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Considerazioni sparse su "Un lavoro da mediano. Ansia, sudore e Serie A" di Alessandro Gazzi


"Un lavoro da mediano. Ansia, sudore e Serie A" di Alessandro Gazzi ci ricorda che il calcio non è solo Messi, Ronaldo e Champions League e che a volte non è necessario ambire ad essere i migliori di tutti per sentirsi felice. A volte, basta la consapevolezza di aver raggiunto la migliore versione di sé stessi.


- "Appoggio le braccia sulle cosce, sfinito dalla fatica. In questo momento, al mondo, non c'è persona più felice di me. " Gazzi racconta la sua carriera da professionista, dalle illusioni giovanili di promessa del calcio nella Lazio, passando per le delusioni, per i trasferimenti da "pacco postale" che nessuno vuole, la ripartenza dalla Serie C, una salita verso la serie A piena di ostacoli fra fallimenti societari e stagioni sconfortanti, il sogno di giocare a San Siro fino agli scandali del calcio scommesse. C'è tutto, ma è una carriera come tante, normale, come quella di centinaia di calciatori professionisti. Allora cosa c'è di interessante? La cosa interessante nel libro non è tanto Gazzi il calciatore, ma Alessandro l'uomo;

- Alessandro attraverso le tappe della sua carriera racconta sé stesso nel profondo. Si mette totalmente a nudo, scrive in maniera molto intima e vera. Un ragazzo introverso che come se fosse in un diario racconta le sue emozioni più pure: dalle più superficiali come le "rosicate" per le prese in giro ai "godo" per un pallone intercettato, arrivando fino a sensazioni ed emozioni molto intense e introspettive. Quello che ne viene fuori è un libro vero, molto personale e autentico. Ci ricorda che una volta spenti i riflettori e mutate le televisioni i calciatori prima di tutto sono esseri umani, con le proprie sensibilità, fragilità e con i propri bisogni;

- La scrittura Gazzi ricorda molto il suo modo di giocare: concreta, essenziale a tratti quasi scolastica. 240 pagine (più o meno) senza fronzoli e piroette; ogni parola arriva diretta, viva, vera. Le pagine scorrono veloci e si arriva all'epilogo senza quasi accorgersene. Apprezzata particolarmente la scelta di non avvalersi di nessun "ghost writer": fa onore ad Alessandro e rende ancora più credibile il tutto;

- Se cercate un'autobiografia di sport esaltante, piena di storie sportive, successi e racconti da spogliatoio non è il libro che fa per voi. Vi interessano grandi trionfi, auto-celebrazioni, aneddoti divertenti, dichiarazioni scomode? Non c'è nulla di tutto questo. Il libro parla del calcio per quello che è, ovverosia un gioco. Per qualche fortunato, un lavoro: una gigantesca montagna russa umorale dove si sale e si scende in un attimo. Parla di emozioni e psiche; e di quanto queste possono influire sull'essere umano, sul calciatore, sullo spogliatoio e sulle società sportive;

- Gazzi non ha abbandonato totalmente il calcio, infatti attualmente è vice allenatore dell'under 17 del Torino, ma ha saputo reinventarsi e ritagliarsi uno spazio anche fuori dal "pallone". Già quando era un calciatore teneva un Blog (alessandrogazzi.com) e ha sempre coltivato le sue passioni per cinema, lettura e musica. Oltre a questo libro, ha scritto un altro racconto intitolato Dieci Minuti e scrive recensioni per la rivista l'Indice. Ha dato tanto sul rettangolo verde ma sembra non voglia fermarsi e questo mi fa molto piacere. Menzione speciale anche per la casa editrice 66thand2nd che si consolida - tanto per cambiare - come punto di riferimento per i libri a tema sportivo.

  • Nato a San Marino nell' aprile del ’91, mezzo sangue italo-sammarinese. Titolare di una gelateria di professione, ma malato di qualsiasi sport per passione, tifoso bianconero e allenatore dilettante Uefa B. La malattia per il calcio nasce da un gol pazzesco in Germania di un ragazzo 21enne nel lontano 1995. La partita era Juventus-Borussia Dortmund: se amo il bianconero è solo per Del Piero.

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