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, 19 Gennaio 2023

Considerazioni sparse post Juventus-Monza (2-1)


Chiesa nel deserto.


- Dopo mesi di allegrate sfrenate e incontrollabili, la Juve si ritrova a lottare con le sue vecchie paure dopo la mattanza napoletana e riesce alla fine a gestire di forza una partita dal peso specifico molto più importante di un semplice ottavo di Coppa Italia. Alla fine, come è naturale che sia, la risolve il campione, il più luminoso della sua rosa. Una chiesa, una cattedrale nel deserto;

- È un caso che la Juve presenti il suo undici più giovane della stagione nella prima partita del nuovo corso dirigenziale? Conoscendo Allegri probabilmente si, ma la suggestione è interessante e degna di nota. Non c’è dubbio che a Torino si sia lavorato bene sul settore giovanile. In anni di future vacche magre, la notizia migliore possibile. Stasera Mister Minnesota mette dentro tutta la meglio gioventù bianconera e raccoglie un primo tempo di sgasate e volontà. Illing in particolare, quello più nascosto fino a qualche mese, sembra il talento più luccicante, più puro. Il Monza peró è una squadra seria e ben allenata e tiene botta. La partita rimane in bilico, la Juve perde qualche coordinata e alla fine si aggrappa al talento di Chiesa;

- Le scorie di Napoli si sono viste. La squadra ha perso un po’ di fiducia cieca nel destino e oggi, soprattutto nella parte centrale del secondo tempo è sembrata quasi consegnarsi al Monza, con un centrocampo totalmente schiacciato e uno squilibrio offensivo raro da vedere. È mancata in termini generali quella sensazione di controllo che ha caratterizzato tante recenti partite bianconere;

- Tanti meriti vanno a Raffaele Palladino, la cui bravura è probabilmente direttamente proporzionale al suo cattivo gusto negli outfit. Non sappiamo quanti meriti di Galliani ci siano nel suo lancio improvviso nel grande calcio, ma ci piace pensare che l’occhio del condor, anche se un po’ annacquato dagli anni che passano, abbia colpito ancora. Il Monza cambia tanti uomini ma rimane fedele ad un impronta di gioco equilibrata e propositiva, profondamente matura nella lettura dei momenti della partita. L’errore della mancata sostituzione dell’ammonito Antov, che non ha il coraggio di stendere per davvero la furia di Chiesa in occasione del gol decisivo, costa peró la partita ai lombardi. Consideriamolo un errore (grave) di gioventù;

- La Juve deve vincere questa Coppa Italia. Forse sarebbe poco, forse no. Per un allenatore che ama guardare il palmares, partite come questa, in un momento così, sono oro. I difetti strutturali e di pensiero di questo gruppo sono evidenti; eppure dopo mesi di lavoro, la squadra sembra avere oggi finalmente quanto meno l’atteggiamento giusto. Con una rosa di questo livello, in Italia, puó anche bastare per portare a casa il compitino. Quel qualcosa in più non si vede e forse mai si vedrà.

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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