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I giocatori del Barcellona esultano dopo l'autogol di Militao
, 3 Marzo 2023

Il Barcellona ha vinto di corto muso


Il Real Madrid ha chiuso il Barcellona nella sua metà campo ma non è riuscito a vincere.


Che sia una partita di Liga, Champions League, Coppa del Re o amichevole, il Clásico è sempre il Clásico. Al Bernabeu ieri sera si è giocata l’andata delle semifinali di Coppa del Re, con una qualità video che con la mente ha riportato ai bei tempi delle sfide tra Guardiola e Mourinho, tra Dani Alves e Marcelo, tra Messi e Ronaldo. Il primo incontro se l’è aggiudicato la squadra di Xavi, in una partita dai ritmi folli – seppur senza la qualità eccelsa che ci saremmo aspettati – ma, soprattutto, particolarmente bislacca.

Dall’arrivo di Guardiola in poi, infatti, il Clásico si è giocato quasi sempre in questo modo: controllo del pallone e del campo da parte del Barcellona e il Real Madrid che si rintana nella propria metà campo per togliere spazi e ripartire in contropiede. Ieri, però, è sembrato che le due squadre si fossero scambiate le maglie, perché lo svolgimento è stato esattamente l’opposto. Mai fu più azzeccato il meme di Giovanni Storti in cui dice che “si sta ribaltando la situazione”. Analizziamo più nel dettaglio com’è andata.

La formazione del Real Madrid è più o meno quella che ci si aspettava: 4-3-3 sulla carta, seppur si sia trattato più di un 4-2-3-1, con Courtois in porta, Carvajal, Militao, Rudiger e Nacho in difesa, una mediana composta da Camavinga (Tchouameni non era ancora al meglio), Kroos e Modric, e un tridente con Valverde, Benzema e Vinicius. C’era sicuramente più curiosità per le scelte di Xavi, nonostante gli enormi limiti dovuti dai tanti e importanti infortuni. Oltre alle note assenze di Dembélé, Pedri e Lewandowski, infatti, si è aggiunto anche un problema per Christensen, portato comunque in panchina. Il 4-3-3 di Xavi è stato quindi il seguente: ter Stegen in porta, Araújo, Koundé, Alonso e Balde in difesa, Busquets, de Jong e Kessié a centrocampo, tridente con Raphinha, Ferran Torres e Gavi.

La struttura dei catalani in fase di possesso però è diversa da quella proposta dalle grafiche, perché da un paio di mesi a questa parte il Barça gioca con il box-midfield come si dice in inglese, ossia un centrocampo a quattro in cui gli interpreti formano un quadrato. Per arrivare a questa struttura Gavi, che parte dall’esterno sinistro, viene dentro al campo nel mezzo spazio sinistro, mentre la mezzala destra si alza nel mezzo spazio destro.

La grande sorpresa è stata la posizione di de Jong e Kessié: di solito l’olandese gioca nella prima linea di questo quadrato al fianco di Busquets per avere più qualità possibile in costruzione, con l’ex Milan che gioca più avanti sia per non coinvolgerlo troppo in possesso, sia per sfruttare i suoi inserimenti in area. Una mossa che faceva presagire un Xavi meno intenzionato ad avere il controllo del pallone e più propenso a dare copertura alla linea difensiva.

Il quadrato del centrocampo del Barcellona contro il Real Madrid: Busquets e Kessie restano più arretrati, De Jong e Gavi più avanzati.
La struttura in possesso del Barcellona con linea a 4 e box-midfield con Kessié alla base e de Jong nel mezzo spazio destro.

La squadra di Ancelotti, ormai da tempo, trova grosse difficoltà quando deve pressare alto gli avversari, specialmente perché Kroos e Modric in mediana non sono più in grado di fornire il dinamismo di un tempo e fanno molta fatica a coprire grandi porzioni di campo. Ciononostante, la prima pressione del Real è stata alta, aggressiva ed efficace. La struttura il più delle volte è stata la seguente: Benzema su Koundé, Valverde stringeva su Marcos Alonso, Carvajal si alzava su Balde, mentre i tre centrocampisti marcavano a uomo i diretti avversari.

