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, 1 Marzo 2023

Atlante dei portieri italiani


Il calcio italiano è in costante declino, ma non lo è ancora la sua scuola di portieri.


È difficile rimanere ottimisti di fronte all'ennesimo marasma del calcio italiano. Da anni viviamo in una bolla di continuo depauperamento tecnico ed economico: non solo è scemata anche solo l'aspirazione di competitività nei confronti dei club inglesi, ma persino confrontandoci con gli altri campionati europei le cose non sembrano così allegre. Mentre Ligue 1 e Bundesliga si sono reinventate come "deliveroo" di talenti per la Premier, oggi la Serie A fatica a vendersi all'estero. Commentando su The Athletic la sentenza federale che ha penalizzato la Juventus di 15 punti per il caso plusvalenze, James Horncastle ha esordito così: «Only in Serie A». L'immagine da storia true crime di pessima qualità che il calcio italiano dà di sé nel mondo rischia però di mettere in cattiva luce anche quei pochi baluardi che ci sono rimasti.

Una di queste rarissime oasi ha a che fare con la tradizione dei portieri italiani e la loro sorprendente continuità di rendimento. Non ci qualifichiamo per i Mondiali da otto anni, eppure anche quest'anno i migliori portieri del campionato per rendimento sono italiani. Mi rendo conto che, vista così, questo articolo potrebbe sembrarvi come un goffo tentativo di salvare una Playstation o degli scarpini da calcio o qualsiasi altra cosa che vi fa sentire in comfort zone mentre la casa è in fiamme e i pompieri non arrivano.

D'altro canto se abbiamo vinto l'Europeo dopo più di cinquant'anni lo dobbiamo proprio a un portiere. Senza i rigori parati nella fase finale da Gianluigi Donnarumma, o la sua sicurezza nel gioco con i piedi in una nazionale italiana raramente così dominante, come sarebbe andata? La mia sensazione è che ci saremmo fermati ai quarti contro il Belgio e il piatto-interno di Kevin De Bruyne. O forse in semifinale contro la Spagna, che ci aveva costretto a lungo a difendere nella nostra area di rigore.

Dicevamo dei portieri italiani che quest'anno dominano la Serie A. Meret ha protetto le poche incertezze difensive del Napoli; a Empoli le parate di Vicario sono la cosa più vicina alla trasposizione di Ed Warner nel mondo reale; nessuno si aspettava questo rendimento da Provedel e Falcone; e infine siamo pronti a lasciarci coinvolgere dalla crescita di Carnesecchi, in prestito alla Cremonese ma di proprietà dell'Atalanta.

Un momento di fioritura che ricorda quello già avvenuto negli anni Novanta, quando in poco meno di un decennio passammo dalla generazione pure eccezionale di Zenga, Pagliuca, Marchegiani a quella di Gigi Buffon, Toldo e Peruzzi. Questa volta il ricambio è stato più lento e graduale, e per anni ci siamo chiesti chi avrebbe insidiato Donnarumma in Nazionale. Forse questo campionato ci sta offrendo una risposta.

Insomma, i problemi strutturali della Serie A ci avranno anche privato della narrativa da Grandeur del calcio europeo, ma potremo continuare a raccontare a lungo di prodezze compiute tra i pali da uomini fermi in una solitudine catartica. Dell'irrazionalità che sta dietro gesti tecnici e atletici assurdi ma non per questo meno voluttuosi.

Questo pezzo vuole essere un atlante dei migliori portieri italiani in questa stagione di Serie A, e per questo ho deciso di escludere Donnarumma. Forse può esserci utile per capire quali rivalità possiamo aspettarci nei prossimi anni per la conquista degli altri due posti da portiere della nazionale alle spalle di Gigio.

Il più completo: Guglielmo Vicario

Reattività: 9
Posizionamento: 8
Uscite: 8
Gioco con i piedi: 7

Cosa sacrificherebbe per evitare un gol: se stesso

Da un paio di settimane, da quando ha chiuso per tre volte in pochi secondi la porta alla Roma cioè, il nome di Guglielmo Vicario è ovunque. I feed social continuano a riempirsi delle sue parate disperate, ai limiti del miracoloso. Eppure nessuna di queste ci sazia o riesce a fotografare lo stile di Vicario. Saremmo portati a pensare che quell'assurda parata con i tacchetti sul colpo di testa di Abraham lo faccia, ma le cose sono più complesse. Inizierei da una premessa che potrebbe sembrarvi controintuitiva. Secondo i dati di Fbref, Guglielmo Vicario non sta over-performando, ovvero i gol che ha subito sono in linea con quelli che ci si aspettava che avrebbe dovuto subire.

