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Copertina Daniele Di Donato Latina
, 19 Gennaio 2023

La fiducia non mi è mai mancata, intervista a Daniele Di Donato


Con l'allenatore del Latina abbiamo parlato delle sue esperienze e del suo lavoro con i giovani.

Nell'universo calcistico italiano, la continuità tecnica di figure come quella dell'allenatore o del direttore sportivo è spesso una chimera. La fretta di trovare risultati che soddisfino le proprie ambizioni - spesso anche sproporzionate rispetto al reale valore delle rose effettivamente costruite - porta proprietà e dirigenze ad una bulimia tecnica che si rispecchia in una sequela di cambi tecnici che si ripetono incessantemente ogni stagione.

Chi segue questo mondo con attenzione, però, è consapevole che per costruire progetti proficui c'è bisogno di tempi ampi e di pazienza, che spesso portano ai risultati sperati. In questo senso chi ha costruito un'isola felice è il Latina allenato da mister Daniele Di Donato.

Di Donato, ex centrocampista classe 1977 che ha vestito tra le altre le maglie di Siena, Palermo e Ascoli, e da allenatore ha avuto esperienze nelle prime squadre di Jesina, Arzignano Valchiampo, Vis Pesaro e Arezzo, siede sulla panchina dei pontini dall'agosto 2021, cioè da quando la società del presidente Terracciano è stata ripescata in Serie C.

Da quel momento - nonostante un inizio zoppicante, con soli 8 punti nelle prime 11 partite - non è mai mancata la fiducia nei suoi confronti da parte della società, ed i risultati si sono visti: 12° posto la scorsa stagione con una squadra giovanissima e costruita in poche settimane; 28 punti in 22 partite nella stagione in corso, con le stesse prerogative di valorizzazione della passata stagione, che ad oggi fruttano ai nerazzurri il 10° posto in classifica in concomitanza con altre squadre, a sole 6 lunghezze dalla quarta piazza occupata dall'Audace Cerignola.

In virtù di questi risultati positivi, che rendono Di Donato uno dei tecnici emergenti più interessanti in circolazione, lo abbiamo interpellato per conoscerlo meglio da un punto sia strettamente tecnico che non.

Mister, prima di tutto uno sguardo sull'attualità: è soddisfatto di come sta procedendo questa stagione, e vede una crescita rispetto alla scorsa annata?

Siamo molto soddisfatti; il nostro è un gruppo giovane, lavoriamo molto con i ragazzi e con loro funziona così, alternano partite splendide ad altre negative. Ma il nostro campionato è buono, in virtù di un girone sempre difficile. Il nostro obiettivo è far crescere i giovani e abbiamo una buona classifica. Dobbiamo crescere e migliorare gli errori fatti lo scorso anno, quando dopo aver raggiunto la salvezza abbiamo avuto un calo: è nostro dovere imparare dagli errori compiuti la scorsa stagione.

L'esperienza a Latina era iniziata a partire da una situazione di emergenza com'è quella di un ripescaggio, che poi avete risollevato con pazienza. La società l'ha aspettata dopo i primi risultati non esaltanti, cosa inusuale per il frenetico calcio italiano. Ritiene che questo abbia rafforzato il vostro rapporto? Sentiva una fiducia più "cieca" nella prima parte della scorsa stagione?

C’è stato un periodo di appannamento in cui eravamo ultimi, ma abbiamo avuto coraggio; eravamo arrivati ad ottobre in ritardo di condizione, mentre gli altri volavano. Da quel momento siamo partiti con ottimi risultati, la fiducia nei nostri confronti non è mai mancata ed è una cosa che è rimasta quest’anno, si vede nel nostro lavoro.

Daniele Di Donato in conferenza stampa.
Nella sua esperienza al Latina, Di Donato ha accumulato finora 70 punti in 58 partite. Un bottino più che discreto, per una squadra in crescita.
Dal punto di vista tattico lei è un tecnico versatile, che sperimenta molto fino a trovare la soluzione giusta. Quali ritiene che siano i suoi principi calcistici principali?

