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Nick Pope tenta di anticipare Salah durante Newcastle Liverpool ma commette fallo di mano. (Photo by OLI SCARFF/AFP via Getty Images)
, 20 Febbraio 2023

Il paradosso nell'errore di Nick Pope


Un momento rivelatore dell'assurdità del ruolo del portiere durante Newcastle-Liverpool.

Il ruolo del portiere è un intrinseco paradosso. Da un lato esprime la più grande conquista che l’evoluzione della specie ha conferito all’uomo, la possibilità di avere degli arti prensili, e dall’altro la più profonda aberrazione di uno sport in cui sfruttare questa dote che la natura ci ha generosamente fornito è la colpa più grave.

Se giocare a calcio si mostra quindi come una spinta anti-evolutiva – portare un oggetto da un posto a un altro senza usare ciò che te lo renderebbe infinitamente più semplice – il ruolo del portiere si esplicita come una sua intrinseca negazione. Quindi il portiere rappresenta l'evoluzione in uno sport pensato per essere primitivo? Probabilmente no ma sarebbe un modo quantomeno curioso di interpretarlo.

È stata una settimana complessa per i portieri di Premier League: lunedì scorso Pickford si è fatto bucare da Salah con un’uscita che ricorda il momento in cui ti si spegne il controller mentre giochi a FIFA; sabato Dibu Martinez, che due mesi fa faceva forse la parata più incredibile della storia del calcio, nel giro di qualche minuto prima subisce forse la tipologia di gol più sfigato che può prendere un portiere, con la palla che prende la traversa ed entra rimbalzandogli sulla schiena, e poi vede Martinelli esultare prima ancora di mettere la palla nella porta che aveva lasciato sguarnita per andare a saltare sull’ultimo angolo della partita.

È difficile dire se Nick Pope abbia visto tutto ciò e ne sia rimasto in qualche modo impressionato. Sarebbe anche strano visto che parliamo di uno dei portieri più solidi degli ultimi anni di Premier League, nonché quello con più clean sheets in questa stagione – la prima a Newcastle dopo quasi sei anni con il Burnley – ma d’altronde più sali e più ti fai male quando cadi.

Sabato il Newcastle aveva una partita molto difficile. Il Liverpool è l’unica squadra che li ha battuti in Premier League e dopo venti minuti è sopra di due gol. Sul primo Pope non sembra sapere bene cosa fare: esce ma non ha ben chiaro il perché e quasi viene sorpreso dal controllo di Núñez; cerca di rimettersi al centro e apre le braccia in una posa bizzarra quanto inefficace per poi sciogliersi come se le sue ossa si fossero liquefatte. Forse spera in un fischio per fuorigioco – che non c’è – o per un controllo di braccio del suo avversario. Il silent check del VAR quasi lo illude di averla fatta franca prima di rigettarlo nello sconforto.

Tre minuti dopo il gol del 2-0 il destino entra in scena in un modo talmente grottesco e violento da far pensare che questa partita sia stata scritta a tavolino da un autore di sitcom americana con le risate finte.

Il Newcastle ha una punizione da posizione molto defilata, all’altezza dei 35 metri. Trippier batte verso la porta ma rispetto al solito non esce una traiettoria particolarmente efficace. Alisson la blocca e lancia velocemente per Salah che aveva già fiutato la situazione ed era scattato alle spalle di Dan Burn, che lo avrebbe anche visto partire ma che forse è la persona meno adatta a rincorrere Salah in campo aperto. L’egiziano è molto vicino al pallone che cade, fosse partito due millisecondi prima avrebbe avuto uno stop comodo. Pope è più lontano, appena fuori dalla sua area. Puntano allo stesso obiettivo. Salah si dispone per controllarla e la lascia rimbalzare all’altezza della trequarti, forse con l'idea di rimettersela sul piede in corsa ma è una scelta infelice perché il rimbalzo favorisce Pope che intanto gli si è fatto sotto. È una situazione apparentemente facile per un portiere: basta spingerla fuori di testa e correre il più velocemente possibile verso la propria porta. E lui fa esattamente questo.

O, meglio, tenta di fare questo, perché, forse valutando male la sua posizione, si trova il pallone più in basso del previsto e, invece di inarcare il suo collo verso l’alto per spingere fuori il pallone, lo inarca verso il basso, con la sua faccia che finisce per stopparlo, rimbalzandoci sopra in una scena di pura comicità slapstick.

Il risultato non è terribile: alla fine Pope ha il pallone nella sua immediata disponibilità. In fin dei conti quale posto è più sicuro, per un portiere, se non quell'impenetrabile gabbia delimitata sopra dal torace, ai lati dalle braccia e sotto dall’erba? Il pallone, però, starebbe scappando dalla sua gabbia e cosa c’è di più semplice che sfruttare quell’immenso dono evolutivo che sono i nostri arti superiori? Pope fa la cosa più naturaleo contronaturale? Insomma, avete capito – che potrebbe fare: con il braccio sinistro avvicina la palla al suo corpo. Per un millisecondo sa di aver fatto la cosa giusta prima che il lato razionale della sua mente gli ricordi che è più o meno a dieci metri dal posto in cui gli sarebbe stato permesso di fare questa cosa.  

Pope ha quindi un sussulto, toglie velocemente il braccio sinistro, si rialza in fretta e calcia via il pallone ma anche il povero Kieran Trippier che nel mentre si era fatto tutto il campo per ripiegare. Spera di averla fatta franca ma non ci crede. Salah, dietro, è con le braccia larghe e urla quasi in una furia mistica. Anthony Taylor arriva ed espelle Pope, che esce di scena deluso e con lo sguardo basso. Forse sarebbe uscito anche peggio di così se avesse realizzato in quell’esatto momento che la partita che salterà per la squalifica sarà la finale di Carabao Cup di domenica prossima contro il Manchester United – la prima finale che il suo club disputerà dal 1999.

Gli errori come questo sono quelli che aggiungono la nota buffa a un ruolo, quello del portiere, in cui ogni errore è quasi una condanna a morte. Quello di Pope è un errore tragicomico che non costa un altro gol al Newcastle e non sembra rovinare troppo la partita ai suoi compagni, visto che il Newcastle, nell’ora rimasta, va spesso vicino a riaprirla, e finirà per perderla proprio per i due gol che aveva concesso Pope. A farne le spese, a conti fatti, sarà il ventenne Elliot Anderson, il cui debutto da titolare in Premier verrà brutalmente terminato dopo ventiquattro minuti per far entrare il secondo portiere, Martin Dubravka.

Ciò che, però, questo errore dovrebbe lasciarci, è una riflessione su come l'uomo sia un essere che si vanta della sua razionalità, che si impone sempre più regole, leggi, idee per difenderla ma che nel farlo arriva a minare le proprie stesse capacità. Lo slancio iper-razionalizzatore dell'essere umano ha prodotto uno sport che gli impedisce di sfruttare una dote che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere. E, alla fine, Nick Pope ha semplicemente agito secondo natura. Non qualcosa di cui possiamo incolparlo.


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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