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Razzismo, Nzola festeggia dopo il gol segnato in Udinese-Spezia.
, 2 Marzo 2023

La normale domenica di un giocatore nero


In Udinese-Spezia si è assistito ancora alla triste ordinarietà del razzismo negli stadi.


La scorsa domenica ero in Curva Nord alla Dacia Arena (o Stadio Friuli che dir si voglia). Tifo Udinese e avendo l’occasione di passare qualche giorno a Udine ho deciso di prendere un biglietto e andare allo stadio. Ero in piedi in mezzo a un sacco di gente diversa, ragazzi, donne, padri con i figli, bambini con il fratello maggiore, in mezzo alle bandiere e ai cori della curva.

Come succede da un po’ di tempo a questa parte la prestazione dell’Udinese non è brillantissima, i giocatori sbagliano spesso giocate anche semplici. In particolare, come già accaduto in alcune delle partite precedenti, a risaltare tra coloro che commettono errori è Isaac Success. Anche per la sua struttura fisica i suoi errori sono molte volte goffi ed evidenti e una sua palla persa porta al primo gol dello Spezia. Inizia a piovere qualche insulto dalla curva, alcuni legati direttamente alla sua prestazione in campo, altri molto meno: “ne*ro”, “dai che sei abituato a correre nella savana”. Quando Success viene poi sostituito passa sotto la curva dell’Udinese. Un bambino di una decina di anni che stava nella fila dietro la mia gli urla, nel silenzio tra un coro e l’altro, “scimmia”.

Isaac Success con la maglia dell'Udinese
Gli insulti arrivati a Success non sempre avevano a che fare con la sua prestazione in campo. (Score Nigeria)

Qualche minuto dopo, Nzola segna il gol del pareggio e finisce ad esultare sotto i tifosi dell’Udinese. Una scena già vista parecchie volte, del cui buon gusto si può discutere per ore. Gli risponde uno scroscio assordante di insulti e fischi, tra cui si inseriscono tante, troppe voci, che fanno il verso della scimmia e rispolverano nuovamente tutto il campionario del razzismo. Lui risponde lì per lì prolungando l’esultanza e poi – anche per il risultato – iniziando a perdere tempo, protestando in molte occasioni e andando spesso a cercare il fallo dei difensori friulani. È una sassaiola continua di insulti, in cui veramente troppi epiteti hanno poco a che fare col fatto che Nzola sia a terra per troppo a lungo o che vada troppo spesso a lamentarsi con l’arbitro.

Non c'è margine d'errore

Sono due situazioni diverse, di un giocatore che sfodera una prestazione tutt’altro che soddisfacente e un altro che assume comportamenti irritanti – seppur a pieno titolo parte del calcio – e a momenti quasi arroganti, ma i due calciatori sono accomunati da un fatto: sono entrambi neri. E se sei nero, non puoi sbagliare, nel calcio così come in molti casi nella società. Non puoi sbagliare perché verrai comunque giudicato, attaccato e insultato non (solo) per la giocata che hai sbagliato o per l’esultanza che hai fatto, ma anche per il fatto di avere la pelle nera e di provenire da questo piuttosto che da quel paese.

Mi perdonerà il buon Lukas Teodorczyk, meteora di qualche anno fa della mia Udinese. Nelle sue stagioni a Udine ha spesso messo in scena prestazioni al limite del discutibile, ma non ho mai sentito nessuno urlargli qualcosa che uscisse dalla gamma si sinonimi di “scarso”, “pippa”. Per i meno informati: Teodorczyk è bianco e biondissimo. È una cosa che non scopriamo certo oggi e che negli stadi capita regolarmente. Basti pensare a Balotelli e ai suoi atteggiamenti spesso sopra le righe, arroganti, a volte poco intelligenti e a quante volte gli insulti che gli sono arrivati siano stati legati strettamente al semplice razzismo, piuttosto che a tali atteggiamenti.

Te lo devi meritare

Parlando di Balotelli, entriamo dentro un altro argomento molto rilevante: la questione degli sportivi neri nelle nazionali italiane. L'ex Milan allora ed Egonu adesso, per fare due tra gli esempi più noti, hanno trascorso tutta la loro carriera in azzurro accompagnati da una nuvola fatta di “la nazionale te la devi meritare” e “ti abbiamo dato la maglia azzurra e tu ci deludi così”.