E allora come è possibile che oltre a noi anche uno dei migliori interpreti del ruolo, Gianluigi Buffon, abbia indicato Vicario come il portiere italiano più talentuoso? Innanzitutto, gran parte degli interventi fenomenali di Vicario avviene su respinte o tap-in corti, che hanno lo stesso peso statistico di parate in cui il portiere è protetto dai difensori o è ben posizionato, ma che sono ovviamente più difficili.

Un esempio è la doppia parata su Djuric e Bonazzoli in Empoli-Salernitana dell'aprile scorso. In quell'occasione, come nel salvataggio su Abraham di quest'anno, Vicario ha messo i tacchetti in uno spazio che tutti gli altri portieri non avrebbero difeso. Dopo una parata in tuffo eccezionale, il lavoro di un portiere può ritenersi finito, la responsabilità è già dei difensori. Non per Vicario, che vede nella porta un feticcio da proteggere a costo della propria incolumità e gli attaccanti come un'orda di blasfemi pronta a profanare quello spazio sacro e inviolabile.

«Nell'immaginario collettivo fare gol è più gratificante che salvarne uno. Io sono voluto andare in controtendenza» ha detto Vicario in un'intervista al canale YouTube della Serie A. La prospettiva con cui Vicario interpreta il ruolo del portiere è a dir poco sadica e macabra: «Per me la soddisfazione massima era vedere la delusione di chi non riusciva a superare l'ostacolo». L'altra cosa interessante sta nella partecipazione attiva di Vicario nella partita. Il suo corpo si muove sempre in anticipo sull'attaccante, e anche sui tiri più precisi l'intuito gli consente di partire prima. A differenza dei portieri che usano prettamente le mani, la grandezza di Vicario sta nel riuscire a parare con tutte le parti del corpo. Se il tiro è rasoterra e angolato scende rapidamente in spaccata per intervenire con la coscia o lo stinco, come se i suoi arti inferiori fossero controllati da un cervello periferico o, come nel caso dei polpi, risiedessero anche lì dei neuroni che gli rendono ogni tiro abbastanza prevedibile da essere deviato.

Parate di petto, faccia, stinco, tacchetti, braccia. C'è tutto.

Vicario è il miglior portiere italiano della Serie A perché è il più completo. Ha un'ottima percentuale di parate (poco meno del 75% dei tiri concessi dall'Empoli) ma anche con i piedi – una qualità ormai irrinunciabile per i portieri di alto livello – non se la cava male e anzi, secondo Fbref, con 43 tocchi è nel 10% dei portieri che toccano più volte la palla in Serie A. I difensori dell'Empoli lo considerano un baluardo e non è raro vederlo proporsi per uno scarico e far ripartire la manovra lanciando lungo o cambiando lato.

Il presidente dell'Empoli, Fabrizio Corsi, ha ammesso l'interesse del Bayern Monaco – alle prese con la legacy di Neuer – per Vicario. Sarebbe lo scenario più spiazzante, un portiere che para attaccato alla linea di porta come Dino Zoff negli anni '70 chiamato a sostituire il più innovativo nel ruolo da vent'anni a questa parte. Ormai però non possiamo stupirci se lo status di Vicario appartiene a quello delle big europee.

Il più decisivo: Alex Meret

Reattività: 9
Posizionamento: 9.5
Uscite: 6
Gioco con i piedi: 5

Cosa sacrificherebbe per evitare un gol: niente, si vince con calma

A inizio stagione l'addio di David Ospina aveva lasciato un'eredità scottante tra i pali del Napoli. Nel 2022 Alex Meret aveva giocato appena tre partite da titolare. Una di queste è stata Empoli-Napoli, culminata nell'ennesimo psicodramma che è costato lo scudetto agli azzurri. All'83' Rrahmani batte il calcio di rinvio basso, appoggiandosi su Meret per la prima costruzione. Quello si pianta con il corpo per passarla a Fabian Ruiz, che però gli fa segno di aspettare. Senza linee di passaggio libere, e con la squadra immobilizzata dalla paura di prendere gol, Meret è costretto a fintare il passaggio e spostarsi la palla sul sinistro. Pinamonti capisce che qualcosa nei piani del portiere è andato storto e accelera per costringerlo a rinviare. Non solo: riesce ad allungare la gamba quanto basta per deviare il rinvio di Meret, che dopo pochi secondi finisce in porta e segna il pareggio dell'Empoli.

