
Considerazioni sparse post Milan-Inter (0-3)
Strapotere Inter nel deserto rossonero. Inzaghi colleziona l'ennesima Supercoppa.
- La prima mezz'ora di partita, per il Milan, pare un triste replay di quella di tre sere fa a Lecce, dove l'Inter fa letteralmente quello che vuole e i rossoneri scendono negli spogliatoi quasi felici di averne presi solo due. Se la prima rete nerazzurra è un piccolo gioiello, pur confezionato approfittando di un incertezza della retroguardia nell'applicare il fuorigioco, lo stesso non si può dire della seconda, che nasce da una dormita colossale di gruppo e Calabria (stasera disastroso) si dimentica Dzeko, lasciandolo libero di fare letteralmente ciò che vuole. La partita si svolge a Riad, ma la testa pare rimasta a Milanello;
- Diametralmente opposto l'approccio dell'Inter, la cui assenza prolungata di Brozovic e Lukaku ha costretto Inzaghi a fare di necessità virtù dopo l'avvio di stagione stentato, ridisegnando il centrocampo con Calhanoglu arretrato insieme a Barella e Mkhitaryan, guadagnando in qualità e riscoprendo Dzeko, ora davanti anni luce nelle gerarchie al belga, tornato disponibile. Un ritorno al passato, per l'allenatore nerazzurro che, rinunciando a Dumfries e Gosens per affidarsi all'esperto Darmian e all'estroso Dimarco, ha ritrovato anche velocità e freschezza sulle fasce, fondamentali per il suo gioco;
- Passando ai singoli, è difficile salvare qualcuno nel Milan, ma in particolare è la difesa ad essere sotto accusa, con grandi colpe su tutte le reti subite. Se Tomori regge fino all'errore sul goal di Lautaro, lo stesso non si può del già citato Calabria, dell'acciaccato Kjaer e soprattutto di un Theo Hernandez da tempo irriconoscibile, dopo un mondiale in calando e mai rivisto sui suoi livelli migliori. Tutto il contrario dall'altra parte della barricata, dove non si trova un giocatore insufficiente e la palma del migliore va consegnata a Barella: dominante per 70 minuti e fondamentale con l'assist a Dimarco per il vantaggio. In tutto questo, non vanno dimenticate le due punte, autori di una rete a testa, dove spicca quella di pregevolissima fattura dell'argentino;
- Il risultato finale, tondo e ampiamente meritato dai nerazzurri, sembra riaprire in modo quelle "sliding doors" che si erano chiuse loro in faccia nel derby dei campionato dello scorso febbraio: la partita in cui si girò non soltanto Giroud, ma tutta la stagione delle milanesi. Questa sera, l'unica cosa a girare sono le scatole (ovoidali) dei tifosi rossoneri, che non hanno mai avuto nemmeno l'impressione o la speranza di vedere la propria squadra rimontare, se non per i primi cinque minuti della ripresa, dove gli uomini di Pioli hanno provato a sfruttare soprattutto le forze nervose, più che l'organizzazione di gioco.
- A proposito dell'allenatore rossonero, con tutto il rispetto per quanto fatto negli ultimi due anni, forse avrebbe bisogno di riflettere su alcune sue scelte che non stanno pagando. Se è vero che gli mancano due pedine importanti rispetto all'anno scorso, Maignan per infortunio e Kessié andato via a parametro zero, lo è altrettanto il fatto che il "suo" Milan quest'anno si sia visto poco o niente, nonostante si sia affidato principalmente alla vecchia guardia. L'ultima settimana è stata disastrosa, con un trofeo perso, l'eliminazione dalla Coppa Italia e un campionato nel quale pare avere quasi abdicato: un ruolino che farebbe tremare qualunque allenatore. In risalita, invece, le azioni di Simone Inzaghi, messo in dubbio dai suoi stessi tifosi a inizio stagione e ora lanciatissimo in una seconda parte dove la sua squadra è ancora in corsa per tutti gli obiettivi.
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