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Illustrazione di Mattia Zaccagni
, 21 Marzo 2023

La continua evoluzione di Zaccagni


Come Mattia Zaccagni è diventato uno dei migliori attaccanti della Serie A.


I ricercatori di fisica classica ci hanno sempre parlato della duttilità come della capacità di un corpo di adattarsi alle deformazioni. Il calcio si basa sullo stesso principio della materia: anche in uno sport così casuale, cioè, vale la legge di Lavoisier, secondo cui nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Come potremmo altrimenti apprezzare la continua metamorfosi di Mattia Zaccagni?

Una crescita graduale

La carriera di Zaccagni non è stata una di quelle segnate da chissà quale esplosione sfolgorante. Ha iniziato nell'allora Lega Pro seconda divisione con la maglia del Bellaria, a pochi passi da casa, coccolato e viziato dall’affetto della famiglia. A un certo punto il Verona decide di investire su di lui, ma dovranno passare ancora diverse stagioni prima che Zaccagni arrivi in prima squadra. Gioca un anno in Primavera, poi va un anno in prestito a Venezia e un altro a Cittadella. È solo nel 2016 che l’Hellas raccoglie i primi dividendi: Zaccagni trova spazio principalmente sull’esterno destro, talvolta come terzino, nella cavalcata promozione dei gialloblù.

La Serie A 2017/18 per Zaccagni dura il tempo di un assaggio. Gioca sei partite prima che un infortunio al ginocchio lo costringa ad assistere al naufragio del progetto di Fabio Pecchia. Intanto, però, i tempi sono ormai maturi perché Zaccagni diventi il perno del centrocampo dell’Hellas. Nella stagione successiva giocando da mezzala mostra momenti di estrema lucidità e intelligenza anche sulla trequarti, specialmente nella finale play-off contro il Cittadella al Bentegodi, quando con il suo 4° gol stagionale apre il 3-0 che riporta il Verona in Serie A.

Nemmeno dieci anni fa giocava la prima partita intera da professionista al "Savino Bellini" di Portomaggiore. Late bloomer.

In quel momento il presidente Setti decide di cambiare direzione tecnica: fuori il navigato Aglietti, assunto a due giornate dalla fine per tamponare il divorzio con Grosso, e dentro Ivan Jurić, primo allievo della scuola Gasperini. Jurić estremizza ulteriormente i concetti del suo maestro. Il 3-4-2-1 del Verona è estremamente verticale e diretto ed esalta quelle caratteristiche di Zaccagni che, sino ad allora, erano solo accennate. Zaccagni viene avanzato sulla linea dei trequartisti, nel mezzo spazio di sinistra, dove può continuare ad associarsi nel breve coi compagni ma assumendosi al contempo maggiori responsabilità in rifinitura.

Se il sistema del Verona mantiene un livello spasmodico di elettricità, e le partite dei gialloblù vivono di continue scosse di adrenalina, lo dobbiamo anche e soprattutto all’evoluzione di Zaccagni, che nel frattempo ha perso parte della sua geometria da mezzala per diventare più intenso, più verticale, pieno di strappi.

Nel 2020, Zaccagni è già da Nazionale. Lo stesso Jurić gli riconosce una grande crescita in termini di solidità e ostinazione, qualità mentali necessarie per stare ai massimi livelli anche senza disporre di mezzi fisici o tecnici fuori scala.

Per uno che si definisce “all’altezza” della Serie A a 24 anni abbondanti ma è ancora definito il mediano di Bellaria, il momento di compiere l’ulteriore gradino arriva dopo due ottime stagioni all’Hellas. I due gol nelle prime due partite della gestione Di Francesco convincono, se mai ce ne fosse ulteriore bisogno, Claudio Lotito a compiere l’ultimo sforzo. Con una trattativa serrata nelle ultime ore di mercato, Zaccagni arriva alla Lazio, dove, grazie al lavoro di Sarri, riesce a compiere il più grande step di maturazione della sua carriera.

La maturazione di Zaccagni

Ormai lo dovremmo aver imparato: Maurizio Sarri, a dispetto dei pregiudizi che l’hanno accompagnato addirittura sino all’esperienza juventina, non è un integralista. L’abuso del termine sarrismo, come tanti ismi dei nostri giorni, è figlio di una coniazione indebita del termine: vorrebbe fissare una filosofia dai dogmi inderogabili, quando invece Sarri ha mostrato di sapersi evolvere continuamente. Da alcuni cardini non si transige, beninteso: difesa a zona in linea e il bilanciamento nelle coperture preventive sono forse l’unico vero fil rouge di tutte le sue squadre, mentre intorno si rincorrono continue evoluzioni e variazioni. 