A fine stagione il bilancio è impietoso. Meret, che era stato designato da Luciano Spalletti come titolare, nel corso della stagione aveva perso il posto in favore del carisma e della tranquillità con i piedi di Ospina. Con il contratto in scadenza nel 2023, era destinato a partire. Durante il ritiro estivo del Napoli si inizia a parlare di Keylor Navas, e a una domanda sul futuro di Meret è lo stesso Spalletti a rispondere duro: «Se ti danno una spallatina e vai giù, non hai tutto questo carattere». Meret aveva subito il gol più umiliante per un portiere, uno di quelli che ne sottolinea il paradosso del ruolo. L'unico giocatore che può toccare la palla con le mani aveva perso la titolarità e la fiducia in se stesso per colpa dei suoi piedi.

Come sappiamo, alla fine Keylor Navas non è arrivato e il Napoli ha ripiegato su Salvatore Sirigu come dodicesimo. E se nelle prime giornate poteva sembrare una scelta discutibile – Meret era così timido e impacciato che il pallone sembrava scottargli tra le mani persino su tiri innocui come questo di Sottil – alla fine è stato proprio Meret a cristallizzare il primato del Napoli con parate eccezionali. A differenza di Vicario, che è anche un portiere spettacolare, lui interpreta il ruolo con più saggezza. La sua qualità migliore è il piazzamento. Meret saprebbe orientarsi tra i pali a occhi chiusi; i suoi interventi nascono soprattutto dalla testa. Dalla capacità di leggere in anticipo la traiettoria della palla, come ha mostrato a Giroud in Milan-Napoli.

A primo acchito questa parata sembra frutto di un istinto felino. Se fate caso ai micro-movimenti di Meret, però, noterete l'attenzione maniacale che pone sul pallone. Certo, per deviare in angolo un tiro che sarebbe finito sotto la traversa calciato da dieci metri serve anche una gamma di riflessi da portiere di grande livello. Concentratevi sui piedi di Meret, e su come si muovano anche quando la palla è lontana dalla porta o Krunic è girato di spalle e non può calciare. È questa l'arte minimale di Meret nelle parate, un'attenzione zen a ogni sfumatura, angolo o deviazione che il pallone può assumere.

Quest'anno Meret è uno dei migliori portieri del campionato. Secondo i dati di Fbref, le sue parate hanno permesso al Napoli di subire il 13% di gol in meno di quanto ci si sarebbe aspettato, il migliore in Serie A tra i portieri che hanno giocato 1000 minuti. Va detto che proprio queste parate decisive negli scontri diretti – qui sopra il tuffo sulla deviazione di Rrahmani che avrebbe riaperto la partita contro la Juve – hanno mascherato le sue difficoltà in uscita e nel gioco con i piedi: Meret è nel 10% dei portieri che effettuano meno tocchi (30.5 a partita) in Serie A.

Il Napoli raramente si affida a lui per il palleggio dal basso, e se i centrali si orientano male con il corpo o vengono pressati, la prima idea è il lancio lungo per Osimhen. Tuttavia, dopo un'estate turbolenta in cui sembrava doversi trasferirsi allo Spezia per giocare, Alex Meret ha trovato la sua dimensione come portiere di una squadra che può vincere lo scudetto attraverso un'affidabilità e una calma meditativa tra i pali. Già solo sei mesi fa sarebbe stato impossibile dirlo ad alta voce.

Il più bravo con i piedi: Ivan Provedel

Reattività: 7
Posizionamento: 5
Uscite: 7
Gioco con i piedi: 8

Cosa sacrificherebbe per evitare un gol: le cicche di Sarri

È una legge non scritta. Appena la carriera di Ivan Provedel compie un salto in avanti, e lui è portato a fare da chioccia come secondo portiere, succederà qualcosa di imprevisto e Provedel stesso scalerà le gerarchie. Lo ha fatto a La Spezia con Zoet, che doveva essere il portiere titolare di Vincenzo Italiano, e quest'anno lo ha ripetuto con Maximiano. Da quando il portoghese si è fatto espellere al sesto minuto della prima giornata, Sarri non ha più rinunciato a Provedel e alla sua scioltezza come sweeper-keeper – o, se preferite, portiere-libero: Provedel effettua 1.58 azioni difensive fuori area a partita, è nel 17% dei portieri più spericolati.

Quando la Lazio deve costruire e i centrali si allargano, Provedel costruisce insieme al centrocampista centrale, spesso Cataldi, i vertici di un rombo che favorisce la costruzione biancoceleste. E anche se non tocca la palla così spesso – 39 a partita stando a Fbref – il suo lancio lungo è essenziale per fornire alternative alla squadra. Provedel è terzo per distanza progressiva di passaggio in Serie A, e già allo Spezia la sua capacità di saltare una o due linee di pressione giocando la palla si rivelava utile. Nell'azione qui sotto, presa dalla partita della scorsa stagione contro l'Atalanta, l'attacco in profondità di Nzola nasce dai suoi piedi, ma oserei dire ancora prima dalla sua visione di gioco.