Come potete notare dall’immagine, il Barcellona ha solo due sbocchi: il primo è quello su Araújo – come sempre schierato da terzino nei Clasicos per badare a Vinicius – perché Ancelotti non lo considera una minaccia in costruzione e preferisce tenere Vinicius più stretto a coprire il centrocampo per poi uscire sull’uruguaiano quando questo riceve il pallone; il secondo è quello diretto su Ferran perché il Real Madrid di fatto lascia totalmente libero il corridoio centrale. Se Rudiger non esce su Ferran, lo spagnolo può ricevere liberamente, se Rudiger esce su Ferran, il Barça può attaccare alle sue spalle con un pallone in profondità per Raphinha.

Struttura in pressing del Real Madrid contro il Barcellona
Pressing alto del Real con riferimenti a uomo. Due soli sbocchi per il Barça: Araújo sulla destra (libero perché ritenuto non pericoloso) e Ferran in verticale.

Xavi ha preparato la partita proprio in questo modo, come affermato anche in conferenza stampa: giocare verticale e attaccare nella metà campo opposta. Alcune volte è stata una soluzione efficace, quando Ter Stegen riusciva a trovare Ferran il Barcellona aveva spazio per attaccare accompagnava l’azione con tanti uomini.

Situazione di possesso offensivo del Barcellona contro il Real Madrid.
Barcellona che attacca con tanti uomini dopo aver trovato Ferran in verticale con Ter Stegen.

Nella maggior parte dei casi però la pressione del Real Madrid è stata efficace e il Barcellona non è riuscito a giocare il pallone come sa fare normalmente. Il motivo è molto semplice: mancava qualità. Alonso e Kessié non sono giocatori da Barcellona dal punto di vista del palleggio, specialmente se consideriamo che l’ivoriano doveva sostituire la luce più luminosa dei catalani, nonché giocatore più importante per l’intero modello di gioco: Pedri. A questo va poi aggiunto il discorso fatto precedentemente su Araújo che consentiva al Real di giocare di fatto in superiorità numerica in zona palla. Insomma: il Real poteva pressare altissimo senza troppe preoccupazioni, forzare il Barcellona a una palla persa o a un lancio lungo e imporsi nella metà campo avversaria.

Il pressing altissimo del Real Madrid con i due uomini più arretrati che sono nella metà campo del Barcellona
Pressing altissimo del Real che costringe il Barcellona a lanciare lungo. I blancos hanno totale dominio territoriale come dimostra l'altezza della linea difensiva ben oltre la metà campo.

Come detto in precedenza, da qualche tempo a questa parte Xavi sposta Araújo sulla fascia quando affronta il Real, dato che l'uruguagio ha dimostrato di poter essere la kryptonite di Vinicius. Dopo alcuni incontri dominati dal catalano, Ancelotti ha provato a trovare delle contromisure spostando Vinicius più centralmente per allontanarlo dalla morsa di Araújo, o per trascinarlo lontano dalla sua zona, e creare spazio sulla sinistra. Nella gara di ieri la marcatura era chiaramente a uomo e, perciò, i Blancos potevano trovare spazio da attaccare sulla sinistra. Il problema è che su quella fascia giocava Nacho, giocatore sicuramente d’esperienza, duttilità e affidabilità, ma di certo non un giocatore minaccioso nella metà campo avversaria. Il Barcellona quindi era più che tranquillo nel lasciarlo ricevere con spazio, perché nel peggiore dei casi si creava una situazione di 1vs1 con Raphinha (molto puntuale nel correre all’indietro) non realmente pericolosa.

Movimenti di Vinicius durante Real Madrid Barcellona
Vinicius si muove nei corridoi centrali per trascinare Araújo e creare spazio sulla sinistra. Nacho però non è un pericolo né attaccando lo spazio, né in 1vs1.

