
Considerazioni sparse post Napoli-Cremonese (6-7 d.c.r.)
Si chiude dopo una sola partita il cammino del Napoli nella coppa nazionale, impantanato da una Cremonese coriacea e da un pizzico di sfortuna, che non ha permesso agli azzurri di concretizzare i numerosi match-ball avuti a disposizione.
- A Napoli è una giornataccia come poche altre dall'inizio dell'inverno sotto il profilo meteorologico, col rischio di partita a porte chiuse (se non addirittura rinviata) che ha tenuto banco per tutto il pomeriggio. Alla fine si è giocato e, nonostante la fredda, ventosa e piovosa notte partenopea, il pubblico ha risposto presente, regalando un colpo d'occhio non comune a queste latitudini per un ottavo di finale di Coppa Italia: troppo grande la voglia di vedere ancora all'opera questo Napoli, con negli occhi ancora la grande impresa contro la Juventus di cinque giorni prima;
- Fame di Napoli ma anche grande curiosità di vedere all'opera le seconde linee, visto che come prevedibile Spalletti ha dato spazio a chi, tra campionato e Champions, aveva finora raccolto meno presenze degli altri. Dell'undici titolare della capolista infatti solo Meret è sopravvissuto alla scure del turn-over: i nomi in campo sono però di tutto rispetto, e c'è da aspettarsi una bella prova del cosiddetto "Napoli B";
- Nel complesso le risposte date dalla squadra sono per lo più positive: dopo un'iniziale sbandamento che ha portato alla rete del vantaggio di Pickel, a seguito di una transizione negativa decisamente rivedibile da parte degli azzurri, il Napoli si compatta e in tre minuti ribalta la situazione, grazie alle reti di Juan Jesus e di Simeone, per il quale la definizione di bomber di scorta calza sì a pennello, ma sotto certi aspetti sta un pelo stretta;
- Come direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo: "Si, tutto bello, ma come abbiamo fatto a perdere ai rigori?". Il merito è di una Cremonese che conosce i suoi limiti, ma anche i suoi punti di forza, e accetta di subire il gioco degli avversari provando a sporcarlo il più possibile, per poi ripartire con rapide e feroci ripartenze: bella la prova, in questo senso, di Okereke, la cui velocità sullo scatto ha rappresentato a lungo un problema per la retroguardia azzurra. Il resto l'hanno fatto una retroguardia attenta e battagliera, un enorme dose di sangue freddo nei tiri dal dischetto e, va detto, anche un pizzico di fortuna, specie durante i supplementari, quando troppo spesso gli azzurri, con Anguissa e Simeone, hanno fallito i preziosissimi match-ball che avrebbero potuto cambiare la storia della partita;
- Un Napoli dunque sprecone, che ha molto da recriminarsi negli spogliatoi per la sconfitta maturata nei 120 minuti di gioco, e che sembra forse troppo dipendente da Osimhen: è bastato infatti l'ingresso del bomber durante i supplementari per ravvivare una fase offensiva che, nel secondo tempo, è sembrata incapace di produrre nulla che non andasse a schiantarsi addosso al muro grigiorosso. Tra le seconde linee, oltre al già citato Simeone, non male Zerbin, che ha mostrato una buona personalità e può fregiarsi di un assist per il gol del momentaneo 2-1, impreciso Gaetano che al contrario ha sentito troppo il peso di sostituire un mostro sacro come Lobotka. Male invece Raspadori, semplicemente impalpabile per tutta la durata delle ostilità, e l'esordiente Bereszynski: anche per lui vale l'attenuante di dover sostituire il capitano Di Lorenzo, ma l'errore in marcatura in occasione del gol del pari di Afena-Gyan è grave, e finisce per costare ai suoi la qualificazione ai quarti di Coppa Italia.
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