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- di Federico Sborchia

Il lungo percorso di Graham Potter


Come sta evolvendo il Chelsea con il suo nuovo manager.


Nella sua prima conferenza stampa da manager del Chelsea, Graham Potter non riesce a nascondere l’entusiasmo. A ogni domanda dei giornalisti sorride; quando parla sorride; si intuisce come non riesca mai a nascondere il suo compiacimento.

Il suo entusiasmo è genuino: sottolinea spesso come il Chelsea sia una sfida difficile ma anche come sia entusiasta di affrontarla. Parla del suo percorso, che lo ha portato dal calcio locale alla Premier, non nascondendo come per lui fosse totalmente inaspettato. Parlando della squadra, spiega come ci voglia molto tempo per conoscere i giocatori e inserirsi in un contesto nuovo: "Cerco sempre di legare con i giocatori, cerco di conoscerli. Costruire legami è una parte molto importante nel mio modo di lavorare." Aggiunge poi: "Bisogna trattare le persone con rispetto, comprenderle, comprendere cosa vogliono ottenere e capire come aiutarle a riuscirci."

Queste parole suonano molto chiaramente come una discontinuità con il suo predecessore, Thomas Tuchel, che storicamente aveva consumato volto velocemente i rapporti con i suoi giocatori e i suoi dirigenti in, più o meno, ogni esperienza della sua carriera. In tal senso la scelta di Potter per risollevare il Chelsea era quasi prevedibile. Anche sul piano tattico la scelta sembrava ben centrata dal momento che sia il Chelsea di Tuchel che il Brighton di Potter si sono mossi su principi di gioco simili, con alla base un gioco di aggressione e riaggressione costante – il Brighton, nello specifico, era arrivato a essere tra i club di Premier più efficaci nel rompere la costruzione avversaria in pressing.

Un certo tratto di continuità con la gestione precedente – ma anche con il suo Brighton – Potter lo fa notare già dal suo esordio, contro il Salisburgo in Champions League. Il Chelsea infatti si presenta con un 3-5-2 che concettualmente non si discosta troppo dall’assetto tipo di Tuchel se non per l’inserimento di Sterling come nominale esterno a tutta fascia – similmente a quanto fatto con Trossard a Brighton – con Marc Cucurella a coprirgli le spalle come terzo sinistro nei tre di difesa. L'unica altra rilevante differenza la mostra Mason Mount, inserito nel terzetto di centrocampo insieme a Jorginho e Kovacic con il compito di allargarsi e muoversi tra le linee. La continuità con la vecchia gestione – e soprattutto con il momento migliore di quest’ultima – si nota nel modo in cui i due esterni, Reece James e, appunto, Sterling, diventano immediatamente i due giocatori più impattanti in fase di possesso.

La prima occasione arriva proprio sfruttando i due esterni: in una delle rare situazioni in cui gli attaccanti del Salisburgo non si alzano sui giocatori arretrati del Chelsea, Azpilicueta riesce a portare il pallone ai quaranta metri, servendo Mount tra le linee. L’inglese a questo punto ha il tempo di leggere la situazione e allargare per James, che attira su di sé i due esterni austriaci e riscarica su Azpilicueta, il quale crossa di prima per Sterling che nel frattempo aveva tagliato indisturbato fino all’area piccola. Il tiro di Sterling esce sporco ma per la prima volta in stagione si rivede un Chelsea capace di occupare efficacemente le catene laterali, portando anche i suoi centrali difensivi in avanti per creare superiorità.

Sviluppo dell'azione del Chelsea che porta al tiro Raheem Sterling

Anche l’altra grande occasione del Chelsea nasce così: sulla ribattuta del tiro di Sterling, infatti, è il centrale di sinistra, Cucurella, a raccogliere il pallone, allargare su Sterling e dettare la sovrapposizione, ricevendo sulla corsa e appoggiando per Aubameyang in area. L’anticipo di Pavlovic toglie all’attaccante dei Blues la possibilità di calciare ma sporca il pallone e lo manda sul piede di Mount, che però calcia fuori dal limite dell’area. Il coinvolgimento degli esterni si nota anche sul gol del vantaggio: in questo caso è Reece James a iniziare l'azione con una breve conduzione sulla fascia destra, servendo poi Mount, il quale tenta un cross che taglia quasi tutta l’area – anche grazie a tre mancati interventi di Bernardo, Pavlovic e Aubameyang – e cade sui piedi di Sterling. L'inglese a quel punto deve solo aprire il piatto e piazzare sul palo lontano.

