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L'allenatore del Manchester United Erik Ten Hag
, 16 Febbraio 2023

Ten Hag ha ricostruito il Manchester United


Dall'arrivo dell'olandese, il Manchester United ha ritrovato una sua identità.


Era il 14 novembre scorso quando sono cominciati a trapelare i primi estratti dell’intervista di Cristiano Ronaldo a Piers Morgan. La caduta istrionica di uno dei più grandi della storia del gioco, che con un vittimismo teatrale e incurante delle conseguenze decideva di forzare la sua narrazione e interrompere la sua storia con il Manchester United. Allora sembrava un salto mortale di cui non conoscevamo lunghezza e esito: non potevamo immaginare, ad esempio, che CR7 dopo il Mondiale, dove ci ha dato ulteriore prova della sua indisponenza, sarebbe finito a giocare – o guadagnare – all’Al Nassr. Però sì, sembrava la fine disastrosa di un campione incapace ad uscire dalla propria dimensione, dal proprio ego, e reagire alla realtà dei fatti, ovvero che per essere ancora rilevante ad alto livello era necessario compiere dei sacrifici. Se non tattici quantomeno economici.

Per quanto riguarda lo United, c’erano molti interrogativi su come avrebbe reagito alla batosta mediatica del licenziamento di una delle leggende della propria storia. Ne sarebbe stato inghiottito oppure ne avrebbe beneficiato? Oggi non abbiamo dubbi. Dalle ceneri lasciate dal suo campione, il Manchester United è rinato come una fenice. Quell’intervista era lo specchio della gestione del Manchester United degli ultimi anni. Una squadra senza reale programmazione, che reagiva agli eventi che gli capitavano settimanalmente in maniera estemporanea su vari fronti. In campo, nello spogliatoio, sul mercato, e anche nella sfera privata dei propri giocatori – ce lo dicono, a vario titolo, i casi di Ronaldo, Pogba e Greenwood.

Per anni lo United si è affidato più al blasone e alla potenza economica che a costruire qualcosa di solido e che avesse una visione a medio-lungo termine. Ogni decisione strategica del club sembrava ritorcerglisi contro nel modo più raccapricciante e ridicolo possibile. Neppure l’ingaggio di un allenatore interessante come Ten Hag aveva portato ottimismo sulle reali possibilità di competere in campionato per i Red Devils. Sembravano esserci problemi di adattamento dei tanti nuovi acquisti alla pressione che comporta giocare in Premier League. Il problema tattico e mentale sembrava molto più grosso delle difficoltà di gestione del proprio numero 7, troppo forte per essere completamente accantonato ma troppo ingombrante nello spogliatoio per mantenere l'ambiente sereno. E invece è bastato proprio che Ronaldo si dileguasse del tutto da solo per sistemare una stagione e un percorso in maniera perentoria.

Dopo la sconfitta per 3-1 contro l’Aston Villa – l’ultima partita di CR7 – il Manchester United ha vinto 14 delle 17 partite successive perdendo solo all’Emirates contro l’Arsenal primo in classifica e per un gol di Nketiah all’ultimo minuto. Ora è saldamente al terzo posto in classifica distante cinque punti dalla coppia Arsenal-Manchester City che guida il campionato. Ten Hag è riuscito nella missione di dare una chiara identità alla propria squadra: dopo il turbolento inizio di stagione, ora in campo lo United si muove come un corpo unico efficace e in fiducia. Non gioca con lo stesso sistema dell'Ajax semifinalista di Champions League, ma qualche principio di quella squadra si vede e i miglioramenti sono sotto gli occhi di tutti.

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Innanzitutto la gestione del pallone è sensibilmente migliorata. Negli ultimi anni i giocatori del Manchester United costruivano giocando la palla come se scottasse. Gli innesti di Eriksen, Casemiro e Lisandro Martinez hanno messo in rosa dei giocatori in grado di ripulire i palloni, eludere il pressing avversario e mettere ordine. La precisone e il decision-making nell’ultimo terzo di campo non sono da invidiare a chi sta davanti in classifica. Il punto di svolta è stato Casemiro. Il brasiliano è rapidamente diventato un giocatore chiave in entrambe le fasi, dando tanto equilibrio in fase di non possesso quanto creatività in rifinitura e finalizzazione. Finora ha già realizzato 4 gol e 5 assist. L'altro cardine della svolta è stata l'esplosione definitiva di Marcus Rashford, già a quota 21 gol stagionali di cui 12 nelle ultime 15 partite.