Quest'anno però sarebbe riduttivo parlare di Provedel come il portiere feticcio delle squadre che mirano a tenere sempre il controllo del pallone, uno di scuola spagnola più che italiana nell'interpretazione proattiva del ruolo. Nessuno ha collezionato finora più clean sheet di lui in campionato (11) e dietro Falcone è al secondo posto per percentuale di parate – 77.8%. Se Provedel ha lo spazio per uscire e pressare l'attaccante è difficile sorprenderlo e anche se ha ancora qualche incertezza nel posizionamento, tra i pali i suoi riflessi non sono banali.

La partita di inizio stagione contro il Napoli mostra bene i punti di forza e di debolezza di Provedel. Sono due azioni concatenate, tra il 60' e il 61'. Il primo intervento è un grande colpo di reni su un diagonale affilato di Osimhen, che senza i polpastrelli di Provedel avrebbe baciato l'angolo lontano. Uno di quegli interventi che ci fa riflettere sulla centralità del portiere in una partita di calcio come l'impostore perfetto. L'usurpatore della gioia degli attaccanti.

Poi però, appena qualche secondo dopo, si lascia piegare la mano destra da un tiro fortissimo ma centrale di Kvaratskhelia. Un gol che era stato Provedel a impedire qualche secondo prima, e che è stato lui a permettere non piantando bene i piedi in tempo per spingere nel tuffo. È una sottigliezza su cui dovrà lavorare per restare al livello dei migliori portieri italiani, viste le prestazioni maturate tardi – Provedel ha 29 anni – e la stima di Mancini, che lo ha convocato in Nazionale a settembre. Magari potrà prendere spunto dai rarissimi video che si trovano su Lev Yashin, che come ammesso da Provedel era vicino di casa dei suoi nonni quando abitavano a Mosca.

Il più miracoloso: Wladimiro Falcone

Reattività: 8
Posizionamento: 6
Uscite: 7
Gioco con i piedi: 5

Cosa sacrificherebbe per evitare un gol: Federico Baschirotto

Wladimiro Falcone ha 27 anni ed è alla prima stagione da titolare in Serie A. Negli ultimi anni era stato vice di Audero alla Sampdoria ad anni alterni, prima e dopo essersi fatto notare come ottimo portiere nelle categorie inferiori – a Savona, Gavorrano e Lucchese in C e a Cosenza in B. Per quanto banale, la storia di Falcone ha a che fare con la rivincita del portiere arrivato tardi, le cui parate ci sembrano ancora più preziose, più lavorate, frutto dell'esperienza. Il lavoro del portiere come un'arte da raffinare nel tempo, in cui la gioventù non porta con sé la forza creativa ma l'ingenuità.

E in effetti è anche così. Falcone ha la più alta percentuale di parate del campionato – 78.5% secondo Fbref – e i suoi interventi stanno contribuendo all'ottima stagione del Lecce. I suoi riflessi sono espressione di un'agilità che stride con il fisico imponente, nelle sue parate vi sfido a trovare un'estetica. Nel video qui sotto, ad esempio, Falcone si distende per parare il diagonale sinistro calciato da Gabbiadini.

È un intervento più difficile di quanto possa sembrare – complicato dalla scivolata di Pongracic che nasconde il pallone appena dopo il tiro di Gabbiadini – e il modo in cui Falcone si distende non ha niente di spettacolare. Avrebbe potuto aprire la mano e renderla una parata più clamorosa. Invece Falcone si accontenta di una parata efficace.

Alla sua prima esperienza in Serie A, Falcone si è rivelato come il portiere più miracoloso. Ovvero quello che più di tutti para tiri su cui non ci aspetteremmo mai arrivasse. Soluzioni troppo complesse anche per la forza delle sue gambe o per la sua tecnica. La metafora del calabrone che non potrebbe volare è abusata e quindi non ve la ripeto, ma davvero vi aspettereste da Falcone parate come questa di Bergamo su Muriel? Comunque rispondiate, Falcone non vi sente e continua a parare.

