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, 28 Febbraio 2023

Considerazioni sparse post Juventus-Torino (4-2)


La Juve vince un derby frizzantino.


- La Juve vince di prepotenza un derby curiosamente divertente e alza da lontano la sua voce, dentro un campionato dove dietro il Napoli impera la balbuzie. I punti sul campo certificano che la seconda squadra del nostro campionato sarebbe stata la Juventus. Il minimo per il valore della rosa ma anche il massimo visto lo stato di grazia partenopeo e lo psicodramma giudiziario di gennaio, che ha comprensibilmente minato qualche settimana di lavoro. Da ottobre in poi è corretto dire che Allegri sta facendo un lavoro;

- Stasera i bianconeri giocano un pessimo primo tempo, subendo l’aggressività di un Torino che finalmente si presenta al cospetto di una grande senza alcun complesso di inferiorità. La prima frazione si chiude solo miracolosamente in pareggio, grazie a due sortite vincenti di due senatori come Cuadrado e Danilo. Nella ripresa gli ingressi di Chiesa e Pogba alzano vertiginosamente il livello tecnico ed emotivo della partita e la Juve esonda poco a poco, con un Fagioli sempre più padrone del centrocampo e un Kostic straripante a sinistra. Le soluzioni offensive di questa rosa adesso, dopo qualche mese di vacche magre, sono tantissime. D’altronde con questa qualità può bastare anche calciare bene tre calci da fermo per vincere le partite;

- In mezzo al campo intanto per un Pogba che rientra, un Paredes se ne va definitivamente. Il campione del mondo, venuto a Torino con l’atteggiamento di Re Carlo che visita le tribù indigene durante un safari africano, ha finito a La Spezia il suo credito. Pur di punirlo, Allegri per sostituire Locatelli pesca dagli scaffali della Continassa il giovane Barrenechea, ragazzo ventunenne che gioca come un trentasettenne, non necessariamente un complimento. Prestazione lenta e compassata seppur sufficiente, che serve principalmente a dimostrare quanto possa essere sadico Allegri nella gestione degli equilibri di uno spogliatoio;

- I quattro minuti che passano tra la traversa di Linetty e il gol di Bremer, inframezzati dagli ingressi pesanti di Chiesa e Pogba, hanno prodotto il tilt finale di Ivan Juric, un uomo irrequieto che sembra sempre sul punto di perdere la testa e che oggi alla fine l’ha persa davvero. A farne le spese è la leziosità di Radonjic che viene sportivamente annientato, fisicamente eliminato dal campo. Chissà quando e se lo rivedremo. L’ultimo quarto d’ora il Toro si perde dietro la rabbia di Juric e non riesce a produrre nessuna reazione, un vero peccato per una prestazione vigorosa, la migliore degli ultimi derby;

- Una considerazione finale la merita il momento complesso di Dusan Vlahovic. Fa impressione pensare che lo scorso anno un paragone con Osihmen era non solo normale, ma vedeva anche il serbo presumibilmente vincitore secondo buona parte degli addetti dei lavori. Dimostrazione che in un anno puó cambiare qualsiasi cosa. Oggi un’altra prestazione difficile, piena di movimenti pesanti, di sponde banali fatte male, di assenza di elettricità dentro l’area di rigore. Lo sguardo è preoccupantemente spento. Eppure Allegri non deve commettere l’errore di metterlo in discussione, soprattutto adesso. Vlahovic è un giocatore da ritrovare e la caratura della Juve del futuro che verrà passa ancora da lui. Guai a scordarlo.

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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