Rashford non è solamente tornato a rendere ad alti livelli: è tornato a essere decisivo anche quando la pressione sale. È successo nell’ultima vittoria in Premier League contro il Leeds ma anche in partite più difficili. Ha deciso le partite di andata contro il Liverpool e l’Arsenal e, soprattutto, quella di ritorno contro il City, vinta 2-1 nonostante l’inerzia nel secondo tempo sembrasse completamente in mano alla squadra di Guardiola. Sia Rashford che i suoi compagni Weghorst, Fernandes, Antony e il redivivo Jadon Sancho sono in grado di portare equilibrio sia per le loro abilità creative con la palla che attraverso i loro movimenti. E la sensazione è che la qualità in possesso possa ulteriormente migliorare visto che, per sopperire all’infortunio di Eriksen, a gennaio è arrivato un altro notevole trattatore del pallone come Sabitzer.

Contestualmente è arrivata una solidità difensiva che poco abbiamo associato al Manchester United durante l’era di Solskjaer e Rangnick, anche per colpa di alcuni pasticci tragicomici di Harry Maguire. Il capitano ha perso il posto dal titolare con il passare delle settimane, così come il suo ex partner Lindelof. Forse è poco generoso nei suoi confronti far notare come senza di lui la fiducia di De Gea verso la linea difensiva sia nettamente migliorata, complice anche un ritorno ad alti livelli di Varane. Anche il rendimento di Lisandro Martinez, che sembrava arrivato più in quanto prodotto dell'Ajax e in difficoltà nelle prime uscite, sta trovando maggiore sicurezza in entrambe le fasi. La solidità difensiva, però, non riguarda solo la coppia di centrali, visto che De Gea in questa stagione ha mostrato parate sensazionali come quelle contro Brighton e Fulham.

Anche gli esterni difensivi hanno alzato il livello del proprio gioco grazie ai principi di Ten Hag, per il quale le spinte e sovrapposizioni sull’esterno sono molto importanti. Diogo Dalot è stato il miglior giocatore anche a inizio stagione, quando la squadra perdeva e sembrava spaesata. Tyrell Malacia sembrava il classico giovane dell’Eredivisie che poteva essere inghiottito dalla fisicità della Premier League e invece si è mostrato un ottimo comprimario.

Persino la carriera di Luke Shaw, che sembrava in declino, ha trovato un nuovo slancio. L’ex giocatore del Southampton è una delle armi tattiche preferite da Ten Hag, che lo ha schierato sia nel ruolo naturale di terzino sia come centrale sinistro. Una scelta, quest'ultima, che a una prima lettura della formazione dello United può sembrare curiosa e scatenare ilarità su come il tecnico ritenga più sicuro schierare lui piuttosto che Maguire. La cosa, oltre a essere smentita visto che il capitano ha giocato da titolare le ultime uscite riprendendosi la fascia sul braccio, sminuisce la stagione che sta vivendo Shaw. Un giocatore che ha imparato a far valere il fisico negli uno contro uno contro gli esterni avversari e che ha acquisito sicurezza. In più, il fatto che il compito di spingere sia affidato dall’altra parte a Dalot valorizza la vocazione difensiva di Shaw, come pure avere Rashford e Sancho come compagni in fascia.

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Il processo di ricostruzione dello United ha coinvolto anche un giocatore molto criticato come Fred. Acquistato a caro prezzo dallo Shakhtar e generalmente mai troppo gradito, il brasiliano si sta rivelando un altro comprimario di grande qualità. Non è il talento che ci si aspettava ma si è gradualmente adattato ai ritmi e doveri che deve seguire un centrocampista della Premier League. Non molla mai un centimetro: quando c'è una palla vagante che sembra in controllo degli avversari è molto facile che sia lui a spuntare all’improvvisto nell’inquadratura e recuperare il possesso.

