Josip Ilicic in posa col pallone dopo i quattro gol segnati al Valencia.

La sera in cui Ilicic è stato il migliore al mondo


Tre anni fa lo sloveno segnava il suo incredibile poker al Valencia.

«ILICIC! No puedo creerlo, por favor no la toques más. Puede ser la última pelota que toque, esperemos que sí». A parlare è un telecronista spagnolo che sta assistendo a Valencia-Atalanta, ottavo di finale di ritorno della Champions League 2019/20. “Potrebbe essere l’ultimo pallone che tocca, speriamo davvero che sia così”, una frase a metà tra lo sgomento e l’incredulità che fotografa la prestazione di Josip Ilicic. Lo sloveno ha appena segnato il suo quarto gol della serata, diventando il primo giocatore nella storia della Champions a siglare un poker in una gara ad eliminazione diretta giocata fuori casa. Lo ha fatto con un sinistro a giro calciato con la stessa naturalezza con cui un delfino svuota aria dallo sfiatatoio. Un gesto naturale, reso quasi banale dalla tecnica di tiro superiore dello sloveno. “Guardate che basta fare così eh, ora ve lo faccio vedere”, sembra dire Ilicic mentre si coordina per calciare. Tutto intorno, il Mestalla deserto per le primissime limitazioni anti Covid-19 dà alla partita un’ambientazione lunare. Negli ultimi mesi Ilicic ha portato il suo talento a un livello di rendimento irreale, e adesso il poker che lo consacra a livello europeo sembra realizzarsi direttamente nella fantascienza.

Treccani definisce «Indolenza» come “indifferenza d’animo, inerzia, apatia, pigrizia”. Una nuvola di sostantivi che ha sempre avvolto la carriera di Ilicic. Prendiamo questa frase che l’enciclopedia riporta a titolo di esempio: “Per la sua isi è lasciato sfuggire le migliori occasioni” sembra una frase pensata apposta per descrivere Ilicic. La traiettoria sportiva dello sloveno è la dimostrazione evidente che tra talento e successo non sempre c’è una relazione diretta. Rispetto ad altri talenti mai del tutto sbocciati, però, Ilicic in alcuni momenti ha raggiunto picchi di grandezza così alti che sarebbe ingeneroso classificarlo come genio inespresso. E il momento forse più luminoso della carriera lo sloveno l’ha vissuto a metà della stagione 2019/20, più precisamente tra dicembre e marzo, quando il suo talento è sembrato trascendere il livello della Serie A stessa.

Nell’ultima gara del 2019 Ilicic è attore protagonista di uno dei capolavori della gestione Gasperini. Nel 5-0 inflitto dall’Atalanta al Milan lo sloveno segna prima con un diagonale di destro, poi con un sinistro a giro sul secondo palo dai venti metri. Se il secondo gol è un inno alla sua arte balistica, il primo è quello che meglio racconta cosa è Josip Ilicic in quel momento. Su una transizione dell’Atalanta condotta da Malinovskyi e Pasalic, il croato serve Ilicic sulla sua zolla, appena fuori area di rigore, leggermente spostato sulla destra. È un pallone che sembra invitare chi lo riceve a calciare a giro sul palo lontano, ma lo sloveno invece ha altri piani: si auto-sabota la conclusione di mancino e aspetta il rientro di Calabria, quasi a voler cercare un grado di difficoltà maggiore nell’azione. Con un movimento di anca protegge palla e manda a vuoto Calabria, poi si riporta palla sul mancino ma solo per fissare il terrore negli occhi del diretto marcatore. Ilicic sterza ancora sul destro e stavolta calcia in diagonale mirando il palo lontano. Calabria riesce a deviare solo leggermente la traiettoria ma non può evitare che il pallone si insacchi alla destra di Donnarumma.

Grande attacco batte grande difesa”, si dice spesso in NBA per sintetizzare un’azione in cui la bravura dell’attaccante ha reso vana l’applicazione difensiva dell’avversario. E così oltre a Calabria molti altri difensori ultra-competenti finiscono in quel periodo dalla parte sbagliata degli highlights: a cavallo tra il 2019 e il 2020 Ilicic è una forza semplicemente inarginabile.

Il suo talento non è mai stato in discussione, nemmeno quando durante le esperienze a Palermo e Firenze riusciva a esprimerlo solo a sprazzi. Alla terza stagione all’Atalanta, però, il genio dello sloveno è esaltato da una condizione fisica ottimale ma soprattutto da un impianto di gioco che ne sublima le caratteristiche. Siamo all’apogeo dell’Atalanta di Gasperini: il 3-4-3 d’assalto con Gosens e Hateboer a fare i solchi sulle fasce, Papu Gomez in versione play, Duvan Zapata con la sua onnipotenza fisica, Muriel specializzato nel brutalizzare avversari ormai inermi entrando dalla panchina. In un contesto ultra-funzionale anche Ilicic, un rebus tattico per la maggior parte degli allenatori avuti in carriera, riesce a esaltarsi sia come rifinitore sia come finalizzatore. Parte spesso con i piedi sulla linea del fallo laterale di destra, e da lì ricama calcio rientrando dentro il campo col mancino.