Paola Egonu palleggia con la maglia della nazionale
È solo di pochi mesi fa lo sfogo di Paola Egonu dopo una partita della nazionale italiana. (Getty Images)

Dato che i due sono nati uno a Palermo e una a Cittadella, può essere legato solo al colore della loro pelle il motivo per cui a loro la maglia tocchi meritarla più degli altri; per cui la divisa azzurra non sia loro, ma gli venga concessa da chi si è autoincoronato italiano vero. Balotelli ed Egonu sono due esempi di sportivi a cui è concesso di sbagliare molto meno, in campo e fuori dal campo; sportivi costantemente sotto il mirino dei tifosi e alle cui azioni l'opinione pubblica reagirà sempre tenendo in qualche modo in considerazione il colore della loro pelle. Esattamente come successo a Success e Nzola la domenica scorsa.

L'impressione dalla curva è stata quasi che Success dovesse meritarsi, giocando una partita sufficiente, di non essere apostrofato per il colore della sua pelle, di non essere esplicitamente indicato come un corpo estraneo. Stessa cosa per Nzola, che rigando dritto si sarebbe guadagnato il diritto di non essere accompagnato da manifestazioni varie di razzismo. È purtroppo un meccanismo che nello sport è molto ben radicato.

C'è un problema di educazione

La questione di fondo da affrontare è questa: perché un bambino urla “scimmia” senza vergogna a Success, o si unisce a chi accoglie l’esultanza di Nzola con ululati razzisti? Nella mia domenica allo stadio la risposta ce l’avevo qualche sedile più in là, dove un padre, con una rabbia francamente inquietante, sputava a nastro verso il campo insulti che spaziavano dall’omofobia al razzismo, mentre i suoi figli gli stavano a pochi centimetri. Tutto questo nell’indifferenza generale.

C’è un problema di educazione, piuttosto evidente. Educazione che dovrebbe coinvolgere anche gli adulti, con una certa urgenza, per evitare che i loro figli facciano un sorriso compiaciuto e senza nessun ripensamento dopo aver dato della scimmia a un giocatore nero. Bisogna anche uscire dalla mentalità autoassolutoria per cui i protagonisti di certi atti sono le “solite mele marce”, solo “quattro idioti”, come spesso affermano società sportive, giornali e politici per ridimensionare il problema. Il problema alla base è invece la banalità del male, un concetto che può suonare come un cliché ma che si avvicina molto a spiegare la proliferazione di certi comportamenti. Sono persone comunissime, che fanno vite assolutamente ordinarie, ad avere i peggiori pensieri razzisti.

Una cosa normale

Le urla allo stadio sono solo l’estremizzazione del fenomeno, perché in quella curva, per tutti quelli che hanno ululato e insultato, è ragionevole pensare che ce ne fossero altrettanti che pur non partecipando agli insulti per pudore sono ugualmente indulgenti verso idee razziste. Prendo la mia curva solo come esempio – casi come questi si verificano in quasi tutti i campi e spesso in modi ancora più plateali – ma urge prendere consapevolezza di quanto episodi come questi negli stadi e nel mondo dello sport siano ricorrenti, e anche al di fuori di esso. Il razzismo è ovunque e si radica anche in atteggiamenti che non salgono alle cronache poiché non eclatanti.

Mbala Nzola esulta dopo un gol
Su Nzola ci sono stati casi anche più eclatanti di razzismo. (Image Sport)

Nzola dopo la partita non ha detto nulla. Magari non ha sentito, o magari ha deciso semplicemente di ignorare. O magari, purtroppo, ci è solo abituato. Tre anni fa, quando giocava col Trapani, un tifoso della Cremonese si avvicinò al tunnel degli spogliatoi solo per urlargli “scimmia di merda”. E chissà quante altre volte gli è stata gridata la stessa cosa senza che finisse con un daspo per il tifoso. Perché per un caso eclatante come quello di Trapani ce ne sono dieci che passano inosservati come quello di Udine della scorsa domenica. Il razzismo non è solo di quello che lo urla in faccia al giocatore, ma anche di quello che si unisce agli “uh uh uh” dei compagni di curva perché, "dai, che male c’è". E finchè sarà così, Success, Nzola e tutti gli altri giocheranno con il mirino puntato. Se sei nero non puoi permetterti di sbagliare.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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