Il gol di Sterling sarà l’unico del Chelsea nella partita, poi pareggiata 1-1. Questo porta alla luce uno dei difetti più enormi del Chelsea degli ultimi anni: ossia una grande difficoltà in fase di conversione delle occasioni. Commentando la partita, Liam Twomey, su The Athtletic, evidenzia proprio come il Chelsea si sia mostrato molto più in fiducia fino a quando non si è trovato dentro l’area, sia per la brutta prestazione di Aubameyang che per le costanti difficoltà di finalizzazione di Kai Havertz e, gol a parte, Sterling.

Nelle partite successive il Chelsea si mostra decisamente più efficace anche sotto porta, il coinvolgimento dei suoi esterni è sempre vitale. Chilwell e James ma anche, in misura minore, Cucurella e Azpilicueta offrono un appoggio fondamentale alla manovra sia con i cross dall’esterno che entrando dentro il campo. Lo vede chiaramente anche il Milan nella partita di inizio ottobre a Stamford Bridge, quando Reece James produce una prestazione di assoluto dominio sulla fascia destra, trovando anche un gol e un assist. A metà ottobre, il Chelsea ha raccolto cinque vittorie consecutive con 12 gol segnati.

Se il primo mese di Potter poteva far credere che la sua gestione sarebbe stata perfetta sin dall’inizio, la partita di fine ottobre contro il suo Brighton finirà per riportare un po’ tutti sulla terra. In particolare, in questa partita riemerge uno dei principali problemi del Chelsea di Tuchel. Infatti, all’AMEX Stadium il Chelsea viene sovrastato sin dai primi minuti dall’intensità del Brighton, rischiando in più occasioni di regalare il possesso già sulla prima costruzione.

La prima occasione della partita arriva proprio con un rinvio affrettato di Thiago Silva, che viene intercettato di testa da Caicedo e finisce sui piedi di Trossard dentro l’area. Il belga riesce a controllare e alzare il pallone sopra Kepa in uscita e solo il salvataggio di Thiago Silva sulla linea evita il gol. Purtroppo, però, il brasiliano non riuscirà a fare altrettanto un paio di minuti dopo, quando la riaggressione di Trossard ne forza l'errore e fa arrivare la palla sui piedi di Mitoma che entra in area, attira su di sé sia Thiago Silva che Koulibaly e fa passare il pallone tra i due, lasciando lo stesso Trossard solo davanti a Kepa. Il belga stavolta non cerca la soluzione diretta ma gira intorno al povero portiere e scarica di sinistro, evitando sia Koulibaly che Cucurella che si erano piazzati sulla linea.

Dopo il gol il Chelsea tenta di trovare qualche appoggio in avanti ma dopo pochi minuti torna a essere accerchiato anche dentro la sua area, con tutte le seconde palle che vengono recuperate alla perfezione dai giocatori del Brighton. Intanto, tutto lo stadio irride il Chelsea e Potter e canta: “You’re just a shit Brighton Albion”. Il 2-0 arriva al quarto d’ora su calcio d’angolo a causa di un tentativo maldestro di intervento da parte di Loftus-Cheek.

Quasi per confermare le tragiche difficoltà realizzative, Pulisic, usato come esterno a tutta fascia di destra, calcia fuori la migliore occasione del Chelsea. In modo quasi ironico, anche il 3-0 del Brighton è un autogol, nello specifico di Chalobah, che deve coprire un cross di Estupinan, scappato proprio alle spalle di Pulisic. Nel secondo tempo Potter deve fare i conti con l’infortunio di Kepa, che riporterà in campo Mendy per un po’, ma il Chelsea riesce ad accorciare con Havertz senza però riuscire ad andare oltre e, anzi, subendo anche il 4-1 di Groß. Nel mentre, i suoi vecchi tifosi continuano a chiedere a Potter qual è il risultato.

Cosa non funziona

Se i punti di forza del Chelsea, soprattutto sugli esterni, erano noti da tempo, non da meno erano lo erano i suoi difetti: se già i Blues erano notoriamente una squadra molto in difficoltà nella conversione delle occasioni – l’acquisto, rivelatosi poi fallimentare, di Lukaku nel 2021 era mirato a risolvere questo problema –, con gli infortuni di Chilwell e James a inizio 2022 si era scoperto anche meno efficace del dovuto nel crearsele. Il cambio in panchina ha, in questo senso, mostrato come, complessivamente, i pochi pattern offensivi della squadra di Tuchel fossero, per quanto efficaci, gli unici possibili per una rosa così costruita.

Se la prima partita di Potter da manager – così come molte delle successive – aveva confermato sia la forte dipendenza del Chelsea dai suoi esterni in creazione sia la costante difficoltà in finalizzazione, la sua prima sconfitta ha esposto anche una inedita difficoltà ad affrontare squadre molto intense. Sin dall’inizio della stagione, infatti, il Chelsea si era mostrato molto meno a suo agio del solito quando viene pressato alto – ce lo hanno mostrato anche le sconfitte contro Leeds e Southampton con Tuchel in panchina.

Probabilmente la causa di questa nuova difficoltà va ricercata nella cessione, in estate, di Antonio Rüdiger: il tedesco era un giocatore fondamentale nella gestione del possesso e la sua qualità nel gioco sulla lunga distanza, sia in verticale che in diagonale, era lo strumento ideale per permettere una risalita veloce del campo. La scarsa programmazione estiva del Chelsea aveva però portato a sostituire Rudiger con un difensore, come Koulibaly, molto meno brillante in possesso, lasciando una forte criticità nel ruolo che emergerà sin dalle prime partite della stagione.

È credibile che Tuchel in primis se ne fosse accorto, avendo spinto la società a investire pesantemente su Wesley Fofana – che sulla carta aveva caratteristiche più idonee in possesso – e non da meno è stato Potter, che ha chiesto e ottenuto l’acquisto di un altro difensore dalle grandi qualità tecniche come Benoit Badiashile prima ancora dell’apertura del mercato invernale.

Non meno problematica è stata la copertura del campo: quasi tutti i centrocampisti a disposizione di Tuchel prima e Potter poi si sono mostrati spesso deficitari quando costretti a ripiegare e l'assenza di un uomo chiave, come N’golo Kanté, nel coprire adeguatamente il campo si è, pertanto, mostrata ingestibile. Inoltre, a differenza di quanto avvenuto in difesa, il mercato, almeno in questo caso, ha solo arginato parzialmente il problema. Il cambio di Jorginho – storicamente problematico nel coprire il campo alle sue spalle – con Enzo Fernandez ha dato maggiore dinamismo al centrocampo ma non ha, almeno per ora, migliorato significativamente l'apporto difensivo. Riscontro pratico ce lo offre il gol di Adeyemi in Borussia Dortmund-Chelsea di Champions League, in cui Enzo accompagna il suo avversario fino dentro l’area senza riuscire mai a disporsi correttamente per tentare di chiuderlo.

Era inevitabile che il club avrebbe ripensato anche il reparto avanzato: il prestito di João Felix doveva mirare a risolvere un problema di presenza offensiva, clamorosamente mancata da parte di Aubameyang nella prima parte di stagione. Il portoghese, al netto di un esordio sporcato dal rosso contro il Fulham, ha risposto positivamente, dando sempre l’impressione di essere vivo e attivo all’interno della manovra. Con quasi 3.95 tiri a partita – più di tutti i suoi compagni – ha prodotto 2.04 xG in Premier League, collocandosi come terzo miglior giocatore del Chelsea dopo Sterling e Havertz ma con, rispettivamente, un terzo e un quarto dei minuti giocati. La maggiore vocazione al tiro di João Felix potrebbe, realisticamente, anche costituire una soluzione ai problemi realizzativi della squadra, nonostante il solo gol segnato in questo periodo.

Decisamente meno impattante è stato per ora Mykhaylo Mudyk, che probabilmente è l’acquisto che si portava dietro più hype dell’intero mercato invernale. L’ucraino non si è ancora pienamente inserito nel Chelsea ma il suo acquisto sembra molto più dettato da logiche di lungo periodo – nonostante i quasi 150 milioni investiti dal Chelsea tra cartellino e ingaggio potessero far ipotizzare il contrario. Dei suoi 250 minuti giocati, al pubblico sono rimasti solo alcuni sprazzi nei suoi subentri in Premier League, su tutti quelli nel suo debutto contro il Liverpool. 

Una nuova era

Più o meno lo stesso discorso di Mudryk si applica agli altri acquisti: i ventenni Noni Madueke e David Datro Fofana sono stati aggregati in prima squadra ma non dovrebbero avere enorme spazio nel prossimo futuro mentre Malo Gusto e Andrey Santos sono stati direttamente lasciati in prestito fino a giugno.

Si intuisce come la logica alla base degli investimenti del Chelsea sia quella di rifondare l’intera squadra, ringiovanendo – quasi tutte le cessioni hanno coinvolto giocatori over 30 – e fornendo a Potter un materiale umano più malleabile per i prossimi anni. Per stessa ammissione di Potter la campagna acquisti del Chelsea è stata orientata al lungo termine, come spiegato in una sua intervista a Sky: "Abbiamo un gruppo affamato, che è pronto ad aiutare la squadra ora e a crescere insieme al club."

La sensazione generale è che il Chelsea si trovi all'inizio di una nuova era. Nella stessa intervista Potter ha sottolineato come l’obiettivo sia di arrivare a vincere ma si è anche mostrato pienamente conscio dello stato embrionale del suo progetto, spiegando come abbia comunque ancora bisogno di continuare a lavorare.

Le parole di Potter possono far alzare qualche sopracciglio se si considera il l'enorme volume degli investimenti fatti dal Chelsea ma già dal suo arrivo si poteva intuire come le idee dell’ex Brighton non si sarebbero innestate in modo immediato. Non è casuale che, al contrario di quanto fatto con Tuchel, liquidato senza remore alle prime difficoltà, la dirigenza del Chelsea si sia voluta legare strettamente a Potter, investendo quasi 20 milioni di euro per liberarlo dal Brighton, offrendogli un contratto quinquennale e difendendolo pubblicamente anche nonostante le sole tre vittorie nel 2023 e qualche apparente malumore nello spogliatoio.

Proprio con il nuovo anno, però, Potter sta raccogliendo qualche segnale positivo: la partita di ritorno contro il Borussia Dortmund in Champions League ha mostrato un Chelsea più efficace nel gestire il possesso, anche complice il rientro di Wesley Fofana dall’infortunio, e con i due esterni nuovamente nelle migliori condizioni.

Si è visto anche un terzetto offensivo meglio coordinato grazie a un Havertz in una posizione più arretrata del solito e agli ottimi movimenti di Sterling ad attaccare la profondità. Soprattutto, sempre più cruciale si è rivelato l'apporto di Chilwell e James. Il ritorno in condizione dei due esterni ha riportato il Chelsea a essere sempre più incisivo nel terzo finale proprio grazie ai loro tagli per accompagnare la manovra. Non è un caso che entrambi i gol del Chelsea nascano proprio dalla presenza di Chilwell nel terzo finale, con il primo cross che arriva a Sterling in area e il secondo che finisce sulla mano di Wolf, causando il rigore del 2-0 di Havertz.

Inevitabilmente, le idee di Potter hanno bisogno di tempo per implementarsi e forse prima dell’estate non riusciremo ad avere piena chiarezza né sulle sue idee né su come modellerà la sua gigantesca rosa – anche se le cessioni, sfumate all'ultimo, di Aubameyang e Ziyech potrebbero suggerircelo. I continui cambi di formazione degli ultimi mesi ci mostrano chiaramente come lo stesso Potter abbia ancora bisogno di prendere pienamente conoscenza dei suoi giocatori.

Al momento è ancora difficile comprendere quale sarà la direzione che prenderà il Chelsea: solo il tempo potrà fornire una risposta chiara a tutti gli interrogativi sul futuro sia del club che, soprattutto, di Graham Potter.


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Federico Sborchia nasce a Roma nel 1999. Tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia.

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