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5 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post quarta serata di Sanremo 2023


Ingiustizia è fatta: Giorgia e Elisa si classificano solo quarte nella serata cover, che ci ha detto molto anche su quella che sarà la classifica finale. Trionfa Mengoni e prosegue nella sua volata, mentre la scrittura si conferma il tallone d'achille di questa edizione.


- Houston, abbiamo un problema e si chiama "scrittura", che si era manifestato fin dalla prima serata. Non è possibile arrivare alla quarta con momenti riempitivi così brutti e replicando con ogni ospite lo sketch sul profilo Instagram di Amadeus e sui boomer. Difficile scegliere il momento peggiore tra la ninna nanna cantata da Morandi alla Francini, l'intermezzo con Jody Cecchetto o il debordante trash della "performance" sulla nave di Takagi e Ketra, con tanto di tamarri in piscina sui galleggianti. Peccato perché Amadeus ha ampiamente dimostrato di saper essere una buona spalla, in grado di prestarsi a tutto con una certa nonchalance, e lo stesso Morandi ha spontaneità e padronanza del mezzo;

- La serata cover è quasi sempre la più divertente, in grado di riportare grandi nomi e grandi brani sul palco, con la sana alternanza tra duetti improbabili e interpretazioni notevoli. L'inizio alle 20.51 con Ariete e l'onnipresente Sangiovanni (3) - sempre desideroso di fare malissimo cose pretenziose - che massacrano il Maestro Franco Battiato è quanto di più vicino a una cena con delitto e non lascia presagire nulla di buono. Ciononostante, anche quest'anno la serata si rivela azzeccata, non fosse per l'eccessiva durata del tutto: 28 artisti in gara sono troppi e resistere fino in fondo, per ascoltare i malcapitati finiti in fondo alla scaletta, diventa una prova di stoicismo. Alla fine trionfa il sempre bravissimo Mengoni (8) - che dà l'impressione di essere un ciclista in maglia rosa a pochi metri dal traguardo - con la cover di "Let it be", cantata insieme al Kindom Choir. L'unica altra interpretazione in inglese ("American woman") consente a Elodie (8) di mostrare tutto il suo talento e la personalità, che invece non emerge appieno quando è costretta a cantare "lacrime mie, lacrime tue";

- Le migliori della serata restano però Giorgia ed Elisa (9). Portano sul palco un medley di "Luce" e "Di sole e d'azzurro", le due bellissime canzoni con cui 22 anni fa si erano giocate fino alla fine la vittoria del Festival, che curiosamente portavano entrambe la firma di Zucchero. Lo fanno con le loro voci inconfondibili, con eleganza e senza pestarsi i piedi. Erano (a ragione) le favorite e il quarto posto nella classifica di serata resta un mistero. Tra le altre note positive c'è "La fine" di Lazza (7,5) con Emma e la violinista Laura Marzadori: rendono credibile una canzone apparentemente "facile" (lo stesso Nesli l'ha definita "la canzone di chi non sa cantare"), con un arrangiamento accattivante e una buona interpretazione che evita plagi all'autore originale o all'interprete più famoso (Tiziano Ferro), portando alla luce il fatto che dietro l'apparenza da bad boy di Lazza c'è Jacopo Lazzarini, diplomato in pianoforte al conservatorio. Piacevoli, anche se molto autoriferiti, i momenti revival degli Articolo 31 (7) accompagnati di Fedez e di Paola e Chiara (6,5) con le basi di Merk and Kremont. Coraggioso gIANMARIA (6,5) a uscire dal mainstream, portando un pezzo complesso e non certo sanremese come "Quello che non c’è”, ma l'averlo fatto con Manuel Agnelli è di per sè un grande risultato. Notevoli Levante (7) sulle note di "Vivere" con Renzo Rubino e un bravissimo Leo Gassman (7) che riesce a non sfigurare al fianco di Edoardo Bennato;