Cerco di valorizzare al massimo le qualità di ogni calciatore, non mi soffermo su un’idea di gioco stantia. Se ho un ragazzo che mi dà di più sotto un certo punto di vista lavoro su quello, cercando di fare il massimo con il materiale a disposizione. Provo sempre ad aggredire in avanti e impostare la partita, senza subire mai. Ci vuole una certa forza mentale, ma provo sempre a mettere in campo questo.

Lei è passato dall'Arzignano Valchiampo, una società da cui sono transitati anche altri allenatori di livello come Vincenzo Italiano (oggi alla Fiorentina) o Alberto Colombo (al Pescara). Cos'ha di speciale la società gialloblu?

L’Arzignano è una famiglia. Io lì ho avuto la fortuna di vincere il campionato di D e andare in C. Il primo anno in terza serie loro hanno fatto alcuni errori a cui poi hanno posto rimedio. Hanno una società ben organizzata in ogni senso, con un presidente molto presente ed un direttore tra i più preparati della categoria (Mattia Serafini, ndr), molto bravo a scovare giovani. Fanno un passettino alla volta, hanno un ambiente tranquillo, e la loro è una tra le società più strutturate della Serie C.

A Latina, come nelle altre esperienze da tecnico, ha sempre allenato rose giovanissime (i nerazzurri sono la quarta squadra del girone per età media, la seconda per minutaggio under). Quali sono le prerogative fondamentali dal punto di vista sia umano che tecnico per gestire gruppi di questo genere?

Cerco di essere il più vero possibile, e trattare i ragazzi come adulti. La vittoria più grande per me è far crescere i ragazzi e farli sbocciare. Un ragazzo di cui vado molto fiero, in questo senso, è Andrea Giorgini (difensore centrale classe 2002, ndr), che abbiamo appena ceduto al Südtirol. Io lo considero un “vecchio giovane”, perché è maturo e vuole migliorarsi giorno dopo giorno. Il suo unico obiettivo è quello di diventare un calciatore di alto livello, e lavora tantissimo per arrivarci. Ne sentiremo molto parlare.

A proposito di ciò, le volevo chiedere come ha interagito con Alessio Riccardi, una promessa che aveva grandi prospettive ed è dovuto ripartire dalla terza serie per rilanciarsi.

Ad Alessio ho solo detto di tornare a divertirsi come quando era bambino. Forse il peso delle pressioni che ha avuto in età molto giovane è stato esagerato. Le qualità tecniche ed umane non le mette in dubbio nessuno; io gli ho semplicemente detto di sentirsi come se stesse giocando al parco, perché poi queste qualità sarebbero venute fuori. Lui deve tornare in categorie che più competono al suo talento.

Alessio Riccardi esulta dopo il gol contro l'Audace Cerignola.
L'esultanza di Riccardi dopo il gol decisivo contro l'Audace Cerignola, il suo primo stagionale. Il ragazzo scuola Roma ha accumulato 2 gol e 3 assist in campionato (Foto: Rita Calabresi - Latina Calcio 1932)
Con Tessiore e Sannipoli le è capitato spesso di utilizzare un centrocampista dalle caratteristiche offensive come laterale di centrocampo. Abbiamo visto fare questa mossa anche in Serie A a Sottil con Pereyra (Udinese) e Palladino con Ciurria (Monza). A cosa si deve questa scelta e quali vantaggi porta in campo?

Sono state scelte dovute principalmente alla necessità. Tessiore è un calciatore forte, io lo alleno dai tempi della Vis Pesaro, questo è il terzo anno che ce l'ho in squadra. Lo considero una mezzala offensiva moderna e l’ho adattato all’occorrenza nel ruolo di esterno la scorsa stagione quando necessario. Sannipoli invece è arrivato quest’anno dalla Serie D, dove giocava a Trastevere. Non avendo Teraschi disponibile (il titolare designato nel ruolo, ndr) ho voluto provarlo lì; è un robottino, lo chiamo “il nuovo Pessotto”.