Se abbiamo parlato di Provedel come di un portiere atipico per la scuola italiana, un portiere-libero che potrebbe essere cresciuto nelle giovanili della Real Sociedad o dell'Athletic Club, in un certo senso lo stile di Wladimiro Falcone assomiglia a quello dei classici portieri tedeschi. È un colosso – 195 cm x 85 kg – abile nelle uscite e forte nelle gambe, che usa come combustibili per accelerare i tempi di reazione. L'unico obiettivo di Falcone è quello di frapporre il suo corpo tra il pallone e la porta, ma lo fa con un'aggressività singolare per un portiere, come dimostra l'intervento con i pugni per anticipare Hojlund – sempre a Bergamo – in cui per arrivare primo sul pallone finisce per travolgere anche il suo difensore, in quel caso Baschirotto.

Il più promettente: Marco Carnesecchi

Reattività: 8
Posizionamento: 7
Uscite: 7
Gioco con i piedi: 6

Cosa sacrificherebbe per evitare un gol: non il suo ciuffo

Siamo arrivati così al portiere con meno Serie A nelle gambe – per i portieri dovremmo dire nelle mani? La stagione di Carnesecchi è iniziata piuttosto male. A fine mercato aveva rinnovato il prestito alla Cremonese, ma in estate aveva dovuto operarsi alla spalla sinistra dopo un'infortunio subito in Under 21. L'inizio non esaltate di Radu tra i pali della Cremonese gli ha permesso di riprendersi il posto da titolare appena rientrato, a conferma della crescita che aveva evidenziato nella cavalcata della promozione dell'anno scorso in B.

Tra i portieri che hanno giocato almeno mille minuti in Serie A, Carnesecchi non è tra i primi per numero di parate. Secondo Fbref ha il 73.1% di parante – è nel 40% dei portieri che parano di meno. Allo stesso tempo, però, è tra i portieri in Serie A che effettuano parate più difficili. Il suo post-shot expected goals – la statistica che analizza la pericolosità dei tiri subiti dal portiere – è 0.28, tra i più alti del campionato. Insomma, Carnesecchi usa i guanti meno di altri portieri (come Falcone o Vicario) ma quelli che para sono tiri mediamente più complicati. È una caratteristica a cui possiamo dare un'immagine chiara guardando alle parate di Carnesecchi contro la Juventus. Alla fine della partita si è parlato della sua responsabilità sul gol di Milik, ma non so quanti altri portieri avrebbero parato questo tiro a giro di Soulé.

Se non vi ho ancora convinti, parliamo della partita in cui Carnesecchi chiude la porta al Milan, e in particolare dell'uscita eccezionale a tu per tu con Origi.

L'imbucata di Rebic per l'attacco in profondità di Origi è buona ma quando il belga deve portarsela avanti per calciare col sinistro gli rimane sotto il corpo. A quel punto Origi deve ruotare intorno alla palla e colpirla con l'interno del destro. Gli riesce tutto. Poi però il pallone sbatte contro l'esterno del piede di Carnesecchi, nel frattempo uscito per coprire lo specchio con una posa che se provate a screennare vi ricorderà quella di una stella marina. È un'uscita estrema e pragmatica, come sono tutte le uscite basse, il momento in cui l'unico pensiero del portiere è: o la va o la spacca. (Tra l'altro, quello delle uscite a stella per chiudere lo specchio della porta è un fondamentale reso unico da un portiere meno estetico di Carnesecchi ma efficace: Morgan De Sanctis).

In questa specie di atlante dei migliori portieri italiani ho dovuto escludere Di Gregorio, che a Monza ha reso Cragno un anonimo secondo di provincia, e altri ottimi mestieranti come Silvestri e Montipò. Se ho inserito al loro posto Carnesecchi è per l'hype che quello ha creato intorno a un nugolo così rado di partite. Dopo la grande prestazione contro il Milan si è parlato di un interesse della Juventus, che potrebbe puntare su Carnesecchi per il dopo Szczesny. Non sarà il portiere più tecnico nelle parate, né avrà mai la spigliatezza di un regista arretrato, eppure la solidità tra i pali di Carnesecchi, la sua agilità nei voli quando esce o devia un tiro nell'angolo alto, la leadership che offre alla linea difensiva di una squadra piccola e spesso inerme come la Cremonese, sembrano uscite dal Playbook della nostra scuola dei portieri. Nessun giovane portiere come lui interpreta il ruolo all'italiana, con un gusto sadico per la reattività e l'efficacia. Carnesecchi si esalta nei momenti più complessi. Non ti ruba l'occhio ma con le parate giuste può farti vincere, beh ecco, diciamo almeno qualcosa.

Ieri contro la Roma ha giocato la 16esima partita in Serie A, ma per Carnesecchi l'entrata nel jet set dei portieri migliori della Nazionale sembra solo questione di tempo.


  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle cose più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

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