Dopo lo show col Milan e la pausa natalizia, Ilicic inaugura il 2020 con una doppietta al Parma, strappa applausi dai tifosi avversari a San Siro nel match pareggiato contro l’Inter e poi mette a referto 6 gol in 4 partite tra Coppa Italia e campionato. A cesellare il momento, una tripletta al Torino con tanto di rete segnata da centrocampo: una punizione battuta rapidamente da cinquanta metri che si insacca in porta nella sorpresa generale. Un gesto tecnico di onnipotenza calcistica in una serata in cui l’Atalanta passeggia all’Olimpico imponendosi per 7-0. L’espressione di Salvatore Sirigu – suo compagno ai tempi del Palermo – dopo aver raccolto il pallone dalla rete è emblematica del senso di inadeguatezza che attraversa gli avversari di Ilicic: “E io che ci sto a fare qui?”, sembra dire il portiere granata.

Pur non entrando nel tabellino, Ilicic incanta anche contro Fiorentina e Roma ed è grande protagonista dell’andata degli ottavi di Champions col Valencia. A San Siro i nerazzurri ipotecano la qualificazione con un netto 4-1. Lo sloveno segna il momentaneo 2-0 a fine primo tempo con un saggio di tecnica e gestione del corpo nello spazio. Un gol simile al primo contro il Milan: riceve al limite destro dell’area di rigore, protegge palla con un colpo d’anca, poi quando gli avversari si prefigurano la sterzata sul mancino Ilicic si sposta la palla sul destro e con una botta sotto la traversa piega le mani di Domenech. Anche sul proscenio europeo, a un livello in cui fino ad allora non si è ancora cimentato, la prestazione dello sloveno è pura arroganza tecnica.

Il primo marzo Ilicic realizza un gol e tre assist contro il Lecce, poi arriva il masterpiece di una carriera con il poker del Mestalla. È l’ultima serata di calcio prima del letargo imposto dalla pandemia, e in qualche modo anche il talento di Ilicic tocca un apice non più perfettibile, dopo il quale può solo esserci la flessione. Il contesto e lo stato d’animo della partita del Mestalla sembrano scritti da una sceneggiatura distopica. Proprio lì, al termine del mondo per come lo conosciamo, si consacra il talento di uno dei migliori giocatori passati in Italia negli ultimi quindici anni.

Alla ripresa dei campionati Ilicic non sarà più quello di prima. Descritto dai compagni come una personalità introversa e malinconica, lo sloveno soffre forse più di altri quel periodo di alienazione dalla socialità. Il calcio chiude gli occhi nel momento in cui Josip Ilicic è uno dei migliori giocatori in circolazione, e quando li riapre Ilicic è cambiato anche nella sfera personale: «Una volta stavo seriamente pensando di smettere perché non ne potevo più» rivela in quel periodo a proposito di un momento passato della sua carriera. Nella stagione successiva Ilicic ritrova una buona forma fisica e altri momenti di calcio d’autore. Le sue pennellate però sono sempre più intermittenti e malinconiche, sembrano portarsi dietro la consapevolezza che il picco toccato a inizio 2020 non è replicabile. Un picco durato circa tre mesi e che rimarrà per sempre intrappolato nell’ambra per i tifosi bergamaschi, che lo scorso settembre al momento dell’addio di Ilicic – dopo 173 partite, 60 gol, 44 assist ed emozioni intraducibili in numeri – lo hanno salutato come “il migliore passato dalle parti di Bergamo”.

A pari altezza, è più impressionante una catena montuosa o un picco solitario che si staglia su un altopiano? Come facilmente verificabile da alcuni test basati sull’illusione ottica, una cima solitaria rimane più impressa per la sua straordinarietà. E se fosse così anche per le carriere degli sportivi? Se considerassimo il loro picco in termini di prestazioni e non come costanza mantenuta negli anni, Josip Ilicic potrebbe essere stato il migliore al mondo? È un’affermazione che senza punto interrogativo potrebbe sembrare eretica, ma non se restringiamo l’intervallo temporale, se pensiamo a un calcio nato e morto tra dicembre 2019 e marzo 2020, proprio in corrispondenza dell’escalation del Covid. In quello spicchio di tempo, agli sgoccioli di un mondo senza mascherine, al crepuscolo dell’umanità pre-pandemica, non era una blasfemia affermare che Josip Ilicic fosse il miglior giocatore del mondo.


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