
Considerazioni sparse post Lazio-Atalanta (0-2)
Una grande, grandissima Atalanta.
- Sarri ha ragione. Questo è evidente quando all'86' circa Gasperini cambia la coppia d'attacco togliendo dal campo Lookman e Hojilund e inserendo Boga e Zapata (tenendo conto che Muriel è squalificato). La differenza di budget, scouting e programmazione rende la Dea fuori dal campo due gradini sopra la Lazio. Vero, c'è stato un piccolo rinnovamento per Sarri ma sempre timido, limitato e mai completo. Se davvero i biancocelesti vogliono competere per i primi quattro posti servono cessioni importanti e acquisti altrettanto pesanti;
- Il primo tempo è spumeggiante. L'Atalanta parte con un ritmo sostenuto e ha puntato decisa a chiudere la squadra di Sarri nella propria metà campo. Dopo 10 minuti, però, anche la Lazio si affaccia dalle parti di Musso. La palla viaggia veloce e la precisione nei passaggi deve fare la differenza. Ecco, proprio questa. Un paio di errori costano l'incredibile gol di Zappacosta che sblocca la partita. Ed è sempre l'imprecisione che permette a Immobile di non siglare, pochi minuti prima, il vantaggio su una giocata tipica di Savic. Sul finale di tempo Zaccagni impegna Musso che, però, plasticamente respinge in angolo;
- Le distanze. Questo il leit motiv della seconda frazione. L'Atalanta si stringe, chiude ogni linea di passaggio pronta a ripartire. La Lazio è lunga, gioca in troppi metri e non riesce mai a velocizzare il gioco. Non c'è lo spunto, la giocata. Eppure, Immobile ha la palla giusta per pareggiarla ma, incredibilmente e per la seconda volta, la fallisce. Certifica l'assenza di concentrazione e di distanze l'errore di Luis Alberto che spalanca la ripartenza per il raddoppio del ragazzo prodigio danese atalantino. Da quel momento la Lazio non ci prova nemmeno, sparisce. Eppure c'erano più di venti minuti. La Dea fatica poco a portare i tre punti a Bergamo;
- Dare le colpe a Sarri è vedere il dito mancando la luna. Occorre un cambio di rotta deciso verso l'alto. Manca la testa, la motivazione. Se a venti minuti dalla fine non si arremba l'area avversaria, anche confusionariamente, vuol dire che l'antico problema in casa Lazio non è ancora stato debellato. Di certo sono i giocatori e non l'allenatore, visto che con Inzaghi succedevano gli stessi cali. Nulla, però, è perduto: c’è ancora tanto da fare e non bisogna farsi prendere dalla isteria del momento. Se non funziona il collettivo, il singolo non riesce a mettervi riparo;
- Sebbene Gasperini non stia solitamente simpatico agli appassionati di calcio, va detto che, pur rivoluzionando la rosa, i principi che hanno ispirato una squadra sempre bella da vedere e che macina calcio rimangono fissi e inamovibili. Banalmente, cambiano gli addendi ma non il risultato. Bravura del mister, poco da dire, oltre che della società come si è detto poc'anzi. La Dea ha perfettamente presente quando attaccare, quando pressare, come muoversi, quando scivolare. Lo ha dimostrato perfettamente stasera, dove hanno funzionato sia il corale sia il singolo. Ah, Rasmus Højlund è forte da far paura.
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