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, 10 Febbraio 2023

Considerazioni sparse post Milan-Torino (1-0)


I rossoneri rivedono i tre punti, ma a salvarsi è quasi solo il risultato.


- Ventotto minuti. Il tempo trascorso dall'inizio della partita per vedere un'azione del Milan, per giunta in contropiede. La prima frazione dei rossoneri è un richiamo non troppo velato a quella del derby: mezz'ora dietro, lasciando la totale iniziativa agli avversari, con una difesa che, non ce ne vogliano i tifosi del Torino, non viene bucata soltanto perché dall'altra parte la qualità non abbonda. In fase d'impostazione si sente in maniera disarmante l'assenza di Bennacer, ma anche di idee: i tre centrali stanno compatti, i braccetti non si allargano mai, i centrocampisti non fanno movimento e il pallone viene lanciato in avanti nella speranza che Diaz o Leao trovino la giocata giusta per creare spazi;

- La verità è che al Milan mancano anche gli interpreti per gestire al meglio il nuovo modulo scelto da Pioli, un po' per infortuni, un po' per carenza a livello di rosa. Già immaginare questa difesa con "l'ex" Romagnoli a far partire l'azione e un mancino sulla sinistra, non pervenuto tra i giocatori messi a disposizione del tecnico, probabilmente mostrerebbe al pubblico una squadra diversa. Non è un caso se le azioni più pericolose dei rossoneri, stasera, siano arrivati su palloni recuperati in zone nevralgiche del campo, sfruttando gli spazi e la velocità di Theo Hernandez;

- Se Sparta piange, Atene non ride, perché le difficoltà del Torino a capitalizzare quello che riesce a costruire sono amareggianti e contribuiscono a scontentare il 100% del pubblico presente. Un Tatarusanu tornato affidabile, almeno per una sera, dà il suo contributo a tenere inviolata la porta dei rossoneri, ma ogni partita dei granata c'è quella sensazione del "vorrei ma non posso", creata dalla totale assenza di un centravanti capace di garantire un degno bottino di reti. Se Miranchuk non gira e manca qualità, ci si deve affidare a Sanabria: un numero nove di maglia, ma non di fatto, anche capace di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, ma poco concreto;

- Tra i singoli, nei granata si sono distinti positivamente Singo e il subentrato Karamoh, entrambi andati vicini alla rete. Nel Milan, buone le prove di Tatarusanu, Kalulu e Thiaw nel reparto arretrato, al contrario di un balbettante Kjaer. Si è rivisto anche un Theo Hernandez in buona forma, al contrario di Leao, ma l'uomo decisivo è ancora una volta Giroud: è lui a sfruttare un cross del connazionale nel migliore dei modi e portare a casa tre punti che valgono oro, soprattutto per il morale di una squadra che pareva ormai a pezzi;

- Si mangia le mani per l'ennesima volta il Torino, che ai punti avrebbe meritato tranquillamente il pareggio per com'era messo in campo, ma non è riuscito mai a concretizzare e in qualche modo ha resuscitato il Milan, un mese dopo aver contribuito ad affossarlo in Coppa Italia. Il lavoro di Juric si vede sull'organizzazione di gioco e sulla grinta, ma il tecnico meriterebbe che prima o poi la società si decidesse a comprargli calciatori in grado di far effettuare alla squadra il salto di qualità, che la porti fuori da quel limbo in cui galleggia da anni, senza nè arte, nè parte.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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