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Illustrazione di "Erasmus", nel primo episodio vi raccontiamo Wolverhampton - Leeds
, 20 Marzo 2023

Erasmus: Wolverhampton-Leeds


Uno scontro salvezza più frizzante di quanto ci aspettavamo.


Con questo articolo inauguriamo una nuova rubrica chiamata "Erasmus": ogni lunedì mattina vi racconteremo una partita dal weekend di calcio internazionale, possibilmente una partita "minore" e divertente. In questo episodio abbiamo scelto Wolverhampton-Leeds, un match scoppiettante dalle zone basse della Premier League. Buona lettura!

È quel momento dell’anno. Quel momento in cui in Inghilterra si giocano competizioni diverse in contemporanea, coi calendari sfalsati e le classifiche che ci rimettono settimane a scacciare gli asterischi. Rinvii e posticipi rendono Wolverhampton - Leeds un vero e proprio scontro salvezza; una di quelle partite che valgono sei punti, come si dice.

Julen Lopetegui e Javi Gracia in panchina, Molineux lo stadio: potrebbe sembrare che l'incontro si svolga in una qualche località pirenaica al confine tra Spagna e Francia, ma poi la prima inquadratura sul cielo scuro di Wolverhampton scioglie ogni dubbio: un diluvio così grigio e ineluttabile può esserci solo in un pomeriggio di fine inverno nelle West Midlands. Nemmeno sei giri d’orologio e la lattina viene stappata dal giocatore, fisicamente e tecnicamente, più assimilabile a un apribottiglie tra i 22 in campo: Willy Gnonto sembra quasi non credere che la fascia destra dei padroni di casa gli lasci fare liberamente l’unica cosa in cui è davvero già un fuoriclasse, ricevere isolato sulla linea laterale e puntare il marcatore davanti a sé.

Cutback pass, pase de la muerte, cross basso arretrato, cioccolatino da scartare: chiamatelo come volete, fatto sta che Jack Harrison – no, non abbiamo chiesto a ChatGPT di inventare il nome di un inglese medio – incrocia il mancino alla sinistra di Josè Sa. Harrison non perdona, e come per magia compare il sole sul Molineux. No, non ha smesso di piovere come Dio comanda. No, non son passati nemmeno 10 minuti.

Nell’area del Leeds iniziano ad accadere cose strane. Junior Firpo che ci tiene a ricordare chi possiede meno intelligenza calcistica sulla fascia presidiata dal suo ex compagno Nelson Semedo, venendo graziato dall'arbitro su un contrasto al limite tra l’incoscienza e l'idiozia. Nessun rigore, Lopetegui pare piangere implorando il quarto uomo ma forse è solo la pioggia che sporca l’inquadratura. Due minuti più tardi Harrison viene centrato in pieno volto sul tiro-cross di Podence, rimane in piedi come l’Ercolino Galbani nonostante la tranvata. Intanto, il 10 portoghese incrocia, costringendo Meslier alla respinta di piede. Neto mozzica il sinistro a porta quasi vuota. Continua, ovviamente, a piovere.

Non pare decisamente la giornata dei terzini destri: Semedo non la vede letteralmente mai quando Gnonto pianta a terra un culotto che farebbe sbavare Max Allegri, mentre Ayling viene saltato come un birillo da J. Otto (unico caso in cui Jonny rovinerebbe la poesia del nome). I Wolves premono, il Leeds si rintana con disordine nella propria metà campo. Kilman, in teoria difensore centrale, trova una prateria per crossare da sinistra. La prendi tu, la prendo io, la prende la schiena dello stoico Wober sul destro a botta sicura di Semedo.

Il corridoio centrale è governato dalle capacità di lettura e di posizionamento di Marc Roca e l’imperiosità di Chef Wober (controllate pure la traduzione di caudillo in tedesco). In area non si entra, oltre il cerchio di centrocampo non si va: la prima mezz’ora passa così, tra una progressione di Kilman e un contrasto di Koch.

Al 36’ accade la cosa più Premier League del primo tempo. Campanile dopo un corner del Leeds, Harrison scivola stoppando la palla, Dawson piomba come l’angelo della morte sulla caviglia dell’11 in bianco. Chiaramente giallo. Javi Gracia tira su col naso, l’umidità gli avrà portato un raffreddore. Nemmeno un malanno di stagione può essere attratto dal look di Lopetegui: persino il suo vice pare rinculare mentre è a colloquio con lui, come impaurito dal contatto con quel virus a forma di maglione girocollo total blue.

Mi hanno ammonito cinque minuti fa e non so cosa fare? Perché non trattare il centravanti avversario come un cane che ha appena fatto pipì sulla moquette del bagno? Esegue Craig Dawson, spiegando anche perché, nonostante un Kehrer ai limiti del disastroso, il West Ham abbia deciso di cederlo a gennaio a una diretta concorrente per la salvezza.

