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3 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Empoli-Torino (2-2)


Un tempo a testa, una bella partita, due squadre rivelazione: se Empoli e Torino vedono la zona Europa, gran parte del merito va ai loro tecnici.


- Al Castellani si sfidano due squadre in salute e forti di due colpi esterni stupefacenti: l’Empoli baldanzoso a S.Siro ed il Torino dominante al Franchi, dove tornerà mercoledì per i quarti di Coppa Italia. Ne viene fuori una partita equamente suddivisa per supremazia, con un pareggio giusto che muove la già buona classifica di entrambe: non inganni il fatto che i granata fossero sotto 2-0 sino all’81’, perché in realtà dominavano da tempo e sul gong hanno perfino rischiato di vincerla. Il 2-2 finale è una bella fotografia di una partita godibile, soprattutto per l'intensità che mettono in campo le due squadre, figlia della mano dei rispettivi tecnici: Empoli e Torino sono la dimostrazione di come con lavoro ed identità anche una piccola possa affermarsi, ed addirittura buttare un occhio in zona Europa;

- Il Torino ha un occhio al Castellani ma, inevitabilmente, anche uno alla Coppa Italia: forse per questo, la supremazia empolese della prima frazione è netta, ed il 2-0 capolavoro di Marin sembra chiudere la contesa. I granata potrebbero sciogliersi e pensare definitivamente alla gara di mercoledì, ed invece hanno la forza di ribaltare la gara, e la guida spirituale e tecnica di questa reazione è l’ex di turno Ricci, senza dubbio MVP del match: sfiora un gol di tacco volante alla Mancini, uno con un tiro a fil di palo e poi finalmente lo trova centrando il bersaglio di rapina, ma in tutto questo ruba palloni e ricuce l’azione senza sosta. Il golden-boy granata sta vivendo un momento eccezionale, è nella lista del Mancio da tempo, e con la cura Juric sembra essere, definitivamente, qualcosa in più di un semplice prospetto;

- La squadra di Zanetti arrivava alla sfida in un gran momento: due vittorie consecutive ma, soprattutto, 3 di fila al Castellani. Lo stato di forma giustifica il ruolino di marcia anche oggi: il centrocampo è arrembante a recuperar palloni e vincer duelli (che con il Torino solitamente non è affar semplice), e davanti Satriano e Caputo già sembrano intendersi più che bene. Proprio dopo il gol di Marin però i padroni di casa perdono la supremazia a centrocampo, forse proprio per i grandi sacrifici svolti sino a quel momento: schiacciandosi subiscon inevitabilmente la rimonta, e se non soccombono è grazie a due interventi decisivi del solito bravissimo Vicario. Questo punto e questa prestazione certificano comunque una stagione al di sopra delle aspettative, e l’Empoli sino a 5’ dalla fine era in zona Europa: gran parte del merito, per identità data e prestazioni, è indubbiamente proprio del suo tecnico;

- Il turn-over proposto inizialmente da Juric, con Miranchuk, Sanabria, Lukic e Singo a riposo, non paga: Radonjic, dopo un inizio stagione brillante, pare essersi perso in una casa degli specchi, Seck non la vede quasi mai, Linetty ricade in una giornata abulica, Bayeye non è pronto per questi palcoscenici. Quando entrano i suoi big, il Torino cambia totalmente faccia: Lukic domina a centrocampo, Singo ara la fascia, Miranchuk inventa ad ogni tocco e Sanabria sigla il pareggio con un gol di pregevole fattura. Ciò che può rincuorare Juric, oltre alla reazione, è l’inversione del trend negativo in zona Cesarini: stavolta i granata nel finale hanno rimontato anziché esser rimontati, e se il tiro di Miranchuk al 92’ non si fosse fermato sul palo addirittura sarebbe valso 3 punti. Sarebbe stata però senz’altro una punizione eccessiva per l’Empoli…;

- Il primo tempo di oggi mostra in tutta la sua evidenza come il Torino non abbia un roster abbastanza ampio per due competizioni, e anche in quest’ottica si devono veder le ambizioni di classifica, perché se un giorno giocasse anche in Europa dovrebbe fare un mercato decisamente importante: il primo messaggio in questo senso potrebbe esser il probabile arrivo di Ilic, che farebbe riposare gli stakanovisti attuali del centrocampo granata, aggiungerebbe qualità e sarebbe già inserito nei meccanismi del tecnico croato. Resta il fatto che, dopo anni terribili, in un biennio Juric ha portato i granata ai quarti di Coppa Italia ed a giocarsi la zona Europa: le basi sono gettate, e quanto potrà proseguire questo cammino, non dipende solo da lui;

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Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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