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3 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Coppa Italia di Volley Maschile


Piacenza a sorpresa centra la due giorni perfetta ed alza il trofeo a Roma davanti al Presidente Mattarella.


- E alla fine la alza Piacenza. A ricevere la Coppa Italia dal presidente Mattarella, nella cornice meravigliosa di un PalaEur strapieno, è la Blue Gas Energy, che si aggiudica una finale letteralmente a senso unico contro la favorita Trento. I ragazzi di Massimo Botti sono la vera sorpresa della Final Four, e mettono in campo la due giorni perfetta, strapazzando prima la super favorita Sir Safety Perugia in semifinale, e poi la pluridecorata Itas in finalissima: il 3-0 con parziali netti evidenzia l’insindacabile superiorità emiliana, e certifica il fatto che spesso, in manifestazioni come questa, conta solo in che condizioni si arriva a quei due giorni, molto più del prima e del dopo. Piacenza, addirittura sesta in classifica in campionato e alle prese con una stagione decisamente turbolenta, si è tirata a lucido e ha mostrato la miglior versione di sé in queste 48 ore: esattamente ciò che serviva per alzare il trofeo;

- Tutti si aspettavano Perugia, che invece è stata la prima vittima, nella giornata di sabato, del furore piacentino. La Sir Safety arrivava a questo appuntamento da 33 vittorie consecutive e 152 giorni di imbattibilità: quella di Nano Anastasi sembrava la macchina perfetta, imbattibile e super favorita. E invece, Leon e compagni hanno ceduto in una semifinale che, come la finale, si è mostrata a senso unico: uno 0-3 che fa rumore, considerando il pedigree dei perugini, detentori del trofeo e neo-laureati Campioni del Mondo solo qualche mese fa, oltre che leader indiscussi in campionato con 20 (sì, venti) punti di vantaggio sulla seconda. Nella partita secca, tutto questo conta zero: tristemente, al club ed al pubblico umbro, è stato piuttosto evidente in questo weekend romano;

- La vittima della finale è invece stata Trento: bisogna dire, a parziale discolpa della squadra del presidente Mosna, che in questi appuntamenti il club arriva sempre in fondo da anni, ed anche stavolta non ha fatto eccezione. Angelo Lorenzetti ha continuato a sperimentare la formula dei tre schiacciatori, senza opposto puro, che ha permesso una mirabolante rimonta in semifinale (da 0-2 a 3-2 contro l’Allianz Milano) in semifinale ma si è arenata in finalissima, quando gli eroi nazionali Lavia e Michieletto sono sembrati decisamente sottotono e neanche l’esperienza di Matej Kazinsky è riuscita ad emergere nella generale sterilità offensiva. Probabilmente, i 5 set del sabato si sono fatti sentire nelle gambe e nella mente dei trentini in finalissima: la certezza è che quando conta, Trento c’è sempre, e perdere, per quanto possa far male, fa assolutamente parte del gioco;

- Se Trento e Perugia erano favorite, Piacenza e Milano per diverse ragioni erano i brutti anatroccoli della Final Four: entrambe però si sono fatte valere eccome, perché pure l’Allianz ha messo in serissima difficoltà Trento prima di cedere al tie break in semifinale. La Gas Sales arrivava invece da un momento decisamente intricato, culminato con l’esonero di Mister Secolo Lorenzo Bernardi: ha ereditato la panchina pesante il suo vice Botti, che già prima di questa gara pareva esser riuscito a ricompattare parzialmente l’ambiente, ma in questa due giorni ha fatto decisamente un capolavoro. In queste due gare, Leal si è mostrato in una veste mai vista in Italia, vincendo per acclamazione il MVP: ma a brillare sono stati anche il sempiterno Simon, l’altro martello Lucarelli, coordinati meravigliosamente dalla sorprendente regia di Brizard. Se ci avessero detto due mesi fa che Piacenza avrebbe alzato un trofeo, non ci avremmo mai creduto: ma la pallavolo l’ha inventata il diavolo, soprattutto nelle Final Four. Per info, chiedere a Perugia e Trento: complimenti a Botti e ai suoi ragazzi;

- Una considerazione la vale il Pala Eur di Roma. Tutto esaurito per due giorni, una cornice incantevole, favolosa, ricca di pathos, che ha certificato ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, come mai la pallavolo, per numeri, sia il secondo sport praticato e seguito nel nostro paese, probabilmente anche sull’onda lunga dei successi delle nazionali. In questa cornice incantevole il diamante è stata la comparsa del presidente Mattarella, omaggiato da applausi scroscianti e acclamato come raramente si vede. Lo spettacolo in campo è stato di altissimo livello, ma il vero valore aggiunto è stato dato dalle 11 mila persone che hanno riempito gli spalti di Roma, tra tifoserie organizzate, famiglie, tantissime società sportive del territorio e non,  mostrando che questo modello di sport in Italia in fondo non solo è godibile, ma diventa anche clamorosamente sostenibile.

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Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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