- Chi invece non riesce a reggere il peso del proprio ospite è Ultimo (4), che va all-in nel palese tentativo di ottenere la vittoria che gli fu strappata da Mahmood (scatenando la sua ira funesta) e riporta sul palco dell'Ariston Eros Ramazzotti. Le differenze nella vocalità dei due sono evidenti e Ultimo non riesce quasi mai ad arrivare alle note del suo partner, facendosi fagocitare dall'ingombrante presenza di Ramazzotti per l'intera esibizione. La stessa cosa accade al meno talentuoso LDA (4), che sparisce davanti ad Alex Britti nonostante quest'ultimo abbia provato generosamente a mettersi in secondo piano. Venendo alle altre note negative, Mr. Rain (4) continua a godere del favore del pubblico, ma la cover in salsa trap di “C'è qualcosa di grande”, con palese abuso di autotune, è difficilmente digeribile per i miei padiglioni auricolari. Difficile da capire la scelta di Sethu (5) con Charlie fa surf, mentre Olly (5) ha l'unico merito di regalarci una Lorella Cuccarini in grande spolvero. Stavolta deludono anche Colapesce e Di Martino (4,5), accompagnati dell'ex premiere dame Carla Bruni: "Azzurro" gli fa perdere la loro consueta precisione nell'armonizzare le voci e ne annacqua la cifra stlistica;

- Considerazione a parte per i due veri trascinatori di questo festival. Gianluca Grignani (7-) si conferma agente del caos e trova in Arisa la spalla che tutti vorremmo avere. Si vede che ci prova davvero a partire composto, ma appena parte il ritornello della sua "Destinazione paradiso" spazza via ogni esitazione e non si ferma più (letteralmente). Lo canterà almeno una dozzina di volte in più, su e giù per il palco, facendo sembrare persino "Shine On You Crazy Diamond" un brano brevissimo. Anna Oxa (arte) deve essersi resa conto che non è l'unica a fare una auto-cover, così decide di rilanciare: si libera anche del fardello di dover dividere il palco con qualcun altro e sceglie un violoncellista a caso per il duetto, relegandolo ovviamente in piccionaia e lontano dallo sguardo indiscreto delle telecamere prezzolate che potrebbero distrarci dal momento "Anna Oxa canta Anna Oxa con Anna Oxa";

- Chiudiamo con i pronostici per la finalissima. E' vero che Marco Mengoni ha vinto anche nell'unica serata in cui non è sembrato il migliore in assoluto e ha consolidato il suo primato nella classifica generale, ed è altrettanto vero che se il sistema di voto non mutasse avremmo già la certezza del primo posto. Ma domani ci saranno dei grossi cambiamenti: conterà solo il televoto (che andrà a sommarsi ai voti delle precedenti serate) nello stilare la classifica dal ventottesimo al sesto e nel determinare la top five. A seguire i primi 5 si sfideranno nella finalissima in cui torneranno in ballo le 3 giurie (televoto, sala stampa e demoscopica) e verranno azzerati tutti i voti precedenti: la presenza di Mengoni nel quintetto non è in dubbio, ma perderà tutto il vantaggio accumulato e potrebbe esserci un minimo rischio che l'effetto "vincitore annunciato" indirizzi le giurie su altri lidi. Ad insidiarlo potrebbe essere un nome su cui potrebbero convergere gli scontenti, cioè i votanti degli artisti eliminati, anche in ottica Eurovision. Gli unici papabili, se dovessero entrare in top 5, sono Lazza, Madame o Giorgia (ma molto distaccata). Non fatevi ingannare da Mr.Rain e Ultimo, che sono fortissimi al televoto, probabilmente anche nella demoscopica, e arriveranno sicuramente in top 5: la loro strada per la vittoria è sbarrata dalla sala stampa, che nella classifica parziale li aveva messi rispettivamente al 17esimo e al decimo posto. Difficilmente ritratterà.

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Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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