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7 min

- di Alessandro Giura

Il Liverpool si è abbattuto sul Manchester United


Il Liverpool ha demolito il Manchester United in una partita impossibile da comprendere.


Ci sono partite senza trofei da sollevare in grado di ribaltare la narrazione di una stagione storta. Di diventare motivo di ricordo indelebile tanto per gli addetti ai lavori quanto per i sostenitori della squadra che la vive, sia per i vinti che per i vincitori. Cose talmente irripetibili e indimenticabili che il tifoso più fanatico può decidere di segnarsele sul corpo con un tatuaggio, che sa tanto di passione quanto di sfregio. Liverpool-Manchester United è stata quel tipo di partite. Due squadre che stanno vivendo stagioni opposte. I Reds in un momento di crisi, regressione, con sfumature da fine ciclo, con giocatori giovani che ancora devono diventare campioni e i campioni veri che non sanno più trovare la continuità di ritmo che Klopp aveva innestato in loro.

Lo United, invece, all'inizio di un nuovo ciclo. Con una Carabao Cup appena portata a casa, un’eliminatoria europea superata alla grande contro il Barcellona; con una chiara identità di gioco e in totale fiducia e controllo; con un attaccante che sembra incapace di smettere di segnare e vibes da ritorno alla competitività. La consapevolezza che i tempi duri dei Red Devils potrebbero essere finiti, arrivare ad Anfield forte e convinto di strappare la prima vittoria lì dal 2016. Ma bastano novanta minuti per ribaltare lo stato emotivo di una stagione. Il Liverpool ha travolto il Manchester United 7-0, umiliandolo e scrivendo un incancellabile capitolo di questa rivalità.

Il Manchester United crea di più, il Liverpool non si spaventa

Se qualcuno non ha visto la partita basta il tabellino per immaginare una disfatta totale, diluita lungo tutti i 90 minuti. Invece l’andamento è stato imprevedibile, soprattutto nel primo tempo. Il Liverpool ha cominciato la partita con tanta intensità, cercando di amministrare il proprio ritmo con Klopp che ha schierato capitan Henderson sul centrodestra a centrocampo preferendo Harvey Elliott a dialogare nelle triangolazioni con Salah e Alexander-Arnold. Una mossa curiosa rivelatasi azzeccato visto che il diciannovenne inglese è stato l’uomo che ha corso di più (10.1 chilometri) e completato più passaggi (45).

Oltre a questo, il tridente offensivo composto da Salah, Nunez e Gakpo è sembrato libero di svariare e cambiare posizioni, con l’olandese, strappato proprio agli avversari nella sessione invernale di mercato, a giocare più indietro, da trequartista quasi, sfruttando la sua fisicità nei duelli a centrocampo in entrambe le fasi. Se il ritmo e la padronanza della sfera erano saldi in mano al Livepool, è stato lo United ad avere le occasioni migliori. La squadra di Ten Hag nella sua classica formazione che lo ha fatto volare in questi mesi con Antony, Weghorst e Bruno Fernandes a supporto di Rashford, trovava vie per arrivare in area e creare occasioni nitide molto dirette una volta che entrava in possesso del pallone.

Tra il venticinquesimo e il ventisettesimo, in particolare, lo United ha due grandi chance, prima con un colpo di testa di Bruno Fernandes su cross di Dalot e poi con una diagonale di Shaw in grado di mettere Rashford a tu per tu con Alisson, ma il tentativo di sorprendere il portiere di prima intenzione si rivela debole e rammaricante. Il Liverpool non si fa intimidire dalle fiammate del Manchester United, continuando il suoi piano partita, ma al quarantesimo minuto le statistiche dicevano che non aveva ancora fatto sporcare le mani a De Gea, nonostante il 59% di possesso palla e le 7 conclusioni, mentre lo United con 4 conclusioni aveva centrato lo specchio 3 volte.