In questa stagione, Zaccagni è un giocatore ancora diverso. Le correzioni e gli orli del sarto Sarri ci stanno regalando un giocatore ancor più raffinato e incisivo. Mesi e mesi di reciproca conoscenza, piccole cadute e risalite rapide, stanno offrendo alla Serie A la versione di Zaccagni più efficace che si sia mai vista.

Le cifre, infatti, lo dipingono come uno dei giocatori offensivi più prolifici e produttivi del campionato: ha partecipato a 13 gol della Lazio in Serie A con 9 reti e 4 assist - numeri comparabili a quelli di Dybala, per capirci - ed è in overperformance rispetto ai suoi expected goals. Inoltre, è primo per falli subiti: 75 dall’inizio del campionato, con gli ultimi 4 subiti da Zalewski e Mancini in un derby tesissimo e che sarà proprio lui a decidere con un bel piazzato rasoterra sul palo lontano. Il tutto dopo un'estate dove si è parlato più del figlio Thiago e del presunto infortunio che lo porterà via dal ritiro di Coverciano, escludendolo dalla Nazionale: che fosse un giocatore tosto, d’altronde, lo sosteneva anche Jurić.

Luka Modrić e Alessandro del Piero sono giocatori diversi ma non stupisce che Zaccagni li reputi entrambi dei suoi idoli: nell'utilizzo dell'esterno destro e del tacco, sia nel dribbling che per trovare il compagno alle spalle, mostra chiaramente un tentativo di emularli. La capacità di rendere giocate tanto estetiche così naturali da non farle apparire come un vezzo estroso è per pochissimi e lui è uno di questi: un giocatore che non fa mai nulla per caso. Se non usa il mancino non è perché non si fidi del piede debole o non lo sappia adoperare: semplicemente, in quel momento, quel tacco o quell'esterno sono la soluzione migliore per guadagnare tempi di gioco.

Nella conferenza stampa alla vigilia della sfida di metà gennaio con la Fiorentina, Sarri è tornato a stimolare l’emotività di Zaccagni. Sostiene che dovrebbe essere “incazzato” per non aver fatto vedere sul campo tutte le sue qualità. In questo rapporto con il suo allenatore c'è sicuramente una parte del suo successo ma resta comunque difficile stabilire dove finiscano i suoi meriti nell’essersi calato nel contesto e dove inizino quelli del suo allenatore per averglielo creato. Quindi cosa sta rendendo questa la versione di Zaccagni più efficace di sempre? L’aver massimizzato tutte le doti naturali, senza abusarne né ignorarne alcuna. 

Nella pallacanestro si parla di shot selection in riferimento alla capacità dell’attaccante di individuare le zone di campo dove insistere per produrre tiri a più alta percentuale. Non è una questione di volume: molto più efficiente prendersi cinque tiri in meno ma prenderne il più puliti possibile, magari caricando la difesa avversaria di falli.

Pulire, rifinire, affinare il proprio stile di gioco affinché la squadra possa giovare esattamente di quella cosa, in quel momento, con quella frequenza. Zaccagni ha completato il processo: un conto è essere un giocatore con caratteristiche offensive, un altro è essere un giocatore d’attacco. Non si diventa, al momento, il giocatore italiano che contribuisce direttamente a più reti in Serie A. Le qualità finalizzative di Zaccagni non sono sconosciute: basta apprezzare la carrellata di marcature in maglia Hellas per apprezzarne la varietà. Un misto di conclusioni stilose e rapaci, eleganti e letali.

Un gol "Rivaldesco"

La partita dell'Olimpico contro lo Spezia ci offre un ottimo compendio di che giocatore è Zaccagni. In questa azione riceve molto aperto all'altezza del centrocampo. Dà le spalle alla porta. Ampadu lo aggredisce e, come la maggior parte dei giocatori di Serie A ed Europa League, ha tutte le possibilità di vincere in un eventuale duello corpo a corpo con l’esterno laziale.Zaccagni lo sa, è consapevole di dover ridurre al minimo le opportunità di contatto.

Deve sfuggire, cosa che da trequartista impiegato in zone leggermente più centrali sarebbe più complicato. Un tocco di palla, col tacco. Tanto basta a prendere tempo e spazio al marcatore. Conduce col tipico taglio esterno-interno, accompagnando l’attacco alla profondità di Immobile. Al limite dell’area si trova faccia a faccia con Nikolaou, ed è una nuova occasione per mostrare le sue qualità di decision making.

