Illustrazione di Morten Hjulmand
, 8 Febbraio 2023

Morten Hjulmand, l'uomo dell'ordine


Il capitano del Lecce è uno dei migliori centrocampisti difensivi in Serie A.


Qual è la prima cosa che vi viene in mente pensando ai centrocampisti centrali, quella specie in estinzione che si abbassa davanti ai difensori per proteggerli e far scivolare dalle loro spalle il peso di una manovra offensiva ancora da creare? L'eleganza, il tocco di palla, la capacità di mandare in porta gli attaccanti con lanci fuoricampo battuti con i piedi? Forse sono tutte queste cose messe insieme che hanno creato il mito sportivo del regista, un organizzatore di gioco che legge l'azione due o tre passaggi prima del suo effettivo sviluppo. Registi si diventa, così almeno ci insegnano le storie di grandi del ruolo come Pirlo o Pizarro, eppure perché un giocatore giochi in quel ruolo pretendiamo come primo requisito che abbia classe. Chi direbbe di immaginare Tonali o Anguissa come registi? L'infortunio di Brozovic ci ha invece mostrato una nuova sfumatura della tecnica di Calhanoglu, costretto a giocare centralmente con ottimi risultati.

Morten Hjulmand non è esattamente il primo giocatore di classe che vi verrebbe in mente, lo so, ma è di lui che dobbiamo parlare per capire come l'influenza sul gioco non derivi solo dalla tecnica. Come, cioè, il calcio non sia solo istinto ma anche raziocinio, prudenza, esperienza. Hjulmand ha 23 anni e da inizio stagione è il capitano del Lecce, che anche grazie a lui sta vivendo un'ottima stagione – nel momento in cui scrivo questo pezzo è quattordicesimo, a +10 sulla zona salvezza.

A differenza del classico numero cinque dal passo breve e colmo di ricami, Hjulmand gioca innanzitutto a protezione della difesa. Delle squadre che sono invischiate nella lotta per la salvezza, il Lecce è la miglior difesa – 24 gol subiti – e se in parte è un dato che si spiega attraverso le prestazioni eccezionali di Umtiti e Baschirotto, e dell'affidabilità di Falcone tra i pali, il contributo di Hjulmand non è trascurabile. Il suo gioco essenziale ripulisce la prima costruzione del Lecce ma soprattutto ne innesca le transizioni.

Il Lecce di Baroni è una squadra che preferisce difendere alta sul campo e in modo molto aggressivo (è 9° per PPDA e 4° per intensità della riaggressione, secondo i dati Soccerment) e solo in un secondo momento, se la prima pressione non va a buon fine, arretra e difende posizionalmente. In questo contesto l'abilità di Hjulmand nel difendere porzioni ampie di campo, sia in avanti sia all'indietro, è una grande arma. Secondo i dati di Fbref è nel 2% dei calciatori che intercettano più passaggi in Serie A – 2.27 ogni 90' – e nel 17% di quelli che vincono più contrasti – 2.77 ogni 90.

Hjulmand è alto ma non domina gli avversari fisicamente – pesa solo 72 kg. Il suo passo è lento e flemmatico, di una calma che sfiora la saggezza: il modo in cui usa il suo corpo per occludere le linee di passaggio ha a che fare con l'intelligenza. Spesso recupera la palla senza passare attraverso il contatto fisico, ed è in quei momenti che Hjulmand sembra immerso nei trip mentali de La Regina degli Scacchi, in cui la protagonista Anya Taylor-Joy proietta nella realtà gli scenari che si nascondono dietro lo spostamento di ogni pedone sulla scacchiera.

Quando viene tagliato fuori atleticamente recupera attraverso le letture.

È difficile amare giocatori come Hjulmand. Giocatori da cui non ti puoi aspettare giocate appariscenti o momenti di onnipotenza, a cui i video di highlights individuali non rendono giustizia. Provate a guardare una qualsiasi compilation delle azioni di Hjulmand: nessuna vi lascerà estasiati. A volte sembra muoversi troppo lentamente per il contesto che ha intorno, le sue gambe lunghissime e fragili. Ha 23 anni ma dalla postura con cui si trascina per tornare in posizione dopo un contropiede lo fa apparire più vecchio di Busquets. Guardandolo giocare per tutti i 90 minuti, però, Hjulmand conserva il fascino di quei domatori che incantano i serpenti con la musica.

Così Hjulmand mette ordine al caos: in ogni azione prende la scelta più razionale, riflessiva, spirituale. Il suo modo di passare il pallone – si assume pochissimi rischi, gioca quasi sempre in orizzontale – o la sagacia con cui lo tocca più volte anche sotto pressione anziché scambiarlo di prima sono in contraddizione con lo Zeitgeist del calcio contemporaneo. Più che un reel di Instagram, per descrivere Hjulmand forse serve un pezzo come questo.

Baroni ha costruito il telaio del Lecce di quest'anno su un 4-3-3 molto rigido, in cui le combinazioni offensive riguardano i triangoli laterali tra terzino, mezzala e esterno alto. Pur essendo un appoggio sicuro, quindi, è raro vedere Hjulmand coinvolto nel giro palla sulla trequarti. Il danese, secondo Fbref, è nel 21% dei centrocampisti che tentano meno passaggi in Serie A – 38.79 ogni 90' – e che effettuano meno tocchi nell'area avversaria – 0.28 ogni 90'.

Certo quello del playmaking rimane uno degli aspetti più acerbi del suo gioco. A dicembre si era parlato di un interesse dell'Inter per Hjulmand, e ad oggi il suo futuro in una big italiana potrebbe passare proprio da un miglioramento nel coinvolgimento nel palleggio. Negli spazi chiusi la tecnica di Hjulmand si scontra con limiti strutturali del suo gioco – è nel 56% di centrocampisti che effettuano meno passaggi progressivi: solo 4.71 ogni 90' – e non è un caso se le prestazioni più convincenti sono arrivate contro squadre di alta classifica – come la partita di settembre contro il Napoli.