Nel secondo tempo Ancelotti ha provato a sistemare questo problema allargando principalmente Benzema per farlo combinare con Vinicius e aumentare la pericolosità su quel lato, ma questa scelta non ha sortito alcun effetto per via della prestazioni individuali monumentali dei difensori blaugrana.

Situazione di possesso offensivo del Real Madrid con tre uomini molto ravvicinati sulla catena sinistra
Ancelotti prova a aumentare la pericolosità sulla sinistra allargando Benzema per combinare con Vinicius. Nel frame oltre al francese si allarga anche Modric.

Per dirla in termini musicali, il bridge della gara – ossia quella sezione della canzone che non presenta analogie con quelle canoniche – è stato tra il 20° e il 25° del primo tempo, quando il Barcellona è riuscito a trovare un po’ più fluidità nel palleggio, a guadagnare campo e di conseguenza a pressare più alto e meglio sul possesso del Real Madrid. Non è un caso che il gol decisivo sia arrivato proprio in questo momento della partita e grazie a una pressione ben organizzata, nonostante le tante colpe di Camavinga.

L’ex Rennes si è trovato in una situazione priva di linee di passaggio in orizzontale e verticale, per cui è stato costretto a girarsi per cercare un retropassaggio mentre sia Gavi che Kessié gli stavano alle caviglie. Il retropassaggio per Rudiger era una soluzione credibile, ma il passaggio, lento e male indirizzato, ha permesso a Ferran di intercettare, attaccare la linea e servire Kessié che con un po’ di fortuna trova il gol – o meglio, l’autogol di Militao – decisivo.

Situazione di pressione alta del Barcellona che porta al gol del vantaggio.
Il gol del Barcellona: pressione alta, Camavinga non ha linee di passaggio, viene pressato da Gavi e Kessié, è costretto a girarsi di spalle e sbaglia il retropassaggio.

Da quel momento in poi fino alla fine della gara si è trattato quasi di un incontro a senso unico giocato nella metà campo del Barcellona. La squadra di Xavi infatti non è più riuscita, né con il palleggio né con i lanci lunghi, a superare la feroce pressione blanca. Solitamente in queste situazioni, generalmente rare, la squadra di Xavi va nel panico perché non è abituata ed allenata a gestire momenti prolungati di difesa posizionale. Ieri le cose però sono andate in maniera diversa: il Barça ha fatto una partita attenta e aggressiva nei duelli senza concedere nemmeno un tiro in porta al Real.

È stato, in un certo senso, un Barça cholista, o mourinhano, per riprendere i Clásicos memorabili di inizio 2010. L’immagine qua sotto mostra l’assalto tentato dalla squadra di Ancelotti e la difesa a oltranza della squadra di Xavi; tutti i giocatori di movimento (tranne Modric, un po’ più indietro) giocavano in uno spazio strettissimo.

Situazione di forcing offensivo del Real Madrid con 7 uomini a ridosso dell'area.
Assalto del Real e difesa a oltranza del Barcellona. Tutti i giocatori di movimento si trovano in uno spazio ristrettissimo.

All’inizio dell’articolo ho citato il famoso meme di Giovanni Storti sulla situazione ribaltata. A questo proposito, vi basterà sapere che il dato sul possesso palla (con buona pace di Caressa) recita 65% per il Real Madrid. Il 35% registrato dal Barcellona è il più basso dall’arrivo di Pep Guardiola nel 2008. In conferenza stampa Ancelotti si è detto felice della prestazione al dispetto della poca pericolosità effettiva, affermando che il Barcellona non ha assolutamente dimostrato la vittoria. Xavi invece si è detto scontento della gestione del pallone e dell’aver lasciato totalmente il campo agli avversari. Sarà senz’altro vero, ma la scelta di Kessié in mediana al posto di de Jong (senz’altro conservativa e non mirata al palleggio) fa intuire che l’idea di fare una partita più difensiva del solito c’era fin dall’inizio.

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