Due minuti di recupero. Firpo ci tiene proprio a rivendicare la palma di meno arguto sul rettangolo verde con una scivolata inutile a metà campo. McKennie viene ammonito per perdita di tempo. L'arbitro Salisbury manda tutti negli spogliatoi. Fischi dagli spalti: il giusto saluto a una frazione oggettivamente brutta. Poco Wolverhampton, pochissimo ma buonissimo Leeds. I cartellini gialli sono il doppio dei tiri in porta.

https://twitter.com/FotMob_Stats/status/1637119019718197252?s=20

Nel secondo tempo Sarabia entra per l’abulico Pedro Neto e Nathan Collins per il pericolante Dawson: Lopetegui cerca di girare l’inerzia di Wolverhampton - Leeds a favore degli arancioni. Nemmeno un paio di minuti e il Wolverhampton fa già in tempo a reclamare un fallo di mano quando Roca la tocca di punta (sì, avete letto bene) e va a insaccare con Lemina sul corner seguente. Bandierina alzata, fuorigioco sacrosanto, l’ex tecnico del Siviglia sembra piangere di nuovo. Dal nulla, il Leeds raddoppia. Angolo di Roca, Joao Gomes e Semedo ignorano il movimento di Ayling che, come in Acchiappa la talpa, riemerge sul secondo palo. Il colpo di testa è centralissimo, ci ha provato in ogni modo a non segnare.

La palla passa sotto le mani di Sa. Secondo tiro in porta, anche questo nei primi minuti del tempo, secondo gol. 0-2. Inerzia non ribaltata, se ci possiamo permettere. Le telecamere non indugiano sul tecnico del Wolverhampton durante l’esultanza più simile a un papà che vuol fare il simpatico, fallendo miseramente, con gli amici del figlio. Azzarderemmo che non fosse il ritratto della felicità.

Riprende a piovere. Entrano Adama Traoré e Cunha, ricordandoci quanto schifo faccia la profondità delle rose di Premier League. Il mix tra l’olio per bambini e la pioggia trasformano Traoré in una di quelle mele cerate troppo lucenti per essere vere. Entra Kristensen per il Leeds: non una notiziona di per sé, se non fosse che come prima cosa ruba il pallone a J. Otto in piena area di rigore come una caramella a un bambino e diagonalizza lo 0-3. Sono più o meno le 17.20. Sarà già finita la Milano-Sanremo? No dai, teniamo duro.

Jonny Otto - fa ridere anche scritto così - segna con un destro al volo da 40 metri a porta vuota su un "assist" di Marc Roca. Sì, avete capito bene. Sono passati due minuti dallo 0-3. No, nessun varco spaziotemporale è stato aperto. Non è il bello del calcio. È ciò che piace del calcio.

È la locura, René, è la c***o di locura: se la acchiappi, hai vinto.

Le squadre si sfilacciano, si allungano, Sarabia e Raul Jimenez si mangiano il 2-3 soli davanti a Meslier, rinvii sbilenchi e un’intensità ansiogena per 22 uomini che corrono su un prato, piove. Nulla di diverso dal solito in quel del Molineux Stadium.

Al 73’ Cunha raccoglie la respinta corta del Leeds, Firpo evita di elevare il quoziente medio delle decisioni calcistiche del suo pomeriggio non aggredendo immediatamente l’attaccante del Wolverhampton. Cunha tira: è un destro potente ma centrale, se Chef Wober non cercasse, malamente, di firmare anche questo piatto. Il risultato è catastrofico: Meslier è battuto e il risultato è 2-3. La Milano-Sanremo la recuperiamo dopo.

Gli Whites annaspano come solo una squadra in trasferta in un campo inglese può fare. Molineux tuona, e stavolta non è per le condizioni meteorologiche (piove ancora, intendiamoci). Sarabia va vicino al pareggio col sinistro affilato, ma Meslier si supera. A 10’ dalla fine Gracia aggiunge Struijk alla linea difensiva, non sappiamo più se come agente speciale per Traoré o per evitare che Firpo ne combini un’altra.

Jonny Otto (quante altre volte si parlerà così tanto di lui in questa rubrica?) conclude il suo quarto d’ora di celebrità con uno di quegli interventi che ti fa urlare davanti allo schermo e stringere le spalle anche a migliaia di kilometri di distanza. Per fortuna del Leeds, Ayling non ci rimette tibia e perone della gamba destra. Per sfortuna di Lopetegui, l’arrembaggio finale dovrà condursi in 10vs11. Inizialmente solo ammonito, il VAR fa uscire J. Otto tra gli applausi di Molineux, nemmeno fosse il Milite Ignoto. Valli a capire questi anglosassoni.

7’ di recupero. Mani sui volti delle tribune, sia tra i supporter di casa che tra quelli in visita dal West Yorkshire. Meslier temporeggia, Lopetegui si lamenta col quarto uomo urlando "WHY?" Con lo sguardo rivolto a terra, cercando più di esorcizzare il demonio sotto e dentro di lui piuttosto che ottenere una logica spiegazione. Collins non controlla il più facile dei passaggi orizzontali, Traoré accentua, come peggio non potrebbe, una trattenuta di Roca da cui scaturisce il delizioso pallonetto di Rodrigo al 96’. Il VAR interviene quando non potrebbe e Salisbury non corregge una chiamata scorretta che comunque non avrebbe potuto correggere. 2-4 confermato. Espulso Matheus Nunes dalla panchina. A fare da paciere è Diego Costa, per capirci. Lopetegui grida allo scandalo ma trasuda impotenza. Fischio finale. Ha smesso di piovere, ma la confusione del finale non ha fatto capire quando.

https://twitter.com/Wolfpackwwfc/status/1637158035985506305?s=20

L’Avvocato lo definirebbe un incontro ortodosso no, fenomenale sì. Paura, grinta, orgoglio, caos, sana ignoranza: il Leeds vince; il Wolverhampton ricade nella spirale negativa che aveva preceduto l’arrivo di Lopetegui. Un normalissimo pomeriggio nelle zone basse di Premier League, insomma.


  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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