Nelle transizioni più lunghe non ha una frequenza di passo e di tocco assimilabile a chi ha un baricentro più aderente al terreno, non ha una ventosa sulla superficie degli scarpini. È veloce ma non esplosivo, è tecnico ma senza avere la colla sui piedi. Deve dosare ogni singolo tocco e reagire immediatamente alla più piccola imperfezione.

Il primo tocco col destro è leggermente arretrato, necessiterebbe di una correzione, ma Nikolaou lo aggredisce. Col sinistro, il laziale protegge il pallone ma evitando l’intercetto perde l'equilibrio, ed è col peso del corpo totalmente contrario al movimento a rientrare della palla. In questa situazione di precario equilibrio, Zaccagni ha la calma di calibrare la forza dello scarico a Felipe Anderson, in modo da garantirsi i secondi necessari per attaccare il cross dalla destra. Il filtrante è preciso, di quelli solo da spingere in porta, ma anche qui Zaccagni rifugge la banalità.

Dragowski non è certo un portiere timido, assai capace nel coprire lo specchio in uscita bassa. Per garantirsi maggior luce possibile, quindi, l’interno o il collo del piede rischierebbero di favorire la parata. Allora Zaccagni, con una velocità di esecuzione incredibile, rallenta impercettibilmente per aggiungere un mezzo passo all’inserimento e colpire con l’esterno del destro senza allungare troppo la falcata e, contemporaneamente, evitando che la palla gli rimanga sotto. La mette all’angolino.

Raffinazione e continuità

Zaccagni in questa stagione è sorprendente non tanto perché ci sta mostrando qualcosa che non ci aspettavamo potesse fare, ma perché è in grado di essere incisivo con sorprendente costanza. Anche nella partita contro la Fiorentina, in cui l'aggressività di Dodô gli ha parzialmente precluso la zona di rifinitura e finalizzazione, ha saputo rendersi utile in mille altri modi, anche compiendo recuperi da centometrista su Kouamè e chiudendo Ikoné in scivolata nell'area piccola.

A Verona Dimarco e Lazović erano creatori e gestori del pallone sulla fascia, ed era Zaccagni a fungere da raccordo tra la loro catena e il centrocampo muscolare governato da Amrabat. A Roma la creazione e la costruzione sono affidate al trio di centrocampo Milinković-Cataldi-Luis Alberto: a Zaccagni è richiesta ampiezza in fase di rifinitura, attacco dal lato debole e creare vantaggi con pochi tocchi di palla.

Ancor più sorprendente è che, nonostante la distribuzione dei passaggi sia notevolmente cambiata, le percentuali sono molto simili: Zaccagni in campo sa fare tante cose, e riesce a farle quasi tutte bene. Come ulteriore esempio della sua asciuttezza tecnica, prendiamo l'attacco alla sbadata copertura del secondo palo della difesa in Atalanta-Lazio. Il modo in cui, cioè, Zaccagni rimane sospeso in area prima di allargare il piatto mancino e, di nuovo, garantirsi la soluzione migliore per battere Sportiello.

Sarri è storicamente conosciuto per la sua capacità di cesellare nel tempo le risorse messegli a disposizione, cercando di mettere a sistema anche caratteri e prototipi calcistici che cozzerebbero con le sue idee. Luis Alberto ne è l'esempio più chiaro. Dalla sconfitta casalinga contro la Juventus nello scorso campionato, arrivata alla 13esima giornata, Zaccagni è entrato pienamente nelle rotazioni di Sarri, conquistandosi, poi, sempre più centralità.

L'esordio in Nazionale nell'amichevole di marzo 2022 contro la Turchia - che ha consumato le suole del suo ex allenatore Massimo Zanini - non è tanto un premio quanto un riconoscimento, probabilmente il primo di una serie destinata ad allungarsi in un momento storico in cui i finalizzatori italiani latitano a questi livelli. Sarà l'impressione da finto lento e quella di un gracile fuscello che lo accompagneranno indelebilmente a renderlo meno affascinante di altri, ma la versatilità di Zaccagni non ha molti pari in Serie A.

In questa stagione, nessun italiano ha segnato più di lui su azione - contando anche i rigori, solo Grifo ha fatto meglio - e se Roberto Mancini ha ragione a lamentarsi della carenza di attaccanti per la nazionale ma dal suo forfait della scorsa estate, non lo ha più preso in considerazione. “Uno c’ha la soluzione davanti agli occhi e non se ne avvede”, direbbe Aldo Baglio.


  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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