L'influenza di Hjulmand sul gioco del Lecce – quest'anno ha già contribuito con quattro assist – è perciò più evidente senza il pallone, nei momenti in cui la squadra alza il baricentro e lui guida il pressing. Contro il Milan, una delle migliori prestazioni collettive stagionali, la pressione di Hjulmand a uomo su Bennacer ha causato ulteriori scompensi tattici alla costruzione di un Milan che era già agli albori della crisi.

Hjulmand si alza per schermare Bennacer durante Lecce-Milan
Tatarusanu è costretto a lanciare lungo.

Non solo: in quella partita – in cui secondo Sofascore ha effettuato 41 tocchi, un passaggio chiave e vinto cinque contrasti – Hjulmand ha anche servito a Baschirotto il cross per il gol del momentaneo 2-0. Dopo la vittoria con la Cremonese, in cui Hjulmand ha servito un altro assist, Marco Baroni ha detto: «Hjulmand sta crescendo e facendo il suo percorso, siamo contenti. Gli dico di leggere poco e lavorare tanto». Quest'anno i numeri di Hjulmand in fase di rifinitura sono migliorati e da interprete principalmente difensivo rientra comunque nell'8% dei centrocampisti con più assist ogni 90'.

Quello della crescita è un topos abusato, eppure descrive l'incidenza che Hjulmand sta mostrando sul gioco verticale del Lecce. In un'altra partita eccezionale, giocata contro la Lazio, entrambi i gol della rimonta sono passati tra i suoi piedi. Ho esordito provando a raccontare il talento cerebrale di Hjulmand in contrapposizione a quello iper-tecnico dei registi degli anni duemila. L'attrazione magnetica che pare esercitare sulla palla recuperandola con una forza invisibile come se fosse un cavaliere Jedi.

Riguardando un tocco così vellutato come quello che anticipa il cross di Di Francesco e porta al gol Colombo, però, mi viene da pensare che Hjulmand stia provando a farci cambiare idea su di lui. Un giocatore capace di pensare giocate del genere può essere definito solo come un grande centrocampista difensivo?

Se esistesse una morale in questa riflessione sulle letture di Hjulmand e sul suo modo di intendere il calcio vorrei che suonasse così. Qualcuno dice che lo sport è una questione meccanico-istintiva riducibile a uomini che replicano azioni sempre uguali a se stesse e perciò le interiorizzano. Beh, se incontrate qualcuno che la pensa così fategli guardare una partita di Hjulmand, o quantomeno raccontategli della sua abilità di riflettere in campo come se si trovasse a una conferenza esistenzialista degli anni '40.

Il singolo gesto che riflette meglio le sue qualità rimane però quello che genera il gol del pareggio di Strefezza al 57' della partita con la Lazio. L'eleganza con cui la schiena si inarca e contemporaneamente il piede si apre per dettare i tempi del passaggio.

È un tocco che racconta tutta la finezza del gioco di Hjulmand: un passaggio che può sembrare semplice solo dopo aver avuto la freddezza di arpionare una palla vagante per il centrocampo con uno stop preciso, aver sterzato sul suo compagno Gonzalez, che correva verso il pallone, e aver aperto uno spazio con una breve conduzione – con una seconda sterzata – per imbucare verso il taglio di Di Francesco.

Nell'ultima partita giocata dal Lecce, la vittoria a Cremona di sabato pomeriggio, al 58' Hjulmand raccoglie il pallone dal calcio d'angolo battuto corto da Strefezza e lo ammortizza usando la suola con la naturalezza con cui si potrebbe eseguire un passo di danza, defilato a destra appena fuori area. A quel punto crea una parabola a uscire che passa davanti a Carnesecchi prima di finire sulla testa di Baschirotto, che segna con la sua solita potenza indescrivibile. Un gol identico a quello segnato al Milan.

L'asse Hjulmand-Baschirotto è già diventato la signature move del Lecce 22/23, una squadra incredibilmente hipster che ha messo in difficoltà tutte le big della Serie A.

Davanti ai microfoni le parole di Hjulmand replicano la calma che esprime in campo. Intervistato da Dazn a inizio stagione, aveva detto di essere «orgoglioso per la fascia da capitano» e di trovarsi bene a Lecce: «è una città fantastica». Mentre era stato sempre lui a parlare in conferenza a inizio novembre, quando la squadra viveva un periodo di crisi in zona gol: «Sappiamo che dobbiamo tirare, ma in Serie A non è facile» aveva detto. «Abbiamo la forza e i giocatori per segnare, non so se è una cosa mentale, noi dobbiamo pensare al calcio che sappiamo fare, mostrare il nostro spirito sul campo».

Durante il mercato di gennaio Sky aveva parlato di un'offerta vicina agli undici milioni da parte del Southampton per Hjulmand. Sembrava un'altra storia scritta prima di verificarsi: una medio-piccola della Premier che depreda il suo corrispettivo in Serie A. Invece il Lecce ha deciso di trattenere Hjulmand, di affidarsi alla sua essenzialità e alla sua capacità di dare ordine all'entropia che si crea a centrocampo. È difficile amare giocatori come Morten Hjulmand, dicevamo. Ma è proprio per giocatori così peculiari, quelli che non ti rubano il cuore al primo controllo ma che vale la pena guardare per partite intere, che anche la Banter Serie A rimane un campionato interessante.


  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle cose più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

Ti potrebbe interessare

Dallo stesso autore

Associati

Banner associazioni Sportellate, clicca qui per associarti!
Newsletter
Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu