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Un momento della partita dell'Olimpico tra Roma e Barcellona femminile

Com'è andata Roma-Barcellona di Champions League femminile


Nell'andata dei quarti le vicecampionesse d'Europa hanno vinto di misura.


Nonostante una stagione finora dominata in campionato, l'accesso della Roma alla fase finale della UWCL già sapeva di mezza impresa. E l'accoppiamento ai quarti con il Barcelona Femení da subito è apparso come uno scoglio troppo grande da superare per le giallorosse. Le catalane guidano la Liga a punteggio pieno e sono arrivate a quota 57 vittorie consecutive (ultima sconfitta: 4-3 in casa dell'Atletico Madrid, giugno 2021), hanno perso una sola gara in stagione (3-1 nei gironi di Champions contro il Bayern Monaco) e soprattutto hanno una qualità tecnica e atletica all'apparenza inarrivabile per molte compagini, in particolare quelle italiane. Tuttavia, contro molte aspettative e al termine di una partita complicatissima, l'1-0 di misura del Barça in un popolato Stadio Olimpico lascia potenzialmente aperto il discorso qualificazione.

A proposito di stadi popolati, il dato finale dei presenti è stato di 39.454 spettatori, record per il calcio femminile italiano. Per dare un'idea dell'importanza della cifra: è superiore al numero totale di atlete, allenatrici, ufficiali di gara e dirigenti tesserate in FIGC. Quella di utilizzare l'Olimpico è stata una scelta importante e d'altronde quasi obbligata per Roma, approfittando anche della pausa delle nazionali che ha fermato la Serie A maschile: l'impianto casalingo del Tre Fontane non rispetta i parametri UEFA per la Champions, e nei gironi la squadra ha giocato allo stadio di Latina, opzione inadeguata sotto tanti profili al prestigio della gara. L'AS Roma come società ha peraltro seguito (come suo solito) un'intelligente politica sui tagliandi, con prezzi ridotti per la vendita libera e biglietti gratuiti per gli abbonati. Ne è risultata una splendida cornice di pubblico, che per certi versi da sola ripaga la prova (e la stagione) delle giallorosse.

Il piano tattico della gara

La squadra di Alessandro Spugna sapeva bene di trovarsi su un terreno ben diverso rispetto a quello della Serie A, dove può permettersi di giocare un calcio offensivo basato su un netto dominio territoriale. Contro il 4-3-3 catalano delle stelle Walsh e Bonmatí, la Roma si è schierata inizialmente con un 4-4-1-1 molto conservativo, con Andressa a supportare Giacinti nella prima pressione e un blocco basso particolarmente compatto e attento a non concedere profondità. Contromisure necessarie per affrontare una squadra come quella guidata da Jonathan Giráldez, che applica in toto i principi del calcio posizionale di scuola blaugrana e vanta un'elevata qualità tecnica in mezzo al campo.

Sin dai primi minuti si sono palesati quali sarebbero stati i problemi principali per la Roma: difficilissimo portare un pressing alto efficace, complicato anche solo provare a contendere il possesso alle blaugrana. Bartoli e compagne hanno avuto per larghi tratti del match difficoltà notevoli sui duelli e nell'aggressione delle seconde palle, nonché nello sviluppare il gioco costruendo dal basso. Il Barça è apparso superiore sotto ogni aspetto tecnico e atletico, obbligando per almeno un'ora la Roma a giocare una gara puramente difensiva e abbandonando Giacinti in avanti.

Andressa Alves da Silva, trequartista della Roma.

Andressa Alves da Silva, trequartista della Roma.

Da subito la posizione di Andressa a supporto della centravanti è stato un problema, anche per un approccio negativo alla gara della brasiliana: molto nervosa, spesso presa in mezzo dal giropalla catalano, non riusciva a dare supporto alla risalita della squadra ed era costretta a ripetute corse all'indietro per aiutare in copertura. Presto Spugna ha ripiegato sul più classico 4-3-3 scalandola mezzala, accorciandone il raggio di azione e mettendola a schermatura della temuta Bonmatì. Con quell'operazione, però, Spugna ha di fatto rinunciato a ogni possibilità di ripartenza, accettando a quel punto che la tempesta passasse portando meno danni possibile.

L'abbassamento di Andressa è servito anche a tamponare in parte le difficoltà di Minami a sinistra. La giapponese, alle prese con l'ennesima gara da come terzina adattata (lei che è centrale e destra naturale), ha sofferto un mismatch fisico e tecnico notevole con Graham e Bronze, complice anche la minore propensione al ripiegamento della compagna di fascia Haavi.

Per fare un richiamo ai colleghi maschi, la classica Roma di Spugna all'Olimpico si è travestita da Roma di Mourinho, tanto sul piano tattico quanto su quello nervoso: la prima parte di gara è stata vissuta con il coltello tra i denti e la seconda con una certa dose di frustrazione, alimentata dall'impressionante facilità di possesso e di sviluppo dell'azione del Barça. Nonostante la grande densità fatta dalla Roma a copertura della porta, ogni tentativo di pressione veniva annullato dalle rapide triangolazioni delle centrocampiste catalane e dai frequenti cambi di posizione a portare via la marcatrice. La situazione esatta che ha portato al gol-partita di Salma, dove un errore in scalata su una pressione portata in avanti ha permesso alla 19enne esterna di ricevere girata verso la porta e piazzare il suo sinistro, dopo un tentativo di anticipo disperato di Linari.

La Roma, per quanto abile a tener botta in più situazioni e a giocare una gara a lungo di puro sacrifico, è rimasta a galla principalmente per merito del portiere Camelia Ceasar, autrice di ripetute parate tutt'altro che semplici. E sul lungo i suoi interventi (nonché un salvataggio di Linari sulla linea di porta) hanno valso un cambio d'inerzia della gara. Gli ultimi venti minuti hanno visto un calo della pressione "uomo su uomo" delle catalane, e la Roma ha iniziato a gestire il pallone in costruzione con efficacia. Qui è salita in cattedra in particolare la regista giallorossa Manuela Giugliano, con le sue qualità di palleggio e soprattutto di verticalizzazione.

La rinnovata capacità della Roma di costruire con efficacia dal basso ha permesso in più di un'occasione di cercare e trovare la via verticale, complice la costante difesa alta (e distratta) del Barcellona. Sugli ampi spazi da attaccare le giallorosse hanno punto più di una volta, rischiando di fare molto male. Ma oltre a una lettura strettamente tattica, c'è stato un evidente scatto sul piano mentale della Roma: sopravvissute alla tempesta, le ragazze di Spugna si sono fatte coraggio e hanno tirato fuori risorse fisiche e mentali perfino inaspettate, soprattutto vista la piega nervosa della prima metà di gara.

Se legittimamente il Barça non ha cambiato approccio tattico nonostante una fase di gara più complessa, la squadra di Giráldez è sembrata ad un certo punto perdere il filo conduttore della partita. Il calo di ritmo e alcuni momenti di gestione superficiale del possesso hanno esposto le catalane a situazioni pericolose, con transizioni difensive da affrontare in parità numerica nelle quali forse la Roma poteva persino osare di più. Significativo che alla fine siano serviti almeno due interventi decisivi di Paños per mantenere lo striminzito vantaggio.

Le prove dei portieri sono state decisive

Spesso uno dei ruoli più critici nel calcio femminile sono i portieri, mediamente molto più basse dei colleghi maschi e soprattutto molto meno formate sul piano tecnico. Questo quarto di finale ha invece mostrato due atlete a guardia dei pali in grande spolvero. Infatti se il fortino giallorosso ha retto principalmente per i meriti di Ceasar, dalla parte opposta Paños non è stata da meno. Sponda Roma, i dati (fonte fbref) parlano fin troppo chiaro: 3,5 xG e 2,8 xG on target creati dal Barcellona, ma un solo gol a segno. Se la serata no della centravanti Oshoala ha contribuito a questo risultato (l'occasione al minuto 49 è una rete divorata), la prestazione della numero 12 giallorossa è stata comunque straordinaria con ben nove parate a referto, alcune delle quali dal sapore miracoloso.

Il portiere della Roma, Camelia Ceasar

Il portiere della Roma, Camelia Ceasar

Dalla parte opposta si è fatta valere Sandra Paños, talvolta considerata l'anello debole della macchina da guerra catalana. Inoperosa per larghi tratti di partita, e pur non esente da errori che rischiavano di costare caro (pericolosissima una palla non trattenuta all'80esimo su cross di Haavi, ma Andressa non ha trovato lo specchio), l'estremo difensore blaugrana ha piazzato almeno tre parate decisive nel finale, in particolare negando il gol a Giacinti al minuto 93, su una situazione gestita con troppa superficialità dalla squadra allenata da Giráldez.

Con questo risultato la Roma, che oltretutto approfitterà del turno di riposo in campionato, tiene aperta la porta per la semifinale, anche se vincere in terra iberica è un qualcosa che va oltre l'impresa. Ci riuscì l'anno scorso il Wolfsburg, con uno 0-2 che non bastò a ribaltare la sconfitta dell'andata. Per trovare un'eliminazione delle catalane tra le mura amiche bisogna risalire al marzo 2018: 0-1 del Lione poi campione d'Europa.

Per chi volesse, è possibile recuperare il match integrale sul canale youtube di DAZN dedicato alla Uefa Women's Champions League.


  • Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzia le complessità di un gioco molto semplice.

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