
New Orleans Pelicans, storia di un nuovo inizio
In 12 mesi i New Orleans Pelicans sono passati dall'essere una massa informe e senza meta, alla terza forza di una incomprensibile Western Conference.
Antefatto
8 Febbraio 2022.
I New Orleans Pelicans ricevono da Portland Cj McCollum e Larry Nance Jr. in cambio di Josh Hart, Satoransky e la loro prima scelta al Draft 2022. In quel momento NOLA ha un record di 23-36, 10a nella Western Conference, a 8 vittorie dalla sesto posto che garantirebbe una qualificazione diretta ai Playoff, senza passare dal Play-In.
In tutto ciò pesa poi l'assenza di Zion Williamson, la prima scelta più attesa dai tempi di Lebron, che salterà l'intera stagione 2021-2022 per un problema ad un ginocchio. NOLA in sostanza è una franchigia allo sbaraglio, un brodo primordiale con ingredienti di buonissimo livello (Ingram, Hart, Valanciunas e Devonte Graham), mal assortiti e con incognite serissime sull'integrità fisica di Williamson. Il consensus NBA in questi casi prevede di far saltare il banco: la dirigenza Pelicans deve aver preso in considerazione di schiacciare il bottone rosso, almeno per un momento.
Lo scambio con i Blazers invece segue una strada alternativa, poco battuta, che dà fiducia ad un gruppo giovane ed al suo coach, Willie Green. Fiducia che verrà ripagata alla grande: i Pels dopo la trade scrivono un 13-10 di record, si qualificano al Play-In dove battono prima gli Spurs e poi sorprendono i Clippers, qualificandosi ai playoff. A quel punto battono i favoriti Suns in gara-1 per poi cedere 4-2; ma NOLA ha finito con le marce alte. Anzi altissime.
Le stelle acciaccate

Casomai in estate le aspettative fossero tornate basse, il rientro di Zion Williamson dall'inizio della RS non lasciava adito a dubbi: i Pelicans dovevano rientrare nella vostra top-3 del League Pass, all'interno di quel gruppo composto dalle squadre più interessanti da seguire sul servizio streaming della Lega.
Dopo aver saltato l'intera annata scorsa, la curiosità riguardo a Zion riguardava il suo stato di forma fisica.
Le sue statistiche, ad oggi, possono essere definite clamorose: 72% nelle conclusioni in Restricted Area, che rappresentano il 69% delle sue conclusioni. True Shooting del 65%, Net Rating On/off (differenza tra punti segnati e subiti con lui o senza in campo) di 6,5. Numeri da All Star NBA. I limiti di Williamson non sono certo da ricercare tra i dati statistici, ma nei soliti problemi fisici: al momento è fermo ai box dal 2 Gennaio e ha disputato appena il 68% delle partite (29 su 43).
In questa stagione anche l'altra stella conclamata della squadra, Brandon Ingram, è stata vittima di un serio infortunio al piede che lo tiene fermo dal 25 Novembre. Ingram stava vivendo una stagione di ulteriore crescita: nelle 15 gare disputate viaggiava col 46% da 3 punti con 6 tentativi e 31,1 punti su 100 possessi. Tutto ciò nonostante un usage ratio (% di azioni da lui concluse) passato dal 29 al 26%, il dato più basso da quando è stato scambiato dai Lakers nella trade Davis.
Ma per sua fortuna, New Orleans non è solo Zion e Ingram: la profondità del roster da grande punto interrogativo è diventata una risorsa di tremenda importanza. In questa stagione alla star rimasta, quel McCollum da cui è partito tutto, è stato affiancato Trey Murphy III, Naji Marshall, Jose Alvarado, ma soprattutto Larry Nance Jr., forse il vero uomo della svolta.
Il paradosso Valanciunas

Ognuno dei giocatori sopracitati ha portato il proprio mattoncino di crescita. Trey Murphy III ha mostrato sprazzi di atletismo incredibile, sfruttando area svuotate dal suo 40% da 3 punti. Naji Marshall si è confermato più di un role player, passando da 5.7 a 10.4 punti a partita. Infine Jose Alvarado si è definitivamente affermato come ottima backup point guard. Probabilmente però il vero segreto di NOLA è il perenne sottovalutato Larry Nance Jr.: arrivato come filler nello scambio McCollum, l'ex Cavs ha reso possibile uscire dal dilemma Valanciunas.
Jonas è un centro vecchio stile che è riuscito a costruirsi un decente tiro da 3 (35% su quasi 2 tentativi a gara) e che fa registrare 14,5 punti e 9.7 rimbalzi a partita con il 61% di TS%. Ottimi numeri, ma mobilità laterale e atletismo che mal si conciliano con il basket moderno. In sintesi, il giocatore meno gradito alle franchigie NBA: floor raiser e ceiling capper. Ottimo per arrivare a 30 vittorie, pessimo per superare le 45.
Ecco arrivare Larry: giocatore molto più povero tecnicamente del lituano, ma la cui verticalità e dinamicità permettono ai Pelicans di switchare in difesa e non soffrire i lunghi moderni. Perfetto complemento dunque, tanto che i 2 si dividono in modo quasi perfetto i minuti: dei 1.072 minuti disputati da Valanciunas, appena 47 sono stati in coppia con Nance.
In cosa si esplica il contributo di Nance è presto detto: il Net Rating con lui è migliore di 7.2 rispetto ai minuti senza, mentre il dato è sostanzialmente ribaltato per Valanciunas (+1 nei minuti ON, 6.9 nei minuti OFF).
Per entrambi è la difesa a farla da padrone, con il DEF RTG che contribuisce in entrambi i casi per 6 punti su 7.
Cosa aspettarci
La stagione è arrivata al giro di boa, i Pelicans si trovano nel momento in cui scrivo il pezzo al terzo posto nella incomprensibile Western Conference e con un calendario di media difficoltà davanti.
I playoff, neanche a dirlo, appaiono assolutamente alla portata, stavolta in modo diretto però, senza passare dai maledetti play in. Le possibilità di andare avanti poi dipenderanno dagli accoppiamenti e da come rientreranno dagli infortuni Ingram e Williamson.
Per la post-season NBA vale l'adagio che non contano i tuoi punti di forza, ma quelli di debolezza. Saranno quest'ultimi quelli che gli avversari tenteranno di esplorare per avere la meglio: più ne troveranno, più sarà difficile per i Pels proseguire il cammino.
Si capirà ad Aprile la strada che si potrà fare. Quel che è certo è che in 12 mesi New Orleans è passata dall'essere una massa informe e senza meta, a squadra "quasi Contender" per il titolo NBA.
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