tornato a Barcellona Bojan continua la sua cura e riesce a giocare quasi sempre, ma la corda è sempre più logora. «Hierro si interessava a me e mi scriveva in continuazione», dirà Bojan a proposito di quel periodo, «con la cura stavo bene e potevo giocare ma ero al limite: andavo a giocare con una tensione costante per la paura di svenire».

In merito alla convocazione per l’Europeo Bojan ricorda: «Aragones mi chiamò il giorno prima di dare la lista dicendomi che aveva intenzione di convocarmi. Io risposi che mi sarebbe piaciuto andare all’Europeo ma che non ce l’avrei fatta. Gli dissi: “Ho appena preso una pillola, sto andando all’allenamento ma sono al limite. Ho paura di andare in nazionale e che durante i trasferimenti o in qualsiasi situazione affollata mi succeda qualcosa”».

La stampa non perde tempo per massacrare Bojan e accusarlo di snobbare la Nazionale. Lui in un’intervista a TV3 si giustifica, dice che dopo un anno così intenso ha bisogno di un po’ di vacanze, ma la sua dichiarazione diventa un boomerang e non fa altro che aizzare ulteriormente i tifosi.

Bojan si trasforma così da precocissimo fenomeno a oggetto misterioso solo perché non sa (non può) gestire la pressione che la sua condizione di "nuovo Messi" gli impone. Bojan, semplicemente, non è Messi, e aspettarsi da lui che faccia le stesse cose, con la stessa continuità e la stessa efficienza dell'argentino, è sbagliato e controproducente. Purtroppo il primo a non capirlo sembra proprio Guardiola, nuovo tecnico del Barcellona a partire dalla stagione 2008/2009.

Con Pep Bojan sfiorisce lentamente, finendo per giocare solo spezzoni di partita e subendo ulteriormente la sua condizione di non-Messi. Parlando col senno del poi, in quel momento Bojan è ancora un ottimo giocatore, che meriterebbe un posto da titolare in una squadra medio-grande della Liga – dove in effetti Guardiola gli consiglia di andare in prestito – ma è al contempo prigioniero di un autoinganno nato anni prima: incastrato con tutte le scarpe nella narrazione di "nuovo Messi" (quel Messi che si sta abbattendo sul calcio europeo con una furia mai vista) Bojan è frustrato dalla consapevolezza che nessun suo exploit sarà mai all'altezza del suo modello.

Perché la versione successiva di un prodotto possa funzionare, è necessario che la prima versione abbia qualche difetto, che sia suscettibile di miglioramento; il “prodotto-Messi” di quel periodo, invece, è semplicemente perfetto. Bojan crolla lentamente sotto la pressione che lui stesso si è imposto: un fenomeno come lui dovrebbe essere decisivo nelle partite – pensa – non guardale dalla panchina. 

Pian piano Bojan si convince a partire. Va alla Roma da Luis Enrique (con cui non sboccerà mai l’amore) dove gioca tanto ma senza rendersi particolarmente utile (33 presenze e 7 gol in Serie A), e poi al Milan, dove fa in tempo a partecipare ancora ad una stagione positiva prima della crisi rossonera. Nel 2013/14 è all’Ajax, l'ultima grande squadra della sua carriera. In Olanda, più che attirato da un progetto tecnico Bojan sembra arrivarci per riavvolgere il tempo, nell'ultimo disperato tentativo di ritrovare dentro di sé il Bojan della Masia – quello interessato solo a giocare, niente numeri o obbiettivi da inseguire all'infuori del campo e del proprio talento. 

Anche in Olanda Bojan dura una sola stagione e l'anno successivo, come in una sorta di interrail prolungato, cambia di nuovo Paese: va in Inghilterra, più precisamente allo Stoke City. Qui Bojan srotola il suo manifesto e confessa cos'è che lo muove ancora nel mondo del calcio: «Preferisco le sensazioni positive ai trofei», ammette a El País. Bojan tuttavia dà subito la sensazione di non essere adatto alla Premier e i cattivi presagi si concretizzano a gennaio 2015 quando si rompe il crociato.

Rimane ai box fino alla stagione successiva, poi quando torna sembra vivere una seconda primavera, riuscendo a segnare 7 gol in 27 partite, molte delle quali giocate per spezzoni. È solo un fuoco di paglia: la stagione 2016/17 comincia male e a gennaio viene ceduto in prestito al Mainz. In Germania Bojan batte l’ennesimo record, diventando il primo calciatore spagnolo a segnare nei quattro maggiori campionati europei. Un record che, però, somiglia più al canto del cigno di una carriera deludente, che alla consacrazione definitiva di una carriera gloriosa.

Gli ultimi anni di carriera di Bojan sembrano obbedire più al desiderio di girovagare che alla voglia di competere che ci si aspetterebbe da un calciatore ancora nel fiore degli anni. Dal prestito al Mainz passa al prestito all’Alavés, dove gioca poco e non segna mai; poi trascorre un anno e mezzo al Montreal, prima di firmare il suo ultimo contratto con il Vissel Kobe nell'agosto 2021. In Giappone ritrova Iniesta, ma le motivazioni che lo muovono sono ormai troppo esili: giovedì 23 marzo 2023, ieri, Bojan ha deciso di dare l’addio al calcio a soli 32 anni.

Adesso su quel palco appena rialzato c'è un uomo che sta prendendo la parola. Fatica a trattenere le lacrime, e sta per raccontare di quando è stato la più grande promessa del calcio spagnolo contemporaneo. Anche se la conosciamo già, sarà un piacere sentire questa storia.


  • Classe 99, come Darwin Nuñez. Tifoso della Fiorentina, dell’Athletic Club ed ossessionato dalla Doce. Apprezza il mate, un buon regista davanti alla difesa e tutto ciò che venga dal Rio de la Plata

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