Si è sistemato in quella posizione lì con umiltà e tanta voglia di imparare. Ha le caratteristiche giuste per questo ruolo: corsa, forza fisica e tempi di inserimento, oltre ad un ottimo tiro. Probabilmente sta trovando il suo ruolo ideale, che credo possa essere quello di quarto o quinto di centrocampo; si sta trovando molto bene lì. Ha voglia, fame e sta crescendo tanto.

C'è una squadra nella quale ha militato, il Siena 2004/2005, che ad oggi vede parecchi elementi di quel gruppo essere allenatori di medio-alto livello. Vi parlate ancora tra di voi, e come mai è stata possibile questa congiunzione?

Quando ci rincontriamo ci salutiamo, tra di noi siamo molto legati. Sicuramente è una coincidenza: non ci avevo nemmeno fatto caso fino ad oggi. In effetti in quel Siena ci sono tante persone che hanno intrapreso questa carriera, evidentemente il direttore in quegli anni ha scelto molto bene.

Da calciatore ha avuto diversi allenatori di spessore, tra cui Conte e Sarri ai tempi dell'Arezzo. Quali sono i tecnici che le hanno lasciato di più, e cosa le hanno trasmesso?

Molti tecnici mi hanno lasciato qualcosa, sotto diversi aspetti. Gigi Simoni nella gestione dello spogliatoio era il migliore, aveva massimo rispetto di tutti. Di Conte mi è rimasta quella "ignoranza" che si traduce in voglia di superare i limiti e avere voglia di fare di più. Da Sarri ho preso la meticolosità del lavoro, nelle varie situazioni tecniche e nei particolari. Guidolin, invece, era molto pratico, pragmatico nell’ottenere il risultato. Ho avuto anche Franco Colomba che ritengo molto bravo; Pillon, che mi trasmetteva tanta serenità; Sonzogni, che magari oggi non tutti si ricordano. Anche lo stesso Sonetti.

Quanto è importante il contributo dello staff nel suo lavoro? Gli ha anche dedicato una vittoria importante, quella contro l’Audace Cerignola.

Reputo il mio staff uno dei più importanti della categoria: sono un ragazzo difficile da gestire, ma loro mi fanno ragionare in momenti particolari. Sono davvero meticolosi, come staff noi siamo sempre sul pezzo e non diamo mai nulla per scontato. Credo che la loro funzione in determinati momenti sia quella di andarti contro e farti ragionare, il confronto con loro è fondamentale. Siccome sono dietro le quinte, loro come tanti altri, è giusto che debbano ricevere meriti.

Quali sono gli allenatori che ritiene più interessanti da seguire e approfondire, sia nel calcio italiano che a livello internazionale?

Mi piace tanto Spalletti in Italia; sto seguendo il Corso Allenatore UEFA Pro e ho fatto lezione con lui, è stata una bella esperienza. Ovviamente seguo Klopp, ma anche Italiano e De Zerbi, che sta facendo molto bene in Premier. Lo stesso Conte, che riesce sempre a mettere qualcosa di nuovo nel suo lavoro, ma anche Sarri. Non mi limito ai campionati di prima fascia, però: mi guardo molto intorno. Basta pensare al lavoro che sta facendo Vivarini, che al di là della qualità dei singoli ha dato una forte impronta alla sua squadra. Apprezzo anche il Vicenza di Modesto.

Chi è Daniele Di Donato lontano dal calcio? Quali sono i suoi hobby e le sue passioni?

Ho scoperto la moto quattro anni fa e ci vado spesso. Ho una Harley 883 che mi rilassa e mi fa staccare. Quello è il mio hobby principale, per il resto lavoro molto anche da casa. C’è sempre una partita da vedere, c’è sempre qualcosa da fare per rimanere aggiornati.

Si ringrazia il Latina Calcio 1932 (in particolare l'Ufficio Stampa e Comunicazione) per la disponibilità dimostrata e per il contributo fotografico, nonché lo stesso Daniele Di Donato.

  • Nato ad Andria nel 2001. Studente di economia e management con una smodata passione per i quiz, l'animo di Jimmy McGill e la figurina di Edin Dzeko nel portafoglio.

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