Al quarantatreesimo il copione cambia. Robertson serve un gran passaggio filtrante per Gakpo, un corridoio attaccato con i tempi giusti proprio quando Fred si era messo nella linea di passaggio più logica, finendo in controtempo con l’improvviso e perfetto attacco di Gakpo allo spazio destro dell’area. Dopo Fred, Gakpo manda controtempo anche Varane con un cambio di direzione e controllo orientato che gli permette di piazzare il pallone sul palo più lontano rasoterra e con precisione. Anfield, incandescente dal primo minuto, si scalda ulteriormente al gol del suo nuovo fenomeno.

https://twitter.com/LFC/status/1632501579831037960?s=20

De Gea gesticola verso Lisandro Martinez, che gli era passato davanti per chiudere la traiettoria di tiro, ma così facendo ha oscurato la visuale del suo portiere nel momento stesso in cui il tiro partiva non dandogli nemmeno il tempo di accennare a una parata. Questo battibecco tra compagni sembra logico e irrilevante, figlio dell’episodio, ma è solo un monito su come sarà il secondo tempo.

Il Manchester United si scioglie, il Liverpool esonda

Se già un gol a fine primo tempo rischia di spostare l’inerzia di una partita, uno ad inizio secondo tempo richiede tanta energia mentale da parte di chi lo subisce per non affondare. Lo United, però, aveva probabilmente cominciato a perdere il focus già dopo il primo. Dopo appena un minuto e mezzo, arriva la sequenza che porta al 2-0 di Nunez su cross di Elliott.

Una scena orripilante per Ten Hag: Shaw regala il possesso a Liverpool nella propria metà campo con un passaggio superficiale. I Reds non lo avrebbero neanche conquistato completamente, ma sia Casemiro che Fred e Varane mostrano poca verve nel volerlo riprendere, sovrastati dall’intensità di Fabinho che ha scelto la giornata giusta per tornare ad uno stato di forma da totale dominatore in mezzo al campo. Il brasiliano non batte ciglio e dopo aver vinto ogni duello che gli sia capitato fa giungere il pallone sulla sinistra, da dove nasce il cross per il gol. Lo United sembra poter reagire subito con un tiro a giro di Antony pericoloso, ma è solo un’illusione.

Passano altri due minuti e da un angolo battuto subiscono una fiammante transizione partita da Gakpo. L’olandese serve Salah, che affronta Martinez, autore di un buon primo tempo anche se molto ruvido, che si fa bere agilmente dall’attaccante egiziano sulla destra, e può riservire a un metro da De Gea Gakpo che aveva seguito per dritto il contropiede indisturbato e sigla 3-0 e personale doppietta. Non è ancora scoccato il cinquantesimo minuto.

A questo punto la partita è morta, è chiaro che l’unica cosa che può fare il Manchester United è tenere botta per non prendere l’imbarcata. Ma i ragazzi di Ten Hag sono frastornati e nervosi, travolti dagli eventi. Shaw comincia a indispettire gli avversari, che non ci cascano, Bruno Fernandes sbraccia vistosamente ad ogni passaggio sbagliato da parte di Garnacho che era entrato sul 3-0 a sostituire un impalpabile Weghorst. E il Liverpool può tornare così la squadra implacabile per ogni distrazione dell’avversario. Salah fa doppietta, raggiungendo e superando Robbie Fowler come miglior marcatore del Liverpool in Premier League.

Situazione difensiva sul gol del 6-0 di Salah
Nonostante McTominay alle sue spalle, Salah può tranquillamente appoggiare il pallone in porta

Nunez anche fa doppietta, approfittando di una difesa dello United particolarmente passiva. Il settimo sigillo lo mette Firmino, a coronamento di una giornata da fuoco alle polveri per l’intero reparto offensivo a disposizione di Klopp, che può tornare a sorridere completamente. Anfield è una bolgia, le risate di Carragher dopo ogni gol a sbeffeggiare il compagno di telecronaca Gary Neville sono la perfetta sintesi di che pomeriggio è stato per chiunque fosse stato coinvolto emotivamente.

Cosa resta al Manchester United?

È stato il risultato con più scarto in 211 incontri tra le due squadre, eclissando la vittoria per 7-1 del Liverpool nel 1895, quando lo United si chiamava Newton Heath. Ha anche eguagliato la sconfitta più pesante di sempre dello United, ovvero gli altri 7-0 dimenticati per mano di Wolves (1931), Aston Villa (1930) e Blackburn Rovers (1926). È stata una disfatta inspiegabile anche per Ten Hag, che ha parlato di atteggiamento poco coeso e professionale da parte dei suoi, promettendo una dura sessione video all’allenamento successivo. "Ho visto 11 persone perdere la testa, non attenersi al piano", ha detto. "Questo non è professionale." Lo United ha fatto una partita da kick & run, per poi liquefarsi quando ha provato ad abbassare la testa, perdendola completamente tra spazi concessi agli avversari e un atteggiamento nevrotico e permaloso, sia con avversari che tra compagni. Dopo la gara sono arrivati le varie interviste e messaggi social dei giocatori. Shaw, forse il peggiore ha detto che “farà male riguardarla”.

De Gea, che sembra destinato a non rinnovare il contratto in scadenza, ha scritto il solito statement di scuse verso i tifosi promettendo il ritorno al lavoro. È una partita episodica, che brucia, ma non cambia la valutazione positiva sulla stagione in corso o sul fatto che Ten Hag e questo gruppo abbiano tutte le carte in regola per essere competitivi anche in campionato. Allo stesso tempo ora è richiesta una reazione. Ten Hag ha già dimostrato di saper muovere i tasti giusti con questo gruppo di giocatori dopo le partite disastrose contro Brentford (0-4) e Manchester City (3-6) ma questa rischia di essere più pesante nelle teste dei giocatori.

Se c’è un tema che è emerso è come serva alzare la qualità dell’organico per competere ad alto livello. Pensiamo alla partita di Gakpo rispetto a quella di Weghorst. Il primo era la prima scelta di Ten Hag a gennaio ma, tra motivi finanziari e l’interesse del Liverpool, lo United si è dovuto accontentare del secondo, che ha sì mostrato un’utilità sorprendente ma che di sicuro non ha la stessa qualità. Questo rischia di essere un tema.

Il nuovo inizio del Liverpool?

Per il Liverpool è stato un come vivere un sogno: il Manchester United sottomesso, ogni gol che equivaleva ad un pugno allo stomaco per un settore ospiti già svuotato ben prima del triplice fischio, annichilito dal coro “We want eight” che insorgeva dalla Kop. “Risultato formidabile, prestazione al top. Una serata davvero speciale", ha detto Klopp a caldo. "Penso che tutti abbiano visto quanto possono essere bravi i miei ragazzi".

Un’iniezione di fiducia tanto per Gakpo, in crescita partita dopo partita, quanto per Darwin Nunez, che con la doppietta ha riscattato un primo tempo dove ha sbagliato quasi tutte le scelte. I due ventitreenni hanno mostrato quanto possono essere micidiali e come si associano con i compagni dando soluzioni diverse, sia in transizione che come minaccia aerea. Oltre a questo, è arrivato il settimo clean sheet consecutivo, dimostrando che, con Van Dijk e Konate a pieno regime, Klopp ha una coppia centrale che si completa splendidamente.

Con questa prestazione che si infila in un buon momento in campionato, il Liverpool ha mandato un paio di segnali importanti. Innanzitutto, alle balbettanti Tottenham e Newcastle, portandosi a soli 3 punti dal quarto posto con ancora una gara da recuperare sugli Spurs che lo occupano al momento. In secondo luogo al Real Madrid: una giornata del genere può solo rendere verosimili le idee sul come rimontare il 5-2 dell’andata degli ottavi di Champions.

Ci eravamo chiesti se il Liverpool potesse ancora essere il solito Liverpool; se la regressione fosse definitiva e, in caso negativo, quanto tempo sarebbe servito per ripartire. Partite del genere tolgono ogni dubbio e danno una spinta considerevole nel voler rendere meno opaca questa stagione. Di sicurò sarà comunque ricordata come quella in cui ne hanno rifilati sette al Manchester United. Un pezzo notevole nell’orgogliosa storia di questo club.


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Classe '91, nasce a Milano e vive a Torino dopo tanto all’estero. Ama mettere dischi, il clubbing e gli stadi inglesi. Tifa il Milan, per retaggio familiare, e il Tottenham, per Gareth Bale. Scrive di calcio su Ultimo Uomo e qua e là. Conduce il podcast Britannia sul calcio inglese. Scrive anche di musica, cinema, contenuti culturali e collabora con Seeyousound Festival. Ha un blog, "E adesso Giura".

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