Considerazioni sparse post Saslisburgo-Roma (1-0)


Mourinho paga ancora una volta lo scarso cinismo di Abraham e Belotti, in un match equilibrato deciso nel finale da Capaldo.


- La Roma, anche in maniera prevedibile, non approccia il match con grande intensità, ma preferisce lasciare il pallino del gioco in mano agli avversari. Fare la partita e controllare il gioco non fa parte delle caratteristiche della squadra di Mourinho, tanto meno in una doppia sfida che prevede la possibilità di giocarsi tutte le chance di qualificazione nella gara di ritorno, tra le mura amiche. Ne viene fuori, quindi, una partita che si incanala ben presto sui binari preferiti dal tecnico giallorosso, con la sua squadra che - dopo un'iniziale fase di studio e relativa sofferenza - alza il baricentro e guadagna campo rendendosi pericolosa. Solo l'imprecisione di Abraham, infatti, impedisce alla Roma di chiudere in vantaggio la prima frazione di gioco;

- La Roma soffre, soprattutto nelle battute iniziali del match, la velocità dei giocatori offensivi del Salisburgo, bravi a fraseggiare nello stretto e a sfruttare la superiorità numerica in mezzo al campo. Matic e Cristante faticano ad accorciare sugli avversari ma, insieme a Smalling, formano un triangolo praticamente insuperabile per vie centrali. Austriaci, di conseguenza, costretti a ricorrere spesso e volentieri alla conclusione della distanza per provare ad arginare il muro centrale eretto dai giallorossi. Gli stessi giallorossi che hanno in mano per ben due volte, nell'arco dei 90 minuti, la ghiotta occasione di timbrare il cartellino e trovare una rete fondamentale in vista del ritorno, ma che ancora una volta pagano lo scarso cinismo dei propri attaccanti;

- La fitta ragnatela di centrocampisti posizionata da Jaissle mette in difficoltà la Roma, che nel secondo tempo abbassa pericolosamente il baricentro schiacciandosi verso la propria porta. Gli austriaci giocano complessivamente una buona partita, ma nonostante la netta supremazia territoriale faticano ad impensierire Rui Patricio, di fatto mai messo in apprensione fino ai cinque minuti finali. La maggior grinta e la maggior voglia di vincere dei padroni di casa, però, viene premiata sul finale, quando Capaldo trafigge il portiere lusitano di testa. Salisburgo che evita proprio sul finire il tranello di una Roma per nulla irresistibile, ma che stava imbrigliando l'avversario portando il match esattamente sulle frequenze richieste da Mourinho;

- Le prestazioni di Pellegrini iniziano a farsi preoccupanti e il suo assiduo utilizzo, viste anche le conclamate condizioni fisiche precarie, appare quasi un accanimento. Il capitano della Roma vaga per il campo spaesato, in una posizione di campo che dovrebbe avvantaggiare le sue caratteristiche tecniche e sgravarlo da grandi compiti di copertura. Eppure, dal match contro il Milan in poi, le prestazioni del centrocampista si sono fatte sempre più inconsistenti e prive di qualsiasi guizzo. La panchina a disposizione di Mourinho non offre certamente grosse alternative ma, con un Dybala quasi mai in grado di stare in campo per tutti i 90 minuti, urge al più presto un recupero fisico e mentale da parte del numero 7, unico insieme a la Joya con i colpi giusti per accendere la luce in avanti;

- Risultato che brucia, soprattutto per Mourinho, che fino al minuto 88' era riuscito ad imprimere il suo credo tattico alla partita, accarezzando l'idea di un risultato positivo della sua squadra. Roma che paga, invece, ancora una volta la scarsa precisione dei suoi attaccanti, che si divorano due nitide occasioni che avrebbero senza dubbio indirizzato diversamente il match. Prima Abraham e poi Belotti, da pochi metri, tradiscono ancora una volta lo scarso feeling con la porta avversaria denotando una fiducia in se stessi probabilmente ai minimi storici. Un 1-0 possibile da ribaltare all'Olimpico, dove servirà però un approccio molto più offensivo rispetto a quello mostrato oggi, contro un'avversario ampiamente alla portata.

  • Nato sotto il sole della Sardegna nell'ormai lontano 1993, dopo un' infanzia all'insegna del basket, abbandona la palla a spicchi per dedicarsi anima e corpo a quella da calcio. Un amore tuttavia mal corrisposto. Tifoso romanista da sempre e in quanto tale incline alla sofferenza e all' auto-sabotaggio. Amante dello sport in tutte le sue forme, ma ancor più di tutte le storie, piccole e grandi, di cui esso si nutre.

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