È appagato dalla sicurezza che gli dà avere un fuoriclasse come Casemiro vicino: appare molto più sicuro, prova giocate difficili e le esegue con estrema facilità, come il colpo di tacco con cui ha chiuso la partita di FA Cup contro il Reading. È diventato un idolo dei tifosi e lui non smette mai di caricarli. Anche Scott McTominay, una delle tante promesse non mantenute nei precedenti anni si è rivelato un cambio di buon livello. L'aver recuperato entrambi a livelli accettabili si sta rivelando fondamentale visto l’infortunio di Eriksen e la squalifica che sta scontando Casemiro per aver messo le mani al collo di Huges nella partita contro il Crystal Palace.

Nella foto con cui il Manchester presentava Erik Ten Hag il cielo sopra Old Trafford era un traffico di nubi minacciose. Una palette di grigi poco incoraggiante per l’avventura dell’allenatore olandese. Come a dire che la tempesta non si sarebbe placata a breve. L’inizio di stagione – con le due figuracce contro Brighton e Brentford – sembrava confermare questa immagine tenebrosa. Ora sembra che le nubi siano state soffiate via da un vento di cambiamento e la squadra, dopo 5 mesi, sembra già all'altezza di poter competere per il titolo o almeno partire con più ottimismo il prossimo anni. Sembra davvero tutto diverso rispetto alle ultime stagioni in cui anche i risultati migliori, come il secondo posto ottenuto con Soskjaer nel 2020/21 o gli ottavi di finale superati contro il PSG, sembravano estemporanei.

La posizione di Ten Hag sembra essere uscita ancora più rinforzata dalla situazione che si è creata con Cristiano Ronaldo. Il modo in cui ha gestito il problema somiglia a un monito di come il manager olandese non si faccia problemi ad accantonare chi non mostra dedizione al lavoro. La cosa riguarda tanto chi è già in rosa quanto chi verrà acquistato in futuro. Molti giocatori, come il già citato Ronaldo e Pogba, erano più materiale da tabloid o siti di calciomercato che giocatori al centro del progetto. Ora questa sensazione non c’è per nessuno e anche un acquisto che pareva grottesco come Weghorst non viene più sottovalutato dopo poche partite.

Ora il cielo è tornato sereno, persino Sir Alex Ferguson non sembra più l'ombra incombente che è stata per i suoi successori, schiacciati dal paragone e dalla pressione mediatica. Inquadrato in tribuna in tutte le partite Sir Alex si gode lo spettacolo ridendo e scherzando con il vicino, senza lo sguardo preoccupato e giudicante verso cosa sta succedendo in campo.

Quello che devono fare tanto Ten Hag quanto Rashford e compagni per non toglierci l’idea che le cose stiano tornando al loro posto è mostrare di saper resistere alle prime difficoltà. Dal canto suo la dirigenza sarà chiamata a fare altrettanto, continuando ad alimentare il processo di rinnovamento in corso senza farsi prendere dal panico quando dovesse arrivare una serie negativa. A questo punto tutto il Manchester United dovrebbe aver imparato dai propri errori, e magari guadagnato fiducia dal fatto che il principale di questi si è risolto praticamente da solo.


  • Classe ’91, è nato a Milano e cresciuto a Torino. È il tipo di persona affascinato da tante cose culturali, forse troppe e guarda caso non sa mai scegliere la preferita. Ama sparire e riapparire tra le luci stroboscopiche e i suoni elettronici dei club. Si crogiola nel ridere e far ridere agli spettacoli di stand up, e resta sempre sorpreso dell’emozione che può regalare un uomo che calcia un pallone. Scrive di sport su Ultimo Uomo, Sportellate e qua e là. Conduce un podcast sul calcio inglese, Britannia. Scrive anche di musica, cinema e tanto altro. Collabora con Seeyousound International Film Festival.

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